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articoli novembre/dicembre 2004
SPECIALE







Rifiuti urbani





UN SALTO IN PATTUMIERA
520 chilogrammi. È questa la quantità di rifiuti urbani che ogni italiano ha in media prodotto nel 2002. Quasi un chilogrammo e mezzo al giorno di rifiuti, tra carta e cartone, plastica, vetro, materiale organico e metalli, immagazzinati per breve tempo nelle nostre case e destinati a qualche forma di smaltimento.

di Silvia Battaglia


Tutti contribuiamo al preoccupante aumento dei rifiuti, saggiamente nessuno desidera discariche o inceneritori nei pressi della propria abitazione, ma allo stesso tempo pochi cittadini sono realmente consapevoli di cosa siano i rifiuti, da dove provengano, dove e come possano essere smaltiti.
Secondo il Decreto legislativo n. 22 del 5 febbraio 1997, il cosiddetto "Decreto Ronchi", per rifiuto si intende "qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia deciso o abbia l'obbligo di disfarsi". I rifiuti urbani comprendono i rifiuti domestici e quelli provenienti dallo spazzamento di strade e aree verdi; i rifiuti speciali derivano invece da attività agricole, industriali, artigianali, commerciali e sanitarie. In media i rifiuti urbani (RU) sono rappresentati per il 29% da materiali organici, per il 28% da carta e cartoni, per il 16% dalla plastica, seguiti da un 4% di legno e tessuti, 4% di metalli, 8% di vetro e un 11% di altri materiali. Il luogo di produzione dei RU è quindi rappresentato dalle nostre case. Siamo noi i produttori di circa 29.800.000 tonnellate di rifiuti urbani generati in tutta Italia nel 2002, quantità che rispetto a quella del 1996 è aumentata del 15% ed è destinata ad aumentare ancora.
Il passo successivo alla produzione di RU è la raccolta, e anche questa fase inizia nelle nostre abitazioni. La raccolta differenziata del rifiuto è obbligatoria per legge, ma è ben nota la drammatica situazione in cui si trova il nostro paese: da un lato molte amministrazioni non sono ancora in grado di garantire una raccolta separata del rifiuto, nonché cassonetti o isole ecologiche situati a distanze ragionevoli dalle abitazioni; dall'altro troppi cittadini indifferenti al problema si ostinano a raccogliere i propri rifiuti in maniera indifferenziata, ossia raccogliendo insieme tutte le tipologie di rifiuto. Si riesce così a differenziare solo il 19,1% dei rifiuti urbani prodotti, contro l'obiettivo del Decreto Ronchi di raggiungere il 25% nel 2001 e il 35% nel 2003.
Dopo essere stato prodotto e dopo essere stato raccolto, prima dal cittadino e poi dall'amministrazione comunale, il rifiuto deve essere smaltito. La raccolta differenziata, quindi, diversamente da come spesso è interpretata, non rappresenta una soluzione definitiva al problema rifiuti, ma è una fase di passaggio dalla produzione allo smaltimento; una buona raccolta differenziata permette che la successiva fase di smaltimento, in particolare il recupero dei materiali, avvenga nel modo più sicuro e più conveniente, sia per l'ambiente sia per il cittadino. Attualmente, circa il 70% dei RU è smaltito in discarica, il 20% subisce trattamenti meccanici e biologici (riciclaggio e compostaggio), il 10% viene incenerito. Spesso i media riportano sia posizioni molto divergenti sulla necessità o meno di costruire gli inceneritori, o "impianti di termovalorizzazione", sia forti opposizioni da parte della popolazione di fronte all'ipotesi di nuove discariche e inceneritori. In effetti, come in tutte le questioni ambientali, non esiste una semplice soluzione al problema: tutte le tipologie di smaltimento presentano infatti aspetti critici.
La discarica è un luogo in cui vengono "stoccati" i rifiuti. Il Decreto Ronchi prevede che potranno essere confinati soltanto i rifiuti inerti, ossia incapaci di reagire con altre sostanze, e gli scarti provenienti dalle operazioni di riciclo, recupero e smaltimento (come ad esempio l'incenerimento). In base alla tipologia del rifiuto, urbano o speciale, l'impianto ha caratteristiche e sistemi di sicurezza differenti. In generale, però, la discarica deve essere localizzata in luoghi stabili per tempi anche molto lunghi, deve essere munita di barriere naturali o artificiali che isolino i rifiuti dall'aria e dalle acquee sotterranee (ad esempio spessi strati argillosi o fogli di polietilene), deve essere controllata con differenti sistemi di monitoraggio.
Oltre ad occupare suolo destinabile ad altri utilizzi (ad esempio a campi agricoli), i principali impatti ambientali derivanti dalla discarica colpiscono le acque sotterranee e l'atmosfera. In presenza di piogge, infatti, l'acqua contenuta nei rifiuti, insieme alle sostanze eventualmente veicolate, può infiltrarsi nel sottosuolo e raggiungere la falda acquifera sottostante la discarica. Inoltre, i processi di degradazione naturale della parte organica del rifiuto causano la formazione del biogas, un gas a effetto serra composto essenzialmente da metano ed anidride carbonica, causa del caratteristico cattivo odore, che può essere bruciato oppure recuperato e utilizzato per produrre piccole quantità di energia elettrica.
Se la discarica dà la sensazione di una "buca" in cui nascondere i rifiuti, l'inceneritore sembra essere in grado di farli "sparire". In realtà si tratta di un impianto di combustione ad alta temperatura, nel quale il combustibile che brucia è rappresentato dal rifiuto stesso. Insieme al rifiuto, nell'inceneritore entrano: del combustibile che sostenga il processo di combustione, aria, acqua per filtrare i fumi e raffreddare le ceneri. Dopo la combustione, dai RU si ottengono fumi (contenenti anidride carbonica, vapore acqueo ed altri gas), polveri, ceneri e scorie, fanghi. L'inceneritore - se il controllo dei filtri e dei fumi prodotti non è fatto in modo adeguato - può causare problemi legati all'inquinamento atmosferico; poi c'è la questione dello smaltimento delle ceneri (pari a circa un terzo del volume dei rifiuti immessi), dei carboni attivi dei filtri dei fumi, e dei fanghi di depurazione delle acque di trattamento dei fumi, tutti classificabili come rifiuti speciali. Essi possono infatti contenere cloro, fluoro, zolfo, metalli tossici, inquinanti non presenti nei rifiuti in entrata (diossine, furani, fenoli…) che, in quanto sostanze persistenti, possono accumularsi nel terreno e tornare all'uomo attraverso l'alimentazione. Tali rifiuti sono destinati a discariche più difficili da gestire e localizzare rispetto alle discariche per rifiuti urbani.
I sostenitori dell'incenerimento pongono l'accento soprattutto sull'opportunità di ridurre il volume iniziale dei rifiuti e di utilizzare il calore prodotto dalla combustione dei rifiuti per produrre energia elettrica e acqua calda (nel caso di impianti di grosse dimensioni e vicini ad utenze civili e industriali). Gli oppositori, invece, temono la possibile emissione di sostanze inquinanti in atmosfera (in particolare diossine), la necessità di discariche speciali e il rischio di vanificare gli sforzi effettuati per la riduzione e la raccolta differenziata dei rifiuti stessi.
Se la fase di raccolta differenziata del rifiuto è sufficientemente accurata, sia da parte del cittadino sia delle amministrazioni pubbliche, lo smaltimento principale avviene attraverso il recupero dei rifiuti, o riciclaggio. Tramite questo processo è possibile utilizzare le risorse naturali presenti nel rifiuto per produrre beni dello stesso tipo (esempio bottiglie di vetro prodotte con vetro riciclato, proveniente da r.d.), o di tipo diverso (maglioni in pile o materiale plastico da arredamento, ad esempio, prodotto con bottiglie di plastica provenienti da r.d.). In questo modo è possibile risparmiare sia le materie prime (recuperando il vetro si risparmia la sabbia estratta dalle cave e tutte le sostanze aggiuntive necessarie alla produzione del vetro; recuperando la plastica si evita il consumo di petrolio, ecc.) sia l'energia necessaria ai processi produttivi (l'energia impiegata per estrarre la sabbia e per produrre le altre sostanze, per estrarre il petrolio, per i trasporti...). I materiali attualmente più riciclati sono la carta, il vetro, l'alluminio, la plastica, nonché il materiale organico, ossia il verde e gli alimenti, trasformati tramite un'operazione naturale di biodegradazione in compost (concime) per l'agricoltura.
Tuttavia, anche gli impianti di riciclaggio presentano vantaggi e svantaggi dal punto di vista ambientale ed economico: essi sono infatti grossi impianti industriali, con impatti sull'ambiente più o meno pesanti in base al tipo di materiale trattato (ad esempio, la fase di disinchiostrazione della carta può essere anche altamente inquinante, mentre il recupero del vetro dà meno problemi), e necessitano che gli elementi estranei al materiale siano presenti in bassissima percentuale (ad esempio, anche piccole quantità di ceramica presenti nelle campane del vetro possono causare la rottura delle bottiglie ottenute dal vetro riciclato).
Il fatto che tutte le tipologie di smaltimento presentino differenti svantaggi e che di conseguenza la popolazione si dimostri scettica e preoccupata nei confronti della costruzione di nuovi impianti enfatizza quello che viene ritenuto il problema principale legato ai rifiuti, ossia "dove metterli". Ma c'è un altro aspetto da considerare, non meno rilevante: da dove provengono i rifiuti? Il rifiuto non è altro che un prodotto, un bene non più funzionante o non più utilizzato. Qualsiasi bene di consumo è stato costruito a partire da materie prime ed energia: ghiaia, sabbia, minerali, petrolio, biomassa vegetale ed animale, terreno fertile, acqua, aria… enormi masse di risorse naturali sono estratte per la produzione di beni destinati al consumo, all'utilizzo e alla conseguente produzione di rifiuti. Maggiori rifiuti prodotti significa quindi maggiore sfruttamento delle risorse naturali che, come sappiamo, provengono spesso da paesi del sud del mondo. In quest'ottica la questione rifiuti presenta due facce di una stessa medaglia: da un lato il problema dello smaltimento, dall'altro il sovrasfruttamento delle risorse naturali e il peggioramento delle disuguaglianze sociali.
Il primo passo da intraprendere consiste quindi nel ridurre la produzione dei rifiuti, peraltro prevista dallo stesso Decreto Ronchi. Solo successivamente effettuare una corretta raccolta differenziata necessaria al recupero dei materiali (carta, vetro, plastica…) e in grado di limitare la costruzione di inceneritori e discariche, impianti che dovrebbero perciò smaltire esclusivamente i rifiuti non recuperabili.
 
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