VACANZE

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settembre/ottobre 2001

 
 
 
 

 


PIRENEI DA PRIMATO

di Luigi Urru

Ho sentito torinesi, fieri frequentatori delle Alpi, considerarli dall'alto in basso come cugini senza nemmeno un quartino di sangue blu: non un quattromila, e di ghiacciai appena appena l'ombra sciolta. È vero, il Pico de Aneto, la vetta più alta dei Pirenei e l'unica circondata da circhi di nevi perenni, supera di poco i 3400 metri. È vero, le Alpi sono parecchio più lunghe, anche molto più larghe, e ben piazzate al centro dell'Europa dove interessano sei nazioni diverse. I Pirenei, che pure hanno almeno un vanto, quello dell'origine più antica, sono quasi quasi solo una catena regionale, sulla cui linea spartiacque passa il confine franco-spagnolo.
La realtà è che non si percorrono i Pirenei in cerca di primati. Loro hanno altro da offrire. Basta rispolverare il sussidiario delle elementari per trovare Andorra, in una pagina a parte, in fondo al libro, insieme a San Marino, Liechtenstein e Città del Vaticano. Basta sfogliare il volume di epica del ginnasio per imbattersi in Roncisvalle, Carlo Magno, Rolando e i Saraceni. Basta aprire un quotidiano di luglio alle pagine sportive per leggere delle fatiche ciclistiche sulle rampe del Tourmalet, o il bollettino parrocchiale per conoscere le date del prossimo pellegrinaggio a Lourdes.
I Pirenei sono vicini a noi che siamo delle Alpi più di quanto immaginiamo. Il formaggio con la crosta nera e la pasta paglierino chiaro sul banco del mercato di Porta Palazzo è una toma quagliata nelle valli d'Aspe e d'Ossau. Da quando nel 1992 alcuni lupi provenienti dagli Appennini sono tornati a colonizzare le Alpi Marittime, gli allevatori, riscoperte giocoforza antiche tecniche di difesa delle greggi, hanno trovato l'alleato più adatto nel Patou des Pyrénées, un cane agile e guardingo.
Anche geograficamente, per il turista subalpino, i Pirenei non sono affatto lontani: settecento chilometri, appena un pomeriggio in treno e si è a Perpignan, Girona o Pau. La via più diretta in auto passa per il colle del Monginevro, Briançon, Sisteron e Aix-en-Provence, evitando poi Marsiglia e attraversando tutta la Camargue.

Montagne d'acque
Lunghi 435 chilometri dal Golfo del Leone a quello di Biscaglia, i Pirenei sono montagne d'acque tra un mare e un oceano. Contrariamente alle impressioni d'arsura suscitate dalle immagini del Tour de France trasmesse dalla tv, nei Pirenei patire la sete è la più remota delle possibilità. Lo dicono i nomi stessi dei luoghi, non appena si scorra una carta. Le sorgenti minerali, termali e vulcaniche non si contano, di qua e di là del confine: Bagnères-de-Bigorre, Ax-les-Thermes, Vernet-les-Bains e Ornolac-Ussat-les-Bains in Francia, Font Romeu e Caldes de Boi in Spagna.
Se siete afflitti da disturbi reumatici o respiratori, Dax è il posto ideale per tornare in salute, a forza di suffumigi con vapori a 64 gradi. Senonché, forse è un tantino affollato: 57 mila visitatori ogni anno ne fanno la prima stazione termale transalpina. Non bastasse, a settembre agli anchilosati si aggiungono gli amanti di balli latini e corride (credevate che la caccia al toro fosse un divertimento iberico!). E sono altri sessantamila, tutti insieme in una volta.
Ribes, che si trova sul versante opposto della catena montuosa, ha giustamente scelto una opposta strategia: se Maometto non va alla montagna, la montagna va a Maometto. Anziché accattivare gli infermi, Ribes esporta le proprie acque medicinali. Le tanichette di plastica semitrasparente da cinque e otto litri con la caratteristica etichetta rossa e blu e il tappo azzurro hanno invaso i super mercati catalani, fino alla capitale Barcellona. Gli acquedotti locali, che mai hanno goduto di chiara fama, sono ridotti alle secche dell'oblio e l'abitudine all'acqua di Ribes ha ormai fatto dimenticare anche perché sia tanto buona.
Se è vero che chi non è appassionato d'acque lo è di ferrovie, Ribes merita comunque una visita. Dal paese parte una linea a cremagliera che sembra godere di un destino più fausto della Sassi-Superga. Inaugurata nel 1931, supera un dislivello di oltre mille metri in dodici chilometri, penetrando all'interno della Reserva Nacional de Freser i Setcases. Costituisce l'unica possibilità di accesso veicolare all'alta valle e al santuario della Virgen de Nùria, patrona dei pastori pirenaici.
Tornando alle acque, è dagli anni Cinquanta che il governo spagnolo ha pensato di dare all'eden idrico più alto d'Europa adeguato statuto di parco naturale nazionale, perdona, Parque Nacional de Aiguestortes y Lago de Sant Maurici. Un nome che non mente, come non mente il pieghevole turistico: "El agua està presente en todas partes". Sfido, le acque storte sono un labirinto acquitrinoso d'alta quota, mezzo già torbiera, mezzo ancora torrente che serpeggia senza meta per arcadiche radure. Tutt'intorno, rivoli che diventano cascate, laghi che si trasformano in stagni. Rane e zanzare.

Andorra e altri capricci
Riparo per popolazioni cristiane in fuga davanti agli infedeli, per popolazioni albigesi terrorizzate dai cristiani, per il popolo basco, per le formazioni antifasciste braccate dalle squadre di un Franco non ancora generalissimo, i Pirenei comprendono oggi un rifugio per i perseguitati dal fisco che solo ingiustamente sfigura di fronte alle opportunità offerte da Monte-Carlo. Ma rispettiamo la storia. Andorra sopravvive a un'epoca di signorie e principati. Ancora otto anni fa non era uno stato sovrano, né era rappresentata all'assemblea delle Nazioni Unite: fin dal 1278 era sottoposta a un regime di tutela congiunta da parte del conte di Foix (poi del presidente della repubblica francese) e del vescovo di Llerida.
Nell'ultimo quinquennio la vita degli abitanti di Andorra è profondamente cambiata, a seguito di grandi operazioni urbanistiche, della costruzione di impianti idroelettrici e dell'afflusso di folle di turisti motorizzati che intasano i tornanti che dal Col de Puymorens portano a La Vella. Trovereste tutto aperto, ma non lasciatevi tentare e non andate ad Andorra di domenica. I prezzi defiscalizzati sono gli stessi anche di lunedì. Se intendete investire in qualcosa di più duraturo che un paio di stecche di sigarette e una bottiglia di aguardiente, il principato di Andorra fa comunque per voi. Con una combinazione ideale di "stabilità politica, assoluta libertà sui cambi e totale assenza d'imposizione" - come ha osservato un noto quotidiano economico - Andorra offre condizioni estremamente vantaggiose per società per azioni con capitale minimo di cinque milioni di pesetas (circa cinquanta milioni di lire). Occorre pensarci per tempo, diciamo appena raggiunta la maggiore età, perché il governo andorrano non si è ancora deciso ad abolire l'unica condizione capestro, la residenza nel principato da almeno vent'anni. Per i più cocciuti, comunque, esiste la possibilità di aggirare la questione appoggiandosi o a indigeni compiacenti o a società offshore con sede a Cipro (con la quale Andorra ha rapporti privilegiati).
Del resto Andorra non è l'unico capriccio amministrativo in terra pirenaica né la sola sopravvivenza scampata a eserciti e ribaltamenti di fronte. Il Trattato dei Pirenei del 1659 stabilì la cessione alla Francia di trentatré paesi della Cerdanya catalana. Ma Llivia, che pur era circondata da territori ceduti, continuò a dichiararsi spagnola, perché godeva del gonfalone di città: ancora oggi è un'enclave spagnola in terra francese, a sei chilometri dalla linea di confine sullo spartiacque. Il centro storico conserva una delle più antiche farmacie d'Europa, con vasi e attrezzi di bottega di epoca medievale.
Degli altri trentatré paesi che allora passarono di bandiera, uno non ha mai smesso di vagheggiare il ritorno alla Catalogna e i conti in rosso hanno infine dato la stura ai sentimenti irredentisti. Gli amministratori di Eyne, centoventi abitanti e venti chilometri dal confine, cercano invano da trent'anni di fare decollare il turismo. I debiti contratti per la costruzione delle piste da sci non sono mai stati saldati e il decentramento amministrativo varato in Francia agli inizi degli anni Ottanta ha lasciato tutto il peso degli interessi sulle spalle dei contribuenti locali. Il sindaco ha scritto a Chirac, non ha ottenuto risposta e ora minaccia la secessione. Ha fondato il Partit per Catalunya e chiede che il suo comune sia ceduto alla Spagna. Dall'altro lato dei Pirenei il Partit per la Indipendencia de Catalunya soffia sul fuoco, promettendo di prendersi Eyne e tutti i suoi debiti pur di riunificare i Païses Catalans, come esistevano prima del trattato del 1659.

Il lombardo catalano
"Di qui sono passati i lumbard", scherza la mia compagna di viaggio, quando sappiamo delle minacce di secessione. Aveva ragione. E che lombardi! La Padania non era ancora stata inventata e le ampolle al dio Po non esistevano neanche nelle barzellette, quando loro - i lombardi, per dire maestranze principalmente dal Nord della penisola italiana - costruivano chiese di pietra nella regione tra Ripoll e Llavorsi. Dal mille al milletrecento queste valli pirenaiche sfuggivano alla conquista araba e si nutrivano invece degli influssi nostrani, complici gli italici pellegrini che marciavano alla volta di Santiago di Compostella e i benedettini che fondavano nuovi monasteri.
Proprio a Ripoll passò per secoli il confine tra cristianità e umma islamica, un confine che fungeva anche da linea di convergenza. La biblioteca del monastero era una delle più ricche dell'epoca, celebre non tanto per i testi di teologia, quanto per la collezione di volumi di scienza araba e di opere di autori pagani come Plutarco e Virgilio. Personaggi che fecero la storia d'Europa si riunivano qui a studiare, scrivere, discutere. Come Gerbert, monaco di Aurillac, che a Ripoll s'impratichì di musica e di matematica, prima di essere nominato papa con il nome di Silvestro II. Di quel periodo, o meglio, di quanto scampò a un successivo terremoto, rimangono oggi il chiostro e la chiesa di Santa Maria, a cinque navate e sette absidi. Il portale è istoriato con scene dai libri dell'Apocalisse, dell'Esodo e dei Re.
Quasi ogni paesino della zona vanta un tesoro del romanico catalano. Le guide turistiche raccomandano unanimi la vall de Boì con chiese mirabili "per la purezza architettonica delle linee e gli affreschi" (in realtà oggi quasi tutti trasferiti al Museu Nacional d'Art de Catalunya a Barcellona). Vale la pena, tuttavia, tentare la sorte e dirigersi anche verso altre mete.
Nella val Fosca, per esempio, a nord di Temp, con chiese romaniche a Torre de Cabdella, Espui e Cabdella. Oppure a Moll, sotto il colle d'Ares, dove la chiesa s'incastona in paesaggi, appunto, molli. O a Beget, dove ben visibili sono nell'abside le lesene, note in castigliano come "bandas lombardas". O ancora a Coll de Nargò con un Sant Climent a navata centrale superbo per la sua semplicità. Per non dire poi di Sant Joan de les Abadesses, altra sede benedettina e luogo di un presunto miracolo stile statua del Cristo che piange. O infine a Cardona, cittadella fortificata su uno sperone roccioso. Nella cripta della collegiata de Sant Vicenç sono state girate alcune scene di Campane a mezzanotte di Orson Welles.

 

  Info

Cremagliera della valle di Nùria: il biglietto di andata e ritorno costa 2150 pesetas. Informazioni sugli orari allo 0034-972732020.
Aiquestortes i Estany de Sant Maurici: il parco nazionale ha due centri visita, a Boì (Plaza del Treio, 3) e a Espot (Carrer Prat del Guarda, 2).
Andorra: il turista è accompagnato nella visita del parlamento, la Casa de les Valls. Il giro dura mezz'ora e va prenotato con un mese di anticipo telefonando allo 07-376829129.
Llivia: una visita al Museo Municipal dissipa alcuni interrogativi sulla travagliata storia del confine pirenaico. Aperto tutti i giorni in luglio e agosto, chiuso il lunedì d'inverno. Biglietto a 150 pesetas.
Farmacia di Llivia: per la visita ci si rivolga all'Ufficio Turistico in Carrer de Forns, 4.
Ripoll: il monastero è aperto tutti i giorni d'estate, chiuso il lunedì d'inverno.
Beget: la signora Marìa Vila Saquet, che abita di fronte alla chiesa, ha le chiavi per la visita.
Sant Joan de les Abadesses: il monastero è aperto con orari diversi a seconda della stagione. L'ingresso è gratuito tranne che in luglio e agosto (200 pesetas).
Cardona: la collegiata è aperta tutti i giorni tranne il lunedì, solo al mattino nei festivi. La visita costa 300 pesetas. Il martedì l'ingresso è gratuito.
Da leggere
Victor Hugo. Pirenei. EDT - Lonely Planet.

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