SPECIALE

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settembre/ottobre 2000

 


DNA sotto controllo
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Sono partiti a fine Giugno 2000, presso l'università di Parma, corsi professionali per promuovere i controlli qualitativi su alimenti a rischio di manipolazione genetica, a cui hanno partecipato circa 90 tecnici di laboratori pubblici e privati.
Nonostante, infatti, nel nostro paese il commercio di sementi geneticamente trattati non sia autorizzata, contaminazioni di questo genere sono state identificate in varie zone dell'Italia.
Sino ad oggi su quasi mille laboratori preposti alle analisi chimico-fisiche dei cibi, solo una cinquantina possiede gli strumenti adatti per una ricerca di tipo genetico molecolare in grado di rilevare tali inquinamenti.
I corsi dunque garantiranno un migliore controllo alimentare grazie alla formazione di figure professionali specializzate nell'utilizzo di una tecnica specifica di biologia molecolare chiamata PCR. Si tratta di una reazione di amplificazione di tratti del genoma (DNA) del prodotto incriminato che viene confrontato con un campione sano.

F. C.

OGM, UNA QUESTIONE DI ECONOMIA
di Pier Luigi Salza

È doveroso premettere che il dibattito sugli Organismi Geneticamente Modificati (OGM) ha acquistato improvvisa popolarità grazie alla mobilitazione organizzata da decine di associazioni e parti consistenti della società civile contro la mostra-mercato TEBIO svoltasi a Genova il 24-26 maggio. La contromanifestazione, denominata MOBILITEBIO, si richiamava alle precedenti esperienze di Seattle e Davos contro la Globalizzazione e l'Organizzazione Mondiale del Commercio e ha radunato nel capoluogo ligure migliaia di persone, contribuendo a far uscire allo scoperto un tema su cui non c'è mai stata molta chiarezza: era roba riservata ai tecnici.
Certo se, quando ci sediamo a tavola, venissimo continuamente tormentati da dubbi circa gli effetti sulla salute di quel che ingeriamo e sugli effetti che il processo di produzione e trasporto degli alimenti possono avere sull'ambiente o su altri uomini, consumare i pasti si trasformerebbe da pacifica e gratificante esperienza corporale a una sorta di frustrante conflitto mentale. Tuttavia, qualche pensiero a quel che c'è dietro e dentro a ciò che mangiamo ogni tanto è bene dedicarlo. Anche solo per saperne un po' di più su come va il mondo e, all'occorrenza, difendersene e cercare di cambiare qualcosa.
Andiamo per esempio a leggere qua e là tra le righe di qualche resoconto, articolo o avvenimento che ha riguardato recentemente il tema degli OGM, per conoscere dati e individuare cause e effetti relativi all'introduzione di queste tecnologie. Scopriremo, tanto per non smentire le premesse del nuovo (secolo) che avanza, che il nocciolo della questione è "banalmente" di tipo economico, cioè "business".

Il mercato delle biotecnologie
Osservando i dati, veniamo intanto a sapere che il mercato delle biotecnologie (in gergo biotech) nel settore agricolo si è evoluto con grande rapidità in pochi anni, passando dai 2.8 milioni di ettari coltivati a biotech nel '96 ai 60-80 milioni di ettari previsti per quest'anno, il 78% dei quali concentrati nel Nord America. A livello mondiale, sul totale della superficie utilizzata per colture transgeniche, troviamo il 49% di soia, il 28% di mais, l'8% di colza e il 5% di tabacco.
La mostra di Genova dichiarava di voler "offrire un'opportunità d'incontro alle aziende che operano nel settore e stimolare la nascita di nuova impresa". Essa puntava a diffondere l'idea che gli affari in questo settore stiano sviluppandosi liberamente. Consideriamo invece i seguenti numeri: le prime 10 industrie agrochimiche mondiali controllano l'81% dell'intero settore agricolo; le industrie leader delle scienze della vita controllano il 37 % della compravendita globale dei semi; le prime 10 industrie farmaceutiche del mondo controllano il 47% del settore farmaceutico. In testa alla lista ci sono 10 compagnie alimentari internazionali che producono OGM, e le principali sono: MONSANTO, NOVARTIS, DOW, ELANCO, DU PONT, AGREVO. Come si può capire, il mercato è fortemente condizionato da poche, grandi imprese multinazionali, biotecnologiche e farmaceutiche, che concentrano nelle proprie mani un nuovo enorme potere. Altro che libero mercato!

La brevettabilità
Cominciamo così a comprendere che la posta in gioco non è costituita soltanto dagli eventuali rischi, reali o potenziali, derivanti dalla diffusione incontrollata e dal consumo di alimenti contenenti ingredienti modificati geneticamente. Forse il problema maggiore riguarda l'utilizzo corretto delle conoscenze genetiche nei confronti di tutta la collettività umana. Contrario a questo principio appare invece l'uso monopolistico di queste conoscenze reso possibile dai brevetti, con l'esclusivo fine del profitto. La concessione dei brevetti sui geni (nel mondo i brevetti biotech sono già 45.000!) è allora il punto fondamentale attorno a cui ruota la questione degli OGM, quello che suscita le maggiori perplessità e gli interrogativi più inquietanti. Ne proponiamo soltanto due. Intanto, è legittimo essere proprietari dei geni, che non sono invenzioni in quanto appartengono alla natura e sono quindi da considerare patrimonio comune dell'umanità? E poi, è tollerabile che siano poche multinazionali a poter disporre, a proprio beneficio, della conoscenza riguardo alla materia vivente, attraverso il brevetto? Sembrerebbe ovvio a questo punto che la risposta non possa essere lasciata ai "tecnici", ma debba chiamare in causa la politica in senso ampio, e quindi la società.

OGM a beneficio di chi?
Mentre sono evidenti gli interessi economici privati che spingono le multinazionali a investire in questo settore, assai meno chiari sono i vantaggi per la collettività.
Prendiamo ad esempio l'affermazione secondo cui le biotecnologie possono contribuire a risolvere il problema della fame nel mondo. Sappiamo che la questione è di grande attualità perché, mentre la popolazione mondiale cresce annualmente di circa 90 milioni di persone, la produzione alimentare mondiale cresce più lentamente. Il beneficio apportato dalle biotecnologie alla soluzione del problema è, però, almeno utopistico.
In primo luogo, il fenomeno della fame è l'impossibilità alla pura sussistenza, e non va confuso con quello del mancato "sviluppo" dei paesi (perennemente) "in via di sviluppo"; esso non è conseguenza di una presunta deficienza tecnologica, ma è invece frutto della diseguaglianza nell'accesso alle risorse, dal momento che il 20% della popolazione mondiale usa l'80% delle risorse del pianeta.
In secondo luogo, le biotecnologie producono, tra l'altro, semi resistenti agli erbicidi e anche semi sterili (i cosiddetti terminator), le cui piante, cioè, generano semi non coltivabili. In tal caso, i contadini non possono ricavare dalle proprie coltivazioni i semi per le colture dell'anno successivo, come accade in natura, ma sono costretti a ricomprarli dalle aziende, spendendo così l'eventuale maggiore ricavato ottenuto dalla prima coltivazione. In tal modo, quindi, l'economia agricola dei Paesi più poveri sarebbe costretta a dipendere sempre più dai Paesi ricchi.
Come esempio di "vantaggio" per gli agricoltori viene poi citato quello di poter usare liberamente gli erbicidi. Quasi sempre si tratta di prodotti forniti dalla stessa multinazionale che fornisce le sementi ad essi resistenti. Ma, oltre al rischio che comporta l'abuso di reagenti chimici, la resa ottenuta non sempre supera quella delle coltivazioni naturali, anzi, a volte ne è leggermente inferiore.
Quanto agli altri svantaggi, van citati gli effetti della diffusione di monocolture di organismi geneticamente modificati sulla diversità biologica delle specie del pianeta (biodiversità), che è già in rapida diminuzione (ogni anno scompaiono 27.000 specie viventi), senza contare che la vasta introduzione di monocolture si traduce nella perdita di quelle tradizioni locali che formano l'identità dei popoli, contribuendo ad aumentare il dominio non solo economico ma anche sociale del Nord sul Sud del mondo.
Per quanto concerne il consumatore, nell'Unione Europea, dall'aprile scorso, la quantità di elemento transgenico necessaria affinché si debba dichiararlo nell'etichetta del prodotto deve superare l'1%. Riguardo alla provenienza la normativa si limita a renderne obbligatoria l'indicazione solo "se la mancanza può trarre in inganno il consumatore". Il quale è dunque l'ultimo anello di una catena in cui, a ben guardare, alcuni, pochi e forti, ci guadagnano e altri, tanti e deboli, sicuramente non ci guadagnano e molto probabilmente ci perdono. 

La giungla delle regole
Un legittimo interrogativo può sorgere, a questo punto, riguardo alle regole che governano l'uso delle biotecnologie oggi. Non è semplice riassumere il ventaglio di accordi internazionali e di leggi nazionali, non di rado tra loro in contraddizione, che dovrebbero valutare la sicurezza e regolare la brevettabilità e la commerciabilità degli OGM. Può essere comunque utile scorrere rapidamente alcune informazioni in merito.
Sulla questione dei diritti di proprietà intellettuale, negoziati internazionali durati alcuni anni hanno portato, all'interno dell'Organizzazione Mondiale del Commercio, ad un accordo, il quale stabilisce che è brevettabile tutto quanto rappresenta un'invenzione. Cosa si debba intendere per "invenzione" non è stato però definito in modo univoco. Per quanto riguarda le biotecnologie, la soluzione provvisoria concordata esclude che piante e animali ed i processi biologici per ottenerli siano brevettabili. Ma le legislazioni dei singoli paesi non sempre si sono attenute a questo accordo: Stati Uniti ed Unione Europea, con un circolo vizioso, ammettono la brevettabilità della materia vivente quando questa può essere considerata... "un'invenzione".
Riguardo alla valutazione dei rischi che gli organismi transgenici possono comportare sotto gli aspetti della salute, della biodiversità e dell'indipendenza degli agricoltori, la conferenza di Rio ha proposto, in mancanza di sufficienti dati scientifici, l'adozione del principio di precauzione. Che significa: se sussiste qualche dubbio meglio evitare di produrre e consumare un certo elemento. Ma l'attuazione di tale principio è stata molto ritardata. Soltanto il recente trattato di Montreal (gennaio 2000) ne stabilisce l'applicazione, riconoscendo alle autorità nazionali il diritto di bloccare l'ingresso degli OGM agli scaffali dei propri magazzini. Ma il trattato ammette, allo stesso tempo, che ogni divieto di importazione possa essere contestato dai produttori. Quanto alle legislazioni nazionali in proposito, vediamo che negli Stati Uniti la Food and Drug Administration si accontenta delle informazioni e dei dati forniti dagli stessi gruppi industriali, mentre nell'Unione Europea già dal '93 la produzione di OGM vegetali è consentita, ma solo a titolo di sperimentazione.
A proposito, infine, della commerciabilità degli OGM, ben nove varietà alimentari geneticamente modificate sono di fatto vendute oggi nell'Unione Europea, senza essere mai state esplicitamente autorizzate. Ciò è stato possibile facendo valere come "autorizzazione" un atto di notifica fornito dagli stessi produttori. Nella sostanza, con questo atto viene fatta passare un'interpretazione del tutto arbitraria del principio di sostanziale equivalenza, in base alla quale i nove OGM sarebbero equivalenti, dal punto di vista nutrizionale e dell'uso, ad analoghi prodotti o ingredienti alimentari esistenti. Se le multinazionali riescono a convincere le "autorità competenti" che i nuovi organismi OGM sono equivalenti a quelli già esistenti, le autorizzazioni al commercio sono praticamente automatiche. Nel frattempo, le massicce sperimentazioni (l'Italia, con 250 campi sperimentali, è la seconda nel continente) rischiano di diffondere in modo incontrollato gli OGM, tanto che ormai si valuta che più del 15% del mais europeo possa contenere semi geneticamente modificati.
In Italia, il Consiglio Superiore della Sanità, con il "pronunciamento" del 16 dicembre 1999, riconosce sette delle nove varietà alimentari in questione non adatte alla commercializzazione. Per la sospensione dalla vendita si sono già espressi il ministri dell'ambiente e della sanità, ma mancano a tutt'oggi le firme dei ministri dell'industria, dell'agricoltura e delle politiche comunitarie, cui spetta la responsabilità di sottoscrivere l'ordinanza.
La recente proposta della Commissione Europea di porre fine alla moratoria sulla vendita degli OGM ha dato un forte impulso ufficiale al dibattito tra governi, organizzazioni non governative e semplici cittadini.

Per saperne di più Libri
Jeremy Rifkin, con Il secolo biotech (Baldini & Castoldi, 1998), ha scritto un testo a tutto campo sull'intera vicenda degli OGM. L'economista statunitense, presidente della Foundation on Economic Trends, cerca anche di individuare un nesso tra informatica e biotecnologia, il cui sviluppo parallelo trasformerebbe le informazioni contenute nei nostri geni nella "materia prima" dell'economia globale del terzo millennio.

L'orto di Frankenstein. Cibi e piante transgeniche (Feltrinelli, 2000), di Jean-Marie Pelt, spiega la "disinvoltura" con cui viene portata avanti la manipolazione genetica del mondo vegetale. 

Bioterapia. Il saccheggio della natura e dei saperi indigeni (Cuen, 1999) è l'ultimo libro uscito in Italia di Vandana Shiva, fisica indiana, attivista del movimento Navdany (Sette Semi) per la conservazione della biodiversità in India. Il testo copre un arco molto vasto di problematiche, ma il messaggio è netto: a 500 anni dalla conquista dell'America Latina, la storia si ripete con la ricolonizzazione del Sud, resa possibile proprio dall'ingegneria genetica e dai brevetti industriali.

Il pamphlet della Enciclopedia Francese dei Rumori, Osservazioni sull'agricoltura geneticamente modificata e sulla degradazione della specie (Bollati Boringhieri, 2000), si scaglia contro gli OGM, rifiutando ogni distinguo tra applicazioni alimentari e terapeutiche, che è l'argomento forte di coloro che ne difendono l'uso farmaceutico per "salvare" vite umane.

Infine, il libro dell'inglese John Turney, Sulle tracce di Frankenstein. Scienza, genetica e cultura popolare (Edizioni di Comunità, 2000), ripercorre due secoli di vita del mostro inventato da Mary Shelley e sostiene che esso allunga la sua ombra anche sull'ingegneria genetica, la rivoluzione tecnologica del terzo millennio.

Siti Internet
Mobilitebio: http://www.tebio.it/
Greenpeace:http://www.greenpeace.it/camp/index.html
Campagna Sicurezza Alimentare: http://www.rfb.it/
 

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