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SPECIALE LAVORO | |
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| Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 05/1999 | ||
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LAVORI "IN"
LUCI E STELLE DOPO UNA GAVETTA INTERMINABILE Sono i lavori che molti, nell'immaginario collettivo, vorrebbero fare. Lavori che, una volta arrivati alla meta, danno grandi soddisfazioni, prestigio e nulla hanno a che fare con la solita vita monotona d'ufficio. Lavori senza orari, normalmente ben remunerati, per i quali si viaggia spesso, ci si trova in situazioni sempre nuove dove si viene a contatto con persone sempre diverse e molte volte, anche lavorando, ci si diverte. di Guendalina Di Marco Chi ha intrapreso la strada del cinema, del giornalismo e di tutte quelle professioni che, bene o male, rispondono ai requisiti sopra elencati, lo sa: non è tutto oro quel che luccica. Dietro il sipario di luci e stelle, si cela spesso una verità fortemente contrastante con l'apparenza o i luoghi comuni che sono andati formandosi attorno a queste professioni. Diventare giornalisti è diventato ormai il chiodo fisso di tanti ragazzi, ma non solo. Le redazioni locali, dove normalmente si comincia a fare la "gavetta" sono piene di aspiranti giornalisti. Qui si impara a scrivere di tutto: cronaca nera, bianca, politica, sport, cultura e spettacoli. Non sempre in modo apprezzabile, ma rimane comunque quello più consigliato per cominciare a farsi le ossa. Al giornalista, almeno fino a certi livelli, non è richiesto un titolo di studio universitario, ma molta esperienza, dinamismo e pazienza. Si comincia così la dura scalata al successo. Fatta di tanti gradini, più o meno tutti della stessa altezza, in attesa di sentirsi pronti al passaggio in testate, emittenti radiofoniche o televisive di maggiore importanza. Per essere certo della propria identità, per avere un merito del suo operato, il giovane giornalista si prepara ad una gavetta di circa due anni, tempo in cui dovrà scrivere almeno sessanta articoli, per presentare la domanda di iscrizione all'Ordine dei giornalisti della regione di appartenenza. Se la domanda viene accettata si diventa pubblicisti, cioè liberi professionisti, liberi appunto di poter esercitare la professione in concomitanza con qualsiasi altra. Nel frattempo, nei due anni di gavetta, si è imparato abbastanza, ma non si è guadagnato nulla. Sono poche infatti le redazioni propense a pagare gli articoli dei collaboratori in erba. Ma quando si cresce, non sono comunque rose e fiori. Dei compagni di percorso incontrati il giovane giornalista ne troverà pochi arrivati veramente in alto. Gli altri, normalmente, si barcamenano tra uffici stampa, collaborazioni in varie riviste e altri lavori che niente hanno a che fare con il giornalismo. Ma la fortuna, o gli incontri fortunati, possono sempre cambiare le sorti. La grande macchina del cinema non funziona tanto diversamente. In questo caso non c'è un'unica tipologia di lavoro, ma molteplici. I set cinematografici, pubblicitari, quelli dei videoclip o delle fiction televisive sono organizzati in casting articolati, dove al regista, scenografo, operatore, segretaria di edizione, si affiancano altre decine di ruoli, tutti importanti, spesso sconosciuti ai più. Entrare in un set non è sempre così facile, soprattutto se di prestigio. Le amicizie, in questo contesto, sono sempre molto utili, ma comunque la "gavetta", lunga e faticosa, anche in questo caso non la scampa nessuno. Fare la gavetta vuol dire, come si sarà capito, lavorare senza essere pagati. Lavorare anche quattordici ore al giorno, questi sono i ritmi "der cinema", facendo gli assistenti elettricisti, macchinisti, i runner o le addette al catering (colazione, pranzo, cena), avendo nel cuore la speranza e l'ambizione di essere, un giorno, dalla parte dei più fortunati. Individuato però il proprio ruolo (quando non si hanno già delle competenze specifiche), dopo un un paio di esperienze si comincia ad esser pagati. Spesso ci saranno problemi di budget, per cui si verrà pagati poco. Questo è il prezzo dei lavori "in". |
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