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articoli novembre/dicembre 2004
SPECIALE





lavoratore

Info Ecocentri

Triciclo, Torino, www.triciclo.com

Recyclingstation JUBIF, Germania, www.jubif.de

AJB di Brema, i primi in Germania (fondato nel 1983)

HMARC, Helsinki Metropolitan Area Recycling Centre, Finlandia

Ekotori, Finlandia, www.ofw.fi/ekotori

UFF, Finlandia, www.uff.fi

Cartesio, c.so Trapani 95/A, Torino, tel. 011.3841511

 






LAVORARE CON I RIFIUTI NEL SOCIALE
Se da un lato i rifiuti sono il buco nero del progresso, dall'altra sono diventati anche una risorsa. Una risorsa economica, nel senso che i rifiuti mantengono un valore intrinseco, e una risorsa in termini occupazionali, nel senso che offrono nuove opportunità di lavoro.

di Fabrizio Cellai


Lavoro dovuto in primo luogo alla pratica della raccolta differenziata di carta, vetro, plastica, beni durevoli ed elettronici attorno alla quale sono nate numerose attività imprenditoriali. Attività che fanno bene sia al mercato del lavoro che all'ambiente.
Prendiamo l'esempio delle apparecchiature elettroniche: in Europa sono state prodotte fino ad oggi oltre 6 milioni di tonnellate di rifiuti e la percentuale di incremento annua si aggira sul 20%. Di questa montagna di rifiuti tecnologici almeno la metà finisce in discarica senza alcuna messa in sicurezza delle sostanze pericolose.
Il mondo del lavoro, spinto anche dalle nuove normative sui rifiuti, ha colto questa opportunità dando vita alla raccolta differenziata dei rifiuti elettronici che ne permette un pre-trattamento in grado di separare i gas nocivi e un recupero della componentistica ancora riutilizzabile.
Ma cosa c'è di tanto pregiato nella cyber-spazzatura? In piccole quantità, addirittura platino, argento e oro nelle schede e nei processori. Ma anche le banali plastiche usate per le carcasse dei personal computer sono molto pregiate.
Tuttavia, trasformare il rivestimento di un vecchio Apple in un attaccapanni non è impresa semplice. Bisogna allestire un ciclo di raccolta, organizzare una selezione del materiale per tipologia e un processo di rigenerazione chimica, eliminare i materiali contaminanti. Insomma ci vogliono tante imprese specializzate che, nella cosiddetta filiera del riciclo, sappiano garantire tutti questi passaggi. A Torino, accanto all'attività dell'azienda ex municipalizzata Amiat, è nato il progetto Transistor della cooperativa sociale Arcobaleno.
Più in generale si può parlare comunque di una rivoluzione nella gestione dei rifiuti all'interno della quale l'impresa sociale ha trovato terreno fertile per dar vita in alcuni casi a veri e propri nuovi mestieri. L'esempio più innovativo è rappresentato sicuramente dalla gestione di stazioni ecologiche denominate ecocentri.
Nella società del neoliberismo imperante e dell'usa e getta sfrenato gli ecocentri vanno in controtendenza promuovendo un'idea di consumo ecocompatibile, sostenibile, in altre parole che non faccia troppo male al nostro bene più prezioso, il pianeta Terra.
Si tratta di realtà affermatisi già da alcuni decenni nelle città del nord America e dell'Europa centro settentrionale (Germania e Finlandia soprattutto) che si caratterizzano come strutture multifunzionali nel campo del riuso, del riciclo e del recupero dei materiali. Centri polifunzionali in grado di offrire un insieme integrato di attività: strutture a supporto della raccolta differenziata (stazioni ecologiche dove i cittadini possono portare tutti i tipi di rifiuti prodotti), punti di rivendita degli oggetti grazie a mercati dell'usato; attività educative (mostre tematiche, punti d'informazione, iniziative didattiche nelle scuole); laboratori artigianali di restauro e riparazione con corsi di formazione professionale annessi.
Sempre più spesso si tratta di grandi realtà imprenditoriali gestite sotto forma associativa o cooperativistica.
Senza dimenticare le raccolte differenziate gestite in grossi centri urbani con il sistema del porta a porta che affianca i tradizionali servizi di smaltimento rifiuti da cassonetto su strada. In una città come Torino, 1 milione di abitanti, il progetto "Cartesio" dedicato alla raccolta della carta, ha creato da un giorno all'altro oltre 50 nuovi posti di lavoro.
Il binomio rifiuti-impresa si sta espandendo anche ai paesi del sud del mondo dove l'emergenza è ancora più preoccupante. Spesso utilizzati dalle nazioni ricche del mondo occidentale come pattumiera personale, i rifiuti sono sempre stati una fonte di sostentamento per le fasce più deboli. I pepenadores di Città del Messico, circa diciottomila persone, gli abitanti delle "Montagne fumanti" di Manila o quelli di Calcutta hanno dato vita ad intere comunità che vivono in condizioni igienico sanitarie devastanti a ridosso di immense discariche dalle quali recuperano ogni giorno i rifiuti da riciclare e rivendere.
Ma non è certo questa l'idea delle Organizzazioni Non Governative che sempre più spesso pensano progetti di cooperazione internazionale legati ai rifiuti. L'intento è quello di cercare di trasferire il know-how elementare nel settore del recupero per creare impresa, spesso in forma cooperativa, in grado di sostenere economicamente un'attività organizzata di raccolta, riuso e riciclo dei rifiuti.
Il lavoro, dunque, ma anche la salvaguardia dell'ambiente. Tutte queste attività legate all'idea che il rifiuto può ancora essere utile e a stili di vita più sostenibili fanno un gran bene al nostro Pianeta. Pensiamo a tutti i sacchetti di plastica recuperati lungo le strade dei villaggi africani che prima servivano solo a far morire gli animali, oppure a tutti i beni recuperati e rivenduti nei mercatini dell'usato che altrimenti sarebbero finiti in discarica o, infine, alle tonnellate di vetro e di carta riciclate che servono per nuove bottiglie e quaderni di carta riciclata senza l'utilizzo di materia prima per la loro produzione.
 
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