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LIBRI
PER CAPIRE
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Berzano Luigi, Le forme del pluralismo religioso, Torino, Il Segnalibro,
1997.
CESNUR (Centro Studi sulle Nuove Religioni), Enciclopedia delle
religioni in Italia, Leumann, Elledici, 2001, (a cura di Massimo
Introvigne).
Collana "Religioni e movimenti" diretta da Massimio Introvigne
pubblicata presso Elledici-Leumann. Tutti libretti piccoli, agili
ed economici, scritti da studiosi di fenomeni religiosi apposta
per il pubblico non specialistico. |
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I
LUOGHI DELLA SPIRITUALITA'
Non c'è più religione.
La scienza e la tecnologia l'hanno spazzata via. La razionalità empirista
occidentale ha il sopravvento su miti, riti e credenze frutto dell'ignoranza.
Bene. Chi lo ha detto, chi lo ha scritto e predicato deve rifare i conti.
Affermazioni del genere non reggono la prova dei fatti. I pronostici che
davano dio per morto non si sono verificati: se lui è mai passato per
un sepolcro, adesso è resuscitato e, anzi, dà segni di buona salute. All'inizio
del terzo millennio gli uomini continuano a fare parte di chiese e sette,
ad affidarsi a testi sacri e guide spirituali, in una parola a credere.
di Luigi Urru
Una recente indagine ha censito 2500
diverse confessioni cristiane nei soli Stati Uniti mentre nel mondo
intero le religioni con minimo cinque milioni di affiliati sono almeno
una dozzina: cristiani, musulmani, ebrei, induisti, buddisti, sikh,
confuciani, jainisti, taoisti, shintoisti, seguaci di Zoroastro e adepti
del baha'i. Quasi cinque dei sei miliardi di individui che popolano
il pianeta affermano di professare un credo religioso, per quanto varia
sia poi l'intensità con cui lo praticano. Le sfide del pensiero secolare
sono state tutt'altro che fatali: raccolte una a una senza eccezioni,
in realtà hanno contribuito da un lato al cambiamento e dunque alla
vitalità delle diverse fedi, dall'altro hanno offerto stimolo più che
sufficiente a milioni di individui per ritenere che l'uomo non basti
a se stesso. Del resto, come è stato osservato, noi crediamo a tutto
quello che possiamo e crederemmo a ogni cosa se solo potessimo.
Voltaire, padre dell'illuminismo, e con lui Marx, che definì la religione
"il tratto distintivo della creatura oppressa e l'oppio dei popoli",
si rivolteranno nella tomba, ma tant'è: nella religione gli uomini vedono
un appiglio che evita la deriva in un mondo assurdo. Una religione che
si rispetti - e che speri di durare - offre risposte là dove il buon
senso, il mito, la scienza, la speculazione filosofica tacciono. E se
oggi gli insegnamenti di Abramo, Confucio, Gesù Cristo e Maometto si
mostrassero logori e non riuscissero più a dare lume e sollievo, ecco
un tripudio lussureggiante di nuovi maestri, già accessibili per via
telematica e più facondi degli ectoplasmi televisivi di un varietà di
seconda serata. Secondo l'indagine citata, negli anni Novanta un americano
su tre ha ricavato conforto e direzione spirituali attraverso internet
o i sermoni quotidiani trasmessi in tv. È il supermarket del soprannaturale:
entri, scegli il prodotto che più aggrada, stappi e bevi. L'anima si
sentirà meglio, più prossima a una pace privata.
Le nuove religioni hanno solo una somiglianza indiretta e sporadica
con le religioni di storia millenaria. Findhorn potrà anche essere un
gran bel posto, ma Gerusalemme, Benares e La Mecca sono un'altra cosa.
La teologia dell'ottimismo tipica della new age non trova corrispettivi
nelle fedi tradizionali. La religione ha turbato gli uomini quanto li
ha rincuorati: li ha costretti ad affrontare senza battere ciglio il
fatto che sono nati per tribolare. Sono ben poche le tradizioni religiose
dove non si affermi con vigore che la vita procura sofferenza. La croce
è ciò che ci tocca in questa valle di lacrime. Il cristianesimo ruota
intorno al racconto del calvario e il buddismo è nato quando Siddharta
ha abbandonato gli agi del palazzo del padre.
Non ci sono dubbi che le questioni del dolore esistenziale siano state
sfruttate per difendere i privilegi di coloro (leggi classi dominanti)
che di quel dolore meno soffrivano. Nel secondo secolo avanti Cristo
lo storico Polibio scriveva: "L'umore delle masse è incostante, espressione
di desideri sovversivi di disastrose consequenze. Bisogna tenerle buone
con la paura: gli antichi fecero bene a inventare gli dei e la credenza
nella punizione dopo la morte".
Le guerre
dei numeri e quelle dei fucili
Il 2025 si avvicina. È una data importante, la data del sorpasso. Secondo
calcoli statistici (e non le profezie di qualche invasato) l'islam diventerà
allora la prima religione del pianeta. Adesso è al secondo posto con
un miliardo e trecento milioni di fedeli. Davanti ha solo i cristiani,
due miliardi in tutto. Dietro vengono 800 milioni di indù e 400 di buddisti.
Il segreto del successo islamico è meno nell'efficacia delle sure coraniche
che nella prolificità dei suoi adepti: i paesi musulmani presentano
un tasso di crescita della popolazione più che doppio rispetto ai paesi
occidentali dove il cristianesimo è più diffuso. Detto altrimenti, fanno
più figli.
Nel frattempo, attorno al primato dei numeri si è già acceso lo scontro:
la conta spasmodica degli uni e degli altri, questo è mio, quello è
tuo, s'intreccia a questioni di prestigio e di dominio. Ogni fedele
o infedele in più o in meno viene gettato sul piatto della bilancia
dei diritti e delle rivendicazioni, affila la lama che taglia le sfere
d'influenza, stringe i nodi con i poteri politici, fino a essere impropriamente
ostentato come cartina di tornasole della verità del credo in questione.
Gli attriti tra cristianesimo e islam sono un luogo comune di una storia
che passa per la battaglia di Guadalete, il califfato di Cordova, la
conquista di Gerusalemme, fino al genocidio di musulmani in Bosnia,
di cattolici a Timor Est, alla neo-schiavitù in Sudan. Con le altre
religioni la musica non cambia: si stima che cinquantasei conflitti
in corso nel mondo presentino aspetti religiosi. Del resto, la legittimità
della guerra in particolari circostanze è contemplata anche da quelle
fedi che insistono sull'ahimsa (nonviolenza). Per non dire quando ci
si scanna tra quasi fratelli, come in Irlanda del Nord (cattolici e
protestanti, 3600 morti in trent'anni) o in Tagikistan e Pakistan (scaramucce
tra Sunniti e Sciiti).
E' chiaro che la varietà delle espressioni con cui la religione ritiene
di accordare le azioni umane a un ordine cosmico va ben oltre la disponibilità
a conflitti tutto sommato molto mondani. In forme spesso refrattarie
ai disciplinati sforzi della ragione, il sacro resta quel "mysterium
tremendum et fascinosum" capace di incutere terrore e ammaliare al tempo
stesso: l'estasi di santa Teresa non è un'invenzione della fantasia
erotica del Bernini, né va considerato un paradosso il fatto che il
governo tibetano in esilio consulti l'oracolo buddista.
E chi religione non ne ha? Bertrand Russel e Charles Darwin non credevano
in esseri soprannaturali e lo stesso Socrate dovette bere la cicuta
a causa di noti problemi con le divinità di Atene. Oggi atei, agnostici,
materialisti dichiarati a vario titolo sono un 10-15% della popolazione
mondiale. Circa trenta milioni in Europa e, sorpresa, quasi trecento
milioni in Asia. Cifre tutto sommato esigue e che mal si conciliano
con l'impressione di una società secolare in cui ormai solo le vecchine
riempiono i banchi delle chiese.
SITI
www.santasede.it
www.chiesacattolica.it
www.diocesi.to.it
www.cadr.it sito del
Centro Ambrosiano di Documentazione sulle religioni
www.islam.it sito
del Centro Islamico di Milano e Lombardia
www.buddismo.it
sito dei buddisti italiani, con un nutrito elenco di link
www.italya.net il
network ebraico
www.ucei.it sito dell'Unione
delle Comunità Ebraiche Italiane
www.chiesavaldese.org
dei valdesi italiani
http://web.tin.it/ortodossia
http://web.tiscali.it/chiesaortodossa/index.htm
www.watchtower.org
dei Testimoni di Geova
www.harekrsna.it
degli Hare Krishna
http://scientology.org
sito di Scientology
www.damanhur.it
sito della comunità di Damanhur
www.isg.it sito della
Soka Gakkai
www.rael.org/int/italia
sito dei raeliani.
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