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settembre/ottobre 2002











 




 

 

 


MAGRO È BELLO?
"C'è stato un tempo in cui tanto gli uomini che le donne ammiravano il grasso - scrive G. Greer ne "La donna intera" - c'è voluto il marketing del Ventesimo secolo per renderlo disgustoso".

di Daniela Finocchi
Il profitto mondiale del "mercato delle diete" aveva superato i 33miliardi di dollari già nel 1995. Ogni anno oltre 10 milioni di italiani decidono di dimagrire e nel 2000 hanno speso in "cure dietetiche" 200 miliardi, l'80 per cento delle donne italiane sono a dieta, mentre 4 milioni di ragazze d'età compresa tra i 12 e i 18 anni si sono già sottoposte ad almeno una dieta. L'isteria antigrasso ormai colpisce ragazzi sempre più giovani. Molto si è detto sulla moda, gli stilisti e le modelle accusati di "incitare all'anoressia". Dal canto loro i medici ripetono da tempo che una dieta squilibrata può essere pericolosa e che non esistono soluzioni miracolose.
Che poi essere molto magri sia più sano che essere molto grassi è una leggenda, come hanno dimostrato le ricerche presentate all'ultimo congresso della Società Italiana per lo Studio dell'Obesità: col progredire dell'età, infatti, essere sottopeso rappresenta per la vita un rischio analogo a quello dell'obesità.
Di per sé i prodotti dietetici, venduti senza bisogno di ricetta, che ora si trovano anche sugli scaffali dei supermercati, non sono dannosi alla salute, ma lo diventano con il cattivo uso che se ne fa.
Solo in Italia si stima siano 700 mila le persone anoressiche (l'età della comparsa del disturbo è passata dai 14-16 anni del passato agli 11-13 di oggi) e ben un milione 300 mila le adolescenti che hanno avuto disturbi di bulimia, mentre il 10 per cento di adolescenti maschi soffre di disturbi alimentari (Dati Cidap, Centro Italiano per i Disturbi Alimentari e Psicogeni). Numericamente parlando, infatti, le tematiche legate al corpo sono prevalentemente femminili, ma l'attenzione ai problemi estetici si va generalizzando e si sta estendendo anche al campo maschile. Nei Paesi ricchi la diffusione dei disturbi alimentari è il vero male del secolo.

Diete e rimedi miracolosi
Per dimagrire e il più in fretta possibile, si è disposti a tutto: dal fasciare ogni giorno le gambe con guaine/collant che dovrebbero "massaggiare mentre si cammina" ai bagni a base d'alghe, all'ingerire colorate polveri o barrette in sostituzione dei pasti, sino all'abuso di lassativi e diuretici. Secondo i carabinieri dei nuclei antisofisticazione sono di sicuro migliaia le persone che fanno uso di farmaci proibiti nella speranza di perdere peso. E poi c'è quello che viene dipinto come un "problema inaccettabile": la cellulite! Massaggi, ultrasuoni, ossigenoterapia, pressoterapia, mesoterapia, elettrolipolisi, ionoforesi, linfodrenaggio sono alcune delle soluzioni proposte (in media sono richieste almeno 10 sedute che costano, con differenze minime a seconda delle diverse tecniche, 60 euro l'una). Inoltre, per sconfiggere questo "problema che colpisce otto donne su dieci" come si legge sui periodici femminili e su quelli che dovrebbero essere "dedicati alla salute", vengono creati in continuazione apparecchi sofisticati che dovrebbero far svanire senza fatica e in breve tempo i chili di troppo.
"Se a tutto questo non si associa sempre la razionalità (a livello alimentare, sportivo e psicologico) i trattamenti sono inefficaci - dice il prof. Santino Mazzocchi, primario emerito di Dermatologia presso l'Ospedale Molinette di Torino - queste soluzioni non possono essere paragonate alle attività all'aria aperta, che implicano un godimento generale del corpo e, oltre a giovare ai muscoli ed eliminare il grasso in eccesso, consentono i necessari ricambi cellulari e coinvolgono tutti i sensi portando un beneficio di ben altro rilievo".

Anoressia e bulimia
Il DSM IV° (il manuale internazionale di psichiatria) segnala l'anoressia come prima causa di morte nell'ambito delle malattie psichiatriche. Vi è l'anoressia di tipo restrittivo (cioè il forte dimagrimento causato da un regime alimentare ristretto), il purgin type (l'anoressia provocata con l'aiuto di farmaci come lassativi), il binge o bulimia (propria di chi mangia e poi vomita). In Europa un adolescente su tre è "a rischio". Il prof. René Crasler, esperto mondiale in scienza dell'alimentazione, ha definito l'anoressia "morte glamour" perché si può passare, senza nemmeno rendersene conto, dalla semplice dieta alla nevrosi alimentare. Solo recentemente la medicina ha iniziato a prendere in seria considerazione il fenomeno, un tempo sottovalutato, e nel 1997 l'anoressia venne inserita nel Piano sanitario nazionale al fine di realizzare comunità terapeutiche in ogni regione. Purtroppo, con la presa di coscienza del fenomeno, si assiste alla moltiplicazione di sedicenti specialisti e fantomatiche organizzazioni che hanno il solo scopo di lucrare su queste disgrazie. "L'anoressia in questo momento fa audience (per esempio a nessuno interessa più la tossicodipendenza) così è facile che molti si improvvisino esperti - dice Fabiola De Clerq, che ha fondato l'Aba, associazione per lo studio e la ricerca sull'anoressia e i disordini alimentari, lei stessa è passata attraverso la terribile esperienza dell'anoressia che ha raccontato nel noto libro "Tutto il pane del mondo" - ma la malattia è difficile da trattare e anche un normale terapeuta può trovarsi in difficoltà. L'anoressica che si rivolge allo specialista, infatti, non ha ancora deciso di guarire e può metterlo alla prova, per questo alcuni si rifiutano di prendere in cura ragazze giunte a pesare meno di 38 chili. Confrontarsi con l'anoressia vuol dire confrontarsi con la morte e bisogna tenerne conto".

Le creme miracolose
Il consumo annuale di prodotti cosmetici in Italia supera i 7 miliardi di euro ed è tra i più alti al mondo (Dati Unipro - Eurisko). Tra le "tendenze" più attuali, quella di "vestire" i prodotti (packaging) in chiave ecologica e poco importa se il messaggio naturale non sia poi confortato necessariamente dagli ingredienti del contenuto. Dal canto loro i prodotti di maquillage dell'ultima generazione tendono a "combattere il passare del tempo" (ne sono un esempio i fondo tinta "effetto lifting"), un campo sinora di esclusivo dominio dei "trattamenti". I dermatologi fanno comunque un distinguo, perché curare e proteggere la pelle è necessario. Per esempio, fino a pochi anni fa era impensabile che un uomo si spalmasse qualcosa sul viso dopo essersi rasato. Un simile gesto risultava troppo "effeminato" e al massimo si ricorreva a qualche soluzione alcoolica che aveva il solo merito di irritare ulteriormente la pelle. Oggi i prodotti della linea maschile rappresentano un comparto più che sostanzioso nel consumo di cosmetici e sono in continua crescita. Che si sia sgombrato il campo da stupidi pregiudizi è un bene, ma nel quadro si inseriscono altre variabili: il costo e il tempo. Creme anti-rughe, anti-cellulite o ringiovanenti costano molto care e per eseguire tutte le applicazioni richieste occorre avere molto tempo. La vendita, inoltre, è suddivisa tra supermercati, profumerie e farmacie. Un ordine in base al quale i prodotti acquistano "credito" crescente (accompagnato da un'equivalente maggiorazione di prezzo). La maggior parte degli acquirenti però ignora il fatto che le aziende possiedono quasi sempre una linea per il "largo consumo" ed una "professionale", oppure diversi marchi destinati a target differenti. I laboratori di ricerca però sono gli stessi e così i controlli di qualità e di lavorazione. Cambia qualche ingrediente nella composizione dei prodotti (dal 1998 c'è l'obbligo di dichiararli in etichetta) e sicuramente il packaging. Ma allora, si producono appositamente prodotti più "scadenti" destinati a chi può spendere meno oppure si esagerano gli effetti di quelli destinati a chi può spendere di più per giustificarne il prezzo?
Nel panorama c'è anche lo spazio per creme e preparati "alla portata di tutte le tasche", quelli pubblicizzati da certe televendite o per corrispondenza. Nel migliore dei casi le tanto decantate pozioni risultano inefficaci. "Prodotti miracolosi" vengono definiti, le cui esagerazioni sugli effetti del trattamento incidono su quella parte di pubblico più sensibile alle suggestioni. Ci si può comunque difendere dalla "pubblicità ingannevole" e la materia è disciplinata sia a livello italiano sia europeo.
L'Italia insieme alla Spagna, inoltre, è fra i paesi che producono il maggior numero di contraffazioni. Per tutto ciò occorrono laboratori dotati di eccellenti attrezzature, una tipografia capace di imitare le confezioni e i cosiddetti "bugiardini", un circuito efficiente per smaltire la merce. L'ex Unione Sovietica pare essere una base eccellente per questo tipo di falsificazioni: fabbriche ad alta tecnologia, estesa criminalità organizzata, rari controlli di polizia. Gli italiani, dal canto loro, hanno gioco facile grazie all'inefficienza dei servizi doganali e pagano in contanti. La situazione si fa grave se i prodotti da "inefficaci" diventano "dannosi" perché contengono componenti infetti (è sufficiente l'acqua a forte tenore batterico) o addirittura gravemente nocivi. I circuiti legali, comunque, non sono indenni da problematiche. Dai laboratori, infatti, continuano ad arrivare innovative preparazioni cosmetiche "ringiovanenti" a base di principi attivi (per esempio, l'acido glicolico o il fenolo). Queste sostanze però, usate in percentuali sbagliate, possono produrre danni (macchiare la pelle o produrre anche cicatrici) e se sull'etichetta ci sono le indicazioni qualitative non ci sono quelle quantitative. È facilmente comprensibile, quindi, come un prodotto attivo usato in una percentuale idonea possa avere un effetto, anche positivo, che a percentuali diverse si può tramutare in un danno.

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