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QUANDO IL
LAVORO ROMPE
di Giovanni Monaco Una mano troppo piccola si può anche perdere,
quando si lavora in nero e si hanno solo 14 anni. Ci si può
anche far molto male se, durante i turni dei contratti di formazione
lavoro, magari al sabato, non c'è nessun collega anziano
(e regolarmente assunto) che possa spiegarti come usare il macchinario.
E non è neppure esclusa la perdita della vita stessa,
quando ci si mette a saldare un silos pieno di gas infiammabile.
Giovani, lavoro e infortuni: un trinomio che pare indissolubile,
con un dato sconcertante. Sono proprio i giovani sotto i 29 anni
quelli che maggiormente rischiano l'incidente grave, la menomazione,
l'infortunio.
Inutile pensare al terziario che avanza e alle nuove professioni
cibernetiche. La maggior parte delle occupazioni che il mercato
offre sono di bassa qualifica e pericolose. Nulla a che vedere
con quanto si legge sui giornali, il lavoro sporco va sempre
fatto e sono i giovani che normalmente lo devono svolgere: l'area
più vasta di neolavoratori, come ha spiegato Aldo Bonomi
ne "Il capitalismo molecolare", è quella dei
working poor, cioè quelli occupati nel circuito della
iperflessibilità, con un reddito inferiore alle 800mila
lire al mese. Esempi? Pulizie, baby sitter, facchinaggio, pony
express, traslochi, camerieri, manutenzione. Tutto rigorosamente
in nero, senza coperture assicurative, senza formazione e con
orari e ritmi di lavoro che la contrattazione aborrirebbe.
"Secondo una nostra indagine - spiega Mario Marchio, ispettore
sicurezza lavoro all'Asl 5 - oltre il 40% degli infortuni gravi
riguarda proprio i giovani sotto i 29 anni". Un dato preoccupante,
perché molto superiore a quello dei giovani occupati in
percentale sul totale, che sono il 25%, ed anche alla percentuale
degli infortuni in generale (compresi quelli lievi, quindi) che
si attesta su un 36%, "comunque altissimo".
Tant'è: per tornare agli esempi iniziali, non si tratta
né di invenzioni giornalistiche né di casi limite.
Sono fatti accaduti tutti nella provincia di Torino, tutti recentemente
e tutti regolarmente denunciati. Come quello del ragazzino panettiere
la cui mano viene amputata. A quattordici anni le dimensioni
dell'arto sono inferiori a quelle di un adulto e così
il sistema di sicurezza che impedisce di infilarlo nell'impastatrice
è del tutto inutile. Un esempio di lavoro minorile che
non necessita viaggi transcontinentali per manifestarsi.
Ma anche i contratti di formazione
(Cfl) possono essere pericolosi. Sì, perché quale
lavoratore regolarmente assunto e contrattualizzato accetta di
lavorare al sabato? E così ci si ritrova tutti Cfl nel
giorno prefestivo a mandare avanti la baracca: poco importa se
nessuno conosce bene i macchinari. Peccato che qualcuno ci possa
lasciare due dita dentro, come è accaduto a un diciannovenne
nella cintura torinese quest'anno. Era inesperto, sarà
colpa sua? Certo lo spirito degli sgravi fiscali (per contratti
di formazione non solo lavoro) era tutt'altro.
C'è anche il "nero", comunque, a fare la sua
parte. Magari un apprendistato informale per aiutare lo zio che
deve saldare un silos in Valsusa, pieno di materiale putrescibile
e che emana gas. E allora su con il saldatore a fare fiamme e
scaldare tutta la giornata. Poi una scintilla va dove non dovrebbe
e succede il putiferio. A farne le spese e a rimetterci la vita
è il diciottenne con il saldatore che (come lo zio, del
resto) ignorava il contenuto del silos.
"La casistica potrebbe essere infinita - dice Marchio -
e le situazioni di massima si ripetono". Ma perché
sono i meno anziani i soggetti più a rischio, al di là
delle basse mansioni che si affidano loro? "I fattori di
pericolo sono tantissimi - continua - a cominciare dalla precarietà
del lavoro". Chi non è sicuro di conservare il posto
teme infatti di "mandare segnali negativi su di sé
al datore di lavoro in caso di lamentele o dubbi riguardo la
sicurezza. Emerge che la paura di non essere confermati a tempo
indeterminato genera un autoisolamento del giovane, che non chiede
e spesso non è supportato dall'azienda".
Una ricerca della Gioc (Gioventù
operaia cristiana) ha chiarito che in molte aziende non si ritengonomeritevoli
di formazione sulla sicurezza proprio le basse qualifiche, quelle
che poi vengon adibite a mansioni semplici ma pericolose e sporche.
Inevitabilmente, è anche a rischio il periodo iniziale
di ambientamento sociale, organizzativo e lavorativo. Non è
da trascurare un'eventuale ostilità da parte dei colleghi
anziani, che in caso di conferma dei Cfl, possono vedere i giovani
come pericolosi concorrenti nella carriera aziendale.
Il posto "flessibile" o "precario", che dir
si voglia, genera insicurezza e tensioni psicologiche. "Il
problema dello stress - valuta Marchio - di cui i giovani lamentano
fortemente la presenza, nonché la questione della fatica
mentale, sono stati analizzati in specifici studi dai quali emerge
l'esistenza di una stretta relazione tra stress, errore umano
e incidente".
Tornando alla ricerca della Asl 5, emerge che a fronte di un
40,5% di infortuni gravi toccati a lavoratori sotto i 29 anni,
soltanto il 12% capita a coloro che hanno superato i 50 anni.
Per incidente grave si intende un evento che comporti un'assenza
dal lavoro superiore ai 40 giorni o lesioni permanenti. Le attività
più a rischio sono le manufatturiere (75% degli infortuni
gravi, 36% degli infortuni in generale). Il terziario segue distanziatissimo
con un 15% e poi l'edilizia, sorprendentemente, con un 7,5%.
La maggior parte degli infortuni avvengono nelle aziende sopra
i 100 dipendenti (ma il dato non tiene conto del maggior numero
complessivo di addetti): sono il 35%, contro il 15% delle piccole
aziende sotto i 10 addetti.
La percezione del rischio da parte dei giovani lavoratori è
stata analizzata dalla ricerca della Gioc. "A volte sono
anche gli atteggiamenti personali di sfida - commenta Marchio
- più presenti nei giovani che negli anziani, a contribuire,
insieme alle situazioni lavorative rischiose, nel formare la
miscela pro-infortuni".
I fattori che i giovani considerano portatori di rischio sono
i ritmi elevati, la fatica fisica, lo stress psicologico, il
rumore la polvere o il calore. I fattori esterni che pesano nel
lavoro svolto sono il freddo, l'umidità, le esalazioni,
la sporcizia; l'orario, l'autonomia di decisione, i controlli
superiori, la mancanza di protezione, la chiarezza dei compiti.
Qual'è il prototipo di giovane esposto a rischio di infortuni
sul lavoro? L'identikit tracciato dalla Gioc dice che è
un maschio, occupato nell'industria, residente nel Nord-Ovest,
con un'età compresa tra i 14 e i 18 anni e che lavora
oltre le 50 ore settimanali. Un giovane su tre ha dichiarato
che nella sua azienda, nell'ultimo anno sono accaduti infortuni
e la maggioranza degli intervistati (su un campione di 1790 ragazzi)
ha detto di non conoscere la legge 626 sulla sicurezza del lavoro.
Insomma, i fattori che giocano contro i giovani sono proprio
quelli caratteristici dell'inizio dell'attività lavorativa.
A cominciare dall'elevata flessibilità o mobilità,
passando attraverso stretti rapporti con il lavoro diffuso ed
illegale, continuando con una forte dipendenza dal contesto socio-economico
e socio-sanitario locale. Senza dimenticare che il sindacato,
spesso, per i giovani e' un'entità astratta, visto che
si preoccupa soprattutto di tutelare chi il lavoro fisso ce l'ha
ed è già garantito nei suoi diritti e privilegi.
La rappresentanza dei giovani lavoratori è mal definita
e precaria: i livelli di formazione e informazione sui rischi
da lavoro, poi, sono scarsi e disomogenei. |