
|
|
Per
qualsiasi informazione sull'Aids rivolgetevi ai consultori della
vostra zona, oppure contattate il numero verde Aids regionale
800 856080 dal lunedì al venerdì dalle 15 alle 19
e il lunedì dalle 9 alle 13. Segnaliamo inoltre il sito
www.flashgiovani.it/...
da cui potete rivolgere domande, anche sull'Aids agli operatori
dello spazio giovani dell'Azienda USL di Bologna. Allo stesso
indirizzo Internet potrete leggere le domande e le risposte agli
altri utenti del servizio, magari utili per chiarificare anche
i vostri dubbi.
www.lila.it Sito della Lila,
Lega Italiana per la Lotta contro l'Aids
www.ministerosalute.it/...
sito del nostro ministero della salute ha tutta una sezione dedicata
all'argomento, molto interessante, scientifica, ricca di dati.
www_stopaids_ch.htm,
il sito della campagna di prevenzione dell'Ufsp e dell'Aiuto Aids
svizzero, simpatico e interattivo (c'è addirittura un videogioco
intitolato catch the sperm). Cliccando su Faq (domande frequenti)
troverete risposte su: rischio e protezione, preservativi, sintomi
della malattia, terapia e altro ancora. |
|
AIDS
CONFESSIONI DEL COLPEVOLE
si, proprio lui, l'Hiv
"Si può ben dire che, nei Paesi
industrializzati, l'infezione è 'domata'. Ma non bisogna comunque
abbassare la guardia: il serbatoio è ancora attivo, il rischio
è presente. E non vale davvero la pena di correrlo".
Mario Moroni, Commissione nazionale Aids (da un'intervista a Famiglia
cristiana del dicembre 2001).
È piombato addosso all'umanità come la piaga del nostro
secolo, provocato da un virus, l'Hiv, così forte da passare quasi
indenne, dopo più di vent'anni di ricerca, il varco del nuovo millennio.
Per essere sconfitto, doveva prima di tutto essere conosciuto. Campagne
di prevenzione e sensibilizzazione, per limitare il contagio, prima di
tutto. "Aids, se lo conosci lo eviti, se lo conosci non ti uccide"
recitava uno storico slogan datato anni 80. Era, quello, un momento in
cui l'Aids faceva più paura di adesso, perché, almeno nei
Paesi occidentali, provocava molte più morti. Quella pubblicità,
d'impatto molto forte, mostrava inquietanti figure umane circondate da
un alone colorato, che vivevano come la gente comune, in mezzo alla gente
comune. Per comunicare che anche se per molto tempo i sintomi possono
non essere visibili, la malattia è trasmessa anche dai portatori
del virus.
Neanche la tubercolosi, nel secolo scorso, aveva assunto significato e
rilevanza sociale come l'Aids. Alessandro Manzoni ci fa riflettere, attraverso
la descrizione dell'epidemia di peste a Milano - nella sua opera principale,
I promessi sposi - ci fa riflettere su come la paura possa condizionare
il comportamento delle persone, creando vere e proprie epidemie di errori
che portano a terribili esclusioni sociali. Dire che l'Aids è la
peste del nostro secolo non rende del tutto l'idea, perché l'Aids
non si trasmette con contatto per via aerea o fisico (ad esclusione di
quello sessuale), ma serve per evidenziare quei risvolti sociali della
sindrome da Hiv che, soprattutto negli anni passati, hanno portato moltissime
persone a soffrire e morire in condizioni di esclusione. Morire di peste
voleva dire morire rinchiusi in un lazzaretto, soli nella rigorosa politica
di isolamento dei malati. L'Aids ha avuto e ha in parte ancora oggi, che
è molto più facile restare sieropositivi senza che il virus
si manifesti mai, un risvolto simile. Ed è un meccanismo che nasce
solo a livello sociale, perché dal punto di vista clinico la necessità
di isolare un malato d'Aids o un sieropositivo non esiste. "Ciò
che uccide veramente le persone che sono risultate positive all'Hiv è
la paura e l'isolamento" dice Michele, un californiano a cui viene
diagnosticata la sieropositività nel 1988, ancora vivo e sano dopo
dodici anni, quando rende la sua testimonianza per Christine Maggiore,
sieropositiva dal 1992 e autrice del libro Aids, e se fosse tutto sbagliato?
Studiare l'Aids non è quindi solo capire una malattia a livello
scientifico, e trovarne l'antidoto. C'è molto di più: è
lo studio delle basi sociali in cui nasce, in cui si sviluppa, lo studio
di esclusioni, diritti umani negati, giustizia sociale.
In "esclusiva" per noi, parla lui, il virus che sembra essere
così potente da distruggere l'umanità! Un modo un po' alterativo
per parlare di AIDS, per ricordarci che il "colpevole" è
ancora tra noi, e che è lui a dover essere isolato, non le persone
che ne sono colpite. La paura deve trovare un limite, va razionalizzata
attraverso specifici gesti di prevenzione (che trovate nel box "Prevenzione,
senza pregiudizio"). Altrimenti l'Aids farà più vittime
ancora: non solo chi il virus dell'Hiv colpisce davvero, ma anche tutti
coloro che di lui e della malattia che provoca hanno un'idea infondata,
parziale, e se ne lasciano dominare.
Il messaggio è: non isoliamoci, teniamoci per mano, condividiamo
e scambiamoci gesti di affetto e di amore. Sconfiggere l'Aids, in fondo,
vuol dire rinunciare a molto meno!
HIV, mi presento
Dicono di me
dicono che chi mi conosce mi evita
e in tanti
parlano di me per questo. Oggi lo faccio io
non vi svelerò
certo il mio segreto, ma vi darò qualche informazione, qualche
indizio
Il mio nome per esteso è virus dell'immunodeficienza umana. Il
mio compito è attaccare il sistema immunitario del corpo umano
in cui mi installo, la mia missione arrivare a distruggerlo. Provoco,
attraverso queste azioni, una sindrome che si chiama Aids (sindrome
da immunodeficienza acquisita).
Ma basta parole difficili! Che cosa provoco, in pratica? L'esposizione
di un corpo umano a maggiori infezioni da virus, batteri e protozoi
(per esempio frequenti polmoniti) e tumori.
Ma questo non avviene subito. Me ne posso stare buono buono in un organismo
da uno fino a, pensate!, dieci anni (appartengo alla categoria dei Lentivirus).
È quello che gli scienziati chiamano il mio "periodo di
incubazione", durante il quale mi nascondo, non mi faccio "sgamare"
da sintomi esteriori. Finché non mi manifesto, l'unico modo per
individuarmi in un corpo umano è effettuare il test dell'Aids.
Si effettua sul sangue, andando a ricercare gli anticorpi specifici
che un corpo umano produce in mia presenza. Se il test è positivo,
nel senso che questi anticorpi specifici vengono rilevati nel sangue,
si parla di sieropositività (che compare in genere dai tre ai
sei mesi dopo il contagio).
Questa non è indice di malattia in atto, ma solo del fatto che
il contagio è avvenuto. Le fasi successive sono l'ingrossamento
dei linfonodi senza altri sintomi, e poi la fase in Aids conclamato,
con tutto ciò che questa comporta, infezioni e generale indebolimento
del fisico. La sopravvivenza media delle persone in Aids conclamato
varia dagli otto ai 24 mesi dal momento della diagnosi. Ma, tengo a
specificare, oggi capita sempre più spesso che una persona sieropositiva
possa rimanere tale molto più a lungo senza soffrire delle varie
infezioni a cui porta lo stato di Aids conclamato, e guarire seguendo
cure farmaceutiche e una buona igiene di vita.
Da dove vengo
La maggior parte degli studiosi mi ritiene originario dell'Africa centrale.
Inizialmente sarei stato presente in alcune scimmie. Poi, in seguito
a mutazioni genetiche, sarei divenuto patogeno anche per l'uomo. Le
prime manifestazioni dell'Aids sull'uomo sono state osservate ad Haiti
e, verso la fine degli anni 70, tra le comunità omosessuali californiane.
I primi casi accertati sono quelli di New York del 1979. Nel 1983 qualcuno
inizia a scovarmi: un retrovirus (cioè, quello che sono io) viene
isolato dal linfonodo di un paziente affetto da Aids. Gli ultimi studi
hanno ipotizzato inoltre che io sia entrato sotto diverse sembianze
negli Stati Uniti, (diversi ceppi dello stesso virus) già verso
il 1968.
e come posso raggiungervi
Inizialmente mi sono diffuso, negli Stati Uniti, con una velocità
incredibile. Adesso c'è più ricerca, ma soprattutto più
consapevolezza fra le persone. E in effetti, per molti anni, nei paesi
occidentali, l'epidemia è stata almeno in parte arginata.
Ma sono un virus che gioca sull'ignoranza. Perché, è vero,
solo conoscendo chi sono e come agisco, potete sconfiggermi. All'inizio
ho spiazzato tutti. Non sapendo della mia esistenza, che come ho detto
non si manifesta a volte per molti anni, le persone continuavano ad
avere rapporti sessuali non protetti e a scambiarsi siringhe infette,
laddove fossero tossicodipendenti. E ancora adesso ci sono periodi in
cui il contagio aumenta con la diminuzione della consapevolezza. Invece
capita che proprio i gruppi più a rischio siano quelli più
disciplinati nel seguire le regole di prevenzione classiche. E capitava
che fra i gay (un gruppo ad alto rischio, appunto) le infezioni scendevano
nettamente in pochi anni (dal 1998 al 2000, le infezioni di HIV tra
gli omosessuali in Italia sono scese da 2.363 a 1.677), mentre in Europa
(come informava nel 2002 il British medical journal) salivano del 20
per cento in cinque anni. Allora, ad esempio, gli scienziati attribuirono
questa crescita specialmente ai rapporti eterosessuali, in particolare
con prostitute africane, asiatiche o sudamericane. Ma anche alla scarsa
percezione del problema che si aveva fra la popolazione europea, un
calo di attenzione specie tra i giovani, che contraggono la malattia
attraverso rapporti casuali non protetti.
| |
|
torna
su |
|
| |
Saggistica:
AIDS, problemi sanitari, sociali e morali, a cura di Salvino
Leone, Armando Editore.
Questo libro non recentissimo offre comunque una buona riflessione
ai vari aspetti che l'Aids tocca, attraverso una raccolta di vari
esperti.
Narrativa: Sono guarito, di Malon Johnson, Mondadori
La testimonianza di un medico americano che contrae l'Hiv per
un incidente sul lavoro, e che diventa cavia di sé stesso
in cerca di trattamenti nuovi. L'esito è positivo, tant'è
che, come si legge nella prefazione dello stesso libro "Johnson
è la prova vivente di ciò che pensano molti ricercatori:
che l'Hiv potrebbe non costituire più necessariamente una
condanna a morte".
Letture alternative:
AIDS, e se fosse tutto sbagliato? di Christine Maggiore
Anche Christine è una donna che convive con la sua sieropositività,
sta bene e conduce una vita normale, ha un compagno e un figlio.
Dal suo documentarsi sull'Aids è nato questo libro, in
cui lei cerca di sfatare i classici miti su di esso, in particolare
il paradigma hiv = aids = morte.
|
|
|