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PIACERSI
E PIACERE
di
Daniela
Finocchi
Una recente
indagine del Quality Life Institute (agenzia di ricerca collegata con
università italiane ed estere) ha rilevato che il "benessere"
è un business da 20 miliardi di euro. Il mercato si espande dalle
beauty farm ai solarium, dalle palestre alla cosmesi, coinvolgendo "orizzontalmente"
altre decine di settori. Il tutto interessa ben 30 milioni di consumatori,
cioè più della metà degli italiani, e 175 mila lavoratori.
Ma non è tutto. Il giro d'affari, infatti, è in continua
crescita tanto da stimolare consistenti investimenti. Cosmesi e "cura
del corpo" riguardano oltre il 30 per cento del business.
I clienti delle 13 mila palestre italiane sono circa sei milioni, ma si
ipotizza che diventeranno oltre dieci milioni entro il 2005. Altro settore
in ascesa (si prevede del 10 per cento) sarà quello delle beauty
farm. Da questa indagine emerge comunque un dato sostanziale: i consumatori
non sono caratterizzati da un elevato livello di reddito. Il "settore
bellezza" opera trasversalmente e coinvolge tutti, chi più
chi meno, a (quasi) tutte le età compresi adolescenti e, sempre
di più, uomini.
Rispetto al passato, è infatti questa la differenza che si fa notare.
L'accresciuto interesse maschile per il proprio aspetto fisico è
cosa degli ultimi anni, quelli cioè che stanno decretando la fine
del sistema patriarcale e, quindi, il tradizionale ruolo maschile con
la conseguente messa in crisi di quei valori. Gli uomini in passato hanno
dovuto rincorrere decisamente di meno gli stereotipi di bellezza fisica
(rispetto alle donne), altri erano i terreni su cui confrontarsi, quali
il potere e la virilità. Oggi però il consenso non è
più prerogativa naturale e viene cercato anche attraverso la cura
del proprio aspetto fisico e l'adesione a particolari modelli estetici
("Niente pettorali, niente sesso", amava ripetere un noto allenatore
americano).
Breve
storia della bellezza
Ma che cos'è la bellezza? "Ciò che è bello
è buono", scriveva Platone. "La bellezza è la
verità, la verità è la bellezza", poetava
John Keats. In effetti, con la parola "bellezza" si fa riferimento
a più elementi: una cosa è la "cosmetica", un'altra
i "canoni di bellezza", un'altra ancora "l'estetica"
filosofica. Le maggiori critiche e diffidenze sono comunque da riferirsi
alla cosmetica. I belletti, che non a caso vengono anche chiamati "trucchi",
sono spesso stati considerati astuzie femminili di cui diffidare, una
sorta di truffa contro la quale difendersi. "Giaci in cento vasetti
e la tua faccia non dorme con te" sentenziava Marziale. Le prime
pratiche cosmetiche hanno origini religiose e venivano utilizzate per
avvicinare l'aspetto umano alla bellezza divina. L'uso dei cosmetici
risale alla preistoria, in seguito gli Egizi furono i primi veri cultori
della bellezza del corpo in senso assoluto, tanto da avere persino due
divinità preposte alla cosmesi ed ai profumi: Bes e Toth.
I modelli di bellezza cui è stato fatto e si fa riferimento variano
a seconda dei luoghi e dei popoli. "Un piedino piccolo su una donna
è molto bello" recitava l'antica tradizione cinese: il che
portò (pratica ora illegale) milioni di genitori a rompere l'arco
del piede delle proprie figlie per poi costringerlo in una bendatura
strettissima al fine di ottenere quella particolare e "aggraziata"
andatura.
Vi sono comunque due qualità costanti che identificano i modelli
di bellezza in tutte le culture: il segnale di gioventù e quello
di salute. Entrambi, infatti, rappresentano un'irresistibile attrattiva
sessuale. Ecco perché una pelle priva di rughe o la flessibilità
dei movimenti vengono perseguite con tanto accanimento. Così
una bella abbronzatura piace, al punto da aver stimolato la nascita
di centri appositi dove procurarsela, perché la carnagione scura
rappresenta un inconscio richiamo sessuale (derivato dal fatto che gli
organi sessuali hanno sempre una pigmentazione più scura rispetto
al resto del corpo). Allo stesso modo, l'usanza degli uomini di radersi
trae origine dal desiderio di restare giovani (la barba, infatti, è
un segno caratteristico della mascolinità adulta).
Sono soprattutto le donne, però, che si sono dovute "conformare"
all'immagine che di loro volevano gli uomini ed hanno dovuto subire
quello che Riane Eisler chiama "addomesticamento" (Riane Eisler
è un'antropologa americana, nota per i suoi studi sull'evoluzione).
"Le donne confezionavano se stesse a beneficio degli occhi degli
uomini, per ottenere la loro protezione e il loro potere", scrive.
Non è un caso che nella preistoria le raffigurazioni femminili
privilegiassero l'aspetto procreativo.
Con i Greci i canoni estetici furono elevati a sistema (l'applicazione
per eccellenza si trova nell'arte di Policleto, che dedicò un'intera
opera alle leggi della simmetria della figura umana). In Atene la bellezza
muliebre era "dovuta" tanto da essere sorvegliata da Magistrati
detti Gineconomi, che multavano le donne che trascuravano di abbigliarsi
e presentarsi nelle strade come richiesto. Tra gli "artefici"
usati dalle donne greche c'erano corsetti e cuscini usati per snellire
o riempire, a seconda delle esigenze, le diverse parti del corpo, nonché
sandali con il tacco alto, busti con stecche per comprimere la pancia
e seni finti.
Nell'antica Roma le donne iniziarono a tingersi i capelli di biondo
a seguito dell'"incontro" con i barbari. Nel Medioevo si andò
affermando un'immagine di donna-bambina perché occorreva fare
i conti con una società guerriera: l'incapacità militare
era una notevole limitazione, che escludeva le donne dall'organizzazione
feudale e, al di fuori del matrimonio o del monastero, rischiavano di
essere bruciate come streghe sul rogo per un nonnulla. Facendo un salto
di secoli, i busti in cui si costringevano le donne nel Settecento e
oltre ne deformavano la gabbia toracica e per schiarire la pelle si
ricorreva a un impasto a base di carbonato di piombo (la cerussa) che
rendeva l'incarnato trasparente e portava alla morte per avvelenamento.
Un'importante svolta fu quella segnata dal diffondersi dell'igiene.
La salute divenne finalmente il bene più prezioso e la prima
fonte di bellezza nella seconda metà dell'Ottocento, in piena
epoca positivista. Altra grande rivoluzione fu, più recentemente,
quella attuata dal femminismo. La bellezza femminile declinata sui capricci
del desiderio maschile fu messa al bando: gonnelloni e zoccoli diventarono
una specie di divisa, negazione di ogni frivolezza ma anche della stessa
fisicità femminile. Da sempre, infatti, è esistito un
legame fra i canoni di bellezza e il pensiero, le fobie, le ossessioni
espresse dalla società in quel momento.
Oggi viviamo quella che è stata chiamata "sindrome del puzzle",
cioè il disagio di convivere con un corpo che viene considerato
e valutato a porzioni (che solo se levigate e incastrate correttamente
tra loro sono in grado di comporre un insieme armonioso, basti pensare
alla moda delle "labbra siliconate"). Per certi versi, come
vedremo, i progressi della scienza sono stati e sono preziosi e non
è da demonizzare il fatto che la chirurgia estetica sia ormai,
sotto il profilo economico, alla portata di tutti o quasi. I dubbi sorgono
di fronte al perseguimento di modelli sempre più irreali: da
una parte uomini e donne "bionici", dall'altra bellezze efebiche.
Entrambi estremi, inesistenti, irraggiungibili.
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