VITA SOCIALE

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settembre/ottobre 1998

 

 

VOLONTARIATO AL FEMMINILE

di Fabrizio Cellai


Obiezione di coscienza al femminile. Un anno dedicato a tempo pieno a un servizio di volontariato. È questo, in sostanza, l'Anno di volontariato sociale (Avs) promosso in tutta Italia dalla Caritas.
Una sorta di servizio civile per le ragazze? Sì, perché si tratta di un modo concreto per obiettare alle ingiustizie che sovrastano la nostra società. Infatti, le ragazze che decidono di vivere questa esperienza si trovano a dover prestare assistenza agli handicappati piuttosto che ai malati di Aids, ai tossicodipendenti o ai ragazzi a rischio.
Oggi, in Italia, sono una settantina le ragazze che stanno facendo l'anno di volontariato sociale. I gruppi più numerosi si trovano a Torino e Milano, ma ce ne sono in tutte le città italiane.
Il problema, secondo Paola Daldosso, coordinatrice nazionale della Caritas italiana, è che l'Avs rimane ancora una proposta poco conosciuta. Dal lontano 1984, anno in cui sono partite le prime volontarie a Bologna, il Parlamento non ha mai preso in esame la proposta di legge presentata per il riconoscimento dell'Avs.
Ma cosa bisogna fare per partire? È molto semplice: basta contattare gli enti che promuovono questa proposta tra i quali non c'è solo la Caritas, ma anche altre associazioni e organizzazioni non governative (vedere il box con l'elenco).
Dopodiché si sostiene un primo colloquio di conoscenza, mentre la fase successiva diventa propositiva: alle ragazze vengono offerti diversi tipi di servizio a seconda delle loro attitudini o preferenze.
Una volta scelta la destinazione, si inizia a lavorare e in cambio si riceve vitto, alloggio e un piccolo rimborso spese da dividere con le altre ragazze della comunità in cui si va a dormire la sera.
E l'esperienza comunitaria diventa un momento molto importante all'interno dell'anno di volontariato sociale. Si mangia assieme, si mettono a confronto le singole esperienze condividendo le difficoltà e le soddisfazioni incontrate. Il tutto vivendo all'insegna della sobrietà.
Ma cos'è che spinge una ragazza a interrompere per un anno gli studi o il proprio lavoro, innescando spesso le reazioni dei propri genitori che vedono nell'Avs un anno perso? Sicuramente forti motivazioni di carattere sociale. La voglia, cioè, di passare un anno della propria vita a stretto contatto con chi ha trovato nella vita motivo di sofferenza.
L'Avs si trasforma così in un'occasione straordinaria di crescita umana. Dalle parole di molte volontarie (come riporta la rivista "Volontari per lo Sviluppo" che si occupa in ogni numero di queste tematiche) si capisce che la molla scatta quando, a un certo punto della vita, si sente il bisogno di fermarsi e di guardarsi indietro.
Spesso ci si accorge che manca qualcosa. Manca la dimensione più umanitaria della vita e ci si chiede se "fare del bene" sia soltanto un'idea romantica che teniamo chiusa dentro di noi oppure possa diventare qualcosa di concreto.
L'anno di volontariato sociale può diventare anche un'occasione di crescita professionale. Molte ragazze, infatti, finita l'esperienza decidono di continuare a dedicarsi ad attività simili anche nell'immediato futuro.
Trovare lavoro nel sociale non diventa un meccanismo automatico, ma è pur sempre vero che l'anno di volontariato sociale costituisce una voce apprezzata del curriculum per chi si affaccia su questa fetta in continua crescita del mercato del lavoro.
Soprattutto potrebbe essere il primo passo di un percorso di specializzazione che al giorno d'oggi è richiesta in tutte le professioni, anche in quelle del terzo settore.
In molti casi si tratta, per queste ragazze, di riorientare le proprie scelte che prima stavano portando verso carriere di avvocato, ingegneri o impiegati.
Molte volontarie sono diventate assistenti sociali, altre educatrici, altre ancora hanno trovato impiego nelle cooperative sociali o nelle organizzazioni non governative di cooperazione internazionale che portano avanti progetti di sviluppo nei Paesi del Sud del mondo.
Insomma, invece che 300 giorni all'alba come per i militari di leva, si tratta di 12 mesi a un nuovo mondo: il mondo del no-profit.
In ogni caso, un'esperienza formativa indimenticabile.
Libro sull'anno di volontariato sociale a cura dell'Agesci, Ed. Nuova Fiordaliso, L.12.000

DOVE RIVOLGERSI PER PARTIRE

AGESCI (Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani), sede nazionale piazza Pasquale Paoli, Roma, tel. 06/68.16.61 (anche informazioni sui gruppi regionali). Tipi di servizi proposti: animazione bambini e ragazzi, doposcuola, possibilità di trascorrere un periodo all'estero (Albania). Sistemazione: in piccole comunità presso i centri operativi.

CARITAS ITALIANA, sede nazionale viale Baldelli 41, Roma, tel. 06/54.19.22.19 (Paola Daldosso). Tipi di servizi proposti da svolgere presso gli enti convenzionati: assistenza handicappati, tossicodipendenti, malati di Aids, animazione ragazzi a rischio, ecc. Sistemazione: nelle piccole comunità composte dalle ragazze che fanno l'anno di volontariato sociale.

GIOC (Gioventù Operaia Cristiana), sede nazionale via Aquila 6, Torino, tel. 011/54.18.06 (Maria o Sara). Tipi di servizi proposti: animazione gruppi giovanili, orientamento al lavoro, segreteria organizzativa di corsi di formazione. Sistemazione: a casa propria.

CISV (Comunità Impegno Servizio Volontariato), sede in corso Chieri 121/6, Torino, tel. 011/899.38.23 (Silvia Pochettino). Tipi di servizi proposti: animazione alla mondialità nelle scuole e nei gruppi giovanili, sensibilizzazione sui problemi del Terzo mondo, possibilità di periodi all'estero. Sistemazione nelle tre comunità stabili dell'associazione (due a Torino e una ad Albiano d'Ivrea) insieme con famiglie, singoli e obiettori di coscienza.

VIDES INTERNAZIONALE (Salesiani), sede nazionale via San Saba 14, Roma, tel. 06/57.500.48 (Maria Grazia Caputo). Tipi di servizi proposti: attività educative con i bambini e ragazzi a rischio, doposcuola, animazione negli oratori, possibilità di periodi all'estero. Sistemazione: nelle comunità religiose, ma con spazi di totale autonomia


PARTIRE PER L'EUROPA
Grazie al finanziamento dell'Unione Europea, nel 1997 è stato lanciato "l'anno di volontariato europeo"; riservato alle ragazze e ai ragazzi dai 18 ai 25 anni. L'iniziativa permette di svolgere servizio presso un'associazione di un diverso paese europeo ed è anche un'ottima occasione per imparare una lingua. Ragazzi e ragazze partono su progetti presentati dalle associazioni di volontariato, approvati e finanziati dall'Unione Europea. Si riceve vitto, alloggio e un rimborso spese.
Per informazioni: Dipartimento Affari Sociali Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ufficio III, via Veneto 56. Tel. 06/85300463; fax 06/8418036; e-mail
E.V.S.@agora.stm.it. http://www.ctr.it./evs.
Non è detto che per il 1999 il finanziamento da parte dell'Unione Europea venga reiterato.

SOMMARIO DI QUESTO NUMERO




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