SCUOLA

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settembre/ottobre 2001

 
 
 
 

 


Anche se non tutti se ne sono accorti, è in atto una rivoluzione; e allora, per farla franca e scampare alla ghigliottina dell'esclusione sociale
MEGLIO UNA TESTA BEN FATTA CHE BEN PIENA


di Fabrizio Pezzana


Globalizzazzione ed Internet, Euro e nuove professioni, accelerazione dei tempi e multimedialità: sono queste le rivoluzioni con le quali dobbiamo fare i conti sul lavoro, nella scuola, nel tempo libero: accettandole, respingendole, utilizzandole criticamente; ma, di fronte a tutto questo, capita talvolta di pensare: "cosa abbiamo fatto di male per meritarci tutto ciò?"

Tre milioni di passi indietro
Per comprendere come siamo arrivati a questo punto occorre fare un passo, anzi all'incirca tre milioni di passi indietro, giusto il tempo che ci separa da quando l'ultima scimmia (o il primo uomo, o donna, che dir si voglia) decise di scendere dall'albero e partire alla conquista del mondo. Se quell'animale avesse potuto ragionare, si sarebbe trovato di fronte ad un problema: come scamparla in un mondo popolato di predatori? La risposta, improvvisata lì per lì, ma convalidata da migliaia di anni di evoluzione, fu lo sviluppo della corteccia cerebrale, la parte del sistema nervoso in cui si immagazzinano le esperienze e si associano le memorie per creare vantaggiosi confronti con le situazioni precedenti. La capacità di pensiero, associata al linguaggio, permise e permette tuttora di tramandare gli apprendimenti di generazione in generazione, senza dover ogni volta ricominciare da capo. In fondo, il cervello di un bambino che nasce oggi non è così diverso da quello di un bambino dell'età della pietra: è l'apprendimento a fargli risalire rapidamente il corso dei secoli e a farlo diventare un uomo del suo tempo, capace di guidare un'astronave, di programmare un computer, o semplicemente di vivere una vita serena e felice in equilibrio con la propria epoca storica.

Il futuro prossimo venturo
Già, ma che dire del futuro che ci stiamo apprestando a vivere? Si calcola che l'ottanta per cento dei bambini che cominciano ora la scuola elementare, tra quindici-venti anni, quando saranno adulti, svolgeranno lavori basati su tecnologie che oggi non esistono ancora; dunque molte delle odierne tecnologie che, bene o male, ma sempre con fatica, abbiamo imparato a gestire sono destinate a diventare obsolete in breve tempo. Questa frenetica corsa verso l'innovazione ci disorienta, ci fa sentire inadeguati, superati. Sono evidenti i limiti di "una testa ben piena", una testa nella quale, in lunghi anni di scuola, sono stati affastellati, senza un principio di selezione o di organizzazione che dia loro un senso, il coseno e il Polo Sud, il Rinascimento ed il relativismo.
"Storicamente siamo stati educati ad un apprendimento che non partiva dalla persona ma si strutturava su un sapere codificato in una disciplina", sostiene Marisa Cortese, Responsabile di Nucleo Pedagogico del Comune di Torino "attualmente il concetto di apprendimento viene inteso non tanto come capacità imitativa di riprodurre un sapere, ma come capacità di lavorare per connessioni, applicando gli elementi della conoscenza in situazioni ogni volta diverse. Si tratta non tanto di imparare, quanto piuttosto di imparare ad imparare, rinunciando alla pretesa che un individuo possa contenere tutta la conoscenza possibile, ma riconoscendo che ci sono molti punti d'origine della conoscenza, più diffusi e diversificati sotto molte forme. Allora il problema è passare da una dimensione di apprendimento di contenuti ad una dimensione di atteggiamento nei confronti delle modalità con cui ci si apprende". Si tratta insomma di passare da una testa ben piena ad una testa ben fatta, capace cioè di porsi domande appropriate, di riconoscere e trattare i problemi emergenti, di elaborare principi organizzatori che permettano di collegare i saperi e di dare loro senso.
In questa direzione molto può fare la scuola: a partire dai programmi didattici del 1955, che indicano come "scopo essenziale della scuola non tanto quello di impartire un complesso determinato di nozioni, quanto di comunicare al fanciullo la gioia ed il gusto di imparare e di fare da sé, perché ne conservi l'abito oltre i confini della scuola, per tutta la vita", per arrivare ai documenti preparatori della recente riforma sull'autonomia scolastica: "il quadro dei saperi di base [. sono] quelle capacità di adattamento e di cambiamento che sono sempre più richieste dalle trasformazioni in corso in ogni ambito della vita sociale"; "compito fondamentale della scuola è garantire a chi la frequenta lo sviluppo di tutte le sue potenzialità e la capacità di orientarsi nel mondo in cui si vive [.] al fine di raggiungere un equilibrio attivo e dinamico con esso".

Non solo scuola
Certo, la scuola può fare molto ma non sostituirsi alle persone. Ciò di cui stiamo parlando non è una riforma programmatica ma paradigmatica, relativa cioè non alle strutture formative ma agli atteggiamenti mentali da assumere nei confronti dell'apprendimento, questione che, da studenti, da lavoratori o semplicemente da cittadini inseriti nella nostra epoca, ci vede tutti coinvolti. Sostiene Marisa Cortese: "Credo che oggi le persone che hanno più possibilità di stare nell'evoluzione del mondo siano quelle che hanno acquisito per motivi ed occasioni diversi la capacità di affrontare il nuovo, l'imprevisto, di avere uno sguardo originale sulla realtà, sapendo cogliere l'imprevisto; di saper vedere con sguardo diverso la stessa cosa indipendentemente dalla formazione scolastica che hanno scelto".
Non si tratta quindi di scegliere una scuola all'avanguardia o di frequentare corsi e corsetti che promettono di insegnare a dominare il mondo; si tratta piuttosto di lavorare intorno ad una sensibilità, ad un protagonismo nell'apprendimento che tanto assomiglia al vivere a fondo la propria avventura umana.

Istruzioni per l'uso
Così, mentre rimandiamo i lettori più interessati alla bibliografia riportata a fianco, diamo qui qualche piccolo ma utile consiglio per affrontare l'esperienza dell'imparare ad imparare. Punto primo, l'uomo è essenzialmente un animale curioso: che si tratti di cacciare un mammut, di come diavolo vada configurato un hardware, o di come nascono i bambini, nulla trattiene l'essere umano dall'esercitare il proprio desiderio di sapere, desiderio che, come visto in precedenza, è strettamente connaturato alla sopravvivenza stessa. Gli stessi scienziati possono essere pensati come individui che hanno saputo mantenere le loro curiosità infantili: "La cosa che più mi meraviglia" sosteneva Einstein "è che, malgrado tutta la matematica che ho imparato nella scuola, io abbia potuto conservare l'amore per la matematica". Dunque, riscoprire la nostra curiosità infantile può senz'altro rappresentare un buon inizio.
Punto secondo, l'apprendimento è anche emozione: sostiene ancora la dottoressa Cortese: "Io credo che nell'apprendimento la sfera emozionale giochi esattamente come giocano le intelligenze, le predisposizioni, le potenzialità della persona; la conoscenza è qualcosa di vivo, di emotivo; se questa componente passionale viene eliminata, rendendo l'apprendimento oggettivo, si perde l'aspetto fondamentale della bellezza, dell'estetica della conoscenza, del piacere di richiamare un'armonia più grande".
Terzo, e per ora ultimo, punto: attenzione ai nostri stili di apprendimento: siamo sequenziali (dalla prima all'ultima pagina di un testo), o casuali (saltabeccando di qua e di là mentre cerchiamo di farci un'idea complessiva della questione)? Siamo astratti (costruendo prima un sistema di pensiero e passando poi alle applicazioni pratiche) o viceversa concreti, astraendo dalla prassi un insieme di teorie?
Insomma, è una sfida, una sfida contro noi stessi, contro la barriera psicologica che ci fa alzare la bandiera della rinuncia e ci impedisce di realizzare il capolavoro della nostra vita: una testa equilibrata, armoniosa, ben fatta, una testa che ci assomiglia e della quale andare fieri.

 

 BIBLIO
La bibliografia relativa all'imparare ad imparare è particolarmente nutrita: per una rassegna esauriente e ragionata è possibile consultare la pagina internet http://edscuola.com/archivio/ped/insimp.html, mentre tra i testi fondamentali possiamo segnalare: Konrad Lorenz, "L'altra faccia dello specchio" e Gregory Bateson, "Verso un'ecologia della mente", entrambi editi da Adelphi; Jerome Bruner, "Verso una teoria dell'istruzione", Armando Editore; Heinz von Foerster, "Sistemi che osservano", Astrolabio.
Tra i testi di più recente pubblicazione: Edgar Morin, "La testa ben fatta", Cortina; Alberto Oliverio, "L'arte di imparare", Rizzoli; Duccio Demetrio, "L'educazione nella vita adulta", La Nuova Italia Scientifica; infine la rivista "Adultità", semestrale dedicato ai processi formativi in età adulta.
Tra circa un migliaio di pagine Web dedicate all'argomento, vale la pena di scaricare gli interessanti articoli "Dimmi come navighi e ti dirò chi sei" (http://web.tiscali.it/TanteVie-PerImparare/html/senza_titolo.html) e "Contro il formalismo" (http://www.123point.net/001topzine/formazio/arform15.htm).
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