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| Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 05/2002 | ||
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MOSTRA
I MUSCOLI
E IL CERVELLO!
In principio era il "culturismo", ovvero il fisico e la sua cultura, forza e aspetto estetico, poi il culturismo si fece carne, con muscoli, arterie, epidermidi in bell'evidenza su corpi scolpiti e disegnati secondo i canoni della migliore (o peggiore, dipende dai punti di vista) filosofia occidentale, e divenne "body building". di Marco Volpatto Oggi, grazie soprattutto ai grandi apporti mediatici, il movimento in palestra si è trasformato e si fa chiamare powerlifting, neo-culturismo, wellness o, più generalmente, "fitness". Milioni di praticanti, migliaia di istruttori ed impiegati in innumerevoli centri e club dove, oltre a fare movimento, ginnastica per dirla con un termine quasi antico, si fa amicizia, ci si incontra, si cerca e con discreta frequenza si trova la farfallina, si socializza e si provvede a mantenere il proprio organismo efficiente, prepararto e piacevole quantomeno a sé stessi. Il grande movimento dei Centri Fitness sta senza dubbio vivendo la propria età dell'oro: oltre 60 club solo a Torino, più del doppio nel resto della provincia, 105 associazioni sportive, tra grandi e piccole, che lavorano a pieno ritmo con decine di migliaia di praticanti nel solo capoluogo, un giro d'affari miliardario al quale si agganciano medici, case farmaceutiche, specialisti o pseudo tali, pubbliche amministrazioni, personal trainers, aziende, manager, tuttologi e programmi televisivi. Due meeting annuali di grande impatto mediatico, uno a Rimini prima dell'estate, l'altro a Jesolo a metà settembre, conventions per ogni palato, masterclass, dimostrazioni, tornei e gare anche di livello internazionale, forum di discussione in rete, riviste specializzate, look ricercati, tatuaggi e abbigliamenti dedicati. Alle discipline tradizionali, ginnastica, aerobica, step, danza e arti marziali si sono aggiunte, a partire dagli anni '90, specializzazioni dai nomi esotici: aqua zone, fitness alternativo, aerobic zone, top spin, aqua gym, wellness, alto impatto, hip hop, full contact, stretching, kick-boxing, tutto rigorosamente made in U.S.A., ovviamente adattato al tricolore nostrano. La domanda sorge spontanea: da dove salta fuori questa voglia di fitness, donde proviene questo desiderio di muoversi in compagnia, a ritmo, in un ambiente dedicato e, normalmente, vivace ed accogliente? Abbiamo individuato quattro risposte: bisogno di aggregazione, passione per lo sport, esibizionismo, ricerca del benessere. Una quinta ragione, sacrosanta, sta nel campo della riabilitazione post-traumatica, con migliaia di sfigati costretti alla riabilitazione funzionale i quali divengono, loro malgrado, i clienti più assidui e costanti dei moderni Centri Fitness. Il club del duemila ha una struttura standard, con ambienti per muoversi a tempo di musica, palchetti a pavimento, specchiere in ogni dove per soddisfare il narcisismo imperante degli avventori, impianti stereofonici d'avanguardia, una sala pesi con macchinari sempre più sofisticati (addirittura specifici per gruppo muscolare) e in grado di controllare distribuzione dei carichi e tempi di lavoro; ci sono poi un locale per il cardio-fitness, docce, spogliatoi, una sala bar, una sala d'attesa, l'infermeria e, a volte, un piccolo centro medico frequentato a turno da dietologi, ortopedici, podologi e massaggiatori. Il club non si limita ad offrire movimento e salute: giocando sull'esigenza di socialità, gli istruttori di una palestra si trasformano, se sono intraprendenti e bravi, in veri e propri animatori (mettendo a frutto, nella maggior parte dei casi, un valido retaggio di gioventù) e organizzano serate in discoteca o in pizzeria, giochi e concorsi interni, partite di calcio, gite, viaggi, settimane bianche, serate a tema, con il duplice obiettivo di coinvolgere nuovi possibili clienti e "fidelizzare" quelli già acquisiti. C'è tutto perché il movimento palestre funzioni senza crisi per lustri, a patto, naturalmente, che non si ecceda, che non si scambi la palestra per un luogo di culto, per un locale assoluto, dove all'aspetto ludico e motorio si sostituisce la ricerca maniacale di una perfezione fisica che non c'è e non potrà mai esistere, dove la socialità rischia di lasciare il posto ad una smodata concorrenza misurata in centimetri di bicipite, in quintali di acciaio o di ghisa sollevati, in percentuali di massa magra o grassa, rendendo il centro un tempio dove i valori si contano in forza, in ripetute e in manifestazioni che poco hanno a che vedere con la ricerca della salute e del benessere, soprattutto quando (e succede), il semplice stimolo bio-meccanico non è più sufficiente e, pur di ottenere risultati velocemente apprezzabili, si fa uso e abuso di potenti aiuti chimici i quali, lo sappiamo benissimo e ne abbiamo già parlato, non fanno granché bene. Dove sta il confine tra benessere e fobia, tra divertimento e stress, tra piacevole momento di aggregazione e profonda ansia da prestazione? C'è del buono, c'è del marcio. Nulla da eccepire sulle motivazioni di ognuno, ma siamo consapevoli che, ad un mondo a rischio solitudine e all'eterna ricerca di compagnia, ad un universo di sedentari desiderosi di muoversi e sfogarsi, sia facile affiancare il desiderio di emergere, farsi notare, esibirsi, qualche volta, purtroppo, senza badare al prezzo. Non sono rari i casi in cui, alle qualità tecniche di un istruttore vengono preferite quelle estetiche o verbali, al lavoro salutare e benefico si sovrappongono tecniche non compatibili con la resistenza organica dell'uomo e della donna i quali, nel tempo, rischiano di mettere a repentaglio la propria salute. L'antico culturismo si è trasformato, grazie all'apporto di grandi sponsor internazionali, in un business ad alto impatto economico al quale pochi intendono rinunciare. Ecco allora che alle tradizionali sale per la ginnastica, sono andate affiancandosi le cosiddette "sale macchine", attrezzate con strumenti per il cardio-fitness (e fin qui tutto bene, è sufficiente un elettrocardiogramma sotto sforzo prima di cominciare l'attività), tapis roulantes, cylette, step-machine, rematori, completate dai macchinari derivati dalla rieducazione funzionale, non più adibiti a tale scopo ma, per mezzo di leverismi o impianti oleodinamici aggiunti, capaci di apportare alti sovraccarichi artificiali, invasivi e biomeccanicamente complessi. Usate in modo preciso, queste strutture portano risultati benefici, impiegate in maniera distorta comportano rischi funzionali di non poco conto che, negli anni, possono acutizzarsi. Altroché salute e benessere! Chi si accinge all'operazione "muscolazione rapida" è normalmente un soggetto debole anche dal punto di vista psicologico, consapevole non tanto di praticare una disciplina sportiva (il concetto di sport è altra cosa), bensì di applicare la semplice ricerca di una propria rinnovata figura estetica che, al momento in cui si passa dal via, è ovviamente constatata deficitaria. È abbastanza facile, inoltre, trovare in palestra i "giusti" compagni di merende con i quali condividere la tortura quotidiana e confrontare i risultati raggiunti o raggiungibili. Il rischio sta proprio nell'emulazione non calcolata e, soprattutto, nella circolazione di notizie di natura motoria, alimentare, e di struttura dell'allenamento, assolutamente false o quantomeno parziali, provvisorie. Ci sono precauzioni necessarie ed importanti da prendere, la serietà di un club si rileva proprio dalla forma mentale con cui il personale che vi opera si rapporta con il cliente che chiede di sistemare rapidamente il proprio fisico. Se ci si predispone ad un passo del genere è necessario: o pretendere di essere seguiti da personale specializzato ed aggiornato. Si chieda sempre il diploma ISEF o la Laurea in Scienze Motorie o in Medicina. o rifiutare qualsiasi tipo di aiuto chimico, anche nei momenti di maggiore sconforto. Il confronto con gli altri è a volte impietoso, ma è senza dubbio da preferirsi un bicipite meno sviluppato del previsto alla crescita, nell'organismo, di oggetti non bene identificati; è meglio rinunciare a qualche grammo di massa che dover affrontare perdite di reattività, cali della vista e della libido per le femminucce, del pistolino per i maschietti. o non fermarsi alla sola pratica muscolatoria; affrontare qualche altra disciplina non "brucia" i muscoli, come usano dire in gergo gli amanti del settore, ma li abitua semplicemente a movimenti più armonici e completi, rendendoli capaci di adattarsi a svariate pratiche sportive. o prestare attenzione all'alimentazione, che non può essere solamente proteinica; anche se sono le proteine a fare "massa", i grassi ed i carboidrati sono elementi essenziali, indispensabili al buon funzionamento dell'organismo. La sottoalimentazione poi, è un mero tentativo di rimediare a presunti inestetismi che molte volte vede solo chi pensa fortemente di averli. Il rischio "born-out", il crollo improvviso, repentino e irreparabile è, in questi casi, elevatissimo. La palestra quindi come luogo di salute per il corpo e per la mente e non inferno per l'alienazione dei sensi. Entrare nel tunnel della perfezione fisica ed estetica, aiutati anche da certa demenziale televisione, è facile; uscirne, soprattutto mentalmente e nel caso si veda il proprio fisico scadere (è la legge della natura, non possiamo, purtroppo, o per fortuna, farci niente) è operazione complicata e contorta. Non provare per credere. |
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