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NUOVA FORMAZIONE
PER ANTICHI MESTIERI
Non c'è solo tecnologia, nel futuro dei giovani aspiranti
occupati. Il mondo del lavoro, in vena di revival, apre portoni
e cancelli anche a coloro che rifuggono bit, microchip, radiazioni
e mouse. Gli amanti dell'antico, del "naturale", della
manualità (mai disgiunta dal cervello, s'intende) hanno
sempre più occasioni: il mercato richiede con crescente
vigore restauratori, decoratori, vetrai artistici, gioiellieri,
orologiai, tappezzieri...
di Giovanni Monaco Sono occasioni che spesso diventano invisibili alle
statistiche: non si tratta, in sostanza, di posti di lavoro dipendente
- l'artigiano è quasi sempre autonomo - e quindi i numeri
e le percentuali delle ricerche su "chi assume", spesso
li dimenticano.
Ma la richiesta c'è, come confermano dalla scuola per
orologiai di Torino: "Chi si diploma da noi, non ha alcuna
difficoltà a inserirsi nel mondo del lavoro - spiegano
-. Anzi, c'è addirittura carenza di personale qualificato
nel nostro settore: non riusciamo a soddisfare tutte le richieste".
Alcuni, tuttavia, non lo capiscono. "Nonostante i nostri
tecnici lavorino in camice bianco e la nostra scuola formi tecnici
di alta precisione, sia nell'artigianato che nell'industria -
continuano - molti giovani non si avvicinano. Siamo una delle
sole quattro scuole presenti in Italia, i corsi sono assolutamente
gratuiti e stiamo rischiando la chiusura per mancanza di allievi".
Il corso per orologiai è biennale, dal lunedì al
venerdì, e per iscriversi bisogna contattare la Società
Scuola Professionale Orologiai di Torino, via San Tommaso 17,
10121, tel. e fax 011.530917,; e-mail: scuola.orologi@iol.it.
Anche il Comune di Torino è attivissimo
nell'organizzare corsi e nel favorire i giovani a formarsi professionalmente
in questi settori riemergenti. Come alla circoscrizione 7, dove
hanno studiato un programma in collaborazione con l'A.P.R.A (Associazione
piemontese dei restauratori d'arte): corsi annuali, con programmi
che spaziano dalla tecnica di laboratorio a lezioni teoriche
con specialisti nei vari campi. Quali? I corsi sono sei e riguardano
in generale "materie" artistiche e di restauro.
Si tratta di Restauro mobili, placcaggio, ebanisteria; Il mobile
antico: come riconoscerlo e come restaurarlo; Restauro lacche
e dorature; Restauro tappezzerie in stoffa del mobile antico;
Formatura artistica (costruzione di stampi per riprodurre opere
d'arte e manufatti); Restauro vetrate artistiche. Per informazioni,
contattare l'Associazione al numero 011.883081, o presso la sede
dei corsi di l.go Dora Savona 30, allo 011.5214422, e-mail: u189488@comune.torino.it
All'inizio del prossimo anno,
poi, partiranno le "botteghe-scuola" per l'artigianato
tipico e artistico del Piemonte. I primi passi, che hanno portato
all'individuazione dei mestieri da inserire nell'elenco, sono
stati compiuti. Il Piemonte garantirà l'inserimento di
nuove leve nelle botteghe artigiane di maggior pregio artistico,
assicurando la continuità di mestieri che rischiano l'estinzione.
Sarà realizzato un albo delle imprese artigiane di questo
tipo (circa 14mila in Piemonte). Potranno trasformarsi in botteghe-scuola,
accogliendo allievi che seguiranno lezioni teoriche in altre
strutture e che faranno pratica presso gli artigiani; la Regione
fornirà borse di studio per gli allievi e si accollerà
parte dei contributi a carico delle imprese. Gli allievi saranno
assunti come apprendisti e, dunque, regolarmente retribuiti.
L'iniziativa si aggiunge ad altri interventi destinati a migliorare
il livello di formazione degli artigiani. Il 73% degli imprenditori
ha un'istruzione limitata alle scuole elementari o alla scuola
dell'obbligo. E questo si ripercuote anche sulla propensione
ad affrontare i mercati internazionali: solo il 4% delle imprese
lavora con clienti esteri.
Non è comunque facile modificare la situazione, perché
anche in questo caso si ripete il problema che hanno sperimentato
gli orologiai: le iniziative formative suscitano scarso interesse
proprio tra chi ha livelli più bassi di scolarizzazione.
Occorre dunque puntare sui giovani, favorendone l'inserimento
nelle botteghe dopo studi adeguati.
Del resto, l'inversione di tendenza è registrata dai dati.
Nel '98 il numero degli apprendisti in Piemonte è quasi
raddoppiato - passando circa 6 mila del '97 a 10 mila dello scorso
anno - e i primi quattro mesi del '99 con 4 mila nuove autorizzazioni
indicano un nuovo incremento. Sono dati forniti dall'Agenzia
per l'impiego e dalla Direzione provinciale del lavoro. E' su
questo grande incremento, che deve inserirsi la nuova formazione.
Da quando la nuova legge Treu ha alzato il limite di età
degli apprendisti (da 20 a 24 anni, con possibilità di
arrivare ai 26 nelle aree obiettivo 2 e a 28 per i disabili e
29 per i soli artigiani metalmeccanici) le imprese hanno utilizzato
in abbondanza lo strumento, che sta soppiantando i contratti
di formazione lavoro, tra l'altro contestati dall'Unione europea.
Gli apprendisti costano poco alle imprese: il salario è
inferiore del 65% rispetto a quello dell'operaio con la stessa
qualifica (solo nell'ultimo semestre il giovane, ormai quasi
del tutto formato, ha lo stesso stipendio), ma soprattutto sono
bassissimi i contributi versati dalle aziende: 32 lire la settimana
per gli artigiani, 5 mila lire per gli altri.
Secondo una ricerca dell'Agenzia per l'impiego il 22,9% degli
apprendisti è impiegato nel commercio, il 35,7 nell'industria
e nell'artigianato; l'8,2 nei pubblici esercizi e nell'edilizia.
E' il commesso la figura professionale più richiesta;
seguono impiegati amministrativi, addetti macchina, muratori,
contabili, elettricisti, baristi. |