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NUOVE PROFESSIONI DEI BENI CULTURALI
Nel settore dei beni culturali si assiste da alcuni anni a una "dinamica evoluzione". Nascono nuove professioni e si aprono nuove opportunità di lavoro.
Ecco così i master in "Tecnologie multimediali e interattive per l'ambiente storico" o i corsi per "Operatori dell'incoming turistico".

di Daniela Finocchi

La transizione dall'editoria tradizionale a quella elettronica, per esempio, ha evidenziato quanto sia importante una formazione specifica, mirata alla definizione di nuove specializzazioni legate via via alla tipologia editoriale, alla riproduzione dei documenti, ai supporti non cartacei. Allo stesso modo, l'inserimento in rete di grosse realtà museali permette un nuovo e interessante rapporto tra fruizione diretta delle opere artistiche e quella mediata dalle tecnologie. Cambiano i metodi di consultazione dei beni artistici, ma anche i criteri organizzativi delle esposizioni.
"Per diversi anni il dibattito si è accentrato soprattutto sul problema degli standard di catalogazione - ha detto Erilde Terenzoni, in occasione del recente convegno "Beni culturali e nuove professionalità", organizzato dall'Area formazione dell'Istituto Luigi Sturzo - cioè su come catalogare utilizzando le tecnologie. Da qualche tempo si comincia a discutere di diverse questioni: non solo come riuscire a realizzare un'azione di conservazione, identificazione ed iscrizione del patrimonio, ma anche come realizzare una politica di comunicazione di questo patrimonio, che vada nella direzione di un accesso allargato e di una massima comprensibilità da parte del pubblico".

Il caso Metropolitan

Negli anni '80 il giovane Jay Hoffman fu chiamato dal Metropolitan Museum of Art di New York per scrivere un programma che avrebbe dovuto integrare le funzioni dell'inventario, dell'indirizzario e della contabilità relativamente agli oggetti messi in vendita nella Mezzanine Gallery del Bookshop. Un anno dopo fondava una ditta, la Gallery Systems, che vendeva la versione del programma alle gallerie d'arte private. Nel 1986 il Metropolitan ha acquistato il programma di gestione delle collezioni per il proprio dipartimento dell'arte del XX secolo. Così è nato The Museum System, che oggi è installato anche negli Smithsonian Art Museum, al Detroit Istitute of Arts e in molti altri musei degli Stati Uniti. Il sistema comprende tutti gli aspetti dell'informazione su una collezione: catalogazione, immagini, stato di conservazione, locazione e movimenti, diritti e riproduzioni, media, pianificazione delle mostre, documentazione, prestiti, glossario dei termini, e include "moduli" per gli addetti, per l'accesso del pubblico e per l'accesso in rete. "Il Metropolitan ha affidato a uno specialista, il Chief System Officer, il nuovo dipartimento e la computerizzazione del museo - dice Daniel Berger, responsabile merchandising presso il museo americano - è stato realizzato un sito che non serve a sostituire la reale visita al museo, ma illustra cosa offre il museo e tende a stimolare i visitatori. La rete può offrire informazioni in tempi rapidi, a chiunque e ovunque. Si pensa già a scuole collegate e studenti che dialogano fra loro".

Tra sogno e realtà

"L'esempio del Metropolitan è però un caso eccezionale - tiene a sottolineare Daniele Jallà, vicedirettore per i servizi museali, Assessorato alla Cultura del Comune di Torino - ciò non toglie che esistano sbocchi lavorativi di nuova concezione nell'ambito dei musei e dei beni culturali in genere. Diverse facoltà organizzano corsi di laurea dedicati al tema, da Lettere ad Architettura, senza contare i vari master di specializzazione. Il panorama e gli ambiti d'intervento sono ampi". Ecco così le specializzazioni legate al mestiere di "curatore" e a quello di "conservatore" (nel senso "anglosassone" del termine); le professioni inerenti la comunicazione (che vanno dalle visite guidate alla didattica); quelle proprie della gestione (che riguardano la documentazione scritta, fotografica, audiovisiva); quelle legate alla manutenzione (cioè la sicurezza); infine tutto l'ampio ventaglio di opportunità offerte da settori quali ingegneria e architettura, che vanno dalla museografia agli impianti, dalla progettazione di spazi agli allestimenti delle mostre.
"Ci sono anche professioni considerate "nuove" che all'estero sono sempre esistite o esistono da anni - continua Jallà - Due esempi valgono per tutti: il registrar e il documentalista". Il primo è l'addetto alla registrazione delle collezioni ed alla gestione di tutti i dati inerenti le opere. In Italia è nata un'associazione che tenta di promuovere questa figura, che non ha ancora un riconoscimento formale. Il secondo è colui che si occupa degli archivi, della fototeca, della biblioteca, e così via, sommando competenze storico/letterarie, tecniche e informatiche. "Esiste poi una figura attualmente sin troppo esaltata - conclude Jallà - mi riferisco al "responsabile marketing" o meglio l'addetto ai servizi al pubblico, che si occupa non tanto di vendere dei prodotti, ma di conoscere il pubblico al fine di migliorare il servizio offerto". Tutto ciò nell'ambito delle grandi realtà espositive, articolate in diversi settori ed estese su grandi spazi. Altra la situazione dei piccoli musei, che sono la maggioranza in Italia, dove un solo responsabile dovrebbe garantire l'insieme delle competenze. Per questo, stanno nascendo le "reti museali", che legano fra loro diversi spazi "minori" così da creare un'unica grande realtà. In questo modo, gli specialisti possono lavorare per l'insieme e anche i musei più piccoli hanno l'opportunità di poter usufruire delle loro competenze.
Altre iniziative riguardano il coinvolgimento di privati. È questo il caso della Fondazione Musei, istituita dalla Giunta comunale di Torino, che gestisce la Gam, il Museo di arte antica di Palazzo Madama, la struttura di via Bricherasio (che comprende il Museo di Numismatica, Etnografia e Arti Orientali), il Borgo Medioevale del Valentino, il Museo Pietro Micca, i depositi di viale dei Mughetti, di via Riberi e il Caveau della Crt in via Nizza. Nel futuro, secondo i progetti dell'amministrazione comunale, alla struttura dovrà essere affidata la gestione di altri musei, beni culturali e spazi espositivi.
L'obiettivo è quello di portare ad una maggiore efficienza nella gestione del patrimonio artistico e museale attraverso l'apertura ai privati.

Attività didattica e laboratori

Il Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli - Museo d'Arte Contemporanea è nato nel 1985 come prima esperienza italiana sul tema. Ancora oggi continua ad essere un progetto "pilota" ed uno dei pochi esistenti, con tali caratteristiche e strutture, sul territorio. Circa venti operatori, spazi da poco ulteriormente ampliati a tutta la Torre sud dell'edificio, laboratori stabili, attività dirette non solo alla scuola, ma anche all'università e alla terza età. Senza contare le altre numerose iniziative, i corsi estivi, le visite "a tema". "Le proposte didattiche sono relative alla Collezione Permanente e al sito storico - dice Anna Pironti, responsabile del Dipartimento Educazione - mentre le mostre temporanee sono l'occasione per avviare percorsi inediti e sempre nuovi: progetti pluriennali, corsi di formazione per insegnanti, workshop con artisti per studenti universitari, cicli di conferenze, mostre per bambini, week-end d'arte per le famiglie, attività per i centri estivi, corsi per l'Università della Terza Età. Queste attività vengono svolte regolarmente al Museo e in altre sedi, scuole, fiere, luoghi di aggregazione. Mirano ad avvicinare il pubblico alla realtà museale e nel contempo portano arte e creatività fuori dalle mura del Castello, evidenziando l'importanza da sempre attribuita alla relazione con il territorio e alla collettività in senso lato". I musei contemporanei, infatti, rinnovati rispetto alle loro funzioni originarie, non possono più essere intesi come depositi per le collezioni, ma come luoghi di apprendimento per tutti. Mostrare il lato più stimolante dell'arte non è facile, occorre una preparazione specifica. Per questo, tutto il settore della didattica avrà sempre più importanza nell'ambito museale, che si candida per essere un campo dalle infinite possibilità lavorative. Qualche esempio? L'anno scorso, partendo dalla mostra di Francesco Vezzoli al Castello di Rivoli, gli allievi di 189 classi della provincia di Torino (dalle materne alle superiori) hanno seguito un percorso relativo alla tematica del tempo e del colore, utilizzando la tessitura come metafora. Hanno appreso i procedimenti di base della tessitura, elaborandoli successivamente sul supporto cartaceo con la pittura, per giungere alla realizzazione dell'allestimento scenografico dello Spazio Ragazzi della Fiera Internazionale del Libro.
Altrettanto vivace l'esperienza della GAM di Torino, recentemente raccontata nel bel libro "Il museo insegna" (edizioni GAM), che illustra l'attività del settore didattico svolta dal 1993 ad oggi. "Il nostro è un lavoro d'équipe, che include professionalità diverse. - dice Flavia Bàrbero, responsabile della didattica alla GAM - Sono necessarie competenze storico-artistiche, pedagogiche, comunicative, organizzative ma anche creative per rielaborare e riuscire a proporre in modo sempre nuovo e accattivante l'arte. Non esiste ancora una scuola di formazione specifica, ci sono i corsi universitari ma nessuna specializzazione indirizzata a questo settore. La nostra struttura ospita continuamente stagisti che, lavorando con noi, scoprono quanto sia complessa la realtà. Del resto, solo di recente alcune regioni, come la Lombardia, hanno riconosciuto la professione di "Responsabile della didattica" all'interno dei musei, ma non esiste niente di "ufficiale" e la formazione avviene ancora "sul campo". Il ruolo svolto è importante, non solo per la fruizione del patrimonio dei beni culturali ma anche per la sua valorizzazione". Insomma, dei "mediatori di cultura" importanti, che diventeranno sempre più indispensabili nei prossimi anni.

Il corso di laurea

Il corso di laurea in "Scienze dei Beni Culturali" all'Università di Torino (informazioni su www.unito.it) è uno dei tanti e molti altri ne sono nati, negli ultimi anni, in giro per l'Italia. L'obiettivo è quello di offrire una buona formazione di base e un adeguato spettro di conoscenze e di competenze nei vari settori dei beni culturali: patrimonio archeologico, archivistico, librario, dei paesaggi, dell'ambiente, demo-etnoantropologico, storico-artistico, teatrale, musicale e cinematografico. Non mancano gli insegnamenti relativi alla legislazione e all'amministrazione nel settore, nonché quelli sui principali strumenti informatici. D'obbligo la padronanza, scritta e orale, di almeno una lingua straniera. Si può essere ammessi al corso con il diploma della scuola superiore e un'adeguata cultura storica.
Altri corsi sono diretti, più specificamente, alla gestione delle risorse. Ecco così la laurea triennale di "Economia dell'ambiente e della cultura" dell'Università di Lecce, che forma esperti nella fruizione; quella di "Economia e gestione delle attività e dei beni culturali" dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e quella di "Economia per le arti, la cultura e la comunicazione" dell'Università Bocconi che fornisce le conoscenze fondamentali per comprendere le relazioni tra istituti culturali e mercati. Infine, "Economia e gestione delle risorse culturali, ambientali e turistiche" dell'Università dell'Aquila, che consente di lavorare nel settore dell'industria del turismo ecologico e culturale o dell'agriturismo con funzioni direttive.
Da non dimenticare i master specialistici, come quello della facoltà di Scienze della Formazione di Torino in "Sistemi e professionalità dei musei di arte contemporanea", in collaborazione con il Castello di Rivoli-Museo d'Arte Contemporanea.
Molto innovativo anche il corso di "Tecnico per la diagnostica e l'analisi dei manufatti artistici" alla Scuola di restauro di Grazzano Visconti. Il percorso formativo consente di acquisire specifiche competenze in un settore professionale nuovo che, grazie all'applicazione di tecnologie all'avanguardia, prevede l'inserimento di una figura tecnica a supporto dell'attività di conservazione.
Esistono poi diversi corsi e master in "marketing e comunicazione" e in "tecnologie multimediali e interattive" legate agli ambienti storici ed alla loro tutela, nonché alla loro valutazione economica.
Alla fine, il lavoro non manca e può arrivare dai settori e dagli enti più diversi. Per esempio, nei primi mesi del 2003, in occasione dell'anno europeo dei disabili, il Segretariato Generale del Ministero per i beni e le attività culturali cercava personale specializzato per curare il monitoraggio - su tutto il territorio nazionale- dei siti culturali statali (musei, siti archeologici ed architettonici, archivi e biblioteche) accessibili ai disabili, al fine di consentire una maggiore fruizione del patrimonio culturale a questa categoria di utenti.

Non solo turismo

Anche il settore turistico è coinvolto nel processo di rinnovamento, basti pensare al cosiddetto "turismo responsabile" (ndr. vedi lo scorso numero dell'Informa Giovani). Altro esempio l'operatore dell'incoming turistico, cioè la tradizionale figura della "guida turistica" rivisitata secondo le esigenze più attuali. Ecco così i corsi che tendono a formare del personale in grado di valorizzare il turismo locale attraverso lo studio e la realizzazione di percorsi per i turisti. Tra gli obiettivi, l'acquisizione dei principi di gestione aziendale e la consapevolezza delle caratteristiche proprie del comparto turistico. In particolare, vengono fornite conoscenze relative a: principi di organizzazione aziendale, legislazione turistica, mercato turistico nazionale e regionale, geografia turistica del territorio, funzionamento delle strutture ricettive, organizzazione delle Agenzie di Viaggio, contrattualistica, sistemi di comunicazione e trasporti offerto dal territorio, mezzi di comunicazione di massa, tecnologie informatiche e di telecomunicazione per la gestione dell'agenzia, lingue straniere, vendita viaggi ed informazioni, capacità di relazione interpersonale.
Insomma, imparare a valorizzare e recuperare il territorio. È questo il caso del Villaggio Crumiére a Villar Pellice (Torino), dove un vecchio sito industriale manufatturiero è stato trasformato come struttura ricettiva e "attrattore turistico". La fabbrica, che produceva feltri per cartiere e industrie tessili, caposaldo dell'occupazione prevalentemente femminile in vallata, è diventato un centro polivalente con tanto di museo, struttura alberghiera e un cartellone di iniziative culturali e congressuali ricchissimo. Un modello cui si stanno ispirando altri complessi e al quale hanno lavorato esperti delle "nuove professioni".
Altra figura emergente è quella del "manager marketing alberghiero", ancora poco presente in Italia, che offre ottime opportunità. La disciplina, affermatasi negli Stati Uniti negli Anni '50, significa in sostanza essere attenti ai desideri del cliente e comportarsi di conseguenza. Ecco così una specializzazione che prevede la conoscenza di lingue straniere, una solida cultura di base sommata alla capacità di saper gestire l'accoglienza, i reclami, la gestione dei dati. Ne sa qualcosa il manager del Grand Hotel di Rimini che, grazie alla sua specifica formazione, ha conquistato il prestigioso incarico, diventando il più giovane direttore del territorio nazionale.
La continua crescita del turismo culturale interessa anche l'Unione Europea che finanzia ogni anno corsi di operatori tecnici per il restauro, dei beni culturali, turistico-ambientali con il Fondo sociale europeo. I corsi sono gratuiti e, in alcuni casi, sono anche previste borse di studio e buoni pasto. Sono sparsi in giro per l'Italia, impossibile citarli tutti, ma per avere un panorama completo basta fare una ricerca su Google digitando: "corsi beni culturali finanziati fondo sociale europeo".

 
Info
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www.artjob.it
il portale per trovare lavoro nel mondo dell'arte e dei beni culturali


www.beniculturali.it
il sito del Ministero che dà informazioni su tutta l'attività svolta: dagli eventi più importanti ai grandi restauri.

www.europa.eu.int
per essere informati su tutti i provvedimenti e le iniziative varie in ambito europeo.Per trovare i siti delle università italiane che organizzano corsi di laurea indirizzati ai beni culturali, basta unire alla sigla "uni" quella della città prescelta (cioè www.unito.it per l'Università di Torino; www.unibo.it per quella di Bologna; www.unile.it per quella di Lecce e così via).

 
 
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