CULTURA

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novembre/dicembre 2001









IN BIBLIOTECA O IN LIBRERIA
Biblioteca Reale, piazza Castello 191, Torino, tel. 011.543855
Orario di apertura:
lun-mer-ven dalle 8.15 alle 18.45; mar-gio dalle 8.15 alle 13.45; sabato dalle 8.15 alle 13.30
Consultazione dei testi:
libera per tutti (maggiorenni) nei libri a stampa, per i manoscritti e rari: esibire lettera di presentazione del docente(nel caso di studenti universitari), o parlare con il responsabile di sala Visite guidate su richiesta e/o prenotazione

LA CAMERA DELLE MERAVIGLIE
Nascosta sotto i portici di Piazza Castello, nella manica di levante del complesso del Palazzo Reale, un piccolo tesoro tutto sabaudo: la Biblioteca Reale.

di Emanuele Enria
Uno dei numerosi miti narrati dal filosofo Platone si trova nella sua opera più conosciuta, la Repubblica: qui, ad un certo punto, il re d'Egitto convoca festosamente il suo saggio uomo di corte per annunciargli una grande scoperta: la scrittura… Ci si attenderebbe un atto di gioia da parte del saggio ma, invece, ne intuiamo un certo disappunto… l'uomo, infatti, a conferma del suo sapere, avverte il re con parole memorabili: "Mio sovrano - dice - Ora che esisterà la scrittura, gli uomini non sentiranno più il bisogno di utilizzare la loro memoria…"
A quanto pare, l'illustre Platone aveva già previsto tutti i rischi dell'uso eccessivo della parola scritta; non sapeva ancora, però, che insieme ad essa si sarebbe formata una sua fedele custode, una sorta di seconda mamma: la Biblioteca.
A Torino, nel 1831, ci ha pensato il re in persona, Carlo Alberto, a porne le solide fondamenta, desideroso com'era di emulare in grandezza le grandi corti europee: di ritorno da "illuminanti" soggiorni a Parigi e Ginevra, rapito dal fermento culturale di Firenze, decide che anche Torino deve avere una Biblioteca all'altezza. Così, con le idee ben chiare nella testa, autorizza il trasferimento da Palazzo Carignano al primo piano di Palazzo Reale dei libri della sua "piccola" biblioteca. Sarà il conte Michele Provana del Sabbione ad essere nominato "Primo Bibliotecario di Sua Maestà": dalla corrispondenza con il re possiamo rilevare quanto forte sia stata l'intromissione di Carlo Alberto nella scelta dell'acquisto dei codici. Certo è che quelli sono gli anni più floridi, con studiosi del calibro di Luigi Cibrario e Domenico Promis inviati "a caccia" nelle città d'Europa con il solo intento di ingrandire in maniera dignitosa i valori della Biblioteca Reale. Passano gli anni, quasi sette, e la novella Biblioteca Reale scende al piano terreno (l'attuale), per meglio ospitare i suoi "tanti figlioli". L'architetto Pelagio Palagi progetta la sala, a forma rettangolare, e gli armadi, in doppio ordine con balconata superiore, mentre le volte a botte vengono decorate dai pittori Moja e Trefogli su disegni dello stesso Palagi. Ad essere celebrate, sulle volte, sono le Scienze e le Arti, attraverso undici campate che raffigurano le effigi degli attori della storia, come Macchiavelli, Tucidite, Plinio, Galileo…
Inizialmente, il carattere della raccolta, messo a punto nel 1837 dal Promis, nominato nuovo bibliotecario, era piuttosto specialistico, suddiviso nelle sezioni di: Storia Patria, Miscellanea di Storia Patria, Storia Italiana, Militare, Varia e, aggiunti nel 1843, i manoscritti orientali appartenenti al barone Romualdo Tecco, agente del re a Costantinopoli. Ma molti di noi sono abituati ad associare l'effige della Biblioteca Reale con il volto barbuto di Leonardo da Vinci… in effetti, un'altra occasione di vanto per la Biblioteca sono alcuni dei suoi disegni come il "codice del volo degli uccelli", il "ritratto di fanciulla", presunto abbozzo per la Vergine delle Rocce del Louvre, alcuni studi di carri falcati… retaggio, anch'essi, della volontà di Carlo Alberto di portare, nell'allora capitale, i disegni dei maestri del passato, come Rembrandt, Michelangelo, Giovenale Boetto (i fedeli della Biblioteca avranno già gustato recentemente l'ultima esposizione di alcuni di essi).
Veniamo ad oggi: a quanto assomma il prezioso bottino messo insieme dai re e dallo Stato? All'incirca a 185.000 volumi tra cui cinquecentine (5.000), 4.300 manoscritti, 2.000 disegni, 1.500 pergamene e 1.027 periodici.
Un'atmosfera antica, con quel tocco di luce soffusa che si infila tra le grate delle ampie finestre, circonda la lunga camera rettangolare della Biblioteca, illuminando a tratti, come tante dita, i titoli dei libri adagiati sugli scaffali. Un silenzio cogitabondo accompagna la lettura accanto al lucido velluto in legno di noce degli armadi, mentre i banchi per la lettura, in attesa di qualche ospite inatteso, rimangono in perfetto ordine geometrico, evocando l'immagine di una classe di scolari durante l'ora di lezione. Un privilegio, dunque. Quello di godere della vicinanza "carnale" di logore pergamene, di pagine d'araldica, di curiosi studi di flora e fauna, di libri d'ore. Un privilegio di tutti, rispettando gli orari della Biblioteca: magari accompagnati da una guida (le visite guidate sono su richiesta), oppure semplicemente consultando un libro al tavolo.
Non ci rimane che lasciare qualche attraente boccone per il possibile visitatore, frugando qua e là tra gli scaffali: si potrebbe immaginare la bellezza dei Libri d'Ore, autentici capolavori in miniatura; o sperare di avere un giorno sotto gli occhi il Missale Fratrum Minorum, datato 1460 circa, appartenente ai Frati Minori di Chieri e illustrato da miniatori fiamminghi; oppure, per toccare il ritmo sacro della preghiera, l'Officium Horae Beatae Mariae Virginis, con oltre 1.000 iniziali di varia grandezza miniate in oro, argento e a colori.
Senza dimenticare che, quando non esisteva ancora la fotografia, essi erano la sola memoria imperitura contro la lama possente del tempo. Dona dunque una certa emozione avvicinarsi agli "Ercoli Domatori de Mostri" di Tommaso Borgonio; si ha come l'impressione di entrarvi dentro, toccando quell'arte retorica che ammaliava e commentava, con la sua eloquenza, tutti gli eventi di corte. Così come il Theatrum Sabaudiae, stampato ad Amsterdam nel 1682, pensato con l'intento di celebrare la grandezza dinastica di Torino e il Piemonte. Oppure, nella sua infinita meraviglia di disegni, la "Flora Pedemontana" del botanico Carlo Allioni, uno studio della flora piemontese con la descrizione illustrata di oltre 3000 piante.
Lo confesso, emoziona un po' vedere tratti di storia incisi su fogli di pergamena, provoca un leggero brivido di immortalità e vicinanza… poi il desiderio voluttuoso di sentirli scivolare tra le mani, sotto i bianchi guanti che si devono indossare per non rovinarne la consistenza. E che dire dell'odore persino un po' acido e terrigno della carta che tante mani prima di noi hanno accarezzato…
"L'atlante degli uccelli", quasi più belli che dal vero, la dedica di Torquato Tasso, gli stemmi araldici delle famiglie piemontesi del secolo scorso: non c'è immagine più colorita, per concludere, di quella dei "Bacchanali Antichi e Moderni: Balletto alle Dame per l'ultimo giorno di Carnevale", datata 1665, un ritratto vivace del Carnevale, tra abitudini antiche e moderne. Ma una mano ci tocca la spalla: un uomo in veste grigioscura avverte che sono le 18.40 ed è ora di chiudere. Avevamo affacciato la testa alle 15, per dare un'occhiata, e alla fine siamo rimasti dentro l'intero pomeriggio. Curiosità, nient'altro che curiosità…
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