|
 |
LE MANI
COME GLI OCCHI
di Claudia Tomatis I ciechi vedono, nel senso che sentono. È questo
il concetto da cui bisogna partire per capire la vita dei non
vedenti.
Stampare le indicazioni sui prodotti in vendita in carattere
"times", in nero su fondo bianco, a grandezza 12: è
previsto, tra altri provvedimenti, dalla proposta di legge sulla
chiarezza delle informazioni, presentata il dicembre scorso.
Lo scopo è facilitare la lettura delle etichette e dei
fogli di istruzione soprattutto agli anziani. Questa ed altre
iniziative sembrano indicare un'attenzione nuova verso problematiche
dimenticate.
Una ditta alimentare di prodotti venduti anche per corrispondenza
ha realizzato delle etichette e del materiale informativo particolari.
La stampa viene eseguita contemporaneamente in Braille e nei
consueti caratteri in nero su bianco, per permettere la lettura
sia ai non vedenti che ai vedenti e per migliorare le opportunità
degli ipovedenti di accedere autonomamente ai prodotti. Del resto,
il mantenere l'indipendenza nella scelta e nella preparazione
del cibo sarebbe fondamentale per evitare la perdita di contatto
con il mondo esterno. Ma certamente non si tratta che di soluzioni
parziali: potrebbe essere un'idea valida per gli ipovedenti,
ma per i non vedenti la difficoltà maggiore continuerà
a essere orientarsi in un grande supermercato, dove la disposizione
dei prodotti viene variata di frequente e il rischio di buttare
giù i prodotti dagli scaffali, spostandosi o cercando
di sceglierli, è notevole.
Un altro passo avanti è stato fatto con il decreto ministeriale
dell'ottobre 1997, entrato in vigore dal 1° gennaio 1998,
che prevede la stampa anche in Braille del nome dei farmaci sulle
confezioni. Novità anche per le bollette: può essere
fatta richiesta all'Enel per riceverle leggibili anche in Braille.
Nulla, invece, per facilitare l'indipendenza nella gestione del
denaro personale: bancomat ed estratti conto continuano a richiedere
la presenza di una persona di fiducia accanto al non vedente.
Il tempo libero non offre molte opportunità in più.
I testi di lettura in Braille possono essere richiesti in prestito
alla biblioteca civica di via della Cittadella n. 5, tel. 011.442.98.12,
oppure alla biblioteca del centro regionale di documentazione
non vedenti di via Nizza n. 151, tel. 011.663.30.76, che offre
anche la possibilità di ricevere i testi in prestito mediante
posta in tutto il Piemonte. Ma la lettura Braille risulta faticosa,
soprattutto se già necessaria per lo studio. Per questo
buona parte del tempo libero trascorso in casa viene impegnato
da molti nell'ascolto musicale e talvolta nello studio di uno
strumento musicale o del canto.
Per le visite ai musei l'organizzazione manca, tranne che per
pochi esempi. Il museo egizio è dotato di una guida trascritta
in Braille e ha predisposto alcune sezioni in modo da permettere
di toccare parte dei pezzi; così per quanto riguarda gli
allestimenti al museo di scienze naturali. Anche per la recente
esposizione torinese della Sindone è stata prodotta una
guida in Braille. Per quanto riguarda il cinema i non vedenti
hanno la necessità di un accompagnatore che descriva loro
le immagini, dal momento che in Italia non sono presenti delle
sale per non vedenti, nelle quali sia predisposto il commento,
come vi sono invece in altri Paesi.
Per i non vedenti sono, infine, stati predisposti alcuni percorsi
protetti, dotati di cartelli descrittivi in Braille: si tratta
del borgo medievale al Valentino, oppure di itinerari montani,
come quelli al parco di Ceresole e a Rocchetta Tanaro.
D'altra parte, le difficoltà
di inserimento sociale e ambientale esistono anche per gli ipovedenti,
ma sono necessarie alcune distinzioni. Secondo la legge italiana
vengono definite cieche le persone prive di vista e coloro che
possiedono un residuo visivo non superiore a un decimo, con eventuale
correzione. Gli ipovedenti sono individui che vedono troppo poco
per condurre una vita normale, ma abbastanza da non doverla organizzare
come i non vedenti. Con problemi differenti, a seconda del grado
di insufficienza visiva, hanno caratteristiche strettamente individuali.
Il crollo psicologico di chi si rende conto di perdere gradualmente
la vista e dunque di non poter più vivere come in precedenza
non ha riscontro nelle persone con minorazioni visive dalla nascita,
prive del termine di paragone. In caso di perdita progressiva
della vista è fondamentale che l'interessato riceva delle
informazioni precise da specialisti. Senza dubbio, accanto alle
possibilità tecniche, è importante la crescita
culturale e sociale dell'ambiente circostante a partire da una
maggiore attenzione ai particolari di ogni giorno. Alcuni esempi
possono sembrare quasi banali: segnalare meglio gli attraversamenti
pedonali, ingrandire il numero che contraddistingue gli autobus
e porlo vicino alla porta di entrata, mettere i numeri civici
ad altezza d'uomo. Non si tratta che di semplici accorgimenti,
che porterebbero nella vita degli ipovedenti dei vantaggi importanti
quanto l'appoggio degli strumenti ottici ed elettronici.
DISEGNO
E CREATIVITÀ
La vista e il tatto sembrano essere strettamente legati. Infatti
spesso i vedenti e i non vedenti hanno in comune un'analoga stenografia
figurativa. La realizzazione dei disegni da parte dei non vedenti
avviene mediante dei materiali che permettono di creare delle
linee in rilievo. Entrambi usano delle linee per definire i profili
delle superfici; il senso della prospettiva risulta lo stesso
e la profondità viene normalmente resa attraverso linee
convergenti, così come il movimento viene descritto da
linee allungate o irregolari o irregolari. Anche le figure simboliche
come un cuore o una stella vengono utilizzate dai non vedenti
per esprimere i concetti astratti.
Ma non tutti i ciechi leggono con la stessa abilità questi
disegni: i ciechi tardivi sono più facilitati rispetto
ai ciechi dalla nascita o dall'infanzia, ma anche rispetto ai
vedenti. La spiegazione è nella maggiore abitudine ai
disegni, se paragonata a quella dei ciechi precoci e nell'elevato
sviluppo delle abilità tattili, che i non vedenti acquisiscono.
Dunque, anche se in genere si pensa alla vista come al sistema
percettivo attraverso cui le forme e le superfici vengono interpretate
dalla mente, le stesse informazioni possono passare in gran parte
attraverso il tatto. E non è sorprendente, visto che quando
si vede qualcosa, si sa approssimativamente come sembrerà
al tatto e viceversa.
Si aggiunga che il sistema visivo, come quello tattile, non legge
due contorni di una linea come un singolo contorno. Infatti,
se la linea è sufficientemente spessa pare mostrare due
profili della stessa figura: la percezione è condizionata
dalla distanza dei due lati o contorni della linea. Ugualmente,
l'ipotesi che le linee sostituiscano qualsiasi confine percepibile,
inclusi quelli non tangibili, come le ombre, fallisce. Un'immagine
in bianco e nero a contrasti netti, creata con macchie di bianco
e di nero, non necessariamente risulta una figura riconoscibile
se vengono tracciati soltanto i contorni delle zone nere e bianche,
senza lo riempimento dei neri. Si tratta di un'altra conferma
del fatto che il sistema visivo e quello tattile, non leggono
i due contorni di una linea come un singolo contorno. La regione
cerebrale che interpreta i contorni presentati da stimoli sensoriali
provenienti dall'ambiente è quindi un sistema generale
di percezione delle superfici. Non discrimina solo su basi visive,
come la luminosità e il colore: assume i due contorni
di una linea come indicatori della posizione di un unico spigolo
di qualche superficie. Come i vedenti trattano i contorni di
luminosità, così i ciechi trattano i bordi di pressione:
è evidente che la capacità di interpretare i bordi
delle superfici funzioni anche quando non riceve segnali visivi.
Molti gruppi stanno operando in questo senso: Art Education for
the Blind, un'organizzazione che collabora con lo Whitney Museum
of American Art e il Museum of Modern Art di New York ha preparato
delle versioni in rilievo di quadri di Henri Matisse e di prodotti
dell'arte rupestre. |