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settembre/ottobre 2002









 

 

 


CABARET A TORINO
DEMOCRAZIA SUL PALCOSCENICO
L'incontro con il pubblico su un palcoscenico di cabaret è per un artista, in un certo senso, come l'esame di stato nella scuola secondaria. Se infatti molti attori comici riescono ad interpretare anche ruoli impegnati è difficile che un attore di prosa riesca a fare il contrario.

di Tom Corradini
Apparentemente lo stereotipo del torinese serio e posato sembra cozzare con l'espansività e l'energia del cabarettista ma, guardando sotto il vestito, niente sembra essere meno vero. Forse per una cultura letteraria consolidata - non bisogna dimenticare che la comicità è fatta innanzitutto di un solido testo - forse per scaricare la nevrosi urbana, Torino è una piccola fucina di artisti che osano sfidare la prova del pubblico in questo piccolo esercizio di democrazia sul palcoscenico. Perché se è vero che il mondo dello spettacolo nasconde, sotto la polvere di stelle, un lato oscuro dove raccomandazioni e compromessi sono all'ordine del giorno, nel cabaret ciò è possibile solo fino ad un certo punto. La regola infatti è semplice: se non si fa ridere non si funziona, e non ci sono santi che tengano.
Dagli interpreti di una volta (Macario, Enrico Beruschi, Ric e Gian) a quelli affermati in televisione (Luciana Litizzetto, Giorgio Faletti, Mario Zucca) ai professionisti che calcano il palco dei locali e teatri (Marco e Mauro, Franco Neri, Viviana Porro, Giampiero Perone per citarne solo alcuni) vi è un sottile filo invisibile che lega una tradizione torinese e piemontese.
Quasi a ricalcare le origini della parola Cabaret (termine ottocentesco francese che designava gli spettacoli e le esposizioni organizzati in locali e caffè di Parigi da giovani pittori e poeti come vetrina per il proprio lavoro) alcuni locali della città si sono esclusivamente specializzati verso questo genere ed offrono una scaletta di spettacoli lungo tutto il periodo dell'anno. Tra questi spiccano il Cab 41 (Via Fratelli Carle 41, tel. 011-504985), il Caffè Ghersi (Via Tripoli, 37, tel. 011-393484) e fuori Torino la Cricca del Ghigno (via Vittorio Veneto 2, Caluso).
Sebbene la richiesta di comici sia in continuo aumento non esiste un percorso delineato per diventare tali. L'attore comico è principalmente una persona che si scopre di esserlo con il tempo e che proviene da esperienze diverse dalla scuola di teatro alla gavetta come animatore turistico in qualche villaggio vacanza. Le capacità richieste si adattano ad una personalità poliedrica. Bisogna essere interpreti, autori ed all'occorrenza anche imitatori o prestigiatori.
In questo senso l'attore comico o il cabarettista è un artista che scopre se stesso con il suo lavoro e si fa da sé con l'esperienza, un tipo di capacità che è difficile trasmettere ad altre persone nella forma di corsi standardizzati ma che fa parte della più grande scuola di vita (Luciana Litizzetto ha più volte affermato che una delle sue più grandi scuole è stato il periodo di nove anni passato a lavorare come insegnante con il suo "pubblico" di ragazzi).
Una prima occasione per verificare la propria abilità ed allenarsi con il pubblico è data dal partecipare ad eventuali serate a "microfono aperto" dove viene data ai più coraggiosi l'occasione di cimentarsi con il pubblico. Per ora a Torino l'unico locale che ha lanciato una simile iniziativa in maniera permanente è il Cab 41 che ogni mercoledì sera offre un "laboratorio di cabaret" dove giovani aspiranti e professionisti sperimentano testi e gag nuove sul pubblico del locale.
Altra occasione di verificare il livello artistico raggiunto sono i concorsi di Cabaret a cui si accede, in genere, attraverso una fase di preselezione. Ed è proprio a Torino che ha sede il Festival Nazionale del Cabaret (segreteria organizzativa Corso Trapani 47, tel. 011.386231; www.festivalnazionaledelcabaret.it) diretto ed organizzato da Mario Giorcelli a cui partecipano aspiranti professionisti da tutte le principali città italiane (e che è stato per alcuni di questi il trampolino di lancio per ulteriori esperienze principalmente nel piccolo schermo).
Per coloro che vogliono misurarsi fuori casa potete trovare una lista completa dei vari concorsi presenti sul territorio sui due siti dedicati esclusivamente al cabaret: www.kabaret.it e www.cabaret.it.
Se pensate di avere le capacità necessarie e vi sentite irresistibilmente attratti dal palco chissà che queste poche righe non vi siano servite di ispirazione. Se poi qualcuno si prenderà gioco delle vostre ambizioni o avete un blocco da rigidità ego-indotta, vale sempre il motto di un comico americano: "Siamo tutti di passaggio nel soffio della vita, e cosa c'è di più bello di regalare un paio di risate al nostro prossimo in questo breve intervallo?"

QUALCHE CONSIGLIO PER CHI INIZIA DA PAOLO BONELLI

 

Paolo Bonelli è uno dei cabarettisti che frequenta assiduamente il laboratorio teatrale del Cab 41. Dopo aver lasciato per alcuni anni il palcoscenico è tornato in pista e questa volta sembra intenzionato a non smettere.
D. Cominciamo da una presentazione flash.
R. Paolo Bonelli. 35 anni. Comico.
D. Quale è stato il tuo percorso artistico?
R. Ho iniziato facendo le imitazioni dei professori a scuola da adolescente. Mi piaceva stare al centro dell'attenzione. Appena preso il diploma a 19 anni mi sono iscritto al Centro di Formazione Teatrale "Alberto Blandi". Poi ho iniziato a fare i primi spettacoli in coppia. Abbiamo continuato assieme per 5 anni partecipando a numerose manifestazioni teatrali e gareggiando in vari concorsi nazionali di Cabaret. Compiuti i 26 anni il nostro gruppo si è sciolto. Allora ho cominciato a dedicarmi alla scrittura satirica. Vinsi un concorso patrocinato dal settimanale Cuore con il quale ho collaborato per un anno e mezzo. Dopo di che per tre anni sono rimasto fermo. Dal giugno 2001 ho ripreso ad esibirmi con i monologhi.
D. Quali consigli dai ad un giovane che voglia intraprendere questa carriera. Ci sono dei corsi specifici?
R. Che io sappia non esistono delle scuole fisse, anche se di tanto in tanto qualche scuola teatrale organizza un seminario sul tema. Generalmente si passa attraverso le scuole di recitazione dopodiché si è naturalmente attratti verso questo genere. Almeno per me è stato così.
D. Che caratteristiche deve avere un giovane artista?
R. Direi che innanzitutto deve verificare se ha le capacità. E' la vecchia massima latina del "conosci te stesso". Il passo successivo è quello di costruirsi una base professionale. L'ideale sarebbe di iniziare con qualcuno del mestiere.
D. E per quanto riguarda i testi?
R. Diciamo che esistono due tipi di interpreti, quelli "puri" che si appoggiano su testi scritti da altri, e gli autori-interpreti. Per questi ultimi è necessario avere dei buoni riferimenti culturali mentre, il gusto per la battuta si affina con il tempo.
D. Cosa ne pensi dei laboratori teatrali?
R. Indubbiamente sono un ottima maniera di essere immersi in un ambiente e di conoscere altre persone che condividono la stessa passione oltre a dare la possibilità di collaudare il proprio repertorio. Per quanto mi riguarda mi hanno permesso di avvicinarmi anche a locali esclusivi quali lo Zelig di Milano dove partecipo al loro laboratorio soprattutto con testi di satira politica.
D. Una parola per concludere.
R. Per chi inizia: "Tenacia".
D. Tenacia?
R. Più si va avanti più l'imbuto diventa stretto e ci si scontra con altri professionisti per cui bisogna anche mettere in conto la fatica necessaria per costruire una solida professionalità e questa si sviluppa solo con l'esperienza ed il tempo.

 
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