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"LE
FAREMO SAPERE"
di Miriam Mimosa
Massone
Signore ingioiellate da capo a piedi,
distinti uomini d'affari in completo gessato, studenti in bermuda e
bandana con nonne vestite di tutto punto al seguito: l'atmosfera è surreale
e traspira emozione, nessuno si conosce eppure tutti si parlano, delle
loro aspirazioni, dei loro progetti, del loro futuro. Non è la sala
d'attesa di uno studio medico, né quella di una stazione, ma la hall
dell'ufficio casting di uno studio televisivo.
C'è gente da ogni parte d'Italia, in comune le tante, tantissime lettere
o email spedite e imbottite di foto e suppliche più o meno esplicite
per partecipare al quiz preferito. C'è chi addirittura ha mandato a
Cologno Monzese (sede degli studi di Canale 5) una radiografia del proprio
torace: "dopo venti volte che ho scritto per essere presa, senza successo
- ha raccontato un'ex insegnante in pensione - non sapevo più come attirare
l'attenzione". Non mancano poi i soliti fortunati a cui è bastata una
sola lettera per trovarsi a tu per tu con telecamere e Mike Bongiorno.
Gli addetti ai casting assicurano "ai provini cerchiamo sempre di far
partecipare più gente possibile". Dopo aver fatto domanda, infatti,
possono passare mesi o anni, ma in genere, prima o poi, arriva la telefonata
di una simpatica ragazza con spiccato accento milanese o romano (a seconda
che abbiate fatto richiesta per un programma della Rai o di Mediaset)
ad annunciarvi che siete stati convocati per il provino. A questo punto
l'adrenalina sale, la consapevolezza di poter andare in tv rende euforici,
la speranza di vincere i mitici 'gettoni d'oro' pure. Qualcuno per scaramanzia
non lo dice a nessuno, altri avvisano l'intero quartiere e si presentano
al casting con tutto il parentado.
Torino è un punto d'aggregazione per l'intero Nord-Ovest. La maggior
parte delle volte dunque i provini si svolgono qui, radunando gente
dalla Liguria, dalla Val d'Aosta, anche dalla Lombardia. Ci si ritrova
alla sede Rai di Via Verdi, presso gli studi Mediaset a Beinasco oppure
in qualche bell'hotel della città. Oltrepassata la soglia d'ingresso
si è presto catapultati nell'effervescenza di quello che è solo un piccolo
assaggio del "tv planet". Per i non addetti ai lavori, infatti, percorrere
i corridoi dove si intravedono gli studi del telegiornale, incontrare
in ascensore il giornalista del tg sport o scorgere cameramen e sale
regia, è già una piccola emozione. L'effetto è triplicato, naturalmente,
se per il provino siete costretti a recarvi a Cologno Monzese, una piccola
Las Vegas della tv: da via Cinelandia, in cui si trovano gli studi e
dove è facile incrociare qualche presentatore che ha finito le sue riprese,
allo stanzone del casting, addobbato da foto di vallette, programmi
e gabibbi, tutto parla di spettacolo e televisione.
Ma ciò che conta in definitiva è il clima d'ansia e d'allegria che si
crea mentre si attende il proprio turno e che non manca mai, anche là
dove, come negli hotel, non esistono gigantomanie di Barale o Bonolis.
Insieme si fa tutto: si compilano i vari questionari, da quello sulla
privacy (che permette di usare i dati personali) a quello su di voi,
i vostri hobby, il numero delle scarpe, l'età, il colore degli occhi.
Qualcuna è allibita quando legge "È disposta a mettersi in topless?",
ma l'addetta casting rassicura "È un modulo standard, quella domanda
è per le show girls, non la compili!". Terminata la modulistica varia,
si inizia a ripassare. La materia certo dipende dal quiz per cui si
svolge il provino, che - ricordiamo - è un facsimile del programma.
Ci sarà chi ripete a memoria formazioni di squadre calcistiche, chi
ha il Bignami di storia, chi ripassa le capitali dell'Africa, chi canta,
chi imita, chi, rassegnato, cerca di origliare il provino in corso e
fa calcoli statistici convinto che, ogni tre persone, le domande si
ripetano. Qualche ragazza si ritocca il trucco, qualche signora anziana
raccoglie l'attenzione raccontando di quando era già andata in televisione
come pubblico tanti anni fa o recentemente in un programma a litigare
con una sua cara amica.
Qui non c'è posto per lo snobismo e la vergogna, nessuno pensa che partecipare
a un programma sia cosa ridicola e facile, anche perché i "reduci",
quelli cioè che sono riusciti ad andare davvero in qualche quiz, parlano
di panico da telecamera, di emozione che fa brutti scherzi, di domande
banali a cui non si è riusciti a rispondere, insomma di situazioni tutt'altro
che da sottovalutare. Al limite, dunque, se prende la sindrome del "ma
come mi è venuto in mente di fare una cosa del genere", si può rischiare
un "io non volevo, ma la mia fidanzata mi ha iscritto di nascosto!".
Poi arriva il proprio turno e via. Si è dentro uno stanzino piuttosto
piccolo, muniti di microfono. Un faro viene puntato sulla vostra faccia,
una voce fuori campo vi dà qualche piccola raccomandazione. La spontaneità
innanzitutto e guardare sempre dentro la telecamera. La ragazza addetta
al casting conta fino a tre e. la luce rossa della telecamera si accende,
si è ripresi. Tre minuti per raccontare qualcosa su di sé e poi un quarto
d'ora per rispondere alle domande del quiz. The end. Anzi no, alla voce
fuori campo spetta dirvi "le faremo sapere!". Usciti dallo stanzino,
la gente che attende vi tempesterà di domande: "com'è andata?, cosa
ti hanno chiesto?, hai il microfono o no? Son bravi.".
Nel frattempo la "signorina casting" vi sta schedando, forse vi ha già
dato un voto, per la simpatia, la preparazione, la fotogenia, forse
vi ha già dato anche il verdetto, ma la decisione la saprete, se la
saprete, solo nei giorni successivi. Una cosa è certa: delle tantissime
persone che sostengono i provini solo una piccolissima parte riesce
poi a partecipare effettivamente al programma. Non scoraggiatevi dunque
e non crediate di non essere stati abbastanza bravi: i criteri per valutare
chi può o non può accedere a un quiz, sono molteplici e la preparazione
è solo uno di questi, per quanto importante.
Ma se la tv è proprio la vostra passione e volete ampliare le vostre
chance, provate a buttarvi nel mondo dei figuranti. Torino si sta trasformando
in una piccola Hollywood italiana: dalla mini serie di Lino Banfi al
film con Stefano Accorsi, dal cinema di Dario Argento alla fiction di
Cento Vetrine, ce n'è stato e ce ne sarà ancora per tutti i gusti. Basta
farsi rilasciare un "tagliandino dello spettacolo" dall'ufficio speciale
lavoratori dello spettacolo e iscriversi gratuitamente con la qualifica
di "generico" (che sarebbe la comparsa) presso le loro liste. È richiesto
inoltre il libretto di iscrizione all'Enpals, da farsi, muniti di codice
fiscale, documento e il foglio che vi rilasceranno sul set, dopo il
primo giorno di lavoro.
Poche pratiche burocratiche e potrete ritrovarvi nel cast di qualche
film, a passeggiare tranquilli col cagnolino mentre i protagonisti davanti
a voi stanno recitando la scena più romantica di tutto il film, oppure
a sorseggiare spremute di arance con aria spaventata, tranquilla, stanca,
allegra. Se sarete fortunati, vi faranno dire qualche parola: potreste
chiedere l'ora o vendere un biglietto di aereo al protagonista della
fiction che così partirà per sempre, e allora attenzione alle vostre
amiche fans del vip, che si arrabbieranno con voi: "perché gli hai venduto
quel biglietto, è volato via per colpa tua!!!".
Partecipare come comparsa al cast di un film o di una fiction può voler
dire trascorrere un'intera giornata sul set, per essere pagati dalle
80.000 alle 130.000 lire al giorno e girare una parte di soli cinque
minuti. Ma cosa non si farebbe per un attimo di notorietà?
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