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ALLERGICI AGLI HACKER
Chi sono gli hacker? La definizione più semplice e immediata, quella che subito viene in mente a chiunque, è: pirati informatici. Ma non basta più. E rischia spesso di creare fraintendimenti. Vi sono infatti alcune 'sfumature' importanti, e alcuni aspetti particolari dell'hacking, che non è più possibile sottovalutare, se si vuole intenderne la filosofia, quella loro maniera di rapportarsi alla rete e ai sistemi informatici, e al mondo esterno.

di Tiziana Catenazzo

"L'hacking è un'attitudine": è questa la risposta giusta, la definizione che gli hackers stessi forniscono ai non addetti ai lavori, per spiegare che l'hacking è il rapportarsi a tutte le tecnologie (non solo a quella informatica) in maniera non passiva: l'hacker è chi mette le mani su tutto ciò che usa, e che di ogni cosa (dall'apparecchio telefonico, alla radio, alla lavatrice…) desidera capire cosa c'è dietro: dentro. L'hacker è uno che smonta a pezzi le cose, per il gusto di capire come funzionano o magari per ripararle da sé, quando si rompono. Un hacker non ricorre mai, proprio mai, ai prodotti già finiti e preparati da altri, preconfezionati. Specialmente nel campo informatico, ciò che gli hacker professano è la possibilità per tutti di disporre di tecnologie libere (non commerciali), e alla possibilità per gli utenti di non venire manipolati dall'alto, ad esempio dalle grandi multinazionali. Perché le conoscenze e i saperi vanno condivisi, e non limitati o manipolati da pochi, magari a scopo repressivo, o di controllo.
Tutto questo, gli hackers sono venuti a dirlo a Torino, dove si è svolto, dal 20 al 22 giugno, il sesto hackmeeting internazionale: ospitati in uno dei nuovi centri del protagonismo giovanile, El Barrio, in strada Cuorgné 81, sono venuti da tutta Italia quasi 2000 persone (tra 'pirati informatici' e aspiranti tali), e molti anche dalla Francia e dalla Spagna: "È l'appuntamento più atteso dalle comunità e controculture digitali - spiega William Maddler, 32 anni, sistemista - ma quello che soprattutto ci interessa è di aprirci all'esterno e condividere con quante più persone il nostro credo. Per questo, abbiamo organizzato i corsi di informatica di base, ai quali partecipano persone di tutti i tipi, di tutte le età, per arrivare poi a parlare, e a spiegare, l'uso dei processori più avanzati. Si discute della legislazione vigente sui diritti d'autore e la masterizzazione, sui programmi di posta e la criptografia, sulle economie di rete, free e open source, wireless".
El Barrio è stato interamente cablato sui tre piani, e in tre aule sono stati disposti i computer sui banchi, come a scuola: questo per permettere a chiunque, anche chi non ha mai adoperato un pc, di imparare ad usarlo. Per tre giorni il Barrio ha brulicato di gente. Perché ogni angolo, ogni sgabuzzino del Barrio, era occupato. Dalle persone e dai computer insieme. Ma la vera e propria 'folla' raggiungeva il Barrio di notte. L'attitudine degli hackers è infatti una pratica quasi sempre notturna, e la mattina, al Barrio, alle 11, ancora si incontravano hackers distesi per terra a dormire. Fra questi, anche quelli che, con cravatta e 24 ore, alla luce del sole, si occupano diligentemente del sistema di sicurezza delle grandi imprese.
Ad illuminare le notti dell'hackmeeting non c'erano solo le stelle, fra il caldo e le zanzare, ma le luci stesse dei computer: tantissimi (è la magia del wireless!), sparsi come fiori e frutti maturi sotto gli alberi del giardino del Barrio, ciascuno sulle ginocchia del suo proprietario. E dalla strada, la gente entrava, pagava un biglietto a sottoscrizione, e si univa ai discorsi: perché l'hackmeeting è un'occasione di aprirsi all'esterno, verso i non addetti ai lavori. Uno dei temi di discussione più importanti di questa edizione, al quale è intervenuto anche il tedesco Tim Pritlove del Caos Computer Club (uno dei primi gruppi hacker europei, che dal 7 al 10 agosto organizza un camping a Berlino), è stato l'EUCD, l'European Union Copyright Directive) e il suo recepimento in Italia: gli hacker hanno discusso - e spiegato ai loro ospiti - in cosa consistono le modifiche alla legge sul diritto d'autore; quali sono i nuovi diritti-poteri acquisisti dagli editori e dai produttori di software proprietario; quali danni ne vengono ai diritti di utenti, ai ricercatori come agli sviluppatori di software liberi.
Infine, fra i progetti più interessanti, quello dello stesso Williams: "www.cryptorebels.net nasce per diffondere l'uso di software criptografici di posta elettronica, per difendere la privacy non solo nella vita reale ma anche in quella digitale. La criptografia va diffusa anche all'esterno degli hacklub, contro la mentalità comune che la collega all'illecito, alla segretezza. Intanto, stiamo pensando di organizzare il prossimo hackmeeting annuale a Pola". Gli incontri all'estero sono altrettanto importanti per gli hackers italiani. Anche se, rispetto all'Italia, i convegni tedeschi, olandesi e austriaci sono realtà già 'istituzionalizzate', riconosciute. Nella nostra penisola, invece, l'hacking è ancora fortemente connesso alla 'lotta', all'ideologia dei centri sociali.
Ma non è proprio questa l'anima vera dell'hacking, e cioè la contro-cultura, la contro-informazione, l'essere contro il sistema? C'è un'immagine che risulta abbastanza efficace per capire la filosofia degli hackers, ed è questa: ci sono tre stanze, ognuna per i tre maggiori sistemi informatici: in quella di Mackintosh, che è un sistema quadrato, chiuso, l'utente entra e trova una sedia, e lì deve sedersi; nella stanza di Windows, che è un sistema che permette una maggiore scelta, l'utente entra e trova un divano e una sedia (spesso zoppa di un piede) e può quindi scegliere dove sedersi; nella stanza di Linux, l'utente trova infine un divano, una sedia, ma anche assi di legno e strumenti da falegname, e un manuale di istruzioni. Perché la sua sedia, per come la vuole e per come lui la concepisce, se la può benissimo fare da solo. Allo stesso modo dei programmi open source (sistemi operativi che possono essere modificati, adattati, da chiunque, e quindi copiati e distribuiti da chiunque senza dovere pagare costosissime licenze - anche la comunità digitale è paritaria, si regge su un sistema orizzontale, libero, collettivo.

 
INFO
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Vuoi metterti in contatto con gli hackers e non sai come fare? Ecco gli step da seguire, partendo (ovviamente) dalla rete: www.hackmeeting.org, in cui trovi documenti e programmi, la storia degli hackmeeting italiani, i links e gli indirizzi utili. Gli hackers sono anche in etere, con una propria radio autogestita, che si chiama Radio Blackout, alle frequenze 105.250 e, in rete, all'indirizzo www.ecn.org/blackout. Infine, il punto di ritrovo (l'hacklab) torinese è al CSOA Gabrio, in via Revello 3/5/7, facilmente riconoscibile per la facciata nera della palazzina: http://autistici.org/underscore. Email: underscore@ecn.org.
 
 
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