VITA SOCIALE

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settembre/ottobre 1999





 

 

 

 

 

 

 

 

GUARIRE DAL RIDERE....
<<Chi non ride mai non è una persona seria>> Fryderyk Chopin
<<Chi ha coraggio di ridere, è padrone del mondo>> Giacomo Leopardi
 di Romina Petrozziello
Medici sui generis, con il naso rosso del clown e gli scoiattolini cip e ciop disegnati sotto i tasconi del camice bianco. Sono i "clown - dottori", artisti professionisti da qualche anno incaricati di portare allegria e buonumore nelle corsie degli ospedali più all'avanguardia, saliti agli onori delle cronache in questi ultimi mesi dopo la fortunata interpretazione di Robin Williams che in "Patch Adams" ne veste i panni.
"Il riso fa buon sangue", la saggezza popolare lo tramanda da sempre. Dieci minuti di risate al giorno aumentano le difese immunitarie del nostro organismo, confermano i test di recente eseguiti un po' ovunque nel mondo.
"Ridere è veramente importante per tutti ed in qualsiasi momento della vita. Non bisogna perdere occasione di farci una risata o, comunque, di affrontare gli eventi quotidiani con un sorriso sulle labbra o nel cuore - evidenzia in <<Guarire dal Ridere>> Mario Farnè, medico e professore di psicologia medica all'università di Bologna - Già Tommaso Moro nel '500 pregava: Signore, dammi il dono di saper ridere di uno scherzo, affinchè io sappia trarne un po' di
gioia dalla vita e possa farne parte anche ad altri".
Allegria ed ottimismo, insomma, aiutano a tenere le malattie alla larga. Al contrario, invece, anche un banale raffreddore trova terreno fertile per aggravarsi in influenza o peggio ancora in bronchite se il soggetto colpito è triste e depresso.
"Se si vive meglio - dunque - ci si cura anche meglio".
Quello che incomincia a passare, lentamente, è un concetto nuovo dell'accoglienza in ospedale. Non è soltanto più un giocattolino sul comodino a caratterizzare il letto di un bimbo ma un intorno di tipo diverso, attento alla sua necessità di
gioco e di spensieratezza.
"La Fondazione Theodora di cui faccio parte, nata in Svizzera nel settembre del '93 e riconosciuta come di pubblica utilità, svolge gratuitamente la propria attività in una quarantina di ospedali europei e non soltanto. I finanziamenti sono assicurati dal contributo di promotori, sponsor e dalle donazioni di privati cittadini. L'obiettivo è quello di alleviare le sofferenze dei bambini ricoverati attraverso l'organizzazione di spettacoli settimanali di clown specialmente addestrati al lavoro in ambito ospedaliero - illustra Paolo Piano, dottore clown che concluso il lungo periodo di formazione ha preso per la prima volta servizio, proprio in questi giorni insieme alla collega Simona Gambaro, presso l'ospedale Gaslini di Genova - Ogni sette giorni la Fondazione organizza la visita dei suoi dottor Sogni: con ciascun piccolo paziente il dottore gioca ed improvvisa. Orienta la sua attività verso il bambino coinvolgendolo e rendendolo protagonista dello spettacolo: viene in questo modo al piccolo data la possibilità di estraniarsi per qualche momento dall'ambiente ospedaliero e di ritrovare i punti fissi del suo
mondo fatto di colore, di musica e di magia".
A dispetto delle apparenze, "fare il pagliaccio" è in queste situazioni una cosa estremamente seria. Ogni "dottor Sogni" presta la propria opera sulla base di un contratto di collaborazione più che rigoroso. Ciascun artista riceve una formazione specifica ed è tenuto a seguire periodicamente dei seminari collettivi finalizzati a perfezionarne l'
etica professionale, sensibilizzarne il comportamento e migliorarne le conoscenze in materia di psichiatria infantile.
"Le selezioni sono severissime e la tranquillità psicofisisca è indispensabile - riprende Paolo Piano, che proviene dalla compagnia di Teatro Ragazzi del Piccione di Genova - Non siamo terapeuti, il nostro compito non è quello di risolvere situazioni o di far ridere in maniera sguiata. Dobbiamo, invece, sdrammatizzare l'atmosfera in reparto rasserenendo non soltanto i pazienti, ma anche medici, infermieri e genitori". Non si tratta, quindi, di fare spettacoli. "Il dottor clown arriva una volta alla settimana e non di più, per mantenere un'aura di magia. Si presenta come un medico, anzi addirittura come il primario. Le attrezzature immediatamente lo smentiscono: lo stetoscopio termina con due docce al posto degli auricolari, le siringhe sono pompette per gonfiare i palloncini... Tutto è iperbolico al punto da risultare assolutamente onesto - descrive cosa accade durante il loro intevento Paolo Piano, che in arte è il dubbioso Dottor Bo - Chiede il permesso di entrare e si costerna quando scopre che altri medici sono già passati prima di lui quella mattina. Poi esegue la visita, ma ovviamente a modo suo. Se il paziente ha bisogno di una puntura, ad esempio, scoprirà che
la siringa suona una canzoncina... Poi si lamenta perchè il reparto è troppo sporco. Disinfetta, allora, per intero l'ambiente spruzzando bolle di sapone..."
"Organizziamo periodicamente attività ludiche, spettacoli ed intrattenimenti ricreativi di vario tipo: i bambini ospedalizzati vivono infatti situazioni di disagio che vanno alleggerite e abbiamo dunque sempre cercato di offrire loro momenti di svago appoggiandoci a gruppi di volontariato - spiega Laura Crescini, responsabile dell'ufficio relazioni con il pubblico dell'Istituto intitolato nel 1938 dall'industriale Gaslini alla figlia Giannina morta a dieci anni - Questa nostra nuova iniziativa è però strutturata in maniera diversa: i giovani attori specializzati in teatro per bambini hanno seguito corsi di formazione anche quì in istituto e conoscono bene la nostra realtà. In questo primo periodo sono affiancati a
dottori clown più esperti. Quello con loro rimarrà un appuntamento settimanale, in un giorno definito e sempre uguale, perchè possa crearsi l'attesa che è positiva".
Il mondo dell'ospedale è un mondo a parte. Essere "clown di strada", anche il più bravo tra tutti, se si vuole entrare a farvi parte non è sufficiente.
"Il nostro è un
mestiere estremamente delicato. Mettersi un naso rosso non basta: una mamma con un figlio malato di leucemia uno che non sia più che preparato non lo vuole certo intorno! - sottolinea carismatica Cecilia Maraviglia, che insieme al compagno Marcelo Izar è stata la prima ad entrare in ospedale a Milano già quattro anni fa - Marcelo ed io siamo la dottoressa Pulsatilla ed il dottor Balù: lui lavora nel reparto di oncologia pediatrica dell'ospedale San Gerardo di Monza ed all'Istituto dei Tumori di Milano ed io all'ospedale milanese Sacco, con bambini malati di Aids che il più delle volte sono anche senza famiglia".
Muoversi in situazioni così difficili richiede grandi doti comunicative, enormi dosi d'umanità e spalle forti.
"Chi lavora con i malati terminali vede bambini morire ogni settimana - guida alla riflessione Cecilia Maraviglia, esperta in psicomotricità e mamma di tre figli - Per questo occorre essere ben sostenuti dall'esterno. Seguiamo convegni e ci teniamo aggiornati: il nostro compito è quello di portare allegria ma sappiamo anche trasformarci in tappezzeria quando occorre".
Alcune regole di base risultano indispensabili.
"Nessun clown dottore può seguire più di due ospedali: quattro ore in ciascuno per un solo giorno a settimana. Deve poi avere altri lavori ed altre entrate di creatività - riprende Cecilia - Se così non fosse, infatti, nel lungo periodo di certo si crollerebbe".
La "dottoressa Pulsatilla" entra in gioco anche quando si tratta di calmare un bambino. "In questi casi, di solito, allungo la mano sul petto sotto il pigiamino e mi prendo la sua rabbia. Mi comporto poi di conseguenza, mostrandogli quanto possano essere negativi determinati comportamenti. Alla fine, poi, mi fermo, rifletto insieme a lui sul fatto che comunque quella rabbia non era la mia e gliela restituisco. A quel punto, però, lui si è tranquillizzato".
Un clown dottore riesce a far ridere fin quasi in punto di morte. "Credo sia partito tutto dal fatto che mia mamma spesso mi riprendeva dicendo di non fare il pagliaccio! - riflette Cecilia - Ad un certo punto mi sono fermata a pensarci e mi sono detta: perché?"
In questo periodo in cui di
comicoterapia si fa un gran parlare, la voglia di dedicare la propria vita ad una causa nobile quale quella di strappare un sorriso ad un bambino immobilizzato in un letto d'ospedale viene a più d'uno tra gli altruisti.
"Ora, a causa del film, è scoppiata la moda! Sappiamo, comunque, che la cosa non è destinata a durare... - tira razionale le somme Cecilia Maraviglia - Per fare il clown dottore, in ogni caso, occorre una specifica predisposizione personale, il primario di un reparto deciso ad appoggiare l'iniziativa ed un benefattore disposto a sponsorizzare prendendosi carico dei costi non sporadicamente ma per un periodo di tempo discretamente lungo".
Nessuno spazio, quindi, per innamoramenti passeggeri. I buoni risultati, in questo come in altri campi, si ottengono soltanto perseverando con costanza.
"Ci siamo appoggiati alla Fondazione Garavaglia per avere dei clown dottori in reparto già due anni fa - ricorda Riccardo Longhi, primario del reparto di pediatria dell'ospedale Sant'Anna di Como - Fino a questa primavera abbiamo così potutto regalare ai nostri pazienti un momento settimanale di svago programmato per la giornata di giovedì".
Il "dottor Bombo" e la "dottoressa Pepita", così come i colleghi clown "dottor Torello", "dottor Dodo" e "dottoressa Tatì" hanno riscosso un successone.
"L'esperimento ha portato buoni risultati - prosegue soddisfatto Riccardo Longhi - Per questo motivo a partire dallo scorso mese abbiamo deciso di inserire nell'equipe medica un clown dottore a tempo pieno. Il suo incarico è adesso quello di seguire il bambino nel discorso terapeutico:non più creare momenti di svago ma contribuire ad allentare le tensioni".
La figura del medico è sempre bivalente.
"Da un lato il dottore è colui che aiuta. Potenzialmente, però, può anche fare del male - illustra i complessi meccanismi psicologici in gioco il professor Longhi - Il clown interpreta invece soltanto il lato buono, diminuendo l'ansia tanto nei bambini che nei loro genitori".
Il progetto è complesso. "Avevamo sospeso la visite dei clown dottori per due mesi al fine di misurare l'ansia dei ventinove pazienti del nostro reparto - spiega le intenzioni entrando nel dettaglio Riccardo Longhi - Saremo così poi in grado di paragonare i dati in nostro possesso con i risultati ottenuti invece avendo un clown sempre presente in corsia".
Abbigliamenti stravaganti, atteggiamenti inconsueti e tanta preparazione alle spalle cambiano dal giorno alla notte il clima che si respira negli ospedali. Superate le comprensibili titubanze iniziali, dunque, un nuovo modo di concepire ed organizzare l'ospedale dovrebbe oramai essere "dietro l'angolo".
Negli ospedali statunitenti i medici clown operano già da quindici anni. "The Clown Care Unit", la fondazione messa in piedi dall'ex clown del Big Apple Circus newyorkese Michael Christensen conta ad oggi uno staff di tutto rispetto. In Europa esperienze analoghe si registrano invece soprattutto in Svizzera, nazione in cui ventidue ospedali almeno garantiscono l'innovativo "servizio". Tre sono, invece, gli ospedali inglesi che si sono fino ad ra avventurati nell'esperimento, che ha trovato attuazione persino nel bielorusso Borovlani Pediatric Institute.
"Chi ignora i bambini, ignora la vita"- è la tesi della Fondazione Theodora - Crediamo non debbano esserci confini nel mondo dei bimbi ed è questo il motivo per cui operiamo in quattro continenti". Presenti anche in sud Africa e ad Hong Kong, i clown di theodora collaborano adesso anche con i brasiliani "Doctores da alegria" in San Paolo.
In Italia qualcosa si smuove ora. Presso l'ospedale di Tradate, vicino Varese. Nel reparto del professor Augusto Amici dell'ospedale Silvestrini di Perugia artefice del "Progetto Bambi". E se non ci saranno intoppi (ma per scaramanzia si preferisce non parlarne ancora) già a partire dalla primavera del 2000 anche nel maggiore ospedale pediatrico torinese: il Regina Margherita. "I contatti sono già stati presi e lo sponsor sarebbe di indiscusso livello - fa il punto della situazione un portavoce della Fondazione Theodora - Non c'è però ancora nulla di ufficiale ed è quindi ancora troppo presto per parlarne".

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