RECENSIONI

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settembre/ottobre 2002





 


 

 

 

 

 

 

 



 

 

 

 


RECENSIONI


Marco Aime
La casa di nessuno
I mercati in Africa occidentale.

Bollati Boringhieri, 16 euro

Della Bibbia non ha le dimensioni né l'afflato redentore, tuttavia questo studio di neanche duecento pagine possiede un che del libro sacro: sembra capace di compendiare tutto lo scibile, sui mercati del continente nero ovviamente. L'autore, antropologo torinese, ci porta per i paesi sub-sahariani, tra Senegal, Nigeria e Mali in un giro senza sussulti, con il fare (la penna) di colui che con nonchalance consumata snocciola tesori.
L'Africa di Marco Aime non è quella dei cataloghi delle agenzie turistiche (né potrebbe essere, considerata la sua precedente prova narrativa, sempre per Bollati Boringhieri, quel "Diario dogon" dove del turismo, anzi, svela l'illusione esotica); non è neanche l'Africa dell'accademia, impegnata nella diatriba mentre Sagunto cade. È invece l'Africa di un uomo curioso, capace di progettare le sue avventure (d'accordo, è un ossimoro) e rimanervici anche quando accade l'imprevisto. Come la distruzione del mercato di Copargo in Benin, descritta in apertura, l'improvvido intervento della polizia, la lotta tra autorità dello Stato e i capi-villaggio, l'inevitabile cacciata dell'antropologo trattato come un ficcanaso qualsiasi.
Insomma, l'autore ha informazioni di prima mano che, in un'epoca di omogeneizzati culturali, rincuorano come un cordiale contro la globalizzazione. Non per ragioni ideologiche, si badi, ma per i dati empirici: proprio il mercato, quel luogo che dovrebbe incarnare il trionfo del capitalismo occidentale ai quattro angoli del pianeta, in Africa occidentale mostra tratti, si scusi l'ovvietà, molto africani. Al mercato non si va tanto per commerciare ma per incontrare amici, parenti, la gente del villaggio vicino; al mercato la merce che più passa di mano è la parola: il mercato è l'agorà del paese, il luogo dove la società civile prende coscienza di sé. Un terreno neutro sottoposto a spiriti buoni e malvagi, luogo di sfogo e di trasgressione, dove una nana-benz (e andatevi a leggere chi è) conta più dei barracuda di Wall Street.
Luigi Urru

Slide
Neuro
Cd Uaz Records 2002, 14 euro

La risposta subalpina ai genovesi Meganoidi. Si potrebbe sintetizzare con questa frase il contenuto di Neuro, il primo vero e proprio album degli Slide, quartetto attivo dal 1997 tra Collegno e Torino, già assai conosciuto e apprezzato grazie ai due cd promozionali registrati nel corso di questi anni e soprattutto in virtù di una convincente attività live. Il disco, realizzato sotto l'ala protettrice dei decani dello ska Made in To, i Persiana Jones, ha in sé tutte le caratteristiche per diventare un prodotto di culto e magari anche di successo. Gli Slide probabilmente non inventano nulla e si collocano diligentemente sulla scia dei loro padrini rivarolesi e di una (lunga) serie di altre formazioni impegnate a percorrere le strade dello ska-core più vivace e coinvolgente. Però fanno quel che fanno con personalità, e si sente. Esemplari "TVB", in cui un giro armonico che sa un po' di già sentito supporta un testo esilarante, oppure "Questa la vita non è", "Del mondo. Fine" e "Toys", che sintetizzano al meglio il suono e la filosofia della band. Un efficace concentrato di melodie semplici, potenza sonora, energia, passione e tanta voglia di divertirsi. Info in rete: www.uazrecor
ds.com
Marco Stolfo

Mambassa
Mi manca chiunque
Cd Mescal 2002, 15,45 euro

C'erano una volta i Mambassa e ci sono ancora, come dimostra l'uscita di "Mi manca chiunque". Il quintetto, emerso dal nulla alcuni anni fa come una sorta di boyband "un po' più rock", mostra di continuare a praticare quella politica sonora "dei due forni", in costante equilibrio tra pop radiofonico e rock cosiddetto alternativo, che lo caratterizza sin dagli esordi. Da "Il cronista" a "L'ultimo giorno in città", tutto funziona a meraviglia - le chitarre, le voci, le ritmiche, le melodie… - e anche i testi girano bene (con la generazionale "1972" in particolare evidenza), mentre "Mani in alto", "Lo scontro", "Vie di fuga" e "L'elefante" fanno a gara, ciascuna con le sue peculiarità, a prendere il posto di quella "Otto giorni" che aveva fatto da apripista alla precedente raccolta. Insomma, undici brani gradevoli, ben scritti, ben suonati e soprattutto ben arrangiati e prodotti. Bene, molto bene. Anche se qua e là ritorna il dubbio se sia merito più della produzione e della bella lista di ospiti eccellenti che del gruppo in sé. Per saperne di più: www.mescal.it e www.mambass
.com.
Marco Stolfo

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