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articoli novembre/dicembre 2004
SPORT






Giocatori di pallamano

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LA PALLAMANO 7 CONTRO 7
Un'arena rettangolare di 40 metri per 20, sette contro sette, un gioco intenso come pochi, sport di squadra, di velocità e intelligenza; attività, direbbero gli esperti, da praticare al limite della "soglia anaerobica" sopra la quale il cuore reclama, chiede uno stop, una pausa che forse non c'è.


di Marco Volpatto


È la Pallamano, l'Handball per dirla con gli anglosassoni, sintesi tra calcio, volley e pallacanestro. Palla giocata, palleggiata con le mani, per raggiungere e centrare una porta protetta da un goalkipper, un portiere. Ala, esterno o pivot, questi gli altri ruoli. Semplice, elementare, alla portata di tutti. La palla, di piccole dimensioni, può essere fatta avanzare palleggiando a terra o passata ad un compagno e non può, se non fortuitamente, essere giocata con i piedi.
La pallamano è sport relativamente giovane, anche se qualcuno ne accenna la pratica già nell'antica Grecia, citandola nell'Odissea omerica del prode Ulisse. Le origini moderne della pallamano le dobbiamo invece al tedesco Max Heser il quale, all'inizio del secolo scorso elaborò un gioco che chiamò Torball, perfezionato negli anni venti, che divenne la pallamano contemporanea. Diffusa dapprima in tutta la Germania, in Danimarca e negli altri paesi nordici, nel dopoguerra l'Handball approdò nel resto d'Europa.
Venne inserita tra gli sport olimpici già a Berlino nel 1936, ne fu subito esclusa e quindi riammessa nel '72 a Monaco, anno in cui, finalmente, giocarono anche le donne.
In Italia si parla di Pallamano agonistica dal 1967. Il primo campionato nazionale è quello del '69/'70. Dei trentacinque tornei finora disputati 17 se li è portati a casa Trieste con le sue tre grandi società, Duinia, Cividin e Principe, seguita da Rovereto, Roma, Siracusa, Prato e Bressanone. Gli ultimi due campionati li hanno vinti i pugliesi del Conversano, testimonial di una disciplina ampia, larga, importante anche e soprattutto per la provincia.
Abbiamo una bella rappresentativa nazionale guidata dall'esperto Settimio Massotti che meriterebbe un'attenzione mediatica oggi inesistente; abbiamo atleti di livello internazionale come il portiere Boschieri e i pivot Parafino e Montalto che tengono alta la bandiera con grandi sacrifici.
La FIGH, Federazione Italiana Gioco Handball (www.figh.it), è riconosciuta dal CONI e dal Ministero dell'Istruzione: la pratica dell'Handball è inserita nei programmi scolastici e prevista dai Giochi della Gioventù.
Due i campionati di A1 e A2 maschile e femminile, quindi i tornei di serie B e quelli di C, alcune categorie minori e un settore giovanile in lieve ma costante espansione, grazie soprattutto al grande lavoro svolto dalla Federazione nelle scuole.
La Pallamano piemontese sta vivendo un'interessante fase di crescita, a Torino convivono due importanti società. Città Giardino, che ha la prima squadra in serie B e un bel settore giovanile formato dalle squadre Under 21, 18 e 15, cinquanta ragazzi in totale che giocano per divertirsi e si allenano nelle palestre delle scuole Beppe Viola (via Palatucci 12, tel. 011.3112429) e Corrado Alvaro (via Romita angolo via Balla) dal lunedì al giovedì pomeriggio e sera: li si può contattare via mail a cittagiardino@libero.it.
L'altra società torinese è il Regio Parco, sede in via Pergolesi 116, allenamenti in via Zandonai, campionati il sabato pomeriggio in via Cecchi, prima squadra in serie C, giovani nelle Under 15 e 18, tutti per il solo, puro divertimento, soldi niente, quei pochi che ci sono finiscono in serie A. Hanball Regio parco la si può contattare sul sito web.tiscali.it/gpbregioparco o alla mail gpbrp@tiscali.it; i telefoni sono 011.2054112, 011.200505.
Nel resto del Piemonte si gioca a Pallamano a Biella con la Società Pallamano Biella, via delle betulle 4, Occhieppo Inferiore, tel. 0120.61481, www.pallamanobiella.com, o con il Valdhandball Biella, prima squadra in B femminile, via Torino 45 Biella, tel. 015.26372, www.valhandball.com); si pratica inoltre a Vercelli (www.pallamanovercelli.too.it), e a Tortona, Lucerna, Pinerolo, Villadossola e Casale.
Il gioco, dicevamo, è intenso, spettacolare, divertente, richiede preparazione, forza, velocità, resistenza, capacità tattiche e lucidità pari, se non superiori, a discipline ben più blasonate. Il nuovo regolamento tecnico, entrato in vigore nel 2001, prevede la par condicio, norme uguali per tutti, uomini e donne, fatta eccezione per la dimensione dei palloni, leggermente più piccoli per le donne.
I sette giocatori (sei più il portiere) della squadra in possesso di palla attaccano la linea difensiva avversaria cercando di imporre una situazione tattica tale da liberare un attaccante al tiro. Il pallone passa di mano in mano, di giocatore in giocatore fino al crearsi di una giocata "buona" per la conclusione a rete.
Davanti a ciascuna porta c'è un'area semicircolare all'interno della quale può stazionare soltanto il portiere della squadra attaccata. Chi offende deve preparare l'azione al di fuori dell'area suddetta e arrivare al tiro (anche in sospensione) senza oltrepassare con l'ultimo appoggio la linea del Piave, a 6 metri dalla quella del gol. Chi si oppone cerca di impedire il tiro dell'attaccante ma nemmeno il difensore può, all'interno dell'area di porta, toccare il pallone. Tutti fuori dalla terra di nessuno, quindi, eccetto il portiere.
Due interminabili tempi da 30 minuti l'uno, qualcosa in meno per le categorie giovanili. Pochi sono coloro che rimangono in campo per l'intera durata dell'incontro senza essere sostituiti, poiché il gioco non si ferma mai, non ha pause prolungate per il recupero e questo ne determina il fascino: l'impegno per arrivare al risultato è alto, intenso, massimale.
Accattivante e crudele il caso di situazione finale di parità: l'incontro deve essere continuato con due tempi supplementari da 5 minuti ciascuno fino a determinare un vincente. Se la parità non si sblocca nemmeno alla fine dei primi due tempi supplementari, se ne effettuano altri due, e così via. Non esiste il concetto di equilibrio, di divisione della posta.
Alla stregua del calcio e della pallanuoto un ruolo delicato è quello del portiere, giocatore atipico sia per qualità fisiche sia per l'aspetto tecnico del gioco e, di conseguenza, per la preparazione atletica alla quale si deve sottoporre. Deve parare, deviare il pallone, bloccare l'avversario che attacca, smontarne le velleità, colpirlo nel cuore e nello spirito annullandone l'offesa, fargli capire che da quelle parti non si passa anche se, ad onor del vero, non si ricordano incontri terminati sullo zero a zero.
L'incontro è diretto da due arbitri che sono assistiti da un segretario e da un cronometrista. Analogamente al basket, durante la gara, gli arbitri devono cambiare ripetutamente la loro posizione sul terreno di gioco. Già, gli arbitri. Non abbiamo mai assistito ad un incontro di Pallamano nel quale le decisioni e la persona del direttore di gara fossero messi in discussione. E il gioco, lo si tenga presente, non è tenero, non è leggero, è fatto anche di scontri duri e leali. Nell'Hanball c'è grande rispetto, nessun insulto né spintone, a nessun livello, neanche tra i giovanissimi. È un'importante scuola di vita, che andrebbe esportata ad altri ambiti sportivi.
 
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