VITA SOCIALE

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settembre/ottobre 1998





 

UN MONDO A QUATTRO SENSI

di Fabrizio Cellai


I ciechi vedono, nel senso che sentono. È questo il concetto da cui bisogna partire per capire la vita dei non vedenti.
Vivere al buio continua a non essere facile, neppure alle soglie del duemila quando le nostre città stanno cercando di diventare città di tutti, vedenti e non, per conquistare quella misura umana che i centri urbani tendono facilmente a dimenticare quando si tratta di progettare le città del futuro.
Vivere senza vedere, ancora oggi, significa tante cose: intanto paura e insicurezza, ma anche disorientamento e angoscia nel muoversi attraverso gli spazi quotidiani.
Tuttavia la cecità non è la fine di tutto perché la vista non è l'unico patrimonio dell'uomo. "Il problema - sostiene Anna Lodi del centro regionale di documentazione non vedenti di Torino - è l'indifferenza con la quale abbiamo costruito un mondo su misura solo per chi vede".
Non si tratta solo della mancanza dei semafori acustici agli incroci cittadini. Si tratta anche di un problema culturale: molti ciechi continuano a trovare lavoro come centralinisti. Ma quanti sono i dirigenti? Nessuno. Eppure un non vedente, se ha le capacità, non ha bisogno di strumenti particolari per poter dirigere un'azienda.
"La cosa più importante - sottolinea Adriana Rosso, sempre del centro di documentazione torinese - sta nel costruire una relazione paritaria tra coloro che sono considerati portatori di handicap e coloro che non lo sono. E in questo non ci dev'essere compassione, ma conoscenza".
L'integrazione è diventata la parola chiave attorno alla quale ruota la vita dei ciechi che, essendo privi della vista, potenziano in modo impressionante gli altri sensi, dall'udito all'olfatto al tatto.
L'integrazione comincia dai banchi di scuola dove sono i genitori degli alunni stessi ad apprendere le risorse nascoste nei loro figli privi di vista. E allora si capisce che le possibilità sono molte.
Tuttavia la solitudine rimane sempre il problema principale quando, una volta cresciuti, si deve affrontare autonomamente la vita.
Una solitudine che deriva dal fatto che ragazzi e ragazze ciechi non hanno luoghi dove incontrarsi e soprattutto dipendono quasi totalmente dagli amici vedenti che li accompagnano nei loro spostamenti.
Già, uscire di casa. Passeggiare per le vie cittadine, prendere un gelato, ma anche andare al cinema con l'aiuto di qualcuno che racconti le immagini (in Francia esistono già da parecchi anni cinema attrezzati per questa categoria di persone). Sono esigenze che hanno tutti i non vedenti insieme con il desiderio di integrarsi in un mondo che non li respinga in quanto diversi.
E molti ce la fanno. C'è chi addirittura viaggia tranquillamente in giro per il mondo col semplice ausilio del bastone.

Le istituzioni (tra cui il Comune di Torino) stanno cercando di promuovere questo progetto di integrazione attraverso tutta una serie di iniziative che vanno dalle fermate d'autobus e semafori sonori alle scritte in braille nei luoghi pubblici.
Insomma si sta tentando di creare delle città che non si trasformino in una giungla inestricabile per chi non può vedere gli ostacoli. E, accanto a questo, far nascere una società dove, grazie al processo di integrazione, lo stereotipo del cieco che chiede l'elemosina col cane a un angolo della strada suonando il violino sia soltanto un ricordo sbiadito del passato.
"Per capire cosa voglia dire essere ciechi - conclude Adriana Rosso - bisogna staccarsi da tutti i nostri schemi e passare un po' di tempo con queste persone". Un piccolo esperimento? "Guardare" bendati in televisione l'ispettore Derrick con il commento delle immagini che radio Rai trasmette simultaneamente. Le sensazioni saranno completamente diverse, mentre i colpi di scena del telefilm dell'ispettore tedesco saranno gli stessi, cioè nessuno. Meglio le avventure del tenente Colombo.



ENTI E ASSOCIAZIONI SUL TERRITORIO

Centro regionale documentazione non vedenti della città di Torino,
via Nizza 151 Torino,
tel. 011/6633076 fax 011/675597.

Unione italiana ciechi (UIC), sezione provinciale,
corso Vittorio Emanuele II 63 Torino,
tel. 011/535567.

Associazione nazionale privi della vista (ANPV), sede provinciale,
via Pietro Micca 17 Torino,
tel. 011/538884.

Associazione piemontese retinopatici ipovedenti (APRI),
via Generale Dalla Chiesa 20/26 Mappano di Caselle (To),
tel. 011/9969263.

Circolo dell'amicizia fra ciechi e vedenti, c/o Associazione ricreativo-culturale della Famija Turineisa,
via Po 43 Torino,
tel. 011/836543.

Associazione Monregalese amici dei ciechi,
via Diaz 9 Mondovì (Cn),
tel. 0174/551279.


SOMMARIO DI QUESTO NUMERO




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