RECENSIONI

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novembre/dicembre 2000







RECENSIONI

Andrea Canobbio
Indivisibili
Rizzoli, L. 27000
Mettete due sorelle male assortite, il rumore insonne di un air cooler ("che i romani hanno ribattezzato Er inculer", annota l'autore premuroso) in una notte di afa indiana, il ritmo ampio (a volte presuntuosamente ampio) di Andrea Canobbio, quel suo profluvio paratattico, sopra tutto iniziale, di incisi, rimandi, stacchi, virgolettati, effusioni - quasi - linguistiche, mettete tutto questo insieme, distribuitelo su duecentoventisette pagine e sette capitoli, aggiungete un elegante doppio risvolto di copertina con tigri fluttuanti - fauci spalancate, coda ritorta e artigli sgranati - su una foresta lussureggiante nota solo a loro, e avrete Indivisibili, terzo romanzo del giovane scrittore torinese, dopo Traslochi e Padri di padri, appena uscito da Rizzoli. Ci parla di un viaggio in India, Andrea Canobbio, ma potrebbe essere la sala d'aspetto del dentista: Jodhpur e Jaisalmer, "la donna accucciata tra le bucce di cocomero e le merde di vacca" sono un pretesto, lo sfondo orientale capace di switchare (inutile anglicismo che trovo a pagina non-so-più-quale) l'immaginario collettivo, le quinte di cartapesta davanti alle quali corre il pulmino-televisione che sciaborda dall'una all'altra camera d'albergo i turisti intelligenti affidatisi al tour operator VACANZE & CULTURA. E questo, scusate la rima, fa paura: il viaggio è vano, anzi non esiste più tout-court, l'altro è inconoscibile, inafferrabile anche quando ti dà la mano come i bambini al bazar di Mandawa. Meglio allora starsene ariostescamente a casa a combattere l'esotismo combattendo contro Said e Spivak (ma all'occorrenza anche Clifford e Appadurai), oppure, appunto, sfogliare Gente Viaggi dal dentista. La tesi del libro fa paura doppiamente: Canobbio parla di noi, turisti scipiti, distratti o pedanti, in un mondo che svogliatamente ci degniamo di osservare da dietro un finestrino, capaci di alterigia immensa e tresche amorose di respiro cortissimo.
Un libro, questo, che si fa leggere d'un fiato senza essere mozzafiato e che in una ideale biblioteca delle affinità si pone tra l'intelligente Turistario di Duccio Canestrini e la Noia al volante di Paul Virilio.

di Luigi Urru

Giuseppe Mongiovì
Il cielo delle meduse
Beppe Grande Ed., L. 18.000
L'anno in cui il professor Rosario Monti ottiene la cattedra di lettere, per la IV C dell'istituto in cui egli insegnerà, sarà un anno davvero particolare. Un anno che scivola lento nel bildungs roman in cui il professor Monti conduce per mano i suoi allievi verso una sensibilità diversa. Ragazzi che conosce coi piedi sui banchi, inguainati nelle mode più alternative ma omogeneizzanti, fatte di truzzi, di figli di gerghi di televisione e di una scuola piena di forma ma vuota nei contenuti. Tra i colleghi mestieranti, piuttosto che come insegnante di lettere, Rosario Monti si erge come un idealista maestro di vita dedito sempre a colmare il vuoto che il vuoto non colma, attraverso una grammatica del vivere. Gli animali vanno ammaestrati, e i ragazzi, invece, vanno educati; non vinti, ma convinti, ed è con questa massima sempre presente che il professor Monti conquista i suoi ragazzi insegnando loro a partire dal cuore e dalle sensazioni che in esso vivificano la natura e la realtà circostante, per raggiungere la mente, per sentire il bisogno di cercare nella cultura il valore dell'arte, che è anche arte del vivere, per […] la voglia di essere più grandi, |più vasti, |di riempire la stanza, |di offrire più superficie al piacere. Si offre e si mescola a loro per parlare la loro lingua ed entrare in essi proprio là dove anche la scrittura mescida i registri: e dal formale letterario trasferisce la sua carica espressiva nei discorsi diretti e indiretti gergali, a contatto coi ragazzi, e da qui al discorso indiretto libero del flusso di pensiero del protagonista, che scivola tra l'uno e l'altro polo, delimitando l'ambiente pubblico e privato di Rosario Monti, che finisce col confondersi dando origine al piccolo scandalo, che in concomitanza con l'insorgere di una malattia lo allontanerà dalla scuola.

di Massimo Bonato

Risin Family
Sogno - Sei Tu
Cd singolo autoprodotto, L. 10.000
C'erano una volta i Modello 101, promettente reggae band torinese, tra il 1995 e il 1997 assai attiva con concerti in città e altrove in giro per l'Italia. Di quella formazione si parlava, con ragione, tanto e bene e c'era chi, in attesa dell'uscita da un momento all'altro di quel disco d'esordio che invece non vide mai la luce, già pronosticava per loro un futuro radioso. A distanza di qualche anno da quei tempi di gloria, quando ormai se ne erano perse le tracce, quel gruppo è ricomparso, con un nuova ragione sociale e un organico rinnovato.
Adesso si chiamano Risin Family e, come allora e più di allora, appaiono determinati nel percorrere in maniera fedele e nel contempo personale i percorsi del reggae più tradizionale, quello delle radici, melodico e solare. Tra spettacoli in città e partecipazioni a festival internazionali, hanno realizzato il loro primo disco, un cd con due brani, che si fa apprezzare per il sound, pulito, quadrato e vibrante, e rappresenta un ben riuscito biglietto da visita. Il mestiere c'è e si sente, la personalità pure, anche se ad un primo ascolto risulta mediata e quasi nascosta dall'alto tasso tecnico e professionale della produzione.
Informazioni in rete (http://utenti.tripod.it/risinfamily) e contatti
via e-mail:risingfamily@hotmail.com.

di Marco Stolfo

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