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MORDI E
FUGGI
di Cristiano Casassa Mont Finiti
i tempi in cui si guardava ai fast-food come all'habitat del
fenomeno dei "paninari" (in realtà chiamati
così per via del nome del primo bar frequentato dai primissimi),
i vari Mac Donalds, Burghy e Mellow sono da tempo entrati nelle
abitudini alimentari alternative di molti italiani per i quali,
in verità, nulla continua a valere più di un bel
piatto di pastasciutta. Qualcuno a Torino si è accorto
dei fast-food solo con lo sbarco in pieno centro di una nota
catena americana famosa in tutto il mondo, ma questi "templi"
del mordi e fuggi sono stati innalzati nella nostra città
da almeno 15 anni e, per buona pace dei nostrani dietologi e
dei sociologi più impegnati, sono riusciti a fare meno
proseliti del previsto: molti studi sulla penetrazione nel mercato
si sono infatti basati sui dati disponibili che, però,
sembra non abbiano tenuto conto di una particolarità fondamentale
come quella della cucina italiana.
Tra i frequentatori assidui di hamburger e patatine è
infatti difficile trovare qualcuno che non sia un ragazzo, un
turista o un "occasionale" (a meno che non si tratti
di un masochista, ma questo è un altro discorso). Stiano
tranquilli gli adoratori dell'italico slow-food: di concorrenza
a ristoranti o pizzerie, per ora, nemmeno l'ombra. E, almeno
fino a quando Torino non diverrà una città turistica,
di code sarà difficile vederne.
C'è comunque una tendenza nuova e del tutto simile all'idea
dei fast-food. Sono i bar che, negli ultimi anni, hanno scoperto
di avere una vera e propria miniera a loro portata e, tirati
fuori sedie, tavolini e tovagliette, quasi tutti oggi offrono
menù completi, dagli antipasti ai dolci, con i cosiddetti
"monopiatti", sia agli impiegati del centro sia a quelli
delle periferie. Qui sì che è stato eroso il primato
della ristorazione ufficiale, molto più che nei fast-food
e parte di questo successo è da addebitare ai ticket.
La maggior parte delle aziende del terziario e della pubblica
amministrazione infatti hanno dotato i propri dipendenti di questi
buoni pasto consumabili non solo più nelle mense, ma anche
nei bar, nei ristoranti, in gastronomia, dal verduriere e, guarda
caso, nei fast-food.
In questi locali però sarà difficile trovare abitualmente
i travet torinesi. Sono e restano punti di aggregazione per i
ragazzi più giovani che usano i locali, così come
gli spazi antistanti, per darsi appuntamento dopo la scuola o
la sera, per far "struscio" in centro. E a noi, in
attesa dei turisti, non resta che tapparci il naso. |