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novembre/dicembre 2001







 


DOPING: UN AIUTO CONTRO LO SPORT
"To dope", genericamente drogare, nello specifico sportivo alterare le prestazioni per mezzo di interventi e prodotti illeciti, costruiti in laboratorio, amalgamati in provetta o su tavoli di officine chimiche super attrezzate e bene occultate.

di Marco Volpatto
È storia di oggi, ma anche di ieri, dell'altro ieri, di sempre. L'uomo spesso ha cercato aiuto nella chimica o nei suoi parenti prossimi al fine di migliorare le proprie prestazioni nello sport come in battaglia, a letto come nel lavoro, sul palco di un concerto o sulla pista di atletica.
Risultato: un pasticciaccio brutto, un labirinto di alimenti, prodotti chimici, ormoni, siringhe, medicinali, pasticche, bombe e bombette, di fatto inestricabile. È il doping, il male sportivo del momento e del secolo, un cancro che divora lo sport, ne brucia i sentimenti e ne allontana gli appassionati. In un'intervista rilasciata al settimanale "Vita" (25-6-99), Sandro Donati, ex allenatore nazionale di atletica leggera, denunciò le lobby del doping: "Ogni anno in Italia, intorno al traffico di stupefacenti, girano oltre dodicimila miliardi di lire. Connivenze ad ogni livello, a partire dalla criminalità organizzata. La lobby del doping non è circoscritta a poche case farmaceutiche, ma si estende anche a svariati sponsor e a numerosi gruppi industriali." Per queste parole, Donati venne minacciato di espulsione dal CONI.
Vive di doping un certo mondo sportivo dove si sottopongono organismi giovani e forti a trattamenti extra, ultra, iper, introducendo, in base alla disciplina praticata, stimolanti o estrogeni, ormoni della crescita o farmaci antifatica o proteine sintetizzate, aminoacidi ramificati o steroidi e tutto quant'altro la chimica riesce a creare e, contemporaneamente, a rendere invisibile a controlli mai abbastanza severi.
C'è un universo sotterraneo fatto di sedicenti (e seducenti) sportivi, falsi istruttori, mediocri preparatori atletici, medici senza scrupoli, veterinari (alcuni ormoni "umanizzati" sono in realtà medicine per cavalli o tori o struzzi), i quali hanno dato vita ad un mercato subdolo ma sviluppato. I target sono quei soggetti tanti muscoli e poco cervello i quali, facilmente, si prestano all'esperimento e all'oneroso consumo. Ragazzi ipertrofici incapaci di copulare, giovani e fanciulle, in qualche caso donne mature con i tratti somatici di Tarzan e pettorali che nascondono, quasi coprono il seno, tumori al fegato, alla prostata, all'apparato genitale, gente con sangue denso da far paura al cuore, prestazioni esaltate all'inverosimile ma per periodi brevissimi ai quali, normalmente, segue inesorabile e repentina la crisi, il crollo fisico e morale che è, comunque vada, il male minore. L'azienda Farmacie Comunali di Torino ha pubblicato un opuscolo informativo completo e ben fatto, distribuito a tutti i clienti, sul rapporto Sport-Doping e sulle conseguenze, a volte letali, che le sostanze impiegate possono avere sull'organismo di chi ne fa uso.
Il mercato, ancorché sotterraneo, è bene organizzato: dal campione in bella posa e molto vincente si scende a distributori anonimi i quali, mediante il passaparola (e Internet) raggiungono l'improvvido consumatore che a sua volta fa uso e abuso di prodotti di cui non conosce origini e controindicazioni consigliandoli all'amico del cuore mostrando all'uopo il bicipite ipertrofico ma, a detta sua, rubacuori. L'aspirante Dongiovanni, che se mostrasse il cervello vedrebbe crollare il proprio mito in men che non si dica, moltiplicato per cento, mille o un milione, fa mercato, appoggia e sostiene l'ulteriore ricerca campione. La galassia è questa, costellata di laboratori più o meno limpidi e noti e, quando non è possibile raggiungere i prodotti per strade, diciamo così, normali, ossigenata dai molti furti alle farmacie o ai mezzi che le forniscono.
La somatotropina ad esempio, è consumata in Sicilia più di quanto non richieda l'intero fabbisogno ospedaliero nazionale. Chi la produce? Quanti ne fanno uso? E quanto la pagano? Dalla Banca dati sanitaria farmaceutica abbiamo ricavato i prezzi: vanno dalle 57.900 a 1.944.000, cifra che spiega il famelico interesse e l'enorme giro d'affari. Nonostante le smentite degli addetti ai lavori, l'impiego palestrifero di sostanze dopanti è forse qualcosa di più di un luogo comune: è sufficiente fare un giro approfondito nei club nostrani per accorgersi che, in alcuni casi, si chiude un occhio, si lascia passare una mentalità fuorviante e pericolosa. Comunque sono poche le palestre che internamente diffondono una cultura contro l'abuso di sostanze dopanti. L'ambiente sportivo, inoltre, è costellato di società dilettantistiche che hanno nei risultati la porta di accesso ai finanziamenti CONI. A livello giovanile si cercano quindi vie brevi alla vittoria, strade che consentano di accaparrare denaro e sostenere l'iniziativa, nobile in sé, di tenere in vita i sodalizi sportivi. Della salute dei giovani non importa granché.
La storia sportiva è costellata da una lunga sequela di atleti eccellenti sospettati o sorpresi nel fare uso di sostanze proibite, da Eddy Mercks, fermato (e poi fatto ripartire) al Giro d'Italia del '68 per sospetto impiego di sostanze illecite, a Ben Jonshon, Olimpiadi di Seoul 1988, condannato dall'esame delle urine: doping, steroidi anabolizzanti, i quali spiegano il suo imperioso sviluppo fisico, atletico e mentale. Fu la prima grande vittima dei controlli anti-doping, fu anche l'unico a pagare duramente. Nelle stesse Olimpiadi Florence Griffith, affascinante velocista made in USA, stravinse le gare di velocità abbattendo record e avversarie, migliorando di mezzo secondo in un colpo solo il tempo sui cento piani. I sospetti si accavallarono, le voci si levarono cupe e pericolose da ogni angolo di giornale ma di prove provate neanche l'ombra. Morì cinque anni dopo consumata, erosa da una malattia terribile.
Nel '92, a Gianni Bugno, due volte Campione del Mondo su strada, viene diagnosticato un eccesso di caffeina nel sangue: squalifica di quindici giorni, ovvia crisi d'insonnia e ritorno mesto (in bicicletta) a casa. Con annessa fine anticipata della carriera. Ai Mondiali di calcio americani, nel '94, l'Argentina si presenta in veste di vice-campione del mondo in carica, capitanata, esaltata, spronata dal giocatore più forte, invidiato, talentuoso (e ricco) del momento: Diego Armando Maradona, mezza punta e goleador, bandiera e simbolo della Nazione prima che della squadra. I bianco-celesti diventano subito i favoriti del torneo, schemi e tattiche funzionano alla perfezione, oliati dal temperamento della Pampa e dalla classe del "Pibe de oro". Un banale controllo accerta la presenza, nelle preziose urine del fuoriclasse, di tracce (cospicue) di cocaina. È la fine del sogno. Il campione viene squalificato e la squadra si disfa, si sgonfia e torna a casa.
Altri nomi eccellenti sono legati al doping: Richard Virenque Tour de France 1998, Marco Pantani, maglia rosa al Giro d'Italia 1999, squalificato per ematocrito in eccesso e sospetto uso di "Epo", l'eritropoietina, la proteina che dà resistenza, ossigeno in abbondanza all'apparato muscolare. Il calcio ha sacrificato sul proprio altare Fernando Couto, Edgar Davids, e altri 6 giocatori di Serie A, campionato italiano di calcio 2000-2001: "nandrolone" nel sangue, diciotto mesi di squalifica, ridimensionati a dodici, quindi a cinque, infine e quattro. Alla ripresa del torneo successivo tutti in campo. Nel terzo mondo sportivo del calcio italiano nessuno paga niente a nessuno. Al Giro d'Italia 2001 la Guardia di Finanza fa irruzione negli alberghi che ospitano la carovana e trova di tutto, nelle stanze, nelle tasche e nelle valigie di molti. Il popolo, i tifosi, gli amanti del ciclismo (nel senso di gente che farebbe letteralmente l'amore con la bicicletta) rimarranno in attesa per ore sulle strade ad aspettare campioni che non sarebbero arrivati mai.
La lista potrebbe allungarsi, si allungherà, purtroppo. Gli interessi economici, la mancanza di scrupoli e la vanità sono, per alcuni, elementi troppo grandi per evitare e prevenire la caduta in tentazione. I controlli antiquesto o antiquello rincorrono, inseguono ma difficilmente anticipano l'ultima scoperta, la più innovativa, il prodotto garantito, vincente e, forse, micidiale, letale.
Noi sognatori auspichiamo un mondo sportivo pulito ad ogni livello, dal praticante di strada, di spiaggia o di palestra, al ragazzino sul campo spelacchiato, dal campione di razza, all'anziano ancora arzillo, al primo della classe. Vogliamo credere ad un movimento sportivo dove l'anti-doping diventi una cosa inutile semplicemente perché non esiste il doping. Per favore non svegliateci.


INFO

 

TIPI E QUALITÁ DI DOPING
La chimica, la scienza dell'alimentazione e la medicina propongono, ad atleti d'élite e a semplici praticanti, prodotti artificiali diversificati e in continua evoluzione. L'elenco che segue rappresenta il passato, il presente e il futuro delle sostanze dopanti più impiegate ad ogni livello su questo nostro stanco pianeta.
Amfetamine: è il primo doping accertato. Anche accettato, all'inizio, poiché aiutava a vincere Maratone, Giri d'Italia e di Francia, stimolando nell'organismo una forte aggressività e alte capacità di recupero dalla fatica. Ma indebolendo il sistema immunitario. Pericolosissime e sostituite quasi subito, dopo alcune "inspiegabili" morti di atleti sulla carta sanissimi.
Stimolanti - Eccitanti: dal caffè in su, tutto quanto è in grado di stimolare il sistema nervoso ad una maggiore reattività e ad una migliore risposta al dolore. La cocaina ha avuto, e ancora ha, un discreto seguito anche ad alto livello.
Anabolizzanti e steroidei: è la strada battuta negli anni '80. Si prende un atleta bravo, lo si gonfia per benino imbottendolo di steroidi maschili e lo si mette in pista. Che sia uomo o donna non importa, il prodotto trasforma le fibre rosse (lente) in fibre bianche (veloci e super-veloci). Si salta più in alto, si scatta più veloci, si lancia più lontano, crescono i baffi, si atrofizzano le gonadi, ma sono solo le ghiandole della riproduzione. Grande successo tra i culturisti.
Somatotropina (Gh): è l'ormone della crescita, presente naturalmente in molti prodotti alimentari, prodotto nelle giuste dosi dal nostro organismo, è uno dei doping del momento, forse il più usato, anzi, abusato.
Emosintetizzati: ormoni in grado di aumentare il numero di globuli rossi e quindi la capacità del sangue di trasportare ossigeno alle fibre muscolari. Più ossigeno, più combustione, più potenza, resistenza e velocità. L'eritropoietina, la famigerata "epo", è la più efficace e conosciuta, oltreché la meno rintracciabile di queste nuove droghe.
Autoemotrasfusione: ci si allena in altura, si producono globuli rossi in abbondanza, si mette al sicuro di una cospicua quantità di sangue, si lascia il tempo all'organismo di ricostruire il prezioso fluido mancante e, al momento della prova, si rimette in circolo il sangue ossigenato in precedenza. Fuorilegge del 1987, Francesco Moser nell'84, aiutato dal dottor Conconi, migliorò il record dell'ora e vinse il Giro d'Italia. Scusate se è poco.
C'è, infine, tutta una gamma di integratori alimentari, sali aggiuntivi, stimolanti, proteine sintetizzate, aminoacidi ramificati, creatine, carnitine, che non sono doping, per carità, non scambiateci per bigotti, ma sono una strada artificiale, a tratti esageratamente chimicizzata, che gli sciamani del compostaggio biologico, i guru della farmacia fai da te cercano (riuscendovi) di propinare ad un mercato confuso dal dio denaro e dall'iperstimolo dell'immagine: integratori per meglio reagire, polveri per non sudare, creme per non puzzare, pasticche grandi come noci per non scorreggiare, maltodestrine per recuperare, tutta roba sacrosantamente testata ma, secondo noi, egualmente pericolosa, soprattutto là dove mancano un serio controllo medico ed un'accurata sensibilità alla somministrazione.

SPORT PULITO

È il nome di un progetto d'informazione nelle scuole contro il doping, varato dalla Regione Piemonte e dal Coni. Fra i testimonials di questa campagna, oltre agli atleti della Noicom Cuneo, ci sono Beniamino Bonomi, medaglia d'oro a Sydney nella specialità K2, Paolo Milanoli e Maurizio Randazzo, medaglie d'oro a Sydney e Atlanta nella specialità spada a squadre. "Ad oggi abbiamo girato una mezza dozzina di scuole piemontesi- afferma Randazzo - Andiamo a spiegare ai ragazzi che lo sport deve essere pulito: perdere non è bello, ma non vale la pena rischiare la propria salute per vincere qualche gara in più". Sul sito www.regione.piemonte.it/speciali/sport2001/index.htm è possibile trovare ulteriori dettagli sull'iniziativa, oltre che un utile decalogo per cambiare idea sullo sport.
INFO: Regione Piemonte, Assessorato allo sport,
Via Magenta 12, Torino, tel. 011.4321506.

 
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