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settembre/ottobre 2001

 
 
 
 

 


CERCANDO UN SENSO
La religione, seppur nelle forme più diverse, è da sempre una costante delle società umane. Perché? La risposta a questo interrogativo si trova in un'altra costante non delle società umane ma dell'uomo: la religiosità.

di Roberto Scalon

Come diceva Georg Simmel, uno dei padri della sociologia e grande studioso del fenomeno religioso "[.] non è la religione a creare la religiosità, ma la religiosità a creare la religione". Vale a dire che la religione esiste ed è sempre esistita perché l'uomo in quanto tale è ed è sempre stato religioso. Ma che cosa vuol dire essere religioso, cos'è la religiosità? Essere religiosi non significa necessariamente essere credenti o appartenere a una determinata religione piuttosto che a un'altra. Questo è un momento successivo, che può esserci o non esserci. Si può anche non essere credenti senza cessare di essere religiosi. Sembra forse un paradosso, ma è questa la situazione in cui si trova la persona che si mette alla ricerca di un significato della vita che vada al di là delle cose del mondo, nella speranza di riuscire a trovarlo.

Religiosità: ragione ed esperienza del limite
Allora da dove nasce questo desiderio di trascendenza, di superamento della cose materiali che svaniscono con il tempo, non lasciando più alcuna traccia di sé? È un sentimento che matura dall'esperienza vissuta e dalla riflessione razionale, che mettono l'uomo di fronte alla oggettiva precarietà della propria condizione.
Il sentimento religioso si esprime così inizialmente nella più semplice e più profonda delle domande che l'individuo può rivolgere a se stesso, quella sulla propria più intima identità: "chi sono?". Questo interrogativo rimanda ad altri due quesiti essenziali: quello sull'origine ("da dove vengo?") e quello sul proprio destino ("dove vado?", "che ne sarà di me?"). Quando si pone questi interrogativi con onestà intellettuale, egli si rende conto di non essersi fatto da sé (origine) e di non essere eterno (destino). In altre parole, con l'aiuto della ragione, matura la chiara consapevolezza di non essere affatto l'indiscusso padrone della propria vita: non ha deciso lui di nascere, come non ha deciso né il quando né il dove. La sua è essenzialmente una condizione di dipendenza da qualche cosa che è totalmente altro da lui, sia esso un'intelligenza creatrice oppure il mero caso.
Sorgono allora sempre più pressanti altre domande totali: "qual è il significato ultimo dell'esistenza?", "perché ci sono il dolore, la morte, la sofferenza e l'ingiustizia?", "per che cosa, in fondo, vale la pena vivere?" Sono queste le domande religiose. Religiosa è già la stessa percezione della normale condizione umana come contemporaneamente naturale e limitante.
La totalità delle domande va di pari passo con l'esigenza di totalità nelle risposte. Questa esigenza è la causa del senso di inadeguatezza e di sproporzione che l'uomo prova dinanzi ad esse: egli, che è stato l'origine della domanda totale, non riesce ad essere al tempo stesso l'origine della risposta totale. In questo modo la religiosità, come esperienza religiosa fondamentale, rappresenta la condizione di possibilità per sperimentare l'incontro con il mistero in un modo oggettivo, cioè nella forma di una fede. È soltanto a questo punto che si deve cominciare a parlare di religione.
Semplificando molto il discorso potremmo quindi dire che la religiosità è l'ambito da cui scaturiscono le domande totali, mentre la religione è quello da cui arrivano le risposte adeguate alla portata di quelle domande. Il termine latino "religio" discende dal verbo "religare". È un verbo che in qualche modo richiama un'appartenenza (essere legato). L'uomo veramente religioso è effettivamente colui che riconosce di appartenere a un Altro e considera questa appartenenza come costitutiva della sua umanità.

Fede e ragione
L'esperienza del trascendente si gioca essenzialmente sul piano dell'espressività (la preghiera e la partecipazione ai riti religiosi, la condotta morale, l'esperienza di vita vissuta alla luce della fede) e dell'interiorità (la riflessione, la meditazione, la lettura dei testi sacri, spirituali, teologico-filosofici). Ora, in quest'ambito possono prevalere dinamiche irrazionali, ma questa non rappresenta l'unica possibilità. Ciò che si cerca per sottoporre a verifica un'esperienza religiosa non è la riuscita di un esperimento (come potrebbe essere un rituale magico), bensì la corrispondenza delle risposte rispetto alle esigenze poste dalle domande ultime. Si cerca una risposta soddisfacente e ragionevole al problema dell'esistenza del dolore e della sofferenza, dell'ingiustizia e della morte.
La verifica è guidata dalla "ragione del cuore". Questa espressione è usata, anche in ambito teologico e filosofico, per indicare la "capacità di afferrare la realtà secondo la totalità dei suoi fattori", quindi non soltanto quelli materiali. L'esperienza religiosa è l'esperienza di un incontro con Colui che è in sé vero, buono e giusto. È ciò che fa crescere nella persona la consapevolezza di saper discernere la verità dalla menzogna, il bene dal male, ciò che è giusto da ciò che non lo è senza dover utilizzare come criterio di giudizio i propri gusti personali, le proprie simpatie o le mode culturali, sempre mutevoli, o comunque tutto quanto scaturisce soltanto dall'uomo, come ad esempio le ideologie politiche.
Un'esperienza religiosa è autentica quando chi la compie comincia a mutare i criteri del proprio giudizio sulla vita a sulla realtà. In che senso? Sostituendo il soggettivismo e l'istintività con la capacità di uno sguardo oggettivo che gli viene dall'incontro e dal riconoscimento di un Altro come Signore, maestro di verità, bontà e giustizia. L'uomo religioso è uno che segue, perché è giunto ad avere la chiara consapevolezza che la sua vita e il mondo non sono nelle sue mani né in quelle di nessun altro uomo, bensì, sostanzialmente nelle mani di un Altro. Per il credente solo Costui può dare senso a quello che siamo e a quanto facciamo. L'uomo religioso segue il suo dio per conoscerlo e lo vuol conoscere perché crede fermamente che il proprio bene e la propria felicità coincidano con il progetto che il suo dio ha su di lui.
Nell'esperienza religiosa, dunque, fede e ragione si sostengono a vicenda. È proprio sul sodalizio tra queste due dimensioni fondamentali dell'animo umano che si basa la tradizione millenaria delle religioni secolari, fatta di carismi anche molto diversi nell'ambito di una stessa religione, che esprimono però la medesima fede. Un esempio emblematico è quello dei grandi profeti e dei santi nella tradizione giudaico-cristiana e anche in quella islamica.

 

 Di che religione sei?
Come è noto, in Italia la grande maggioranza (quasi il 90%) delle persone si dichiarano di religione cattolica. Anche a Torino il cattolicesimo è di gran lunga la religione della maggioranza dei cittadini. Tuttavia nel capoluogo piemontese la tendenza ad allontanarsi da questa religione è più marcata di ciò che in media si registra a livello nazionale.
Questo fenomeno è visibile piuttosto chiaramente dai dati ricavati da una ricerca empirica recentemente condotta dall'Università di Torino. Nel questionario erano presenti alcune domande sulla religione, tra cui quella sull'appartenenza religiosa (A quale confessione religiosa appartieni?). I dati riportati nel box mostrano la differenza delle quote di appartenenza a una confessione religiosa a seconda dell'età.
Da questi dati emergono alcuni elementi importanti: 1) una tendenza generale secondo la quale il fatto di dichiararsi non credenti o non appartenenti alla religione cattolica aumenta il con diminuire dell'età. Si tratta quindi di una tendenza più marcata tra i giovani; 2) nonostante ciò si registra una sostanziale tenuta della religione: i credenti, anche tra i giovani, sono l'81,4%, più della metà sono cattolici; 3) il pluralismo religioso: il cattolicesimo a Torino è la prima religione ma cresce il numero di appartenenti ad altre confessioni, specialmente per effetto dell'immigrazione. Il 14,4% dei giovani si dichiara infatti credente e aderente a una religione, cristiana o non cristiana, diversa però dal cattolicesimo.

ETÀ
(anni)
CATTOLICO CRISTIANO
non cattolico
DI ALTRA RELIGIONE CREDENTE NON ADERENTE ATEO O INDIFFERENTE
16/29 54,6 10,3 4,1 12,4 18,6
30/59 73,4 4,6 0,8 6,2 14,9
60 e oltre 85,7 1,9 0,6 3,2 8,4
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