Speciale - CIBO

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settembre/ottobre 1998

 

SEI QUELLO CHE MANGI

di Fernanda Cinque



Sembrerebbe proprio che ciò che più ci piace, più ci arreca danno facendoci o ingrassare, o alzare il colesterolo o comparire i brufoli. Ma è vero?
Mangiar sano e con gusto si può, l’importante è avere un’alimentazione equilibrata per il raggiungimento di un buon stato di salute, nutrirsi bene infatti significa anche stare bene.
Negli anni ‘40-’50 in Italia, la maggior parte delle persone non aveva molto da mangiare e quindi l’alimentazione era povera sia in qualità che in quantità. Nel ‘60-’70, con l’arrivo del boom economico il livello nutrizionale è decisamente migliorato con un’alimentazione varia e sufficiente. Dagli anni ‘80 ad oggi, i cambiamenti nel tenore di vita, i contatti con le altre culture, il bombardamento della pubblicità, hanno portato a diete alimentari spesso sbilanciate e sovrabbondanti.
Sono da evitare in una corretta alimentazione: gli squilibri fra i componenti della dieta che accentuano i rischi di infarto, ipertensione, arteriosclerosi, diabete, e l’ipernutrizione in quanto il giusto peso deve derivare da una situazione ottimale tra fisico, metabolismo e struttura scheletrica dell’individuo.
La necessità di ingerire del cibo è essenzialmente derivata dalla stimolazione del centro della fame regolato da due nuclei nervosi localizzati nelle zone mediali dell’ipotalamo. Soddisfatto tale stimolo, si attiverà il centro di sazietà, individuabile anch’esso nell’ipotalamo ma in sedi laterali, il quale darà il comando di bloccare l’ingestione di ulteriore cibo.
Esiste perciò un’autoregolazione su base ormonale-nervosa in grado di controllare il fabbisogno calorico giornaliero, anche se può capitare che tale meccanismo fallisca e quindi si vada incontro a squilibri tra le “entrate” (cibo ingerito) e le “uscite” (dispendio energetico).
Nel nostro paese, è consuetudine consumare tre pasti al giorno di cui uno sicuramente abbondante; studi recenti affermano che si dovrebbe mangiare meno ma più di frequente.
Trascorrendo più tempo tra un pasto e l’altro infatti, l’appetito è maggiore e l’organismo è stimolato a consumare alimenti più calorici e a convertire il superfluo in riserve di grasso.
La cultura alimentare di un paese mediterraneo come l’Italia è presa come modello per stare bene in tutto il mondo.
Si basa sul consumo di alimenti principalmente di origine vegetale come pasta, pane, legumi, frutta, olio d’oliva e animali in minor quantità come latte e derivati, pesce e carni in prevalenza “bianche” (pollo e coniglio).

Nonostante le nuove mode nutrizionali come per esempio quella dei fast-food, emerge da un indagine condotta dall’associazione per la difesa e l’orientamento dei consumatori che su 1500 italiani circa che pranzano fuori casa, il 46% sceglie la pasta, il 32% un piatto unico e solo il 22% hamburger con patatine.
A testimonianza di questo gusto tradizionale, sono state introdotte in questi locali delle alternative alimentari quali insalatone miste e pasta fredda, un fast-food sempre più all’italiana dunque!
Non dimentichiamo che mangiare qualcosa di sfizioso, che ci soddisfi, spesso allenta la nostra tensione psicologica e il cattivo umore, non è sbagliato regalarsi qualche attenzione.
Volendosi accontentare, sarà più giusto scegliere una merendina, del cioccolato, un pezzo di pizza, delle patatine uno yogurt o un frutto?
Di merendine ce n’è proprio per tutti i gusti, gratificano i nostri sensi, sono garantite dal punto di vista igienico, migliorate qualitativamente in questi ultimi anni, possono essere consumate in modo accorto come spuntino, evitando magari quelle troppo farcite.
Il cioccolato, ha effetto sull’umore un po’ come tutti i dolci, in seguito all’azione di alcuni dei suoi componenti sui neurotrasmettitori cerebrali che provocano un’immediata sensazione di soddisfazione. Si consiglia a chi ha bisogno di molta energia quindi per coloro che svolgono parecchia attività fisica, altrimenti non è bene abusarne, è decisamente calorico.
Un trancio di pizza al taglio per esempio, non è un alimento consigliabile per una merenda, è troppo ricco di zuccheri e grassi i quali, solitamente sono di qualità scadente (olio di sansa, strutto, grassi semilavorati o congelati). Una “originale” pizza napoletana, con “vera” mozzarella, e buon olio d’oliva, seguita da frutta o verdura, può sostituire un pasto completo.
Le patatine fritte, vere “bombe” caloriche regalano circa 400 chilocalorie per ettogrammo, la stessa quantità di patate bollite ne fornisce mediamente 90. L’olio usato per la frittura penetrando nello spessore dell’alimento fornisce un più elevato apporto calorico nonchè sostanze tossiche che si liberano dall’acido palmitico se si tratta di olii di pessima qualità.
Lo yogurt è un eccellente fuoripasto anche se zuccherato o alla frutta; un vasetto da 125 grammi è un valido sostituto del latte e contribuisce ad arricchire la flora intestinale che contrasta eventuali microrganismi.
Vitamine, sali minerali più una discreta quantità di fibre che favoriscono i processi di ripulitura dell’intestino, è ciò che fornisce un frutto, sicuramente consigliato.


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