SPECIALE LAVORO

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settembre/ottobre 1999

 

 

 

 

NUOVA FORMAZIONE PER ANTICHI MESTIERI
Non c'è solo tecnologia, nel futuro dei giovani aspiranti occupati. Il mondo del lavoro, in vena di revival, apre portoni e cancelli anche a coloro che rifuggono bit, microchip, radiazioni e mouse. Gli amanti dell'antico, del "naturale", della manualità (mai disgiunta dal cervello, s'intende) hanno sempre più occasioni: il mercato richiede con crescente vigore restauratori, decoratori, vetrai artistici, gioiellieri, orologiai, tappezzieri...

di Giovanni Monaco


Sono occasioni che spesso diventano invisibili alle statistiche: non si tratta, in sostanza, di posti di lavoro dipendente - l'artigiano è quasi sempre autonomo - e quindi i numeri e le percentuali delle ricerche su "chi assume", spesso li dimenticano.
Ma la richiesta c'è, come confermano dalla scuola per orologiai di Torino: "Chi si diploma da noi, non ha alcuna difficoltà a inserirsi nel mondo del lavoro - spiegano -. Anzi, c'è addirittura carenza di personale qualificato nel nostro settore: non riusciamo a soddisfare tutte le richieste". Alcuni, tuttavia, non lo capiscono. "Nonostante i nostri tecnici lavorino in camice bianco e la nostra scuola formi tecnici di alta precisione, sia nell'artigianato che nell'industria - continuano - molti giovani non si avvicinano. Siamo una delle sole quattro scuole presenti in Italia, i corsi sono assolutamente gratuiti e stiamo rischiando la chiusura per mancanza di allievi".
Il corso per orologiai è biennale, dal lunedì al venerdì, e per iscriversi bisogna contattare la Società Scuola Professionale Orologiai di Torino, via San Tommaso 17, 10121, tel. e fax 011.530917,; e-mail: scuola.orologi@iol.it.

Anche il Comune di Torino è attivissimo nell'organizzare corsi e nel favorire i giovani a formarsi professionalmente in questi settori riemergenti. Come alla circoscrizione 7, dove hanno studiato un programma in collaborazione con l'A.P.R.A (Associazione piemontese dei restauratori d'arte): corsi annuali, con programmi che spaziano dalla tecnica di laboratorio a lezioni teoriche con specialisti nei vari campi. Quali? I corsi sono sei e riguardano in generale "materie" artistiche e di restauro.
Si tratta di Restauro mobili, placcaggio, ebanisteria; Il mobile antico: come riconoscerlo e come restaurarlo; Restauro lacche e dorature; Restauro tappezzerie in stoffa del mobile antico; Formatura artistica (costruzione di stampi per riprodurre opere d'arte e manufatti); Restauro vetrate artistiche. Per informazioni, contattare l'Associazione al numero 011.883081, o presso la sede dei corsi di l.go Dora Savona 30, allo 011.5214422, e-mail: u189488@comune.torino.it

All'inizio del prossimo anno, poi, partiranno le "botteghe-scuola" per l'artigianato tipico e artistico del Piemonte. I primi passi, che hanno portato all'individuazione dei mestieri da inserire nell'elenco, sono stati compiuti. Il Piemonte garantirà l'inserimento di nuove leve nelle botteghe artigiane di maggior pregio artistico, assicurando la continuità di mestieri che rischiano l'estinzione. Sarà realizzato un albo delle imprese artigiane di questo tipo (circa 14mila in Piemonte). Potranno trasformarsi in botteghe-scuola, accogliendo allievi che seguiranno lezioni teoriche in altre strutture e che faranno pratica presso gli artigiani; la Regione fornirà borse di studio per gli allievi e si accollerà parte dei contributi a carico delle imprese. Gli allievi saranno assunti come apprendisti e, dunque, regolarmente retribuiti.
L'iniziativa si aggiunge ad altri interventi destinati a migliorare il livello di formazione degli artigiani. Il 73% degli imprenditori ha un'istruzione limitata alle scuole elementari o alla scuola dell'obbligo. E questo si ripercuote anche sulla propensione ad affrontare i mercati internazionali: solo il 4% delle imprese lavora con clienti esteri.
Non è comunque facile modificare la situazione, perché anche in questo caso si ripete il problema che hanno sperimentato gli orologiai: le iniziative formative suscitano scarso interesse proprio tra chi ha livelli più bassi di scolarizzazione. Occorre dunque puntare sui giovani, favorendone l'inserimento nelle botteghe dopo studi adeguati.
Del resto, l'inversione di tendenza è registrata dai dati. Nel '98 il numero degli apprendisti in Piemonte è quasi raddoppiato - passando circa 6 mila del '97 a 10 mila dello scorso anno - e i primi quattro mesi del '99 con 4 mila nuove autorizzazioni indicano un nuovo incremento. Sono dati forniti dall'Agenzia per l'impiego e dalla Direzione provinciale del lavoro. E' su questo grande incremento, che deve inserirsi la nuova formazione.
Da quando la nuova legge Treu ha alzato il limite di età degli apprendisti (da 20 a 24 anni, con possibilità di arrivare ai 26 nelle aree obiettivo 2 e a 28 per i disabili e 29 per i soli artigiani metalmeccanici) le imprese hanno utilizzato in abbondanza lo strumento, che sta soppiantando i contratti di formazione lavoro, tra l'altro contestati dall'Unione europea.
Gli apprendisti costano poco alle imprese: il salario è inferiore del 65% rispetto a quello dell'operaio con la stessa qualifica (solo nell'ultimo semestre il giovane, ormai quasi del tutto formato, ha lo stesso stipendio), ma soprattutto sono bassissimi i contributi versati dalle aziende: 32 lire la settimana per gli artigiani, 5 mila lire per gli altri.
Secondo una ricerca dell'Agenzia per l'impiego il 22,9% degli apprendisti è impiegato nel commercio, il 35,7 nell'industria e nell'artigianato; l'8,2 nei pubblici esercizi e nell'edilizia. E' il commesso la figura professionale più richiesta; seguono impiegati amministrativi, addetti macchina, muratori, contabili, elettricisti, baristi.


FORMAZIONE "PER LEGGE"? DENTRO E FUORI L'AZIENDA
Per l'articolo 2 della legge 25 del 1955, che disciplina l'apprendistato, "l'imprenditore è obbligato ad impartire, o a far impartire, nella sua impresa all'apprendista, l'insegnamento necessario", ed anche a "collaborare con gli enti pubblici e privati preposti all'organizzazione dei corsi di istruzione integrativa".
Il Dpr 30 dicembre 1956, ancora in vigore, prevede poi all'articolo 36 che gli imprenditori, con apprendisti alle proprie dipendenze, possano formulare "d'intesa con i rappresentanti dei lavoratori interessati, le proposte relative ai corsi di insegnamento complementare, che possono essere effettuati dall'azienda".
Le proposte e la relativa autorizzazione, in base al nostro decreto, sono presentate (entro il 31 maggio di ogni anno) valutate ed approvate dagli Uffici provinciali del lavoro, i quali hanno pure il compito di vigilare sulla regolarità dei corsi stessi (articolo 41 del decreto).
La legge Treu, peraltro, ha previsto che per i contratti stipulati successivamente al 19 luglio 1998, le agevolazioni contributive legate al contratto di apprendistato trovino applicazione solo a condizione che "gli apprendisti partecipino alle iniziative di formazione esterna all'azienda previste dai contratti collettivi di lavoro".
E' da notare infine che il ministero del Lavoro, con circolare 16 luglio 1998, ha affidato alle Regioni - Piemonte compreso - il compito di individuare le strutture regionali pubbliche e private presso cui dovranno essere svolti i corsi formativi esterni: il termine era il 31 ottobre 1998.

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