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settembre/ottobre 2001

 
 
 
 

 

Indirizzi utili

Associazione Il Muretto, Via Verbene 9 bis, www.il-muretto.it

CentroDentro e La Bottega del Suono, c.so Siracusa 225, tel. 011/3081545, e-mail: centrodentro@tin.it

Centro ragazzi Madonna del Pilone, via Bardassano 5/b, tel. 011/8191482

CentroAnch'Io, Via Cecchi 17, tel. 011/852332

Centro Orizzonte amico, Via Plava 177/4;

Centro ragazzi Barriera di Milano, Via Mascagni 20 (prossimamente in Via Perosi 11);

Asai (Associazione salesiana animazione interculturale), Via Sant'Anselmo 27, tel. 011/657114.


ADOLESCENTI: AGGREGAZIONE AL CENTRO
Forse è l'età più bella, sicuramente è quella più difficile. È l'adolescenza, quella fase della vita di ognuno in cui i cambiamenti sono tanti, sono forti e talvolta sono anche traumatici.

di Marco Stolfo

Tra i quattordici e i diciotto anni, in particolare, ci si trova in un limbo: non si è e non ci si sente più bambini o ragazzini; non si è ancora adulti e soprattutto non si è considerati come tali. Anche se i tempi di inserimento nella società (trovare un lavoro stabile, essere autonomi, "mettere su famiglia".) sono in realtà più lunghi - in particolare in Italia, dove i concetti di adolescenza e gioventù si dilatano abbracciando fasce di età che arrivano in un caso ai venticinque anni e nell'altro superano abbondantemente i trenta - è proprio quella l'età nella quale si manifestano con maggiore intensità bisogni, interessi e desideri, spesso mutevoli e addirittura contraddittori.
Una delle esigenze primarie che caratterizza in particolare questa stagione della vita - anche se è sentita, magari con intensità diverse, a tutte le età - è lo stare insieme. Si chiami gruppo, banda, squadra, tribù o compagnia, non c'è adolescente che non viva o non senta il bisogno di vivere in una dimensione collettiva di questo genere, nella quale riconoscersi, al fianco di coetanei con cui sperimentare, scoprire e crescere.
Le occasioni, almeno in teoria, non mancano, a partire da quelle in diverso modo "istituzionalizzate" offerte dalla scuola e da altre cosiddette "agenzie aggregative", come le società sportive, gli oratori e i locali pubblici, dai bar alle sale giochi e alle discoteche. In questi casi la risposta che viene data al bisogno di stare insieme è in realtà subordinata all'acquisto di prodotti (le consumazioni nei locali), alla fruizione di servizi (l'istruzione, la pratica sportiva, l'utilizzo dei videogame.), oppure all'adesione a determinati valori e concezioni del mondo e della vita (è il caso degli oratori, presenti in tutti i quartieri, in teoria aperti a tutti, ma le cui porte d'ingresso sono strette e altamente selettive, o quanto meno vengono spesso percepite in questo modo). C'è poi l'aggregazione spontanea, nelle strade, nelle piazze, nei giardini, spesso circoscritta ai pressi di una fontana o a una determinata panchina., o negli ipermercati, "le piazze del nuovo millennio", oppure nelle vicinanze di luoghi "istituzionali", ma al di fuori di questi per non essere condizionati dalle loro "regole" e dai meccanismi di consumo o fruizione che li caratterizzano. E infine ci sono i centri di aggregazione per adolescenti, che si collocano in una posizione intermedia: promuovere e agevolare lo stare insieme, facendo, creando, scoprendo e crescendo, in forme volte a coniugare prospettive educative e spontaneità delle relazioni.

L'età della controdipendenza
"L'età adulta è quella dell'interdipendenza tra le persone, l'infanzia è caratterizzata dalla dipendenza dagli adulti, che insegnano, vigilano e fanno giocare, mentre l'adolescenza è segnata dalla controdipendenza". A parlare così è Mauro Marinari, animatore culturale alla Circoscrizione II, Santa Rita - Mirafiori Nord, che spiega: "Da una generazione all'altra cambiano le cose, tuttavia ciò che in generale è sempre uguale consiste nel fatto che l'adolescente non ha voglia di sentirsi strettamente guidato, istruito e controllato dagli adulti: vuole fare da sé, insieme ai suoi coetanei; non gli basta guardare e non toccare, vuole provare in prima persona. Pertanto gli operatori sociali che lavorano con questa fascia d'età si trovano in difficoltà: da una parte gli adolescenti rifiutano ciò che è istituzionale, o almeno ne diffidano, e dall'altra i centri di aggregazione sono istituzionali a partire dal fatto di avere un rapporto forte con l'amministrazione pubblica".
Chi opera in questo campo punta, quindi, a coinvolgere i ragazzi non con un'offerta "blindata" di attività da svolgere, predefinita in termini di orari e modalità, bensì proponendo diverse opportunità di avviare e realizzare insieme iniziative di vario genere, nella cui definizione ciascuno ha un ruolo da protagonista (o, meglio, da co-protagonista, insieme agli altri). L'ingresso ai centri di aggregazione è il più possibile libero e "aperto" e la sua frequenza da parte degli adolescenti esalta la spontaneità delle relazioni, indirizzandola verso forme di partecipazione attiva, che danno la possibilità di scegliere e di crescere esprimendo positivamente le proprie potenzialità e di acquisire "capacità di vita", attraverso la socializzazione attiva, il confronto all'interno del gruppo e lo sviluppo di un senso di comunità e responsabilità.

Torino fa centro
Quella dei centri di aggregazione per adolescenti è una realtà in continuo movimento. In termini positivi ciò significa che ciascuno di essi si evolve, rimanendo sintonizzato sulle frequenze degli interessi dei ragazzi ai quali si rivolge e mantenendosi in contatto con tutto ciò che succede e si muove (associazioni, gruppi informali, scuole.) nel territorio in cui si trova. Il rovescio della medaglia consiste nel fatto che spesso manca continuità operativa. Capita, ad esempio, che un centro dopo un breve periodo di vita sia costretto a chiudere per problemi amministrativi, burocratici o per il mancato rinnovo della convenzione alla cooperativa o alla associazione che lo gestisce.
Un altro elemento che influisce sulla continuità è rappresentato dalla presenza di operatori capaci, motivati e soddisfatti del proprio lavoro: il turnover tra animatori, che si verifica quando la situazione lavorativa non è positiva almeno per uno degli aspetti considerati, condiziona in negativo il fondamentale rapporto di fiducia reciproca tra ciascuna struttura e gli adolescenti che vi fanno riferimento. Le realtà che funzionano meglio sono proprio quelle in cui esiste un progetto forte e flessibile, articolato in più anni di attività garantita, seguito da personale motivato e aperto alle sollecitazioni che vengono dai ragazzi coinvolti e al dialogo con gli altri soggetti attivi nel territorio.

I centri in città, alcuni esempi
In ogni caso, Torino fa centro e luoghi pubblici di aggregazione per adolescenti sono presenti un po' in tutti i quartieri. Da un capo all'altro della città non mancano le occasioni per trovare uno spazio dove vivere in maniera positiva e senza troppi condizionamenti il proprio tempo libero, socializzando, divertendosi e imparando qualcosa di nuovo insieme. A partire da Mirafiori Sud, la circoscrizione con la percentuale più elevata di popolazione giovane e adolescente, periferia nella quale, ancor più che da altre parti, in passato si sentiva la mancanza di luoghi d'incontro. Qui, nella zona orientale (quella di Via Artom), interessata da un programma di recupero urbano, si sta allestendo un centro per adolescenti, mentre nella parte del quartiere sorta accanto agli stabilimenti Fiat esiste già da anni qualcosa del genere. Anni fa si chiamava "Whole", attualmente si presenta come "Orizzonte amico" e le attività sono proposte dall'associazione Crescere insieme, ad eccezione di quelle di carattere musicale che gravitano attorno alla sala prove, nata grazie all'impegno di un coordinamento di gruppi del quartiere e gestita da un altro sodalizio, Il Laboratorio.
L'accoppiata musica-aggregazione è praticata anche a nord della grande fabbrica. All'incrocio tra i corsi Siracusa e Tazzoli esiste uno degli spazi storici della città. Già deposito in disuso occupato dagli anziani del quartiere e da un gruppo di teatro nel '77, trasformato in centro d'incontro un anno dopo e successivamente punto di riferimento per i gruppi musicali di un vasto territorio, dal 1995 si chiama "CentroDentro". Accanto alle attività delle sale prova e ai concerti dei "VenerdìLive" propone fino a sera laboratori di video, informatica, fotografia e teatro, coordinati, come la redazione del periodico "L'occhio del centro", dalla cooperativa Esserci. In più ospita un ventaglio di corsi organizzati da una serie di associazioni locali e si pone in stretta relazione con le numerose scuole superiori presenti nelle vicinanze.
Il mantenimento di una fitta rete di rapporti con i vari soggetti attivi nel quartiere, dall'associazionismo alle scuole sino ai gruppi di anziani, è uno degli elementi-chiave dell'attività svolta alle Vallette dall'associazione Il Muretto, sorta a fine 1999 e organizzata in dieci diverse sezioni tematiche, che si sta attrezzando per aprire un centro in Via Verbene. Nel frattempo ha attivato un sito web e nella sede temporanea di Piazza Montale propone laboratori di ceramica, musica, giocoleria e capoeira.
In Barriera di Milano, in via Mascagni e via Perosi, l'offerta aggregativa di Liberi tutti, Il Nodo e Uniti per il quartiere è incentrata sul gioco, mentre in Via Sant'Anselmo, nel cuore di San Salvario, è attiva l'Asai, associazione di ispirazione salesiana che opera all'esterno dell'oratorio.
Nel territorio della Circoscrizione VII, che si estende da Porta Palazzo alla collina, esistono due esperienze aggregative ormai consolidate. Alle spalle del Balôn, in Via Cecchi, c'è il "CentroAnch'Io", luogo d'incontro aperto tutti i giorni, sede delle attività delle associazioni Quinta Tinta e Laboratorio Giovani. Come spiega Paolo Pallavidino, che ci lavora per conto della Cooperativa animazione Valdocco, "vengono proposte attività in base agli interessi e alle motivazioni dei ragazzi: la passata stagione sono nati un gruppo di giocoleria e trampoli e una squadra di calcio a 5, due anni fa abbiamo avviato anche un ciclo di incontri sulla sessuologia, in più facciamo laboratori di video, internet e musica, abbiamo uno sportello informativo sulle opportunità di lavoro e si organizzano anche delle gite". Particolare l'offerta in zona Madonna del Pilone dello spazio gestito, insieme alla cooperativa Punto Gioco che lavora con gli under 14, dall'associazione +ttosto di Stare a Casa: tra feste, laboratori di musica e promozione del volontariato, c'è anche spazio per creare soldatini e scenari per i giochi di ruolo.

 

 La Capoeira, dal Brasile alle Vallette
Una danza, una lotta, un gioco, uno sport, un'arte, una cultura. La capoeira, che è presente anche tra le attività proposte dal centro di aggregazione organizzato alle Vallette dall'associazione "Il Muretto", è tutto questo e ancora di più. La sua storia affonda le radici nelle origini del Brasile moderno, quello "scoperto" e conquistato dai portoghesi cinquecento anni fa. Si tratta di una forma di autodifesa senza contatto fisico diretto ed espressa in forma di danza, che si sviluppò tra gli schiavi che lavoravano nelle piantagioni di canna da zucchero.
Le sue caratteristiche di fondo sono la forza e l'agilità delle gambe, che vengono fatte roteare nell'aria, il ritmo delle percussioni e la presenza di elementi di danza. L'assenza di effettivo contatto, anche se sembra paradossale, si spiega proprio con le finalità difensive delle sue origini. L'obiettivo non era - e non è - colpire l'avversario, bensì avvicinarvisi per fargli capire che, basta volerlo, gli si potrebbe fare male. È una disciplina in cui convivono una dimensione individuale e una collettiva: in ciascun incontro (chiamato "gioco") si fronteggiano due individui, che danzano insieme dopo che è stato formato un cerchio (a roda) in cui tutti suonano e cantano. Non si deve sopraffare l'avversario, bensì il bello di ogni "gioco" è proprio l'alternarsi prolungato di mosse e contromosse.
Il fascino del movimento e del ritmo e la possibilità di acquisire una maggiore consapevolezza del proprio corpo sono le principali ragioni per cui molte persone si avvicinano alla Capoeira, che dopo essere stata a lungo bandita, in quanto considerata vicina all'attività di bande criminali, è ora diventata uno degli sport nazionali brasiliani.
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