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| Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 05/2003 | ||
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MEGLIO
RIDERCI SU! Un po' di satira, fateci respirare. Grazie. Satira e politica sono da sempre inestricabilmente legate, ma né chi la fa, né chi la subisce, sa darne una definizione univoca. di Giovanni Monaco Pensare che di satira se n'è masticata da sempre. Anticamente, al tempo della democrazia ateniese, di Pericle e di Alcibiade, tutti potevano riconoscerla, tutti ne partecipavano. A quell'epoca si sapeva con certezza che cosa fosse la satira, ma soprattutto si sapeva farla. Il suo maestro era Aristofane, un intellettuale politicamente impegnato (e di certo non corretto) capace di trascinare nel dibattito della polis platee intere e di farle ridere fino alle lacrime. E poi, senza andare tanto lontano, le vignette su Cavour che conserviamo al museo del Risorgimento di Palazzo Carignano, quelle su Vittorio Emanuele II, quelle su Garibaldi. Il potere ha sempre avuto una contropartita: la presa in giro. E chi non ha saputo accettarla ha sempre, irrimediabilmente, sbagliato: Giulio Andreotti, mitragliato per finta dalle Iene sguinzagliate da Simona Ventura ha imparato la lezione. Preferisce stare al gioco e sull'ennesimo polverone sollevato da Luttazzi ha un'opinione tutta sua: "la cosa più grave per un politico è al contrario se la satira non si accorge di lui, quindi bisogna accettarla anche quando è un po' cattiva. Infatti - prosegue Andreotti - la satira non pretende di sostituirsi né ai comizi né ai trattati. L'unica cosa che si può auspicare è che metta un po' più di garbo, perché se la satira viene messa al bando, finisce per agire sotto banco". Non solo tivù: la satira politica viaggia nelle edicole. È qui che il Vernacoliere ha lanciato il suo personale voto. E Berlusconi, quello vero. Il sito del suo partito raccolse la prima controffensiva satirica via web, dal titolo inequivocabile di 'Berluskaiser d'oro'. Gli stessi manifesti che si vedono per strada..., la stessa faccia di qualche anno fa, lo stesso slogan: 'città più sicure'. Peccato, però, che davanti al volto del Berlusca qualcuno abbia aggiunto anche le sbarre di un carcere. E via con le immagini contraffatte, gli slogan storpiati ('un impegno concreto: più capelli per tutti'), la satira politica. Come quella condotta dalla comica di centrosinistra Serena Dandini dal palco dell'Ottavo Nano. Look sbarazzino, 46 anni e una voce tranquillizzante. Ma la lingua tagliente. È dal suo cappello che escono la giacca verde Padania e la maschera di cuoio di Bossi Hannibal, il Piacione pianista gigione alla ricerca di un programma, il Casini autista di sua Emittenza e poi Gasparri, Veltroni. Umberto Bossi l'ha presa male e ha urlato alla diffamazione, Gasparri ci ha riso sopra. Forse piace ai cattivi, la satira. Ma chi ha detto che noi siamo buoni? Noi andiamo pazzi per la satira. Quella politica, ma non solo. Enrico Vaime, uno che se ne intende, ha detto che dovremmo essere tutti contenti, che questo e' un periodo fortunatissimo, che non capita quasi mai, che "abbiamo un presidente eccezionale", uno che la battuta se la tira e a volte se la fa, lasciandoti il dubbio che l'abbia fatta apposta. E se qualche giorno Berlusconi ce lo dimentichiamo, possiamo rifugiarci su D'Alema, baffo e barca, che ci spiega tutto lui, o Fassino, con la testa più sottile del suo collo. Ma è sempre stato così: chi ha dimenticato lo Spadolini disegnato da Forattini, un anziano putto - sempre nudo - impegnato a governare un paese in mutande. A Forte dei Marmi, da 30 anni, si organizza un premio apposito: la prima volta era il 1973 e i nomi degli insigniti sono nella nostra storia satiropolitica ed anche letteraria. Fruttero e Lucentini, Clericetti e Fortebraccio. Nelle stagioni successive Oreste del Buono e Oreste Lionello, Campanile, Forattini, Mosca, Il Male, Sciascia, Benigni, Montanelli, Fo, Arbasino, Jacovitti, Zavattini, Altan. Nel 1987 arriva dall'America l'incommensurabile David Levine, nell'88 tocca a Punch, quindi Jules Feiffer. Via via Cuore, Villaggio, Andreotti, Battista, Berselli, Gramellini. Tempio nazionale della satira politica è Viareggio. Una satira che va sulle ruote, quella dei carri di carnevale della città. Da Longo a Fanfani, fino a Berlusconi e Prodi, tutti hanno meritato un faccione di cartapesta, inserito in scene ironiche e di sberleffo. La televisione ne ha ampliato il messaggio, spesso rigorosamente bipartisan. Oggi la satira sta superando se stessa, travalica i confini che si era data nei tempi antichi. Un vuoto di rappresentanza si sta colmando con un pieno di rappresentazione. Cosa vogliamo mai di più. Paolo Cevoli, assessore alle varie ed eventuali di Zelig, ha spiegato a "La Stampa": "Zelig è una grande trasmissione, ma cosa possiamo fare contro Porta a Porta? Bisio gli fa il solletico a Vespa, il più grande cabarettista della tv. Perché è lì, a Porta a Porta, che ci sono i migliori professionisti del cabaret". Come facciamo a farci un'idea della salute della satira? Ceccarelli, durante l'ultimo premio di Forte dei Marmi, ha elencato: "Abbiamo un presidente del Consiglio che canta... però, canta bene. E fa le corna. Anche le corna le fa bene". "Poi - continua - abbiamo un deputato dell'opposizione, Dalla Chiesa, che fa l'imitazione di Berlusconi con uno spettacolo. Dell'Utri recita Socrate a Strasburgo. La Russa spedisce un comunicato stampa ai giornali con già allegata una vignetta. Fassino, il primo atto che fa come capo dell'opposizione è di recarsi a un ossario. Nanni Moretti si fa intervistare come in un film. Giuliano Ferrara tira uova al televisore e sua moglie passa a pulire con lo straccio...". Allora? Non è la satira che avanza. È la realtà che la supera. Non resta che prendere quel che c'è. Dev'essere dura quando uno ci pensa da solo a far ridere. Il self service toglie lavoro, si sa. Abbiamo qualche cosa sui giornali. Qualche cosa alla tv: ancora meno. Ci restano le vignette. Da tutta Europa. Perche' la satira non ha mai confini. Il disegnatore e vignettista Francesco Tullio Altan, quando vinse un premio assegnatogli dai giurati Enzo Biagi, Giorgio Bocca e Indro Montanelli, spiegò: "Peggio non poteva andare. Sono morto e mi sono reincarnato in me stesso". Va bene, i premi rischiano di immortalare troppo. Però resta l'opera di Altan e quella dei suoi tanti colleghi. Un'opera di democrazia, visto che la serietà esagerata spesso confina con l'asservimento. Qualche mese fa, la vicenda del canale tv russo Ntv, ci ha insegnato qualcosa. L'eccezionale accanimento finanziario-giudiziario contro la holding "Media Most" (che oltre a Ntv annovera giornali e riviste di grande autorevolezza, minacciati di chiusura), va letto in una sola chiave: quella mediatico-politico, che a sua volta investe il tema vitale e discriminante della libertà di informazione. Ntv è stato l'unico canale televisivo russo che non ha partecipato alla costruzione mediatica del personaggio Putin come leader forte, decisionista, giusto e vincente. L'ha, semmai, contrastata. E poi fa della satira politica un'efficace arma di critica. Quindi via, aria, magari anche con ragioni e ragionamenti corretti, però fuori dai piedi. Tutti conoscono Beppe Grillo. Qualcuno ha dimenticato la sua defenestrazione dal mondo televisivo: una feroce battuta contro i socialisti provocò le ire di Bettino Craxi, che gliela giurò. Venne estromesso, cancellato. E, sorpresa, non è mai più stato ripescato: oggi tiene le sue arringhe privatamente, nei teatri, nei palasport. La satira è bella soprattutto se fa male. Ma non piace a tutti. |
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