![]() |
SPECIALE | |
|
|
||
| Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 06/2001 | ||
|
|
||
|
UNA
TRIBÙ CHE SCRIVE I giovani che scrivono. Non solo temi scolastici, tesi universitarie, messaggi telefonici, diari intimi, liste per le vacanze, E-mail, eccetera. Non solo scritture pubbliche o private, ma quel particolare e privilegiato mondo della scrittura che è la letterarura: poesie, racconti, romanzi. di Vincenzo Jacomuzzi Giovani scrittori, nel senso di giovani letterati, che affidano alla parola scritta (la parola più difficile) l'espressione del proprio mondo di fantasie, creazioni, pensieri, giudizi, emozioni. A loro rivolgiamo qui l'attenzione, in chiusura di questo "speciale" sulla lingua e sul linguaggio. Una "chiusura" che è inizio di dibattito. Il punto di partenza e di osservazione, per quanto parziale, è quello comunque attendibile di chi da anni si trova coinvolto in vari concorsi letterari riservati alla categoria giovani, come giudice o consulente od osservatore (e citiamo almeno il concorso nazionale Opere d'inchiostro-Microracconti organizzato dalla città di Torino). Sono davvero molti, sono davvero più di quanto si possa pensare, una tribù di tutte le età. Perché preziosa, potente "alleata" in questa offerta di opportunità allo scrivere è sicuramente, quando vuole esserlo, la scuola: e numerosi laboratori attivi in molte città hanno portato alla creazione di opere collettive ed individuali da parte di ragazzi dai 9-10 anni in su, ed è già letteratura di racconti e di poesie (vedere per credere: le pubblicazioni realizzate dall'Osservatorio Letterario Giovanile del Comune di Torino, come risultato dei lavori svolti a scuola). Si comincia a quell'età (forse anche prima), e si arriva fino ai 30-35 anni (la definizione di "giovani", scrittori o altro, è quanto mai fluida). Che cosa induca alla scrittura, dovrebbe essere oggetto di più attenta ed estesa curiosità. Andrea mi parla di una sensibilità diversa, di un occhio diverso sulla realtà che caratterizzerebbe la categoria. Luisa accenna ad abitudini ed educazioni familiari. Marco parla di istinto naturale al raccontare ed all'inventare storie. Teresa scrive perché è l'unica cosa che la "riempie". E altro ancora: ma tutti (o quasi) rivendicano alla loro scrittura il valore della opposizione al quotidiano mondo, come segno distintivo della parola scritta dai giovani. Viene allora voglia di andare a cercare che cosa ci sia di così fortemente caratteristico nei contenuti e nelle forme, nella lingua e nelle storie che raccontano. Ma non è così semplice, perché c'è di tutto: la letteratura è personalità e individualità, ed è difficile trovarne due uguali. C'è però un elemento, un fattore comune molto evidente e importante, per noi: la volontà di impossessarsi, di forzare e di piegare il linguaggio ad esigenze istintive e sincere di espressione del proprio mondo, senza pudori o riverenze, anzi con preziosa esagerazione, smodatezza, sconvenienza. I giovani scrittori non si fanno scrupolo di attingere ovunque le proprie parole: dalla tradizione "scolastica" dei grandi autori alle trasgressioni grammaticali, dalle lingue meticce all'invenzione di neologismi, dalle suggestioni musicali ai gerghi ristretti quando non addirittura personali ed individuali. Ed in questo modo adempiono esemplarmente alla preziosa operazione di rinnovamento della lingua, di scoperta dell'irriducibile forza creativa della lingua: che continua ad essere uno dei valori principali della letteratura. Farebbero bene a leggerli, i laureati poeti. "C'è del buono in Danimarca". Ma adesso che ho finito, toglietemi una curiosità: i giovani scrivono ancora lettere, lettere a penna, lettere d'amore, lettere d'amore a penna?
|
|||||||
.
|
||||
|
|
||||
|
||||
|