CULTURA

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settembre/ottobre 1999





 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


SIPRA
LA PUBBLICITA' IN SCATOLA
Forse non tutti sanno dell'esistenza dei cosiddetti musei delle aziende. Il Museo Martini di Storia dell'Enologia, il Museo dell'Olivo Carli, la collezione Frette, il Museo Enel ne sono solo alcuni esempi. Rappresentano una miniera di informazioni per quanti si interessano alla storia della nostra industria o che si occupano di design, pubblicità e comunicazione ad esempio, o ancora per chi opera nel settore dei beni culturali o del turismo "intelligente".
 di Francesca Modica
Tutti sanno bene invece che l'accoppiata cultura-investimenti stenta a convivere e in molti casi questo malessere rischia di fare danni incalcolabili. Un esempio per tutti, quello del Centro di Documentazione Sipra di Torino, ovvero la più grande collezione sulla pubblicità esistente in Italia.
La Sipra, azienda leader del mercato pubblicitario, nacque nel 1926 a Milano ma fu poi acquisita dalla Sip e (evento eccezionale data la migrazione in senso contrario di fenomeni come moda, cinema e televisione) la sede venne trasferita a Torino. Dopo la guerra il capitale venne ripartito tra Iri e Rai. Da allora in avanti l'attività della Sipra, iniziata con gli annunci radiofonici, si estenderà alla pubblicità cinematografica e tabellare e, dal 1957, a quella televisiva con la storica trasmissione "Carosello". Nel 1973 avviene il passaggio in toto della società alla Rai che, dal 1995, ne ospita il prestigioso archivio al quarto piano del Centro di Produzione di Via Verdi. Tutto sembra procedere positivamente. Anche la posizione centrale appare strategica per la sua vicinanza con l'Università e il rinnovato Museo del Cinema, sotto la guglia della Mole. Tra studenti, esperti, docenti e ricercatori, più di mille persone all'anno si rivolgono al Centro per realizzare tesi, ricerche, pubblicazioni e allestimenti di mostre.
Ma da circa un anno chiunque cerchi di accedere all'archivio riceve puntualmente un cortese quanto imbarazzato diniego. Difficile insistere. In effetti il Centro è totalmente in disarmo: porte sigillate e tutto il prezioso materiale di documentazione raccolto religiosamente in centinaia di scatoloni. Responsabile, almeno in parte, è l'amianto di cui sono state trovate tracce nei locali della biblioteca e la cui bonifica, dopo mesi di rinvii, è stata assai faticosamente avviata. Ma amianto a parte, l'impressione generale è quella di una scarsa attenzione da parte di chi sembra inconsapevole di disporre di un'enorme ricchezza da custodire e valorizzare.
Qualche dato. Attualmente la documentazione comprende: una biblioteca di settemila volumi riguardanti il marketing, la pubblicità e le comunicazioni di massa; un'emeroteca che conta cento riviste specializzate italiane e straniere; una cineteca con diecimila spot pubblicitari per cinema e tv più l'intera collezione (unica in Europa) dei film premiati ai Festival Internazionali della pubblicità di Cannes e Venezia dal 1954 a oggi; un archivio di diecimila annunci apparsi in Italia sulla stampa quotidiana e periodica negli anni 1850-1950. Per non parlare delle importanti collezioni donate alla Sipra, tra cui spicca l'archivio di documenti pubblicitari raccolti in oltre cinquant'anni da Dino Villani, uno dei padri della pubblicità, l'uomo del panettone Motta, nonché inventore del concorso "Cinquemila lire per un sorriso" che in futuro diventerà "Miss Italia".
Una simile lista di requisiti reclama, a dir poco, un progetto organico di riorganizzazione e di rilancio dell'archivio che getti le basi di ciò che è già stato battezzato Centro di Storia e Cultura sulla Pubblicità. A questo scopo risulta primaria, sempre amianto a parte, l'individuazione di una sede adeguata in ambito cittadino che agevoli la sistemazione e la consultazione del materiale il quale, a sua volta, potrebbe essere accresciuto e aggiornato senza incontrare i consueti problemi logistici.
La città inoltre si presta ottimamente a questa ricerca, essendo già lo scenario di realtà quali il Museo del Cinema, quello universale della Stampa, oltre a ospitare presso la sede Rai il patrimonio delle attrezzature tecnologiche radio-televisive. Come non considerare queste come le tappe di un percorso organico attraverso i mass media di enorme valore storico e culturale? Senza contare la vicinanza e la facilità di collegamento di Torino con i principali musei della pubblicità europei di Parigi, Londra e Francoforte. Chissà che soggetti pubblici e privati (solleticati dai risvolti economici e d'immagine che l'impresa sicuramente riserva) non pongano quanto prima i termini di una felice quanto agognata intesa.

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