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SCHERMA:
L'ARMA DI ZORRO
di Marco Volpatto
È in assoluto, la disciplina più medagliata
dello sport italiano, è arte antica e nobile, è stile, concentrazione,
fortuna, talento, vigore agonistico. È la scherma, ovvero la tecnica
di offendere e difendere per mezzo di armi dette "bianche". Si attacca
un avversario mascherato da uomo ragno cercando di colpirlo, "toccarlo"
in gergo, con la punta se si tratta di spada o fioretto, o con la lama
se si combatte con la sciabola, facendo in modo, al tempo stesso, di
non essere toccati.
Di origine antichissima, confusa tra storia e leggenda, la scherma si
assicura arcaiche testimonianze fin da settemila anni prima di Cristo,
con il ritrovamento, in Cina, di spade risalenti a epoche e popoli misteriosi
ed affascinanti. Omero parla diffusamente di duelli all'arma bianca,
anche se, ai suoi tempi, quel tipo di disciplina non venne inserita
nei Giochi Olimpici. A Roma la spada, il gladium, prende il sopravvento
sulle altre armi e sorgono le prime scuole dirette dal lanista (da "laniare",
dilaniare, allora la pietà era un optional), l'istruttore dei gladiatori
ai quali, prima di scendere nell'arena, veniva concessa, dietro superamento
di prove durissime, una sorta di patente. Per secoli la penisola è solcata
da eserciti che si danno battaglia all'arma bianca portando all'affinamento
di tecniche e materiali, uomini e strategie fino ad arrivare al duello
medievale, di origine nordica, che ha dentro l'embrione del connotato
sportivo, con regole e meccanismi propri che vanno dalla scelta delle
armi, ai tempi di gara, alle modalità di arbitraggio, tutto dettato
da un galateo ferreo inventato, e non è un caso, dai barbari. Anche
l'ordalia, il duello la cui sentenza si riteneva trascesa direttamente
dal Padreterno, veniva combattuta con la spada.
Alla fine del XIII secolo sono ben cinque le sale d'armi di Parigi guidate
da maestri italiani: la tecnica si raffina, si basa più sull'agilità
che sulla potenza, più sull'eleganza che sulla forza; la disciplina,
pur conservando il suo predominante aspetto guerrafondaio, inizia a
prendere gli attributi di sport vero, con allenatori, tecniche, mosse
codificate, attacchi regolamentati, difese organizzate, parate contrassegnate,
uomini duri e puri e, tassativamente, niente donne. Si tenta addirittura
di teorizzare la scherma con formule matematiche, poi ci si limita ad
illustrarla su testi oggi preziosi come diamanti.
In decadenza per via dell'ostilità ecclesiastica nel Seicento e nel
Settecento, la scherma torna in auge nella seconda metà dell'Ottocento,
grazie soprattutto alla rivalità tra la scuola italiana e quella francese
che si preparano a dominare le prime edizioni delle Olimpiadi moderne.
Con la fine del secolo e l'avvento (Atene 1896) della seconda era olimpica,
nella disciplina schermistica prende definitivamente il sopravvento
l'aspetto sportivo e spettacolare, anche se i migliori schermitori sulla
piazza si rifiutano di partecipare alla prima delle nuove Olimpiadi,
vuoi perché nessuno di loro risulta classificabile come dilettante,
vuoi perché nessuno accetta di correre il rischio di perdere la medaglia
e la faccia sopra un palco di così alta levatura internazionale.
Nasce il cinema e la scherma vive una nuova febbre dell'oro, con scuole
che fioriscono da Hollywood a Cinecittà allo scopo di allenare gli attori
all'arte della guardia e dell'affondo. Pellicole come I tre Moschettieri,
Gli ammutinati del Bounty, Zorro, Mission, e una miriade di grandi film
e filmetti di seconda categoria non si sarebbero mai potute girare senza
una valida scuola per schermitori.
Ancora oggi, gli attori di cinema, teatro e televisione frequentano
regolarmente una scuola di scherma, la tradizione è antica, non si va
sul palco senza saper tirare di fioretto. Sport e arte si fondono in
un'unica essenza.
Nel 1909 nasce la Federazione Italiana, seguita, nel '13, da quella
Internazionale. Il predominio agonistico è italiano e francese. Nedo
Nadi porta a casa, da Anversa, cinque ori olimpici che rimangono un
record ancora oggi imbattuto. Grandi anche suo fratello Aldo, Marzi,
Gaudini, Bocchino, Cornaglia Medici.
Nel dopoguerra il predominio passa all'Est europeo ma i nostri si difendono
bene. Mangiarotti, Delfino, Maffei, Dal Zotto evocano grandi imprese
e fanno correre i brividi lungo la schiena degli appassionati.
Oggi, con l'intervento del settore femminile, i campioni si chiamano
Giovanna Trillini, Valentina Vezzali, Stefano "D'Artagnan" Corioni,
Dorina Vaccaroni (l'unica a difendere i nostri colori nei mitici anni
'80), e non c'è competizione internazionale dove non ci sia un fiorettista,
uno spadista, uno sciabolatore italiota tra i super favoriti.
La passione coinvolge migliaia di praticanti in tutta Italia. Quello
contemporaneo è un momento d'oro per la scherma veneta e friulana, scuole
che esprimono da anni i migliori talenti mondiali; ma c'è stato un tempo
in cui anche Torino, culla dello sport italico, ha potuto vantare grandi
nomi e notevoli risultati.
Ci si avvicina alla scherma per curiosità, amicizia, ambizione o storia
familiare. Non sono pochi i figli di schermitori o di militari che si
gettano nella mischia rischiando anche di fare bella figura.
Fioretto, spada e sciabola per i maschi, le prime due per le donne poiché
la sciabola è molto diversa in tecnica e preparazione per via del colpo
che viene tirato di lama e non di punta, di taglio e non di affondo.
Cambia tutto, attacchi e parate, difese e stoccate. Può sembrare uno
sport per pochi. Non lo è. È, al contrario, disciplina vivace, divertente
e stimolante. Provare per credere.
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La
gara
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Tre armi, fioretto, spada
e sciabola, tre discipline, tre differenti modalità di combattimento:
attacco di punta con le prime due, pressione o tocco di lama nella
sciabola, nella quale si riconoscono chiare le origini arabe per
via del disegno curvo dell'arma. La leggerezza del fioretto consente
giochi di polso impensabili con le altre armi ma i campioni, quelli
veri, riescono in evoluzioni da circo anche con spada e sciabola.
In molti casi la destrezza è così elevata da rendere necessario
il "ralenti" per una visione completa dell'azione che, in tempo
reale, risulta assolutamente illeggibile.
In pedana c'è tensione palpabile che monta di stoccata in stoccata.
6 minuti per vincere almeno cinque games, oppure 10 stoccate in
12 minuti (otto colpi in 10 minuti in campo femminile). Oggi i
sensori sono elettronici, ma prima dell'era informatica erano
meccanici e ancora prima umani, nel senso che stava all'umanità
del "toccato" cioè del colpito, ammettere la sconfitta: confusione,
botte da orbi, insulti, polemiche, anche internazionali. Ci si
toglieva la maschera, si posava il fioretto e giù, alle mani,
avvicinando la scherma al pugilato. Quello che oggi è sport, ieri
era una battaglia: e battaglia, in parte, rimane, soprattutto
nelle competizioni a squadre, dove gli atleti si avvicendano in
pedana come i gladiatori nell'arena in un incedere di duelli e
passioni ad alta, altissima tensione.
Qualsiasi cosa accada, bisogna stare in pedana. Chi scende, o
cade, o scappa è destinato alla più amara delle sconfitte. L'attacco
va diretto al corpo, niente gambe, braccia (nella sciabola è consentito
toccare il braccio armato dell'avversario) e, soprattutto, collo
e capo. Giudice insindacabile l'elettronica, con trilli e lampadine
che suonano e si accendono al tocco per sancire fisicamente e
inderogabilmente vittorie e sconfitte.
La scherma è sport anaerobico: velocità, scatti, parate, affondi,
non si respira, non c'è aria, non c'è tempo. Si recupera (poco)
tra una stoccata e l'altra e non sempre vince il più bravo. Contano
la forza, la resistenza, anche psicologica, alla fatica, la capacità
di recupero, la concentrazione, l'autorilassamento, il coraggio,
la fiducia in se stessi.
Vince la sintesi tra mente e corpo, tra braccio, arma e pensiero,
tra emozioni e controllo, tra forza, potenza e velocità. Il braccio
deve muoversi più velocemente dell'occhio. Il corpo non è fatto
di soli segmenti ma diventa un'unica fusione, con un unico obiettivo:
portare la punta dell'arma a contatto dell'avversario un millesimo
di secondo prima che ci pensi lui. Sembra facile, non è difficile.
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