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settembre/ottobre 1999





 

 

 

 

 

 

 

 

RIEN NE VA PLUS!
Il gioco d'azzardo non è un'invenzione dei nostri tempi. Alea è infatti la parola latina che indica il dado, il gioco d'azzardo per eccellenza, quello dove il giocatore risulta essere completamente passivo, dove a nulla conta la propria capacità, la propria passione, la propria intelligenza perché tutto è sorretto dalla sorte.  
 di Cristiano Casassa Mont
L'alea, cioè il rischio, come negazione del lavoro, della destrezza, della qualificazione dell'uomo. Con il gioco, in poche frazioni di tempo, si può perdere ciò che si è conquistato con una vita di lavoro e sacrificio ma, è pur vero che grazie ad esso il più pusillanime degli uomini esso può trasformarsi in un ricco creso.
Ecco perché, sin dall'antichità, il gioco è sempre stato "giocato" da un lato e combattuto a suon di editti dall'altro. Nel Medio Evo, infatti, il
giocatore d'azzardo era considerato "infamis", cioè un fuorilegge amorale o, peggio ancora "animalis vocans", animale parlante. Vero è che tale visione era derivata perlopiù dai già numerosissimi bari e giocatori professionisti che dai semplici giocatori. Infatti, da uno studio effettuato sulle norme statutarie promulgate tra il 1100 ed il 1400 in diversi Comuni e Signorie, le pene per i giocatori sembravano essere state istituite più per tutelare gli sprovveduti che per colpirli. Poi, verso il 1600, visto che nessun editto era mai riuscito a debellare il gioco d'azzardo, gli Stati faranno del gioco d'azzardo un proprio monopolio e ci tramanderanno il gioco principe, l'ancora attualissimo gioco del Lotto.
Così, grazie alle nuove tecnologie ed ai nuovi sistemi inventati dallo Stato per
mietere soldi alla gente, in questi ultimi anni c'è stato un vero e proprio boom del gioco d'azzardo. Sul PC di casa o su quello dell'ufficio, in tutte le tabaccherie d'Italia, nei bar e nelle sale scommesse, l'italico popolo può oggi giocare con la sorte, scommettendo da poche migliaia di lire a tutto ciò che possiede, con la speranza di diventare ricchi e la certezza che questo non accadrà mai.
Il modo più spiccio per perdere soldi è sicuramente quello dei "Gratta e vinci, acquistabili nei supermercati così come dai benzinai: è incredibile vedere come, nonostante il rischio sotteso questi "mezzi ciucciasoldi" possano essere venduti anche ad ignari e sprovveduti ragazzini col miraggio del telefonino o del motorino.
Con Internet è possibile passare una notte al casinò senza muoversi dalla propria scrivania. Il sistema non differisce da ciò che accade nei luoghi deputati al gioco, siano i saloni affrescati di qualche casinò o i tavoli di qualche bisca clandestina: si devono puntare soldi. Nel caso specifico si usano i Cyberbuck, i
soldi telematici di un'azienda americana specializzata e tra le più all'avanguardia nella messa a punto di sistemi sicuri di pagamento in rete, la Digicash (http:www.Digicash.com). Così, sistemata la questione economica ci si può collegare ad uno dei numerosi siti che trattano in modo esclusivo di giochi d'azzardo. Il più famoso e frequentato del pianeta telematico è Virtual Vegas (http:www.virtual_vegas.com), il server delle case da gioco di Las Vegas, dove accanto ai classici giochi di poker, blackjack, slot machine, si possono fare anche le classiche puntate su eventi sportivi od utilizzare gli stessi Cyberbuck per compiere spese nei negozi del casinò.
Sulla rete c'è anche posto per chi fosse interessato al gioco del poker classico, quello concepito come gioco di carte dove sono le persone a sfidarsi: ci si può collegarsi con un client IRC al server #poker (una sorta di chat line dedicata), dove troverà altri patiti pronti a
giocarsi i propri soldi, posto che per i pagamenti sarà necessario un gentleman agreement, un accordo tra gentiluomini. Un indirizzo? http://www.one.net/~cjs/blackjack.html.
C'è però un limite oltre il quale il gioco perde il suo valore ludico per sfociare in una vera e propria dipendenza, capace di compromettere la vita di chi gioca. E' come una sigaretta che tira l'altra, non si riesce più a farne a meno. Quando si parla patologie compulsive, infatti, la maggior parte della gente pensa all'anoressia o alla bulimia. C'è invero un'altra forma altrettanto grave di malattia, quella appunto legata al gioco d'azzardo. Non si hanno dati ufficiali su quanto questa patologia sia effettivamente diffusa ma è noto che sono moltissimi i soggetti affetti da questo irrefrenabile bisogno di giocarsi tutto per il solo gusto di "rischiare di non perdere".
E difficile cercare di dare un volto al "giocatore tipo": è trasversale rispetto all'età, all'estrazione ed al sesso.
Alcolisti, drogati, cleptomani sono tutti dipendenti o dall'alcol, o dalla droga o dal bisogno di qualche cosa di specifico. Il gioco, invece, non ha un proprio oggetto: si gioca contro un altro o contro la perdita stessa.
Chi gioca sa che sta rischiando, sa che è molto più facile perdere che vincere qualcosa e la patologia sta proprio nel bisogno di continuare a giocare finché c'è qualcosa da scommettere, nonostante si sia consci di quello che si sta facendo.
Per chi soffre di questi disturbi l'eventuale vincita servirà per la scommessa successiva, fino a quando non si avrà più nulla da giocare: è come se fosse la perdita a muovere il sistema.
Guarire è però possibile. Grazie ad un adeguato aiuto si può riuscire a smettere di giocare, almeno nei modi descritti.
La
S.I.I.Pa.C., Società Italiana di Intervento sulle Patologie Compulsive, è oggi uno dei centri di ricerca italiani più attivi per l'offerta di informazione e consulenza rivolto a quanti, a diverso titolo, siano interessati alle patologie compulsive e, in particolar modo, al gioco d'azzardo patologico.
Fondata a Bolzano, che tuttora è sede nazionale, con una sezione Piemonte -Valle d'Aosta della S.I.I.Pa.C., opera a Torino (in via Palmieri 34bis, tel. 011.4476 558) sotto la guida del Presidente Antonella Ramassotto, psicologa e psicoterapeuta.
"L'idea di costituire centri di aiuto per chi fosse divenuto dipendente dal gioco d'azzardo - spiega la dottoressa Ramassotto - è nata dopo aver constatato una certa frequenza di questa particolare patologia tra i nostri pazienti ". "Con la
dipendenza da gioco - continua la dottoressa - si può giungere a compromettere l'evoluzione soggettiva e le relazioni intersoggettive con esiti spesso gravi nella vita familiare e sociale di chi ne soffre". Le conseguenze di questi disturbi sono devastanti: scialo indiscriminato di denaro proprio o preso a prestito, spesso ad usura e rovina dei rapporti familiari.
Chi si rivolge al S.I.I.Pa.C. lo fa per ricevere maggiori informazioni sui rischi e sulle possibili soluzioni.
Dopo alcuni incontri preliminari, è possibile seguire un percorso personalizzato, scegliendo tra la terapia individuale o quella di gruppo. Sono due sistemi diversi, non si può dire che uno sia meglio dell'altro.
La terapia di gruppo è il luogo di aiuto dove anche i partner di coloro i quali sono affetti dalla patologia hanno la possibilità di trovare assistenza. Anzi, spesso la loro presenza è un valido catalizzatore per la guarigione, anche grazie alla complicità che viene a crearsi.
I servizi offerti dalla Società sono diversi.
Quello legale è un servizio principalmente legato all'aspetto economico del problema del malato da gioco. Normalmente l'irrefrenabile desiderio di sfidare la sorte può infatti portare a compiere reati di tipo finanziario come l'emissione di assegni a vuoto o la distrazione di fondi sociali. Solo degli avvocati, in questo campo, possono affiancare gli psicoterapeuti con una visione specifica del problema. I servizi di tutoraggio permettono invece al giocatore di sistemare i debiti pendenti con l'aiuto di commercialisti. Capita infatti spesso che i meno avveduti, di fronte alla possibilità di
sistemare grosse pendenze, preferiscano restituire le somme dovute prima ai parenti che a banche o finanziarie, correndo così il rischio di pignoramenti e ipoteche. Qui ad affiancare gli psicoterapeuti sono commercialisti e ragionieri e l'aiuto offerto è davvero importante.
Dunque dal gioco patologico è possibile uscire. L'associazione è il luogo di elaborazione del sintomo che viene sgretolato grazie ad una terapia appropriata. La proibizione del gioco non servirebbe a nulla; quello che è necessario è offrire informazione, far sapere che la soluzione ai propri mali è meno lontana di quello che si poteva credere.
SOMMARIO DI QUESTO NUMERO




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