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| Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 05/1999 | ||
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TORINO FOR
KOSOVO, CON ESCURSIONE IN ALBANIA Alla fine dell'aprile di quest'anno i piemontesi sono andati in Albania, per l'esattezza a Valona, per realizzare un pezzo di un campo per i profughi albanesi del Kossovo. Il piano del Dipartimento della Protezione civile nazionale era di fare il cosiddetto villaggio delle regioni, un complesso di tende e infrastrutture per circa 6-7mila rifugiati. di Paolo dalla Zonca Tra i 150 circa volontari piemontesi era presente un corposo reparto delle aziende municipalizzate della Città di Torino, l'azienda raccolta rifiuti, l'Azienda elettrica municipale, l'Acquedotto, i vigili urbani della protezione civile e il vostro indegno cronista. I piemontesi si sono divertiti come i matti a Valona, perché d'accordo la missione umanitaria, però vuoi mettere dieci giorni di rude vita al campo lontano dalla routine del lavoro quotidiano e, come cantavano certi vecchi signori ex alpini che abbiamo trovato laggiù, lontano dalle mogli? Uno spirito senz'altro costruttivo, che tra l'altro ha trasmesso una certa serenità ai kosovari ospiti del campo, che alla fine, pur con tutti i difetti della vita in una tendopoli, non si sono trovati poi malaccio. Male non si sono trovati neanche gli albanesi del posto: dovete sapere che il campo sorgeva sulla striscia d'asfalto di un vecchio aeroporto militare di epoca mussoliniana, che prima della nascita del campo era una discarica di macerie edilizie e bidoni sospetti per un totale di 40mila metri cubi di ciarpame assortito. Il tutto è stato rimosso dai rudi volontari alpini che hanno preceduto l'arrivo dei piemontesi, primi a prendere possesso del campo tra le Regioni che hanno partecipato alla missione, con l'aiuto delle ruspe del Genio dell'Esercito italiano. Dicevo che agli albanesi non è andata malaccio: il campo profughi ha determinato un indotto economico in mano d'opera locale, in forniture di cibo, attrezzature tipo gru o legname, e soprattutto sembra avere favorito il prestigio di un ex boss locale, oggi proprietario di un albergo di Valona dalla cui spiaggia partono i famigerati scafi dei contrabbandieri di persone, gli scafisti. E proprio agli scafisti si devono i continui tentativi di export-import di alcune graziose ragazze kosovare, almeno una delle quali, durante la nostra permanenza laggiù, è stata venduta dai genitori e portata fuori dal campo da un'auto del la polizia locale. Così vanno le cose nella ridente Valona, perla dei traffici dell'Albania meridionale. Ma questa benedetta Albania, com'è? Che impressione ci ha lasciato? Decisamente esilarante, vedete un po' voi nella descrizione che segue. L'ALBANIA VISTA DA VICINO Il sinonimo che la CNN usa per indicare l'Albania è talvolta "il paese più povero d'Europa". E' perfetto. Descrizione di Albania, tramite le città di una certa dimensione viste o attraversate, Durazzo, Lushnje, Fier e Valona: avete presente un quartiere fatiscente di Napoli o Palermo? Bene, toglieteci il 75 per cento delle persone, aggiungete molta polvere, togliete le insegne pubblicitarie, levate ogni auto che non sia una Mercedes o una Bmw di grosso calibro, aggiungete dei carretti a cavalli, pepate con una bella spruzzata di ragazzini pestiferi a gruppetti che vi gridano attraverso i finestrini "taliano dai ciokolata", e avrete già una prima idea. Idea vaga, perché, al colore delle case, scatoloni stile bahuaus dei poveri da edilizia popolare socialista, di colore bianco sporco o gialliccio spento, con infissi pericolanti, assenti o improbabili più panni stesi multicolori, vanno aggiunte le macchie circolari bianche delle parabole Tv, programmi preferiti la Rai, tutti e tre i canali, e canale 5, rimandate da Tva, tele di Stato altrimenti di una noia letale, o viste in diretta via sat, più CNN e tele Dubai, motivo per cui gli albanesi dai 50 in già parlano italiano e inglese, l'arabo non so, ma tele Dubai fa delle telenovelas egiziane in bianco e nero degli anni 60 che forse piacciono. Idea ancora vaga perché guardando a terra mentre guidate, come è capitato a me, l'asfalto vi sorride come uno sdentato, grazie a larghe buche o salti, di varia tipologia: buca semplice larga e poco profonda, buca secca profonda e a bordi taglienti, nemica mortale delle gomme e foriera di forature, poi buca riempita curiosamente con grosso ciottolo, specialità di Fier, o dosso dovuto a tubo di scarico in cemento, o tubo in cemento per condotta elettrica, comunque diametro stimato da 30 a 60 centimetri, fuori terra minimo dieci. Queste caratteristiche dell'asfalto vi spiegano perché un ilare funzionario albanese della petrolifera Api mi ha spiegato "in Albània no problemi motore, auto albanesi sempre ammortizzatori rotti, e rotte di gomme". Nel paesaggio urbano di Albània, troviamo poi insediamenti produttivi abbandonati, agli incroci grappoli di bunkers, assenza di tombini, caratteristica di Valona, boutiques scintillanti, vetro acciaio ceramica e neon, che fanno contrasto con le case che si sfaldano in polvere, questo soprattutto a Fier, da dove secondo la Questura di Torino proviene la maggioranza relativa dei papponi, contrabbandieri, narcotrafficanti e trafficanti in genere della nostra città: tipico frutto locale delle rimesse degli emigranti, altrove fanno invece lindi bar o ristoranti. La campagna, oltre alle buche, a un numero così elevato (migliaia? decine, centinaia di migliaia? milioni?) da essere sconcertante d i bunkers emisferici di cemento disposti non tanto spesso a caso, talvolta sì, presenta nella migliore delle ipotesi un paesaggio tipo pianura alessandrina digradante verso il pavese leggermente ondulata, sempre pochi gli alberi, tranne pinetine negli scollinamenti verso Valona, campagna verdolina però incolta. E poi pecore, discariche spontanee, fiumi lerci e senza argini, cani randagi, distributori di benzina uno su dieci nuovo di zecca, gli altri schifi e rugginosi, un numero di lavaggi auto impressionante, maialoni razza nera balcanica allo stato brado, traffico da incubo con guidatori di auto e Tir che chiamare indisciplinati è poco, monnezza continua e case disposte a caso, tipo mancanza piano regolatore, con quell'aria non finita che fa tanto baraccopoli. Un po' di campi coltivati si trovano verso Valona, e ci lavorano principalmente, e a mano, poche donne, mentre fuori Durazzo troneggia il mercato delle auto rubate, tutte grosse cilindrate ancora con le targhe italiane, svizzere, tedesche, olandesi e via andare. I monumenti stile realismo socialista del regime comunist-maoist-stalinist di Enver Hoxha ci sono, ma hanno poco a che vedere con la situazione attuale di Albània, dove il presidente della repubblica non conta un piffero e il primo ministro è poco più del sindaco di Tirana, mentre a Durazzo comanda la più potente mafia del nord, contrabbandi di ogni genere, collegata con quella ora in difficoltà del Kosovo, e a Valona comanda la mafia del sud, più ruspante e ancora in fase scafisti e sfruttatori della prostituzione: per questo nei dintorni di Valona c'è ancora gente che coltiva i campi, la mafia laggiù dà meno lavoro. Il diverso peso della mafia nord su quella sud ha una conseguenza diretta sulla missione Arcobaleno per gli aiuti ai profughi kosovari: per il Dipartimento della Protezione civile italiano e per quelli degli altri paesi europei, per l'Osce, la Croce rossa e l'Onu, per le marine militari della Nato, di fatto è obbligatorio l'uso del porto di Durazzo per fare arrivare aiuti, volontari e rifornimenti civili e militari, e a più o meno ventimila lire di tassa informale di sbarco e imbarco per ogni mezzo, più o meno, oltre alle tariffe portuali in vigore come in ogni altro porto dei sette mari, è un signor affare. A tre camion di aiuti inglesi arrivati a Durazzo tre giorni e mezzo prima della colonna piemontese, era il 26 aprile, i cui autisti non volevano sganciare la ventimila o la dieci dollari a cranio in più, non è stato permesso di uscire dal porto sino all'esborso, avvenuto contestualmente a quello italiano, 45 veicoli piemontesi e una trentina di Milano, che hanno ottenuto in circa quattro ore di dura trattativa uno sconto del cinquanta per cento: dove le due rive dell'Adriatico si toccano e si incontrano... |
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