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VINCERE
AD OCCHI CHIUSI
di Fabrizio Cellai
"Quel goal l'avrei segnato anch'io a occhi chiusi"
grida deluso il tifoso di fronte all'erroraccio del centravanti
della propria squadra del cuore.
Ma c'è chi segna veramente a occhi chiusi. Sono i giocatori
di calcio non vedenti. Si chiama "torball" e negli
ultimi anni ha avuto una notevole diffusione tanto da aver consentito
la costituzione di numerose società sportive e l'organizzazione
di diversi tornei.
Il torball ha come stadio una palestra e viene usata una palla
sonorizzata tramite alcuni campanelli inseriti all'interno del
pallone che permettono ai giocatori di individuarne gli spostamenti.
Si gioca tre contro tre per due tempi da cinque minuti ciascuno
su un campo lungo sedici metri per sette di larghezza, restando
in piedi oppure inginocchiandosi. A metà campo sono poste
delle cordicelle con all'estremità dei campanelli per
favorire l'orientamento dei giocatori.
Il regolamento del torball prevede, alternativamente, un tiro
per ciascuna squadra con il pallone sonoro che deve strisciare
lungo il pavimento.
Ma gli sport praticati dai non vedenti non si limitano al calcio
che, in un Paese di pallonari, resta il più praticato.
Atletica, nuoto, canottaggio, vela sci di discesa e fondo, ciclismo,
judo ed equitazione sono le altre attività organizzate
a livello agonistico dalla Federazione Italiana Ciechi Sportivi
e dai circoli sportivi delle varie associazioni che si occupano
di questa categoria di persone.
Sapete quanto tempo ha impiegato Carlo Durante, primatista italiano
non vedente nella maratona? 2 ore 43 minuti e 29 secondi per
percorrere i 42 chilometri della corsa.
Se lo si vede correre non si può non notare il suo stile
perfetto, la falcata leggera del campione veneto mentre stringe
il cordino che lo lega all'atleta che gli corre accanto.
Già perché in molte discipline sportive gli atleti
ciechi o ipovedenti hanno bisogno di qualcuno che li segua; e
il trovare veri amici che ogni giorno siano disposti a correre
e a fare da guida costituisce il maggior problema.
Minori difficoltà, da questo punto di vista, si trovano
in piscina. Qui non è necessario l'intervento di persone
vedenti per l'orientamento in acqua, dal momento che sono le
boe galleggianti che delimitano le corsie a fornire elementi
direzionali al nuotatore cieco.
Nel nuoto, quindi, i regolamenti non subiscono variazioni di
rilievo e i non vedenti gareggiano in tutti gli stili previsti
a livello agonistico, dallo stile libero, ai 50 e 100 metri rana,
dorso e delfino, dalla 4 per 50 metri individuale mista alla
400 metri rana.
Sempre più frequenti sono i ciechi che si avvicinano ad
altre attività sportive agonistiche come il salto in lungo
o il salto in alto, con richiami sonori, rispettivamente, sulle
linee di battuta prima del salto o all'altezza dell'asticella.
Ma anche il lancio del peso, del disco e del giavellotto e lo
sci alpino hanno i loro campioni che si fronteggiano a livello
mondiale durante le Paraolimpiadi.
Nelle specialità sciistiche vengono usate cuffie radioriceventi
mediante le quali si comunica al non vedente il percorso da effettuare.
Certo sciare a occhi chiusi non è facile e richiede un'ottima
motricità generale negli atleti e un'altrettanta buona
capacità di orientamento spaziale insieme con una spiccata
prontezza di riflessi che permetta di vincere il timore della
velocità e quello di lanciarsi nel vuoto.
Lo sport assume un ruolo importantissimo nella vita dei non vedenti
soprattutto in funzione del suo aspetto aggregante basato sul
rapporto interpersonale, sulla cooperazione e la suddivisione
dei compiti fra i membri del gruppo-squadra. Senza dimenticare
i benefici sulla struttura psicomotoria degli atleti.
Lo sport diventa dunque uno strumento fondamentale per l'ingresso
a pieno titolo dei non vedenti nel mondo di tutti. |