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CULTURA | |
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| Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 06/2001 | ||
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TORINO
FILM FESTIVAL: Novembre non è solo il mese delle castagne, è anche il mese delle rassegne cinematografiche, presenti in città durante il corso di tutto l'anno, ma concentrate soprattutto nel cuore dell'autunno con quattordici giorni su trenta occupati da proiezioni festivaliere. Dal 3 all'8 è stata la volta della seconda edizione di Sottodiciotto, manifestazione dedicata ai lavori realizzati dai giovanissimi e dalle scolaresche. Dal 15 al 23, invece, è fissato il tradizionaleappuntamentonovembrino con il Torino Film Festival, che quest'anno si svolge, oltre che nelle cinque sale del Reposi, anche in quelle del Cinema Massimo. Il ritorno nei rinnovati locali di Via Verdi, il covo dei cinefili per antonomasia, accanto al mantenimento delle posizioni conquistate presso la Multisala di Via XX Settembre, è il segnale dell'ulteriore crescita di quello che fino al 1997 si chiamava "Cinema Giovani". Sono ben otto gli schermi a disposizione dell'edizione 2001 del Torino Film Festival, che così può garantire una replica in più a ciascun titolo in cartellone. "Quest'anno - è l'auspicio del direttore della manifestazione, Stefano Della Casa - non dovrebbe più succedere che una parte del pubblico non possa accedere alle proiezioni. Con l'utilizzo del Massimo abbiamo a disposizione ottocento posti in più". Quella torinese è considerata la più importante rassegna internazionale dedicata all'immagine in movimento che si tiene in Italia, dopo la Mostra del cinema di Venezia. La sua peculiarità è rappresentata proprio dal connubio tra grande afflusso di spettatori - un festival popolare, di massa, non solo per addetti ai lavori - e la propria vocazione a dedicare spazio e attenzione agli autori emergenti e alle diverse espressioni cinematografiche innovative e vitali. Il merito va tanto alle sezioni competitive, che rappresentano il cuore pulsante della manifestazione, quanto alla presenza in cartellone di retrospettive e programmi speciali. Il Concorso internazionale lungometraggi e quello riservato ai corti hanno proprio la finalità di far conoscere al pubblico nuove promettenti firme provenienti da tutto il pianeta, in Spazio Italia e Spazio Torino concorrono i giovani film-maker di casa nostra e ritorna anche quest'anno una sezione riservata ai documentari italiani, con un premio finale di 30 milioni di lire per quella che la giuria riconoscerà quale la migliore opera di questo genere. Premio DOC 2001 a parte, una delle caratteristiche del 19esimo Torino Film Festival è l'ulteriore allargamento della presenza in cartellone dei documentari, che si confermano un settore in espansione, anche in virtù della nascita di canali televisivi tematici, satellitari e via cavo. L'altra faccia della kermesse torinese è rappresentata da anteprime e eventi speciali, con la presenza di molti ospiti importanti. Questo è l'anno di Abbas Kiarostami, di Dennis Hopper, che presenta il suo The Last Movie, e di George A. Romero, uno dei padri del new horror Made in Usa, protagonista di una retrospettiva completa e preziosa. Doppio botto nella serata inaugurale, in cui il suo "classico" datato 1968, La notte dei morti viventi, è abbinato all'anteprima del nuovo film di Abel Ferrara, R-Xmas. La manifestazione, alla quale va riconosciuto il merito, per rimanere solo al recente passato, di aver fatto scoprire a molti le storie dei bambini terribili di South Park o quel Full Monty che è diventato un fenomeno di costume, non smentisce la sua fama di ombelico del mondo della celluloide, presentando un campionario di novità di produzione europea (Orizzonte Europa), d'oltreoceano (Americana) e, per il secondo anno consecutivo, anche dall'estremo oriente (Nipponica). Il 19esimo Torino Film Festival offre anche l'opportunità di conoscere meglio la centenaria cinematografia egiziana, quella del regista e montatore Kamal al Cheickh, degli autori di fama internazionale Youssef Chanine, Salah Abou Seif e Shadi Abdes-Salam, dei divi d'esportazione Oum Kalthoum e Omar Sharif e di tanti altri personaggi, esponenti di spicco dell'immaginario collettivo di tutto il mondo arabo. In tutto oltre trecento titoli, a cavallo tra opere di tendenza, provocazioni e ricerca, tra cui anche alcuni classici western di Anthony Mann, la copia restaurata di Non c'è pace tra gli ulivi di Giuseppe De Santis, una retrospettiva dedicata alla coppia di realizzatori Jean-Marie Straub e Danièle Huillet e il famoso Gimme Shelter, il documento visivo e sonoro del controverso concerto tenuto dai Rolling Stones e da altri gruppi rock ad Altamont in California nel 1969.
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