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MAGRO
È BELLO?
"C'è stato un tempo
in cui tanto gli uomini che le donne ammiravano il grasso - scrive G.
Greer ne "La donna intera" - c'è voluto il marketing
del Ventesimo secolo per renderlo disgustoso".
di
Daniela
Finocchi
Il profitto
mondiale del "mercato delle diete" aveva superato i 33miliardi
di dollari già nel 1995. Ogni anno oltre 10 milioni di italiani
decidono di dimagrire e nel 2000 hanno speso in "cure dietetiche"
200 miliardi, l'80 per cento delle donne italiane sono a dieta, mentre
4 milioni di ragazze d'età compresa tra i 12 e i 18 anni si sono
già sottoposte ad almeno una dieta. L'isteria antigrasso ormai
colpisce ragazzi sempre più giovani. Molto si è detto sulla
moda, gli stilisti e le modelle accusati di "incitare all'anoressia".
Dal canto loro i medici ripetono da tempo che una dieta squilibrata può
essere pericolosa e che non esistono soluzioni miracolose.
Che poi essere molto magri sia più sano che essere molto grassi
è una leggenda, come hanno dimostrato le ricerche presentate all'ultimo
congresso della Società Italiana per lo Studio dell'Obesità:
col progredire dell'età, infatti, essere sottopeso rappresenta
per la vita un rischio analogo a quello dell'obesità.
Di per sé i prodotti dietetici, venduti senza bisogno di ricetta,
che ora si trovano anche sugli scaffali dei supermercati, non sono dannosi
alla salute, ma lo diventano con il cattivo uso che se ne fa.
Solo in Italia si stima siano 700 mila le persone anoressiche (l'età
della comparsa del disturbo è passata dai 14-16 anni del passato
agli 11-13 di oggi) e ben un milione 300 mila le adolescenti che hanno
avuto disturbi di bulimia, mentre il 10 per cento di adolescenti maschi
soffre di disturbi alimentari (Dati Cidap, Centro Italiano per i Disturbi
Alimentari e Psicogeni). Numericamente parlando, infatti, le tematiche
legate al corpo sono prevalentemente femminili, ma l'attenzione ai problemi
estetici si va generalizzando e si sta estendendo anche al campo maschile.
Nei Paesi ricchi la diffusione dei disturbi alimentari è il vero
male del secolo.
Diete
e rimedi miracolosi
Per dimagrire e il più in fretta possibile, si è disposti
a tutto: dal fasciare ogni giorno le gambe con guaine/collant che dovrebbero
"massaggiare mentre si cammina" ai bagni a base d'alghe, all'ingerire
colorate polveri o barrette in sostituzione dei pasti, sino all'abuso
di lassativi e diuretici. Secondo i carabinieri dei nuclei antisofisticazione
sono di sicuro migliaia le persone che fanno uso di farmaci proibiti
nella speranza di perdere peso. E poi c'è quello che viene dipinto
come un "problema inaccettabile": la cellulite! Massaggi,
ultrasuoni, ossigenoterapia, pressoterapia, mesoterapia, elettrolipolisi,
ionoforesi, linfodrenaggio sono alcune delle soluzioni proposte (in
media sono richieste almeno 10 sedute che costano, con differenze minime
a seconda delle diverse tecniche, 60 euro l'una). Inoltre, per sconfiggere
questo "problema che colpisce otto donne su dieci" come si
legge sui periodici femminili e su quelli che dovrebbero essere "dedicati
alla salute", vengono creati in continuazione apparecchi sofisticati
che dovrebbero far svanire senza fatica e in breve tempo i chili di
troppo.
"Se a tutto questo non si associa sempre la razionalità
(a livello alimentare, sportivo e psicologico) i trattamenti sono inefficaci
- dice il prof. Santino Mazzocchi, primario emerito di Dermatologia
presso l'Ospedale Molinette di Torino - queste soluzioni non possono
essere paragonate alle attività all'aria aperta, che implicano
un godimento generale del corpo e, oltre a giovare ai muscoli ed eliminare
il grasso in eccesso, consentono i necessari ricambi cellulari e coinvolgono
tutti i sensi portando un beneficio di ben altro rilievo".
Anoressia
e bulimia
Il DSM IV° (il manuale internazionale di psichiatria) segnala l'anoressia
come prima causa di morte nell'ambito delle malattie psichiatriche.
Vi è l'anoressia di tipo restrittivo (cioè il forte dimagrimento
causato da un regime alimentare ristretto), il purgin type (l'anoressia
provocata con l'aiuto di farmaci come lassativi), il binge o bulimia
(propria di chi mangia e poi vomita). In Europa un adolescente su tre
è "a rischio". Il prof. René Crasler, esperto
mondiale in scienza dell'alimentazione, ha definito l'anoressia "morte
glamour" perché si può passare, senza nemmeno rendersene
conto, dalla semplice dieta alla nevrosi alimentare. Solo recentemente
la medicina ha iniziato a prendere in seria considerazione il fenomeno,
un tempo sottovalutato, e nel 1997 l'anoressia venne inserita nel Piano
sanitario nazionale al fine di realizzare comunità terapeutiche
in ogni regione. Purtroppo, con la presa di coscienza del fenomeno,
si assiste alla moltiplicazione di sedicenti specialisti e fantomatiche
organizzazioni che hanno il solo scopo di lucrare su queste disgrazie.
"L'anoressia in questo momento fa audience (per esempio a nessuno
interessa più la tossicodipendenza) così è facile
che molti si improvvisino esperti - dice Fabiola De Clerq, che ha fondato
l'Aba, associazione per lo studio e la ricerca sull'anoressia e i disordini
alimentari, lei stessa è passata attraverso la terribile esperienza
dell'anoressia che ha raccontato nel noto libro "Tutto il pane
del mondo" - ma la malattia è difficile da trattare e anche
un normale terapeuta può trovarsi in difficoltà. L'anoressica
che si rivolge allo specialista, infatti, non ha ancora deciso di guarire
e può metterlo alla prova, per questo alcuni si rifiutano di
prendere in cura ragazze giunte a pesare meno di 38 chili. Confrontarsi
con l'anoressia vuol dire confrontarsi con la morte e bisogna tenerne
conto".
Le
creme miracolose
Il consumo annuale di prodotti cosmetici in Italia supera i 7 miliardi
di euro ed è tra i più alti al mondo (Dati Unipro - Eurisko).
Tra le "tendenze" più attuali, quella di "vestire"
i prodotti (packaging) in chiave ecologica e poco importa se il messaggio
naturale non sia poi confortato necessariamente dagli ingredienti del
contenuto. Dal canto loro i prodotti di maquillage dell'ultima generazione
tendono a "combattere il passare del tempo" (ne sono un esempio
i fondo tinta "effetto lifting"), un campo sinora di esclusivo
dominio dei "trattamenti". I dermatologi fanno comunque un
distinguo, perché curare e proteggere la pelle è necessario.
Per esempio, fino a pochi anni fa era impensabile che un uomo si spalmasse
qualcosa sul viso dopo essersi rasato. Un simile gesto risultava troppo
"effeminato" e al massimo si ricorreva a qualche soluzione
alcoolica che aveva il solo merito di irritare ulteriormente la pelle.
Oggi i prodotti della linea maschile rappresentano un comparto più
che sostanzioso nel consumo di cosmetici e sono in continua crescita.
Che si sia sgombrato il campo da stupidi pregiudizi è un bene,
ma nel quadro si inseriscono altre variabili: il costo e il tempo. Creme
anti-rughe, anti-cellulite o ringiovanenti costano molto care e per
eseguire tutte le applicazioni richieste occorre avere molto tempo.
La vendita, inoltre, è suddivisa tra supermercati, profumerie
e farmacie. Un ordine in base al quale i prodotti acquistano "credito"
crescente (accompagnato da un'equivalente maggiorazione di prezzo).
La maggior parte degli acquirenti però ignora il fatto che le
aziende possiedono quasi sempre una linea per il "largo consumo"
ed una "professionale", oppure diversi marchi destinati a
target differenti. I laboratori di ricerca però sono gli stessi
e così i controlli di qualità e di lavorazione. Cambia
qualche ingrediente nella composizione dei prodotti (dal 1998 c'è
l'obbligo di dichiararli in etichetta) e sicuramente il packaging. Ma
allora, si producono appositamente prodotti più "scadenti"
destinati a chi può spendere meno oppure si esagerano gli effetti
di quelli destinati a chi può spendere di più per giustificarne
il prezzo?
Nel panorama c'è anche lo spazio per creme e preparati "alla
portata di tutte le tasche", quelli pubblicizzati da certe televendite
o per corrispondenza. Nel migliore dei casi le tanto decantate pozioni
risultano inefficaci. "Prodotti miracolosi" vengono definiti,
le cui esagerazioni sugli effetti del trattamento incidono su quella
parte di pubblico più sensibile alle suggestioni. Ci si può
comunque difendere dalla "pubblicità ingannevole" e
la materia è disciplinata sia a livello italiano sia europeo.
L'Italia insieme alla Spagna, inoltre, è fra i paesi che producono
il maggior numero di contraffazioni. Per tutto ciò occorrono
laboratori dotati di eccellenti attrezzature, una tipografia capace
di imitare le confezioni e i cosiddetti "bugiardini", un circuito
efficiente per smaltire la merce. L'ex Unione Sovietica pare essere
una base eccellente per questo tipo di falsificazioni: fabbriche ad
alta tecnologia, estesa criminalità organizzata, rari controlli
di polizia. Gli italiani, dal canto loro, hanno gioco facile grazie
all'inefficienza dei servizi doganali e pagano in contanti. La situazione
si fa grave se i prodotti da "inefficaci" diventano "dannosi"
perché contengono componenti infetti (è sufficiente l'acqua
a forte tenore batterico) o addirittura gravemente nocivi. I circuiti
legali, comunque, non sono indenni da problematiche. Dai laboratori,
infatti, continuano ad arrivare innovative preparazioni cosmetiche "ringiovanenti"
a base di principi attivi (per esempio, l'acido glicolico o il fenolo).
Queste sostanze però, usate in percentuali sbagliate, possono
produrre danni (macchiare la pelle o produrre anche cicatrici) e se
sull'etichetta ci sono le indicazioni qualitative non ci sono quelle
quantitative. È facilmente comprensibile, quindi, come un prodotto
attivo usato in una percentuale idonea possa avere un effetto, anche
positivo, che a percentuali diverse si può tramutare in un danno.
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