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I FIGLI DELLA LIBERTÀ E LA POLITICA
Il rapporto tra i giovani e la politica suscita sempre grande interesse, in primo luogo perché conoscere i giovani permette di individuare i mutamenti in atto della società in cui si vive.

di Paola Azzolina e Roberto Albano *

Cercare di fornire in poche pagine un quadro esaustivo dell'argomento, seppur circoscritto ai giovani italiani negli ultimi decenni, non è certamente possibile; si possono invece tratteggiare sommariamente alcune caratteristiche di fondo, con una scelta inevitabilmente soggettiva e semplificando notevolmente. È inevitabile perciò che molti degli interessati non si rispecchieranno in questa descrizione. Una ricca serie di dati, a cui è utile far riferimento per studiare il comportamento dei giovani nei confronti della politica, è costituita dalle cinque inchieste Iard sulla condizione giovanile in Italia, effettuate dal 1983 al 2000 con cadenza quadriennale. La fascia di età a cui faremo riferimento è quella 15-24, comune a tutte cinque le indagini.
Una prima domanda relativa al nostro tema concerne il personale atteggiamento verso la politica. Ciò che salta subito all'occhio è l'aumento, nel corso degli anni, della risposta "La politica mi disgusta", che raggiunge un'elevata adesione, addirittura del 26,5% nell'ultima rivelazione del 2000. Sempre in quest'ultima indagine, la politica viene affrontata dalla maggioranza come oggetto di cui informarsi (circa il 40%) senza però parteciparvi direttamente. Soltanto il 3% si considera politicamente impegnato, ed il 29% è propenso a delegare persone più competenti. Questi dati sembrerebbero portare acqua al mulino di chi descrive i giovani d'oggi come una generazione cinica, poco incline al cambiamento sociale, incapace di difendere i propri interessi come soggetto collettivo.
Tuttavia, occorre anche tenere conto che le stesse inchieste registrano un diffuso impegno pubblico dei giovani, soprattutto nelle forme dell'associazionismo volontario e della partecipazione a manifestazioni pubbliche. L'impegno assume, dunque, nuove caratteristiche: slegato dalle istituzioni, meno visibile (nel senso che sfugge ai canoni degli eventi mass-mediali), guidato da obiettivi di breve termine. Rispetto agli anni Sessanta e Settanta, si tratta di un impegno più distaccato dalla politica dei partiti e dei movimenti a orientamento ideologico; più indirizzato a tematiche di carattere civile, sociale e culturale. Nati e cresciuti in un ambiente in cui la soddisfazione dei bisogni primari è data per scontata ormai da tempo, i figli della libertà (secondo una fortunata espressione del sociologo Ulrich Beck) hanno rivolto la loro attenzione verso valori come la pace, l'ambiente, i diritti umani e degli animali, l'autorealizzazione, la libertà di espressione ecc.
Proprio questo mutamento, tipico delle società occidentali in generale, ha condotto le giovani generazioni verso una sempre minore fiducia e deferenza nei confronti dell'autorità istituzionale ed un crescente interesse verso i rapporti privati, faccia a faccia. Ecco perché vengono preferiti associazionismo, volontariato, impegno quotidiano e tutto ciò che sembra avere un risultato più diretto ed immediato; si tratta di forme organizzative che sembrano rispondere meglio delle organizzazioni politiche classiche, caratterizzate da programmi di più ampia e lontana realizzazione, al desiderio di lasciare una propria impronta nella società.
Oggi, molti giovani considerano le condizioni della loro esistenza come qualcosa che possono largamente controllare e modificare in prima persona; la quotidianità e l'impegno pubblico diventano qualcosa di indissolubile: non certo secondo la formula di alcuni decenni or sono per cui "tutto è politica", quanto semmai nel senso che anche l'impegno pubblico, quello che può contare per il normale cittadino, ha una prospettiva limitata, assume cioè i tempi della quotidianità (non i tempi della Storia).
Uscendo dalla cerchia ristretta rappresentata dal nucleo familiare, ci si trova a dover affrontare situazioni sociali diverse, alcune obbligate come la scuola ed il mondo del lavoro, altre più dipendenti dalle proprie scelte personali, come il gruppo dei pari e l'associazione volontaria.
L'associazionismo lo si può collocare ad un livello intermedio tra l'individuo nelle sue reti di relazioni primarie (soprattutto famiglia ed amici) e le forme di organizzazione sociale più estese. All'interno delle associazioni si costruisce l'identità dell'individuo attraverso la differenziazione dagli altri e l'identificazione negli altri. Gli spazi associativi danno la possibilità ai giovani di confrontarsi tra loro e di misurarsi sia con la solidarietà e la collaborazione (attraverso la condivisione di ideali comuni), sia con l'individualismo (ognuno è infatti libero nelle proprie scelte e preferenze).
Il numero di associazioni è cresciuto notevolmente negli ultimi decenni in tutto il Paese; il numero di giovani associati è dapprima cresciuto e poi si è consolidato su livelli molto elevati, che avvicinano la realtà italiana ad altri Paesi dove l'associazionismo è radicato da più tempo (in primo luogo gli Stati Uniti). Aumenta anche la quota di coloro che partecipano contemporaneamente a più associazioni volontarie, dato quest'ultimo che può essere interpretato come un diffuso atteggiamento di esplorazione e di ricerca di opportunità e risorse da parte dei giovani.
Le associazioni che attraggono maggiormente i giovani italiani sono quelle sportive, religiose, culturali, ricreative e studentesche, mentre tra le meno frequentate troviamo proprio quelle politiche e sindacali. Tuttavia, se puntiamo l'attenzione sulle variazioni nel tempo più che sul dato assoluto, la vera novità degli ultimi anni è data dalla crescita della partecipazione alle associazioni di impegno sociale e di volontariato.
L'associazionismo ha tra le sue funzioni soprattutto quella di fornire delle basi morali ed ideali per l'agire degli individui. Tuttavia l'esperienza associativa assume un ruolo importante anche nella partecipazione effettiva alla vita pubblica e politica, cioè nella scelta attiva del personale politico di governo. In effetti, chi ha una vita associativa, di qualsiasi genere essa sia, manifesta livelli di impegno pubblico in media più elevati di chi invece non ne fa parte. L'associazionismo, non solo favorisce la partecipazione istituzionalizzata, ma rappresenta anche uno stimolo ed un incentivo verso altre forme di partecipazione: in primo luogo quelle che sono state definite invisibili; si riscontra infatti una maggiore propensione a parlare di politica tra i membri di gruppi o di associazioni ed anche un bisogno di tenersi informati su iniziative politiche e sociali; in secondo luogo osserviamo che gli appartenenti a associazioni volontarie partecipano in media in misura decisamente superiore dei non associati a manifestazioni pubbliche come assemblee, scioperi, cortei ecc.
Passando poi a una dimensione più classica della partecipazione politica, la partecipazione al voto, possiamo osservare una crescente disaffezione, in gran parte risultato del lento e graduale declino del legame con i partiti politici. Le nuove coorti di età non si riconoscono facilmente in uno dei partiti della competizione elettorale perché essi non riescono a rispondere adeguatamente alle tematiche di discussione che più interessano le generazioni attuali. Se in passato il voto rappresentava un'appartenenza religiosa o ideologica ed ogni appuntamento elettorale era vissuto come un'importante occasione degli elettori di esprimere la propria opinione e il proprio punto di vista, oggi le giovani generazioni hanno mutato tale orientamento. La tradizionale distinzione destra-sinistra sta lentamente perdendo il suo significato e la sua capacità di orientamento dei comportamenti politici risulta sempre più inadeguata a riassumere la complessità della politica di oggi. Di conseguenza declina il voto di classe e i sistemi politici si trovano in una situazione complessa perché rischiano di perdere l'appoggio dei giovani se non si adeguano ai nuovi campi di discussione, e la loro base tradizionale se invece accettano questa nuova distribuzione di preferenza dei valori.
Per cercare di decifrare il complesso rapporto tra i giovani e il sistema politico, ma anche economico e sociale, è utile poi considerare il grado di fiducia che essi ripongono nelle istituzioni. La fiducia è una componente essenziale per il buon funzionamento delle istituzioni. L'erosione della fiducia è generalizzata, riguarda cioè tutti i tipi di istituzioni, ma interessa soprattutto quelle politico-amministrative: nella rilevazione IARD del 2000, le percentuali di coloro che hanno fiducia negli uomini politici, nei partiti, nei governi e nei sindacalisti sono rispettivamente il 7,6%; 10,2%; 18,6%; 20,4%. Insomma, le diverse analisi condotte in merito all'atteggiamento dei giovani nei confronti delle istituzioni mostrano un declino della fiducia nei governi nella maggior parte degli Stati industrializzati. Alla base di questo fenomeno ci sono cause molto diverse: la riduzione delle sovranità nazionali, entro cui sono ancora radicate le forme della partecipazione democratica dei cittadini; l'incompetenza e l'inefficacia di parte delle élite politiche; l'accentramento del potere politico nelle mani di poche persone che al contempo dispongono di ingenti poteri economici, ecc. Se negli anni Sessanta e Settanta molti giovani erano impegnati nel tentativo di trasformare complessivamente la società ed erano molto interessati ad ottenere sicurezza sociale ed economica, a partire dagli anni Ottanta si sono spostati su nuove forme di partecipazione politica focalizzate su temi più circoscritti e di breve termine. Di fronte all'assenza di una risposta concreta da parte delle istituzioni politiche, i giovani non hanno risposto né con l'apatia né con la ribellione, bensì con un cambiamento della forma di impegno attraverso la molteplice vita associativa. Hanno cioè cercato di ottenere spazi di autonomia dallo Stato invece di invocare risposte dallo Stato, soprattutto laddove si tratta di investire capitale culturale e sociale.
Oggi, per riuscire a ritrovare gran parte del consenso perduto dei giovani, i partiti e le istituzioni repubblicane devono considerare come risorsa le diverse forme di impegno civile e sociale, aiutandole a crescere, fornendo spazi, strutture, e riconoscimento, anche quando esse si pongono in termini critici e conflittuali nei confronti delle pratiche istituzionalizzate. Il protagonismo e l'impegno dei giovani, ma più in generale dei cittadini, si è emancipato dalla strette tutele dell'autorità statale, è diventato più adulto. È necessario ora ristabilire un dialogo con le istituzioni.

(*) Paola Azzolina, 23 anni, si è recentemente laureata in Scienze della Comunicazione con una Tesi su "I giovani e la politica in Italia"; Roberto Albano, 41 anni, è docente di Metodologia della Ricerca Sociale all'Università di Torino e collaboratore dell'Istituto di Ricerca IARD.
 
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