VITA SOCIALE

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settembre/ottobre 2000

 
 
 
 
 







 

ALOUAN
"Alouan" in arabo significa colori. 
I colori sono quelli della pelle dei bambini italiani, magrebini, sudamericani e dell'est europeo che si uniscono simbolicamente nel logo creato dall'artista torinese Piero Gilardi.
di Fabrizio Cellai

Alouan è il centro di aggregazione di giovani migranti e nativi, inaugurato nel maggio 1998 in via V. Paisiello 44 (sesta circoscrizione), promosso dal settore Gioventù della Città di Torino e dall'associazione Alma Terra in collaborazione con diverse associazioni. Lo scopo principale è quello di ridurre i danni da marginalità ed esclusione cui sono soggetti i minori stranieri immigrati nella nostra città.
"Il progetto - rileva uno dei responsabili del Comune -, nasce dal problema dell'immigrazione illegale e si preoccupa soprattutto di dare dello straniero un'immagine positiva attraverso una serie di attività aggregative promosse dagli operatori e dai mediatori culturali a maggioranza immigrati che lavorano insieme ai ragazzi."
Essendo Torino città di forte immigrazione magrebina (vedere lo "speciale immigrazione" sul n. 3/2000 di Informa Giovani), l'attenzione si è concentrata sugli adolescenti provenienti dal Marocco, spediti in Italia dalle famiglie per trovare qui da noi quella fonte economica che nelle strade di Casablanca non si trova più da decenni.
Giovani a rischio si usa definirli, proprio perché si tratta di ragazzi che da una parte hanno perso i legami culturali con la loro terra e dall'altra rimangono spiazzati dalle nostre regole sociali, dai nostri stili di vita, e dai nostri modelli culturali che tanto si differenziano per valori e per ideali da quelli dei Paesi di provenienza.
Giovani venditori ambulanti che spesso si trovano soli, a metà strada tra due culture, in quella terra di nessuno dov'è facile entrare nei fiorenti circuiti della microcriminalità.
Ecco perché "Alouan" cerca di promuovere progetti d'integrazione per questi ragazzi che hanno bisogno non solo di risposte materiali, ma anche di curare altre dimensioni tra cui quelle affettive e relazionali.
"E per ridar loro quella dignità perduta tra i semafori cittadini - continua il responsabile -, il Comune ha promosso spazi sul territorio di mediazione interculturale, luoghi di valorizzazione della risorsa immigrata proprio perché se conosci non hai più paura degli altri, del diverso".
La squadra di "Alouan" è formata in larga parte da mediatori e animatori stranieri, da donne immigrate dell'associazione Alma Terra che hanno seguito specifici percorsi formativi e maturato significative esperienze sul campo. Ed è questo uno dei punti di forza del progetto: avere educatori di madre lingua contribuisce alla creazione di quel rapporto di fiducia tra operatori e utenti che diventa indispensabile per il successo dell'azione volta a ridare identità a ragazzi intrappolati fra due mondi così diversi tra loro.
Ma quali sono le attività promosse dal centro Alouan? Innanzi tutto attività educative che si orientano in due direzioni: da una parte l'educativa di strada rivolta ai giovani immigrati a rischio con operatori di madre lingua; dall'altra quella che coinvolge direttamente le famiglie e che investe la cosiddetta seconda generazione, cioè quei bambini nati a Torino da famiglie di origine straniera. Lo scopo è quello di creare occasioni di confronto sui problemi del rapporto con i figli e con la realtà sociale.
Spesso, infatti, è la stessa famiglia a cadere in una crisi d'identità e a trovarsi impreparata di fronte all'educazione dei propri figli nati in Italia. Il bagaglio di strumenti educativi che il genitore immigrato possedeva nel proprio Paese d'origine risulta non essere più adeguato alla nostra società. In questa situazione di confusione può capitare addirittura che i ruoli tra adulto e minore si ribaltino, con i figli che fanno da intermediari tra le due culture perché conoscono meglio dei genitori la lingua.
Nascono così forti contraddizioni che portano a situazioni di rottura, con conseguenti casi di maltrattamento verso i minori, di fughe da casa o di restringimento della loro libertà da parte di genitori che vedono nell'integrazione dei figli un pericolo alla stabilità degli equilibri famigliari tradizionali cui sono ancora legati.
Ecco perché diventa importante costruire dei ponti fra le due culture, soprattutto per i bambini della seconda generazione che tendono a perdere i legami con le tradizioni dei propri genitori. In questo senso si inseriscono i corsi di arabo e le attività di animazione interculturale nelle scuole di ogni ordine e grado con laboratori dedicati ai giochi di tutti i Paesi e alla costruzione di giocattoli utilizzando materiali di recupero. Gli incontri per le madri durante i quali le donne, accompagnate da una mediatrice culturale, si confrontano e si aiutano ad affrontare i problemi di ogni giorno.
Sempre in questo senso va visto il lavoro sulle famiglie che ha dato vita alla creazione "gruppo famiglie della circoscrizione sei", il territorio su cui opera Alouan.
Ma anche lo sport viene utilizzato come strumento educativo, grazie al suo altissimo potenziale aggregativo. Sport significa soprattutto calcio per i giovani marocchini e pallavolo per le femmine; il tutto in collaborazione con l'associazione "Centro Campo".
Da un'altra collaborazione è nata invece "Babalasalà, ne sentirete di tutti i colori!", la trasmissione radiofonica che vede impegnati i giovani immigrati insieme con lo staff di Radio Torino Popolare.
Ogni giorno, alle 13 e alle 19,45 circa sui 97 FM, due pillole di musica e di informazione con una versione decisamente più lunga (2 ore) tutte le domeniche. "Babalasalà" vuole mettere gli ascoltatori in contatto con culture e modi di pensare diversi dando voce ai giovani della città e ai suoni provenienti da terre lontane.
Per adesso la trasmissione radiofonica è ancora in fase sperimentale, ma si spera che da settembre possa diventare meglio strutturata ed essere trasmessa in diretta seguendo l'esempio francese di "Radio Gazelle" di Marsiglia che ha saputo creare attorno a se un tal successo da meritarsi il sostegno economico delle istituzioni.
Nel ricco calendario del centro Alouan trovano posto anche i laboratori di body-art (tatuaggi, acconciature e costruzione di gioielli); gite estive che coinvolgono le famiglie; gli incontri intitolati "assaggi di cultura" con letture di autori marocchini, rumeni o sudamericani accompagnati da assaggi culinari; laboratori teatrali e spettacoli per bambini con lettura di fiabe esotiche animate dalle creazioni in gommapiuma degli artisti Piero ed Elio Gilardi: artisti che anche quest'anno faranno divertire i bambini torinesi durante la manifestazione "Identità e differenza"; "Acqua dolce", attività di nuoto per donne e bambini musulmani nella piscina di via Tollegno; l'attivazione di momenti informativi su tematiche che riguardano le condizioni di vita degli stranieri; la formazione di gruppi di giovani su obiettivi specifici come il gruppo Lualaba, costituito da studentesse di vari paesi che si ritrovano a discutere sul tema dell'animazione interculturale.
"Alouan" ha sede in via Paisiello 44 (tel. 011/23.55.27, fax 011/247.50.76, e-mail alouan2@comune.torino.it) ed è aperto dal lunedì al venerdì con orario continuato dalle 10 alle 18. Ma il trasloco e alcuni cambiamenti sostanziali sono vicini. "Presto la sede di Alouan si trasferirà in locali comunali in via San Gaetano da Thiene - conclude il responsabile del Comune -. Fino ad oggi sono stati circa 450 i ragazzi che ogni anno hanno frequentato in modo continuativo il centro mentre tremila sono quelli che almeno una volta ne hanno usufruito con una fascia d'età compresa tra i 6 e i 25 anni. E per dare continuità a questi numeri e a questa bellissima esperienza, si sta lavorando affinché Alouan si costituisca come associazione".
L'idea, insomma, è quella di sganciare il progetto da una visione assistenzialistica e far rimanere Alouan un luogo del protagonismo giovanile, un luogo di scambio tra famiglie e giovani appartenenti a culture diverse, un luogo dove si sostengono concretamente i giovani e le loro iniziative.
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