Speciale - CIBO

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settembre/ottobre 1998

 

 

MORDI E FUGGI

di Cristiano Casassa Mont


Finiti i tempi in cui si guardava ai fast-food come all'habitat del fenomeno dei "paninari" (in realtà chiamati così per via del nome del primo bar frequentato dai primissimi), i vari Mac Donalds, Burghy e Mellow sono da tempo entrati nelle abitudini alimentari alternative di molti italiani per i quali, in verità, nulla continua a valere più di un bel piatto di pastasciutta. Qualcuno a Torino si è accorto dei fast-food solo con lo sbarco in pieno centro di una nota catena americana famosa in tutto il mondo, ma questi "templi" del mordi e fuggi sono stati innalzati nella nostra città da almeno 15 anni e, per buona pace dei nostrani dietologi e dei sociologi più impegnati, sono riusciti a fare meno proseliti del previsto: molti studi sulla penetrazione nel mercato si sono infatti basati sui dati disponibili che, però, sembra non abbiano tenuto conto di una particolarità fondamentale come quella della cucina italiana.
Tra i frequentatori assidui di hamburger e patatine è infatti difficile trovare qualcuno che non sia un ragazzo, un turista o un "occasionale" (a meno che non si tratti di un masochista, ma questo è un altro discorso). Stiano tranquilli gli adoratori dell'italico slow-food: di concorrenza a ristoranti o pizzerie, per ora, nemmeno l'ombra. E, almeno fino a quando Torino non diverrà una città turistica, di code sarà difficile vederne.
C'è comunque una tendenza nuova e del tutto simile all'idea dei fast-food. Sono i bar che, negli ultimi anni, hanno scoperto di avere una vera e propria miniera a loro portata e, tirati fuori sedie, tavolini e tovagliette, quasi tutti oggi offrono menù completi, dagli antipasti ai dolci, con i cosiddetti "monopiatti", sia agli impiegati del centro sia a quelli delle periferie. Qui sì che è stato eroso il primato della ristorazione ufficiale, molto più che nei fast-food e parte di questo successo è da addebitare ai ticket. La maggior parte delle aziende del terziario e della pubblica amministrazione infatti hanno dotato i propri dipendenti di questi buoni pasto consumabili non solo più nelle mense, ma anche nei bar, nei ristoranti, in gastronomia, dal verduriere e, guarda caso, nei fast-food.
In questi locali però sarà difficile trovare abitualmente i travet torinesi. Sono e restano punti di aggregazione per i ragazzi più giovani che usano i locali, così come gli spazi antistanti, per darsi appuntamento dopo la scuola o la sera, per far "struscio" in centro. E a noi, in attesa dei turisti, non resta che tapparci il naso.

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