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novembre/dicembre 2001



 

 


FINO IN… FONDO

di Marco Volpatto
È lo sci di fondo valle. Lo sci alternativo, l'altro sci, quello della fatica, dei muscoli che fanno male, del cuore che sembra scoppiare, del sudore congelato sulle labbra, sul naso, sul baffo. L'abbinamento sci di fondo - fatica è naturale, inesorabile, imprescindibile, così come lo è l'accoppiamento fondo - natura, con il gioco di colori, profumi, paesaggi che questa disciplina regala ai propri appassionati.
Sport povero per antonomasia, oltre che per pratica esperienza, lo sci di fondo sa dare prima di chiedere, regala molto e non porta via nulla: atmosfere pulite e frizzanti, senso unico e indivisibile di libertà, giochi di luce, binari tracciati su nevi brillanti e fresche È un balletto che la domenica si anima sulle piste, gli anelli che il popolo dello sci nordico si appresta a calpestare, pardon, sfiorare, accarezzare nella stagione invernale che va ad iniziare.
Disciplina molto seguita nel nostro Paese, in modo particolare negli ultimi anni, grazie anche ai risultati dei nostri atleti capaci di tenere testa ai quotatissimi nordici, lo sci di fondo è il più antico modo di sciare che si conosca. Praticato fin dalla seconda metà dell'ottocento nei paesi dell'estremo nord dell'Europa dove, in assenza di rilievi montagnosi ripidi ed accidentati, non c'era niente di meglio che cercare di scivolare su quell'acqua bianca e ghiacciata che negli inverni infiniti e scuri copre ogni landa, si è diffuso nel resto del continente e del mondo a partire dagli anni '50.
La prima gara si disputò nei pressi di Oslo nel 1892, il nome del vincitore è caduto nell'oblio. E da qui partì la più grande impresa di quei tempi: la traversata della Groenlandia sugli sci, tentata e riuscita da Fridti of Nansen nel 1888. La disciplina divenne subito sport olimpico: alle olimpiadi invernali del 1924, a Chamonix, le uniche gare di sci furono quelle del fondo e del salto, dominate entrambe dai norvegesi i quali confermarono per due lustri il loro primato, affiancati, negli anni trenta, dagli atleti dei paesi confinanti.
Per trovare un successo italiano bisogna attendere gli anni Sessanta e Franco Nones, primo atleta non nordico capace di vincere l'oro olimpico. Poi sono arrivati il "Grillo" Maurilio De Zolt, Maria Canins, Manuela Di Centa, lo "Scricciolo" piemontese Stefania Belmondo, Silvio Fauner con la memorabile volata antinorvegese per la storica vittoria mondiale nella staffetta quattro x 10 chilometri che gli affezionati difficilmente dimenticheranno.
Oggi, in Italia, il movimento conta oltre 40.000 tesserati e più di un milione di praticanti, due riviste specializzate, "Fondo, telemark e Ski alp" (www.mulatero.it) e "Fondo magazine" (www.fondomagazine.it), mentre la FISI, la Federazione Italiana Sport Invernali, sta pensando a nuovi progetti e a nuovi modelli di competizione, dedicati soprattutto ai più giovani ed ai praticanti della domenica. Questi porteranno sugli anelli di neve, alla stregua della Marcialonga trentina, diecimila sportivi per gara, moltitudini che altre discipline, più ricche e famose, possono solo sognare.
Due gli stili: "Skating" (o pattinato), e "Alternato". Quest'ultimo è lo stile classico, proveniente dall'antichità del fondo e del Nord, dove le scioline sono importanti almeno quanto i muscoli di chi le impiega, gli sci sono una questione d'amore, i materiali contano quanto le qualità tecniche; lo skating, invece, è una faccenda di energia, di forza, di potenza dura e pura. L'alternato classico esalta le virtù di scivolamento e velocità, la leggerezza dell'atleta, la sua capacità di galleggiare ed avanzare veloce sulla neve, qualità che corrispondono, per spiegarci meglio, all'acquaticità del nuotatore: del resto sempre acqua è. Il pattinato, al contrario, mette in mostra i muscoli, richiede ed esibisce potenza pura, costringe a veri e propri colpi sulla neve. Gare da 10, 30, 50 chilometri per gli uomini, oltre alla staffetta quattro x 10 Km e la 15 chilometri ad inseguimento; competizioni da 5 Km, 10 ad inseguimento, 15, 30 e la staffetta quattro x cinquemila metri appannaggio delle donne.
E ancora il Biathlon, disciplina affascinante e spettacolare che prevede l'abbinamento sci-carabina: si corre sulla neve e si spara al bersaglio con penalità per ogni tiro mancato.
Le Olimpiadi di Torino 2006 (www.torino2006.it) saranno uno spasso, un divertimento grande, un godimento unico per l'aficionado dello sci nordico perché per un appassionato fare sci di fondo è stare dentro un quadro naif, è percorrere sentieri, è stare in compagnia giocando con la neve, è confondersi con la natura, è misurarsi con se stessi.
Le domeniche invernali baciate dal sole si coloreranno anche quest'inverno di lunghe processioni fatte di amatori (e amatrici, le moltitudini femminili della specialità vanno moltiplicandosi) che galoppano incolonnati lungo binari tracciati all'uopo nella notte. Sembra la ritirata di Russia, ne è l'esatto contrario, vale a dire un'allegra e piacevole passeggiata, con discese ardite e altrettante risalite, niente scogli, al più qualche capitombolo, si parte e si arriva alla stessa quota, senza l'aiuto di nessuno, senza l'ausilio di impianti o tecnologie, nel rispetto assoluto dell'ambiente e dell'umanità. Questo è il bello.
Il ritmo è quello della bicicletta (Maria Canins, la nostra prima campionessa, vinceva, in sella, a luglio, il Giro d'Italia, per preparare e dominare la Marcialonga dell'inverno che seguiva), sci nordico e ciclismo si fondono, si abbracciano in un intreccio di scelte alimentari, preparazione psicofisica, materiali, abbigliamento, sponsorizzazioni. In qualche caso anche i tracciati sono i medesimi: moutain bike d'estate, sci e racchette d'inverno su piste che diventano anelli e viceversa.
Il gioco vale decisamente la candela: circuiti per tutti i gusti e per ogni fisico, spese medio-basse (per l'attrezzatura completa si va dalle cinquecentomila lire ai due milioni, pardon, dai duecentocinquanta ai mille Euro); alcuni anelli, soprattutto in Valle d'Aosta, richiedono un giornaliero di 8 - 12.000 lire, altri sono addirittura gratuiti. C'è la possibilità, anch'essa gratuita, di trascorrere una giornata in ambienti sani e colorati e di fare, con facilità, nuovi incontri ed amicizie. Non è, questo, un quadro naif?


LUOGHI DEL FONDO

 

È un tourbillon di valli, paesini, piste, a volte ricavate dalle strade militari e dedicate ad un uso finalmente intelligente, a volte ricopiate da quelle dei pastori e delle loro eterne transumanze. Sono i luoghi dello sci di fondo, quei posti pacificamente invasi dagli appassionati e mai esauriti, tanto è lo spazio a disposizione.
In provincia di Torino si pratica lo sci nordico a Prali, in Val Germanasca, a Pragelato e Val Troncea in Val Chisone, a Bardonecchia e Claviere da cui si può raggiungere l'anello gemello del Monginevro in Valle Susa, ad Ala di Stura nelle Valli di Lanzo, e a Ceresole Reale, sotto la grande diga, in Val Locana.
Nelle province di Biella, Vercelli e Verbano-Cusio-Ossola si fa fondo a Bielmonte (Valle Cervo), Carcoforo, Riva Valdobbia e Alagna (Val Sesia), Macugnaga (Valle Anzasca), Alpe di Devero nell'omonima valle, San Michele e Riale (Val Formazza), Val Loana e Santa Maria Maggiore (Val Vigezzo).
In Valle d'Aosta le piste della sci nordico si trovano a Champorcher, Valnontey, Lillaz e Cogne (dove nel '97 si disputarono i Campionati del mondo, e ancora a Pont e Diegoz in Val Savaranche, a Rhemes Notre Dame e ad Arpy in Valdigne, a St. Oyen - Etroubles nella valle del Gran San Bernardo, a Ligna in Valle di Nus, a Torgnon e la Magdeliene - Chamois (raggiunguibile solo a piedi o con gli sci) in Val Tournanche, a Brousson, Arcesaz, Estoul e Champoluc in Val D'ayas, a Gressoney St. Jean e al Lago Gabiet nel vallone di Gressoney.
La patria del fondo è senza dubbio la provincia di Cuneo: ben ventiquattro gli anelli dedicati alla specialità, alcuni dei quali di bellezza e completezza tecnica incomparabili. Ormea (Valle Tanaro), Roccaforte di Mondovì e Rastello (Valle Ellero), Certosa di Pesio (Valle Pesio), Limone Piemonte (Val Vermenagna), Entracque, Desertetto e Valdieri (Valle Gesso), Festiona, Bergemolo, Aisone, Vinadio, Pietraporzio, Bersezio - Argentera, Abayette e Larche (Valle Stura di Demonte), Castelmagno (Valle Grana), Prazzo, Acceglio e Chiappera (Val Maira), Sampeyre, Valmala, Casteldelfino e Chianale (Valle Varaita).

 
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