VITA SOCIALE

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settembre/ottobre 1998

 

 


LE MANI COME GLI OCCHI

di Claudia Tomatis


I ciechi vedono, nel senso che sentono. È questo il concetto da cui bisogna partire per capire la vita dei non vedenti.
Stampare le indicazioni sui prodotti in vendita in carattere "times", in nero su fondo bianco, a grandezza 12: è previsto, tra altri provvedimenti, dalla proposta di legge sulla chiarezza delle informazioni, presentata il dicembre scorso. Lo scopo è facilitare la lettura delle etichette e dei fogli di istruzione soprattutto agli anziani. Questa ed altre iniziative sembrano indicare un'attenzione nuova verso problematiche dimenticate.
Una ditta alimentare di prodotti venduti anche per corrispondenza ha realizzato delle etichette e del materiale informativo particolari. La stampa viene eseguita contemporaneamente in Braille e nei consueti caratteri in nero su bianco, per permettere la lettura sia ai non vedenti che ai vedenti e per migliorare le opportunità degli ipovedenti di accedere autonomamente ai prodotti. Del resto, il mantenere l'indipendenza nella scelta e nella preparazione del cibo sarebbe fondamentale per evitare la perdita di contatto con il mondo esterno. Ma certamente non si tratta che di soluzioni parziali: potrebbe essere un'idea valida per gli ipovedenti, ma per i non vedenti la difficoltà maggiore continuerà a essere orientarsi in un grande supermercato, dove la disposizione dei prodotti viene variata di frequente e il rischio di buttare giù i prodotti dagli scaffali, spostandosi o cercando di sceglierli, è notevole.
Un altro passo avanti è stato fatto con il decreto ministeriale dell'ottobre 1997, entrato in vigore dal 1° gennaio 1998, che prevede la stampa anche in Braille del nome dei farmaci sulle confezioni. Novità anche per le bollette: può essere fatta richiesta all'Enel per riceverle leggibili anche in Braille. Nulla, invece, per facilitare l'indipendenza nella gestione del denaro personale: bancomat ed estratti conto continuano a richiedere la presenza di una persona di fiducia accanto al non vedente.
Il tempo libero non offre molte opportunità in più. I testi di lettura in Braille possono essere richiesti in prestito alla biblioteca civica di via della Cittadella n. 5, tel. 011.442.98.12, oppure alla biblioteca del centro regionale di documentazione non vedenti di via Nizza n. 151, tel. 011.663.30.76, che offre anche la possibilità di ricevere i testi in prestito mediante posta in tutto il Piemonte. Ma la lettura Braille risulta faticosa, soprattutto se già necessaria per lo studio. Per questo buona parte del tempo libero trascorso in casa viene impegnato da molti nell'ascolto musicale e talvolta nello studio di uno strumento musicale o del canto.
Per le visite ai musei l'organizzazione manca, tranne che per pochi esempi. Il museo egizio è dotato di una guida trascritta in Braille e ha predisposto alcune sezioni in modo da permettere di toccare parte dei pezzi; così per quanto riguarda gli allestimenti al museo di scienze naturali. Anche per la recente esposizione torinese della Sindone è stata prodotta una guida in Braille. Per quanto riguarda il cinema i non vedenti hanno la necessità di un accompagnatore che descriva loro le immagini, dal momento che in Italia non sono presenti delle sale per non vedenti, nelle quali sia predisposto il commento, come vi sono invece in altri Paesi.
Per i non vedenti sono, infine, stati predisposti alcuni percorsi protetti, dotati di cartelli descrittivi in Braille: si tratta del borgo medievale al Valentino, oppure di itinerari montani, come quelli al parco di Ceresole e a Rocchetta Tanaro.

D'altra parte, le difficoltà di inserimento sociale e ambientale esistono anche per gli ipovedenti, ma sono necessarie alcune distinzioni. Secondo la legge italiana vengono definite cieche le persone prive di vista e coloro che possiedono un residuo visivo non superiore a un decimo, con eventuale correzione. Gli ipovedenti sono individui che vedono troppo poco per condurre una vita normale, ma abbastanza da non doverla organizzare come i non vedenti. Con problemi differenti, a seconda del grado di insufficienza visiva, hanno caratteristiche strettamente individuali.
Il crollo psicologico di chi si rende conto di perdere gradualmente la vista e dunque di non poter più vivere come in precedenza non ha riscontro nelle persone con minorazioni visive dalla nascita, prive del termine di paragone. In caso di perdita progressiva della vista è fondamentale che l'interessato riceva delle informazioni precise da specialisti. Senza dubbio, accanto alle possibilità tecniche, è importante la crescita culturale e sociale dell'ambiente circostante a partire da una maggiore attenzione ai particolari di ogni giorno. Alcuni esempi possono sembrare quasi banali: segnalare meglio gli attraversamenti pedonali, ingrandire il numero che contraddistingue gli autobus e porlo vicino alla porta di entrata, mettere i numeri civici ad altezza d'uomo. Non si tratta che di semplici accorgimenti, che porterebbero nella vita degli ipovedenti dei vantaggi importanti quanto l'appoggio degli strumenti ottici ed elettronici.

DISEGNO E CREATIVITÀ
La vista e il tatto sembrano essere strettamente legati. Infatti spesso i vedenti e i non vedenti hanno in comune un'analoga stenografia figurativa. La realizzazione dei disegni da parte dei non vedenti avviene mediante dei materiali che permettono di creare delle linee in rilievo. Entrambi usano delle linee per definire i profili delle superfici; il senso della prospettiva risulta lo stesso e la profondità viene normalmente resa attraverso linee convergenti, così come il movimento viene descritto da linee allungate o irregolari o irregolari. Anche le figure simboliche come un cuore o una stella vengono utilizzate dai non vedenti per esprimere i concetti astratti.
Ma non tutti i ciechi leggono con la stessa abilità questi disegni: i ciechi tardivi sono più facilitati rispetto ai ciechi dalla nascita o dall'infanzia, ma anche rispetto ai vedenti. La spiegazione è nella maggiore abitudine ai disegni, se paragonata a quella dei ciechi precoci e nell'elevato sviluppo delle abilità tattili, che i non vedenti acquisiscono.
Dunque, anche se in genere si pensa alla vista come al sistema percettivo attraverso cui le forme e le superfici vengono interpretate dalla mente, le stesse informazioni possono passare in gran parte attraverso il tatto. E non è sorprendente, visto che quando si vede qualcosa, si sa approssimativamente come sembrerà al tatto e viceversa.
Si aggiunga che il sistema visivo, come quello tattile, non legge due contorni di una linea come un singolo contorno. Infatti, se la linea è sufficientemente spessa pare mostrare due profili della stessa figura: la percezione è condizionata dalla distanza dei due lati o contorni della linea. Ugualmente, l'ipotesi che le linee sostituiscano qualsiasi confine percepibile, inclusi quelli non tangibili, come le ombre, fallisce. Un'immagine in bianco e nero a contrasti netti, creata con macchie di bianco e di nero, non necessariamente risulta una figura riconoscibile se vengono tracciati soltanto i contorni delle zone nere e bianche, senza lo riempimento dei neri. Si tratta di un'altra conferma del fatto che il sistema visivo e quello tattile, non leggono i due contorni di una linea come un singolo contorno. La regione cerebrale che interpreta i contorni presentati da stimoli sensoriali provenienti dall'ambiente è quindi un sistema generale di percezione delle superfici. Non discrimina solo su basi visive, come la luminosità e il colore: assume i due contorni di una linea come indicatori della posizione di un unico spigolo di qualche superficie. Come i vedenti trattano i contorni di luminosità, così i ciechi trattano i bordi di pressione: è evidente che la capacità di interpretare i bordi delle superfici funzioni anche quando non riceve segnali visivi.
Molti gruppi stanno operando in questo senso: Art Education for the Blind, un'organizzazione che collabora con lo Whitney Museum of American Art e il Museum of Modern Art di New York ha preparato delle versioni in rilievo di quadri di Henri Matisse e di prodotti dell'arte rupestre.


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