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| Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 05/2002 | ||
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COOPERAZIONE
INTERNAZIONALE
OBIETTIVO: RIDURRE LA POVERTÀ di Sergio Capelli Ong, Onlus, APS, PVS Potrebbero sembrare le sigle di optional automobilistici, o nuovi messaggini criptati in uso nel mondo giovanile che hanno soppiantato l'ormai logoro TVB Invece Sono acronimi che per alcune persone, soprattutto nel terzo mondo, hanno un'importanza fondamentale, significano cibo e sopravvivenza. Sono sigle note a chi di cooperazione internazionale si occupa, o di cooperazione internazionale ha sentito parlare. Proviamo a tracciare una rapida storia del fenomeno, dai suoi albori ai giorni d'oggi Nasce nell'immediato secondo dopoguerra, quando si inizia a prendere coscienza del divario esistente e sempre ogni giorno più ampio fra Paesi del Nord e del Sud del mondo. Una presa di coscienza legata a due avvenimenti storici assolutamente fondamentali per lo sviluppo e l'evoluzione della cooperazione internazionale: la fine del colonialismo, e quindi la necessità di instaurare nuovi rapporti e nuove relazioni fra gli stati Neo-Indipendenti e le ex madrepatrie, e l'avvio della fase di ricostruzione dei Paesi europei usciti sconfitti dalla Seconda Mondiale. Inizialmente la cooperazione fu intesa solo come fattore economico. Questa almeno fu la direzione impostata da Truman nel suo discorso di insediamento. Successivamente si passò dalla fase delle grandi opere ed infrastrutture, preconfezionate più sulla base dei "donatori" che dei beneficiari, intrusive e inadatte alla situazione economico-sociale dei paesi in questione (le classiche "cattedrali nel deserto", inutili, quando non dannose per le popolazioni locali, utili a dar lustro ai donatori, che magari riuscivano anche a disfarsi di materiali inutilizzabili in Patria). Ad oggi la cooperazione è divisa in due filoni principali: quella dedicata allo sviluppo, e quella legata a stati di emergenza (guerre, calamità naturali ). Nel primo caso, indipendentemente dalla situazione socioeconomica del paese, vengono mobilitati aiuti sanitari e alimentari. La cooperazione può essere finanziaria, ovvero realizzata con crediti o donazioni da enti internazionali quali il Fondo Monetario Internazionale, o materiale o tecnica nel caso di trasferimento nel paese ricevente di tecnologie e capacità operative (esperti e tecnici). Alla cooperazione governativa, che riguarda il trasferimento di risorse finanziarie, assistenza tecnica, servizi e beni da un governo o da un organo pubblico, di un Paese sviluppato a favore di un Paese In via di sviluppo, si va sempre più affiancando la cooperazione non governativa, maggiormente slegata da interessi politico-economici particolari e canale privilegiato di istanze provenienti dalla società civile. Le Ong (Organizzazioni Non Governative), generalmente si dirigono verso una cooperazione limitata ad una comunità o a un villaggio, definita Settoriale. Alla fine degli anni Settanta le Nazioni Unite avevano fissato nello 0.7% del Prodotto Nazionale Lordo dei Paesi Industrializzati l'obiettivo dei fondi da destinare all'Aiuto Pubblico allo Sviluppo (APS). Ad oggi solo Danimarca, Olanda, Norvegia e Svezia hanno raggiunto tale percentuale, gli altri Paesi si assestano su una media dello 0.23%. L'Italia si pone al penultimo posto, con una percentuale pari allo 0.15%, seguita solo dagli Stati Uniti d'America, ultimi con appena lo 0.10%. È dal 1992 che i fondi provenienti da privati hanno ormai superato quelli pubblici destinati all'Aiuto Pubblico allo sviluppo. Nel 1998 le percentuali erano 55% fondi privati contro 45% pubblici. L'aiuto allo sviluppo in Italia ha conosciuto nell'ultimo decennio una crescita consistente: sono state notevoli le forze dedicate alla cooperazione internazionale, sia dal punto di vista finanziario, sia dal punto di vista di risorse umane e tecniche. Alla crescita di dimensioni del fenomeno ha fatto da contraltare un sempre maggior interesse dell'opinione pubblica. Giornali, tv, radio hanno scoperto recentemente il fenomeno "cooperazione internazionale" e non son rare le volte che dedicano ad esso o ad alcuni progetti specifici spazi e, nei casi più fortunati, spazi pubblicitari gratuiti o, addirittura, raccolte di fondi. Dalla metà degli anni Novanta, La Cooperazione Italiana ha tuttavia registrato interessanti progressi: la riduzione della povertà costituisce un obiettivo ormai prioritario, per il quale sono definite specifiche linee strategiche, numerosi interventi di sviluppo tendono al consolidamento dei processi di Pace, la gestione programmatica sta migliorando, con una generalizzata applicazione di tecniche di management di estrazione quasi aziendale, la prassi amministrativa risulta caratterizzata da una maggior trasparenza e da un riavvicinamento tra cooperazione governativa e non governativa. |
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