ARIA

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settembre/ottobre 2001

 
 
 
 

 


IL VALORE DEL SILENZIO TRA SACRO E MEMORIA

di Aldo Ferrari Pozzato

ARIA è un luogo intriso di parole. È uno spazio di ascolto e ciò che si ascolta sono prima di tutto parole, suoni. Ma ARIA è soprattutto una magnifica opportunità di raggiungere il silenzio. Silenzio che non si definisce per la mancanza di suoni, così come l'ascolto non si attua nel fare silenzio. Altrimenti tanto varrebbe parlare a un muro, che notoriamente oppone a qualunque discorso un silenzio estremamente rigoroso, ma per nulla appagante. Il Muro del Pianto assolve una funzione umana di ascolto in quanto lì si incontrano la memoria e il sacro. E questo vale per qualunque tipo di icona religiosa, antropomorfa o meno che sia, come la Ka'ba, la Pietra Nera dei mussulmani.
Quando una ragazza o un ragazzo vengono ad ARIA hanno il cuore gonfio di emozioni e di parole: alle volte le une aiutano le altre, altre volte si intralciano a vicenda. Molta umana comunissima ahimè sofferenza e molto rumore. Ma tutti i mistici, gli sciamani e i praticanti del dolore, come le prefiche, sanno che il suono, le parole, le grida, non sono che uno strumento di liberazione, che può diventare prigione se non viene lasciato andar via. La meditazione e la preghiera non avvengono attraverso le parole.
Le parole possono essere uno stratagemma per ingannare una mente irrequieta, ma la condizione che si vuole raggiungere è quella del silenzio, che, lo ripeto, non è assenza di parole. Il silenzio è la condizione, lo stato di (in)coscienza che permette di arrivare ad una visione di sé all'interno dei processi che governano la natura e la vita. Un modo di essere che gli antichi chiamavano entusiasmo, cadere in preda alla divinità, che si può raggiungere sia attraverso i riti orgiastici più sfrenati, sia andando a macerare nel deserto, sia, più prosaicamente e più in linea con i tempi, venendo ad ARIA. All'inizio le parole delle ragazze e dei ragazzi raccontano di qualcosa di estraneo, di diverso da sé, che fa soffrire e mette in crisi tutto, compresa l'identità personale.
Poco per volta, se va bene, alle parole del momento subentrano parole più vive, personali, piene di significati e di sensi che condividono e in cui possono ritrovarsi e riconoscersi nel centro della corrente della loro vita. E non sono più parole ed emozioni contrastanti, ma sono pensieri-sentimenti-emozioni-ricordi-azioni che danno una fresca impressione di vita, di continuità e di meraviglia.
Il silenzio è riuscire a staccarsi da tutte le incrostazioni e le limitazioni altrui che intralciano la comunicazione con la sorgente di vita che ognuno di noi ha al proprio interno e che è fatta di memoria, per la parte individuabile (e non del tutto dicibile: ci sono emozioni che possiamo arrivare a conoscere benissimo, che ci appartengono da sempre, ma che stanno strette in una definizione di parole) e di sacro per la parte incommensurabile, trascendentale per chi crede in Dio.
La memoria si dimostra nella nuova limpidezza dello sguardo che si posa su ciò che conosciamo e a cui la memoria conquistata dà un valore diverso, non più attraversato e deturpato o semplicemente deviato da influenze che non si condividono, ma che non si potevano eliminare perché, non avendone memoria, non era possibile riconoscerle.
Il sacro si manifesta nel senso di appartenenza, di imprevedibilità, di novità non minacciosa. Nella possibilità di scegliere e nello stesso tempo di abbandonarsi alle cose, perché c'è sintonia e corrispondenza tra il nostro mondo interno e il mondo esterno, tra il mistero della vita che c'è dentro e il mistero dell'esistenza attorno a, e prima e dopo ciascuno di noi.
E non sto parlando di nessuna religione positiva, ma di una condizione puramente umana che può essere presente anche in assenza di qualunque fede religiosa e che di per sé la fede religiosa, o politica, o sociale non è in grado, da sola, di sostituire.
Inoltre è un risultato mai acquisito una volta per tutte, difficile da rappresentare e mantenere, che implica coraggio e perseveranza e accettazione della propria unicità e radicale non appartenenza "d'imperio" a nessun gruppo, o idea, o stile di vita. Svincolato dalle schiavitù del pensiero e dei bisogni, pur nella considerazione della dipendenza di tutti da tutti.
Un buon obiettivo, tra gli altri, per la vita.

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