InformaGiovani Homepage Rivista Informagiovani

articoli novembre/dicembre 2004
RECENSIONI
   


RECENSIONI







copertina libro Favetto

Gian Luca Favetto
Se vedi il futuro digli di non venire
Oscar Mondadori, euro 8,40

Se vedi il futuro digli di non venire, l'ultimo lavoro del torinese Gian Luca Favetto, classe '57, drammaturgo e critico di cinema, raccoglie quindici racconti, dieci tra nuovi e nuovissimi e cinque già pubblicati che insieme formano un corpo solido e ben costruito. Storie di uomini in carne e ossa, fluttuanti tra ciò che è avvenuto e ciò che ancora deve avvenire, tra ciò che non c'è più e ciò che non c'è ancora, come sospese nel tempo.
Sguardi che scavano il fondo delle cose della vita, che cavano terra. Raccontano di un vecchio con dentro un giovane, di rose appena sbocciate, di radici, raccontano il dialetto degli affetti, la tenerezza, i doppi a tennis, le montagne sotto Ivrea, un colpo di pistola, il cinema, un padre leggendario, la violenza, il mare, il desiderio, i sogni, le ragazze, la follia, un pene piantato in un cervello, l'amore. Come tante parti da unire insieme, i racconti di Favetto disegnano alla fine un ritratto, che al pari del robot della copertina, una maschera di plastica con le fattezze di uomo, non tradisce età.
Se vedi il futuro digli di non venire è anche il titolo dell'ultimo racconto della raccolta: è inutile leggerlo per primo, se si spera di trovarvi spiegazioni o messaggi. Forse un'esortazione a vivere la vita attimo per attimo, a stare dove stiamo e non già oltre, a prenderci lo spazio che ci serve, e il tempo. Oppure un modo come un altro per fuggire senza sentirci dei vigliacchi.
Questo è un libro da leggere camminando, andando su e giù per una stanza, con la musica dei passi ad accompagnare quella delle parole, interrotta di tanto in tanto soltanto per appoggiarsi al tavolo o al davanzale di una finestra. Quando l'aria angelica dello stile dello scrittore, con uno scarto improvviso, svela l'inquietudine, un senso di mistero, e porta l'ombra.
Maria Abbrescia
   





copertina libro Riccarelli

Ugo Riccarelli
Il dolore perfetto

Mondadori, euro 17,60

Storie di famiglie e di idee, di ideali risorgimentali, storie di uomini e donne che amano, trattengono e "muovono" i loro ideali: eppure, questo è un libro che ha i toni della favola, o meglio dell'epica, pur se sorretto da una tensione narrativa storica e su un linguaggio morbido e sapiente, che subito accoglie il lettore, e su una fantasia ritmata, danzante. Come in Cent'anni di solitudine di Márquez, le atmosfere e le storie sono insieme reali e sospese, in un tempo narrativo che avvicina e distanzia insieme. Con personaggi e vicende che possono sì accadere, ma soprattutto ri-accadere, sempre identiche e "perfette", come "perfetto" è il dolore: limpido, persistente ma composto, composito eppure intero, tanto da poterlo toccare, senza tuttavia poterlo scomporre. È il dolore - un ideale anch'esso, poiché disvela la bellezza dell'essere umano - che unisce e accomuna, e insieme trama il testo, ne fornisce la soluzione narrativa: libera le vicende di intere famiglie e generazioni, ma anche quelle 'sciolte' dalle radici e dai luoghi (anch'essi descritti una volta e per sempre, vivono immuni e lontani, dal tempo). "Le cose non cambiano, avrebbe detto Telemaco, cambiano le stagioni e tutto torna, e forse pensare di sfuggire a questo rotolare è cosa ingenua, debole luce che contro il tempo non vale". Il dolore perfetto di Riccarelli è un libro che, una volta giunto, rimane.
Tiziana Catenazzo
   




copertina cd Mambassa
Mambassa
"Mambassa"
CD Mescal 2004, euro 15,45

Una copertina su cui campeggiano le immagini, appena abbozzate, di un aereo in volo e di una lunga strada diritta che si perde nell'orizzonte. Si presenta così il nuovissimo e omonimo album dei Mambassa, minimale nella confezione e sontuoso nei contenuti. La formazione, che ha il suo centro di gravità permanente tra Bra e Torino, sembra aver finalmente smesso i panni della "boyband un po' più rock", riempiendo di più forti personalità e mestiere la propria collocazione a metà strada tra pop di maniera e suoni più obliqui e ruspanti. I dieci brani proposti hanno come minimo comune denominatore una certa ricercatezza autoriale, che per fortuna è più sostanza che forma. La si coglie sia nei testi, sospesi tra introspezione e comunicatività, sia nelle melodie, dirette ma tutt'altro che scontate, sia nei suoni, ricchi di gradazioni e sfumature. Un disco ben scritto, ben suonato, ma soprattutto ben arrangiato e prodotto, impreziosito qua e là da piano, contrabbasso e organo hammond, in cui spiccano "Rimpianto stereo" e "Senza respiro" e di cui si possono apprezzare (o sopportare, dipende dai gusti) la battistiana "Una storia chiusa" e il cantato un po' baglionesco di "L'uomo di atlantide". Info: www.mambassa.com.
Marco Stolfo
.
SOMMARIO

Archivio
ANNO
ricerca per numero e anno
ARGOMENTI
ricerca degli articoli per argomenti
SPECIALI
titoli degli speciali
PAROLA
ricerca per parola chiave