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TUTTI A
TAVOLA
di Aldo Ferrari Pozzato I piaceri della tavola sono davvero senza tempo.
Da quando abbiamo un primo rudimentale abbozzo di coscienza,
e forse più indietro ancora (vedi il feto che si succhia
il pollice o altro), al meccanismo della nutrizione si accompagna
un qualche segnale di benessere. Il che svolge una importante
funzione biologica: senza cibo non si cresce, non si hanno energie
e si muore. Il cibo ci mette poi in contatto con il mondo esterno
per la sua ricerca ed è quindi implicato anche nella socialità
delluomo (il bimbo al seno della madre).
Tutto ciò continua, in forme diverse, durante tutta la
vita.
Dal punto di vista sociale,
praticamente tutte le occasioni piacevoli sono accompagnate da
cibi e bevande, dalle feste nazionali fino alle uscite con gli
amici.
Anche nellambito della sessualità non è raro
che linvito a cena o il preparare un pasto per lamato/a
rivestano un importante significato relazionale. E può
capitare che il cibo si intrecci ancor più strettamente
allatto amoroso, sia concretamente sia simbolicamente (esistono
dei libri tipo: dimmi come mangi e ti dirò come ami).
E le metafore alimentari sono frequenti nel linguaggio damore:
ti mangerei.
Ma oltre il significato conviviale, vi è un piacere sociale
più mediato culturalmente, come essere tra quelli che
frequentano un certo tipo di cucina o di locali e che si ritrovano
immediatamente a loro agio in un determinato contesto alimentare.
Da questo punto di vista hanno lo stesso significato i fast-food,
il bar allangolo per lo spuntino o lesclusivo ristorante
macrobiotico. E il piacere del rispecchiamento nellatto
della consumazione del cibo di un proprio modo di essere e di
sentire (se stessi, il cibo, il tempo, il mondo).
Questa importanza sociale del cibo si riflette nella letteratura,
tanto che spesso viene a far parte della filosofia di vita dei
personaggi e il cibo assume un significato preciso di linguaggio,
comunicazione (e seduzione). Pensate a Montalban, alla Allende
o anche alle Memorie di un cuoco dastronave
di Mongai. O al cuoco de Il padrone della città,
per rimanere nella attualità più stretta. Ma la
letteratura dogni tempo e dogni luogo apparecchia
robuste portate in sintonia con i tempi e con la sensibilità,
dal Satyricon a Proust. E così negli altri
campi dellarte, la pittura, per esempio (quante tavole
imbandite, bevitori e nature morte a base di cibi. E lArcimboldo).
Solo la mia ignoranza pone un limite.
Ma vi è un piacere più
personale e riposto, che può essere molto raffinato ed
educato, che va dalla preparazione dei cibi, allaccostamento,
allinvenzione, alla degustazione di sapori e consistenze
e fragranze e colori. Che può portare alla riscoperta
di cucine e alimenti del tempo passato, alla perlustrazione di
cucine contemporanee, alle divagazioni più estemporanee
o più culturalmente, dieteticamente e gastronomicamente
avvertite. Tanto che la cucina può svolgere un compito
spirituale simile allalchimia dei tempi andati: un luogo
in cui materia e spirito si incontrano e si trasmutano vicendevolmente
(faccio qualcosa di concreto e su cose concrete, ma nel mio fare
è implicato fino al più alto livello di simbolizzazione.
E inoltre il prodotto della mia Opera me la mangio, azione di
solito vietatissima e per solidissime ragioni, alla maggior parte
degli alchimisti).
Il riferimento al Mistero Eucaristico o consimili, che spesso
a questo punto si fa, mi sembra un po peregrino e di bassa
lega.
E anche la tecnica è implicata nel processo, nel bene
e nel male, con sempre rinnovate possibilità di conservazione,
cottura, trasporto, importazione e sofisticazione di cibi, bevande,
vegetali e animali, fino alla manipolazione genetica (per ora).
E piacere, oltre che fatica, si può trovare anche nella
coltivazione e nellallevamento, fatte salve le limitazioni
che ognuno stabilisce nel regolare i suoi rapporti con il mondo
vivente che ci circonda.
Per finire, un tempo dedicato alla cucina, pur nella consapevolezza
del privilegio e della maggior urgenza di tante altre questioni,
può davvero essere un tempo strappato allinvecchiamento,
un antidoto al nostro quotidiano logoramento, allo stress continuo
dovuto alla sensazione fastidiosa di essere sempre come sbattuti
qua e là, senza radici e senza possibilità di fermare
la bufera infernal, che mai non resta. |