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articoli novembre/dicembre 2004
TEMPO LIBERO






Interno miniera


Info

Miniera di Talco della Val Germanasca
La visita alla miniera non è solo un viaggio nel tempo, ma anche una testimonianza del sacrificio delle genti di queste valli. È il passaggio dal mondo contadino alla società industriale, che ha segnato una svolta nella storia dell'uomo. L'estrazione dei minerali (rame, grafite, talco...) è iniziata alla fine del '700. Le gallerie erano di dimensioni ridotte, in molti casi per lavorare il minerale si lavorava carponi tutti i giorni della settimana, compresa la domenica, per 12 ore al giorno. Anche in tali condizioni, il lavoro in miniera è apparso agli abitanti della valle come l'unica alternativa all'emigrazione.
Loc. Paola 10060 Prali (TO)
Tel. e Fax 0121.806987
www.scopriminiera.it
scopriminiera@scopriminiera.it

Miniere della Valsesia (Piemonte)
www.valsesia.it
Comunità Montana Valsesia (Piemonte)
corso Roma 35, 13019 Varallo
tel. 0163.51555 fax 0163.52405
e-mail: cmvalsesia@ruparpiemonte.it

Miniere dell'Iglesiente (Sardegna)
Il complesso minerario di Montevecchio, ricco di piombo e zinco, è stato uno dei più importanti d'Europa. La miniera di Montevecchio è uno degli otto siti che compongono il Parco Geominerario della Sardegna, Parco definito dall'UNESCO "Patrimonio culturale dell'intera umanità".
www.hellosardinia.com

Miniera di Gambatesa (Liguria)
www.minieragambatesa.it
Loc. Piandifieno 45, 16040 Ne (Genova)
tel. 0185.338876

Miniere Wieliczka (Polonia)
www.kopalnia.pl

UN'AVVENTURA IN MINIERA
Meglio del Colosseo, degli Uffizi e dei Musei Vaticani. Le miniere si trasformano: da luogo di lavoro a meta turistica e i numeri dei visitatori premiano quella che, ormai, non è più soltanto una moda. Che bello scendere negli antri bui, magari con un casco e un faretto sulla fronte, sentirsi dentro l'avventura nel ventre della terra, tra pareti di roccia e grotte misteriose.

di Giovanni Monaco


Il turista occidentale (ma anche orientale, perché no?) pare non poterne più fare a meno, tanto è vero che tra sentieri di montagna, vette e vulcani, le grotte italiane si aggiudicano il primato tra i siti turistici più visitati. Nel mondo si stima siano 170 milioni i turisti che visitano ogni anno le 5.000 grotte rese accessibili, per una spesa complessiva di 1,5 miliardi di euro. In Italia sono circa 3 milioni le presenze annuali che si registrano nelle oltre 200 grotte nazionali aperte al pubblico, per una spesa complessiva superiore ai 30 milioni di euro, cifra che deve essere decuplicata considerando anche l'indotto.
Se le grotte sono le più gettonate, in Italia si stanno facendo strada anche i parchi geologici, i primi dei quali stanno nascendo in Emilia Romagna, e in Sardegna alcune vecchie miniere dell'Iglesiente stanno diventando itinerari geologici interessanti. Un esempio per tutti è la miniera di San Giovanni a Iglesias dove si trova una delle più belle grotte del mondo.
Il nostro Paese è una delle nazioni con la maggiore varietà di siti geologici e le grotte turistiche costituiscono in pratica il più grande museo d'Italia: le 200 che si possono visitare sulla Penisola, sono ben poca cosa rispetto al patrimonio censito di 40 mila.
Impossibile fare un elenco completo delle cave visitabili, andiamo quindi per esempi. Restando vicini a Torino, sono da vedere i siti di Brosso e Traversella in Valchiusella e della "Brunetta" a Cantoira, in Val di Lanzo, mentre sul versante francese ricordiamo le cave di Saint Georges d'Hurtieres, in Savoia. Si tratta di ex miniere che da un pezzo hanno cessato ogni attività estrattiva, ma che si vuole recuperare per trasformarle in ecomusei e dunque in risorsa turistica e culturale (l'investimento pubblico per l'operazione è stato di 1,5 milioni di euro).
Più in generale, gli ecomusei presenti in Piemonte sono al momento diciassette, distribuiti sull'intero territorio regionale: dal Basso Monferrato alla Val Susa, dall'Alta Val Maira alla Valsesia, inglobanti risorse patrimoniali varie e complesse, ma legate fra loro da un sottile filo invisibile fatto di storia, natura e lavoro. Per questi siti si intende valorizzare una proposta interessante sia per i turisti sia per gli studiosi, salvaguardando architetture, ma anche recuperando archivi e testimonianze.
Un percorso simile a molte altre vecchie miniere italiane. Luoghi di lavoro duro, di lotte sindacali e sociali, di fatica e magri guadagni. "Lavorare in miniera" da sempre significa il modo più difficile per meritarsi la pagnotta. Ed è per questo che frequentarle in clima vacanziero risulta ancor più curioso, specie se ci si trova in Sardegna, isola incantata dal mare di smeraldo. Proprio qui moltissimi decidono di abbandonare il bianco delle spiagge e tuffarsi nell'oscurità del sottosuolo. Qui la varietà e il numero di miniere sono ragguardevoli. Tra queste, quelle di Montevecchio, in provincia di Oristano, per le quali è partito un progetto della provincia che coinvolge le amministrazioni locali e la società giovanile fornitrice di servizi di accoglienza e guida ai visitatori, inserendosi in una più ampia iniziativa di respiro europeo, volta a creare un circuito internazionale di visita alle miniere più importanti di Toscana, Sud Tirolo, Austria, Belgio, Galles e Grecia. Sempre nell'isola al centro del Mediterraneo, si possono visitare le miniere di Arenas, il Tempio di Antas, le grotte di Su Mannau, Pubusinu, Gutturu Pala.
E lo sviluppo del turismo disegna nuovi percorsi nel futuro di queste cave. Uno dei siti di archeologia industriale più importanti in Europa, ad esempio, è stato scelto per ospitare il Museo d'Arte Contemporanea della Comunità Francese in Belgio, che ha aperto a fine 2002: si tratta delle miniere carbonifere di Hornu vicino a Mons. Il nuovo museo si sviluppa adiacente ai vecchi reparti di produzione. Oltre allo spazio espositivo, possiede un auditorio di 60 posti, una sala di animazione per bambini, un bar e un negozio. Fondato con il patrocinio dell'Unione Europea il museo si propone come sede di mostre ed eventi di livello internazionale. Ogni anno allestisce due o tre grandi mostre di portata internazionale dedicate all'arte contemporanea ma anche progetti culturali legati all'audiovisivo, alla musiva e alla danza.
Vicino a Cracovia, la città del Papa in Polonia, non è da perdere l'escursione alle miniere di sale di Wieliczka che si trovano a pochi chilometri di distanza dal centro abitato. Il giro dura un'ora circa, la temperatura all'interno della miniera è piuttosto fresca, quindi anche d'estate si trovano turisti dotati di felpa e giubbotto aggirarsi per le sue enormi grotte. Il sale è facilmente modellabile, quindi nel corso dei secoli sono state scolpite statue, scenografie, bassorilievi. È una miniera immensa e bellissima.
Ma torniamo in Italia, nell'antica Etruria per la precisione: 1.500 grotte, oltre 270 chilometri di gallerie naturali, un gran numero di miniere e di ricchezze nascoste nel sottosuolo: è questa la Toscana sotterranea, quella non visibile alla luce del sole, ma non per questo meno ricca di tesori naturali ed archeologici da scoprire. Ed è proprio per sostenere questa particolare tipologia turistica che la Regione ha varato il progetto speciale: 'Toscana underground' che raccoglie azioni ed interventi per consentire la messa in rete, la valorizzazione e la promozione di tutte le grotte, le miniere e gli ambienti sotterranei a valenza turistica.
In provincia di Lecco, Lombardia quindi, nella miniera di Piani Resinelli, oltre alle visite si fanno anche i concerti. Quest'anno, di fronte al pubblico delle grandi occasioni, sono risuonate le note di un concerto con tiorba, ed è stato proprio questo singolare strumento a creare le sonorità più limpide soprattutto sulla conclusiva danza 'alla bergamasca'. In seguito, visita guidata alla miniera rinascimentale di 'Sottocavallo' ormai completamente restaurata e illuminata.
In Liguria, vicino a Rapallo, ci sono le miniere di Gambatesa. Non è un fallo da ammonizione, ma uno dei primi e più importanti casi nazionali di esempio di sviluppo sostenibile, un moderno museo minerario realizzato all'interno di una miniera di manganese ancora in attività. Qui il presupposto del contatto diretto con il tema museale avviene attraverso un'immersione reale nel Mondo Miniera che sollecita e coinvolge tutti i canali sensoriali.

 
Miniere in fiamme
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  Ci sono miniere nel mondo che stanno bruciando. In Cina, in India, in Indonesia, in Sudafrica e negli Stati Uniti.
Nel solo stato della Pennsylvania sarebbero 45 le miniere sotterranee che bruciano, ma c'è n'è una in particolare, a 100 km da Philadelphia, che brucia dal 1962.
Le miniere di carbone di Centralia presero fuoco per cause ignote e per tentare di spegnerle sono stati spesi 12 milioni di dollari. La temperatura arriva a 250 gradi, i gas contengono dosi elevate di zolfo e di ossido di carbonio. L'incendio dovrebbe esaurirsi da solo nel 2200, dicono gli esperti, ma nessuno nega che, al contrario, potrebbe continuare a bruciare ancora per molti secoli.
 
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