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LA
BANDA BASSOTTI COLPISCE ANCORA
di Sergio Capelli
Si potrebbe pensare che è tutta colpa
di James Dean. E di Marlon Brando, di tutti gli Arthur Fonzarelli e
di tutti gli pseudo-motociclisti da battaglia e bulletti di periferia
che il piccolo e il grande schermo ci hanno propinato (e ci propinano
ancor oggi). Già, modelli culturali "devianti" e "sbagliati" che esercitano
sulle candide menti dei nostri adolescenti un'influenza nefasta. Bande
di guappi che infestano periferie, e che da qualche anno a questa parte
sembravano sparite, sono in realtà tornate in auge negli ultimi mesi,
quando le denunce di alcune vittime hanno portato alla luce l'esistenza
di gang formate da adolescenti che brutalizzavano i coetanei per rubar
loro oggetti e accessori "trendy".
In realtà i vari Dean, Brando e Fonzarelli non c'entrano un granché:
alla loro ribellione generazionale e culturale si è sostituita la caccia
al gadget di moda. Ad ogni costo.
L'allarme è nato a Milano: un gruppo di ragazzini residenti in un quartiere
periferico della metropoli lombarda rapinano due coetanei durante la
corsa in metropolitana che li sta portando verso il centro città. Bottino
del "colpo": un paio di scarpe e un cellulare. Ma il caso non è isolato:
succede a Roma, in altre zone di Milano e le baby-gang aggiungono colpi
a colpi. Insomma la voglia di possedere gadget very cool è più forte
del rispetto delle altre persone e della giustizia.
Ma proviamo a vedere cosa succede a Torino. Ci infiliamo (con grande
sollievo, vista l'aria condizionata sparata a mille) in un grande centro
commerciale cittadino. Di gente ce n'è sempre molta e, specie in tempo
di ferie, ci sono soprattutto molti giovanissimi. Tutti esibiscono accessori
all'ultimo grido: dalle scarpe superammortizzate dai colori shock e
dalle forme più disparate, ai cellulari dalle cover multicolori e dalle
suonerie più svariate; dalle magliette di ogni foggia alle pettinature
sempre più punteggianti. Proviamo ad avvicinarli e a chiedere loro se
sono a conoscenza di borseggi o furti fra i loro coetanei. Superata
la diffidenza iniziale (d'altra parte il mio cellulare sembra un mattone
e probabilmente i miei sandali non vanno d'accordo con le loro super-scarpe),
iniziamo a chiacchierare. "Inutile fare gli gnorri: la gente che frega
c'è. E più il posto è frequentato, più questi avvoltoi svolazzano -
ci dice in maniera molto colorita Pietro, 15 anni -. Ma io per comprarmi
questo cellulare ho lavorato in una gelateria per tre mesi e non glielo
lascerei nemmeno se mi ammazzano". Le tecniche, concordano i ragazzi,
sono svariate: si va dal borseggio alla violenza (minacciata o effettiva).
"A me non è mai successo - premette Marco - ma so di uno che è stato
portato in un bagno e gli hanno preso felpa, scarpe e cellulare. E in
più si è pure preso due schiaffi". "A me invece hanno rubato il cellu
mentre stavo chiacchierando con degli amici. Mi hanno aperto lo zaino
e se lo sono preso. Me ne sono accorto un bel po' dopo". "Io stavo telefonando.
Mi hanno visto, si sono avvicinati e, quando ho smesso di telefonare,
me lo hanno strappato di mano. Così hanno anche potuto scegliere il
modello che più gli piaceva: insomma prima hanno guardato se il mio
telefonino poteva andargli bene, poi me l'hanno preso". In realtà a
parlare con questi ragazzini sembra di viaggiare sul confine fra realtà
e leggenda metropolitana.
Ma la realtà che emerge dai dati ISTAT interforze confermano l'esistenza
del fenomeno: nel 1999 in Italia sono stati compiuti 1.480.775 furti,
di cui 165.715 borseggi e 33.435 scippi.
I dati piemontesi confermano le proporzioni, anche se sembra che in
terra subalpina gli scippi siano meno di moda che altrove: 125.242 furti,
di cui 14.278 borseggi e 1.449 scippi. "Comunque - ci dice Pietro -
l'importante è sapere dove andare, chi tenere d'occhio e, soprattutto,
non perdere mai di vista lo zaino". Chiediamo a Pietro di dirci di più.
"Ci sono posti dove sai che troverai di sicuro qualcuno che è lì per
rubare. Questo non significa che sai che cercheranno di sicuro di rapinarti
o borseggiarti. Solo che sai che lì il rischio c'è più che altrove.
Ovunque ci sia ressa e giovani che si incontrano ci sono gli avvoltoi
in attesa di una dimenticanza, di una distrazione, o di qualcuno che
rimanga isolato. I centri commerciali come questi sono un esempio di
posto a rischio, nonostante in molti esista un servizio di sicurezza
e di vigilanza. E poi i cinema, le sale giochi, gli autobus nelle ore
di punta. Ovunque ci possa essere un po' di casino".
Insomma, inutile negarlo: ovunque è possibile trovare il malintenzionato,
ma in alcuni posti è molto più facile che ciò accada. Ed è proprio in
queste situazioni che converrebbe assumere comportamenti "sicuri", o
che perlomeno riducano al minimo il rischio di sgradite sorprese. Per
sapere quali siano, oltre a usare il buon senso, è possibile consultare
il sito della Polizia di Stato, www.questura.it, che, nella sezione
dedicata ai cittadini, propone molti consigli in relazione ad alcune
situazioni in cui tutti, prima o poi, potrebbero trovarsi. Ma torniamo
ai nostri amici. Marco è scivolato nel fatalismo: "I consigli servono,
ma se ti capita, ti capita. In quell'occasione, allora, è meglio evitare
di fare gli eroi. Alla fine si tratta di qualche banconota, meglio non
farsi gonfiare di botte". Chiediamo a Marco del suo amico, quello trascinato
in un bagno, derubato e malmenato. "Alla fine non ha sporto nemmeno
denuncia: è tornato a casa a piedi nudi e si è tenuto i suoi schiaffoni".
Uno dei consigli è, comunque, quello di sporgere denuncia: è una rottura
di scatole in alcuni casi ("tanto il cellulare non me lo ritrovano"
dice Pietro), ma se anche non restituirà ciò che è stato tolto e se
anche sarà contro ignoti, comunque potrà aiutare le autorità a focalizzare
un fenomeno per poi intervenire, evitando altri furti e borseggi.
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