CULTURA

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settembre/ottobre 2000

 
 
 
 


Cuore di legno
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Il mio vicino di casa è robusto.
È un ippocastano di Corso Re Umberto;
ha la mia età ma non la dimostra.
Alberga passeri e merli, e non ha vergogna, 
In aprile, di spingere gemme e foglie, 
Fiori fragili a maggio,
A settembre ricci dalle spine innocue
Con dentro lucide castagne tanniche.
È un impostore, ma ingenuo vuol farsi credere
Emule del suo  bravo fratello di montagna,
Signore di frutti dolci e di funghi preziosi.
Non vive bene. Gli calpestano le radici
I tram numero otto e diciannove
Ogni cinque minuti; ne rimane intronato
E cresce storto, come se volesse andarsene.
Anno per anno, succhia lenti veleni dal sottosuolo saturo di metano;
è abbeverato d'orina di cani, 
Le rughe del suo sughero sono intasate 
Dalla polvere settica dei viali;
Sotto la scorza pendono crisalidi
Morte, che non saranno mai farfalle
Eppure, nel suo tardo cuore di legno
Sente e gode il tornare delle stagioni.
    Primo Levi
COM'E' VERDE TORINO
Gli alberi sono lo sforzo della Terra 
per parlare al cielo in ascolto.
Tagore
di Miriam Mimosa Massone

Hyde Park a Londra, il Prater di Vienna, Central Park a New York e i Giardini di Boboli, le Bois de Boulogne a Parigi e Villa Borghese a Roma. Ogni grande città ha il suo grande giardino, naturalmente anche Torino. È un simbolo della città, amato e conosciuto, è il parco per antonomasia, è il Valentino. Un ampio polmone verde che si estende per oltre 50 ettari sulle sponde del Po, un tappeto erboso costellato di 100 differenti specie di alberi e arbusti. Viali, sentieri, aiuole e fontane creati apposta per il piacere della gente. Se questo non basta, c'è anche un orto botanico, un arboreto dimostrativo e pregevoli testimonianze architettoniche come il castello del 1630, il Borgo medievale di fine Ottocento, l'Arco di trionfo e il moderno palazzo di Torino-Esposizioni.
Certo, il Valentino è il parco più popolare, ma non è il solo a far brillare la collana di smeraldi che impreziosisce la "Regal Torino". Vera chicca dal punto di vista storico sono i Giardini Reali, disegnati da André Le Notre, il famoso progettista della Reggia di Versailles. Un altro angolo poco conosciuto ma estremamente raffinato è il giardino di Villa Abegg, quasi ai piedi della collina di San Vito (aperto solo domenica e prefestivi) a cui si devono aggiungere i parchi di ville un tempo private e oggi a disposizione di tutti, come Parco Leopardi, Villa Genero e Villa della Regina sempre in collina, la Tesoriera e Villa Amoretti in pieno centro abitato.
Questi spazi verdi, pur conservando una spiccata individualità (legata alla funzione e al periodo in cui furono realizzati) fanno parte di una rete, sono cioè collegati fra loro da lunghi viali o dai sottili nastri fluviali del Sangone e del Po, della Dora e della Stura. Alla periferia sud troviamo i parchi delle Vallere, Colonnetti e Piemonte, ultimi lembi di un territorio agricolo, uniti dalla pista ciclabile che in circa 9 Km raggiunge Stupinigi e il suo bel "parco rustico". Nella parte nord-ovest della città, c'è il vasto parco della Pellerina,  mentre a nord-est il parco del Meisino, di fronte a quello della Colletta, è stato scelto come luogo di nidificazione da aironi, garzette e nitticore: vero orgoglio naturalistico di Torino, nota (anche ai suoi stessi abitanti) solo come capitale dell'auto e non come il secondo centro abitato europeo, dopo Amsterdam, dove questi uccelli hanno trovato la loro dimora. L'elenco potrebbe continuare perché il verde pubblico della nostra città è una realtà tanto articolata che non si può presentare tutta in un colpo solo.
Cura, attenzione e rispetto non s'improvvisano e nel corso degli anni Torino ha meritato una reputazione tale da essere considerata la città più verde d'Italia e non a caso è stata scelta come la sede migliore per ospitare il 7° congresso dell'I.F.P.R.A. (International Federation of Park and Recreation Administration), che si terrà a Settembre. Un appuntamento importante che si svolge ogni tre anni in una diversa città europea, un motivo d'incontro per i massimi esperti di parchi pubblici ed architetti del paesaggio che questa volta affronterà il tema: "Il verde, strumento di informazione, partecipazione, educazione". Dieci giorni intensi che al confronto e al dibattito, abbineranno un tour nei luoghi di maggiore attrazione paesaggistica come le isole Borromee sul lago Maggiore, la Riserva naturale del Sacro Monte di Orta, il Parco Burcina di Biella/Pollone, oltre alle residenze sabaude di Stupinigi, La Mandria e Agliè e i bellissimi contesti ambientali nei quali sono mirabilmente incastonate.
Inoltre, alcune aree cittadine si sono trasformate in una vera e propria vetrina italiana dei parchi pubblici perché l'iniziativa di altri comuni, particolarmente sensibili alla diffusione dell'arte dei giardini, ha arricchito in qualità e varietà gli spazi verdi torinesi. Al Valentino, la Società della Rosa di Genova, ha realizzato un roseto dimostrativo, mentre sulle rive del Po, Firenze ha portato svariati e coloratissimi iris. Presso la cascina Falchera, Cervia ha allestito il "giardino dei frutti perduti", antiche piante da frutto un tempo consuete ed ora quasi introvabili. Invece, un tratto di corso Unità d'Italia è ombreggiato dal viale di palme, tamerici e altre essenze mediterranee, messe a dimora dai Comuni di Bari e Napoli. Per l'occasione, l'ampia arteria stradale diretta verso le autostrade che portano nel sud della penisola, ha preso il nome di 'via del mare'. Infine durante i lavori del congresso, 15 giardinieri provenienti da tutta Europa realizzeranno un giardino permanente a ricordo della manifestazione.

Il giardino
Il giardino è uno spazio vitale che rispecchia il gusto e la cultura di una popolazione. Punto di riferimento concreto e simbolico, il giardino è il prolungamento della casa e la sua naturale continuazione, una risposta all'esigenza di restare in contatto con la campagna pur vivendo in grandi concentrazioni urbane.
Da sempre l'uomo ha cercato di adattare le libere forme delle piante ad un disegno ideale, dando così origine all'arte del giardino. Gli antichi persiani lo chiamavano 'paradiso' e lo consideravano un dono divino, mentre nel rinascimento la sua forma ricalcava uno schema geometrico che voleva riflettere simbolicamente l'armonia cosmica dell'universo. Il tradizionale giardino "all'inglese" invece, ripropone la naturalità dell'ambiente: tutto viene attentamente controllato per apparire il più possibile spontaneo e naturale, come se volesse esprimere la saggezza della natura. Negli ultimi 200 anni questa tipologia di giardino ha avuto molto successo anche da noi: un esempio superbo di giardino all'inglese è sotto gli occhi di tutti, in Piazza Carlo Felice, davanti alla stazione di Porta Nuova.
Immaginando di alzarci sopra la città e di ampliare la nostra visuale sul territorio circostante possiamo notare che la protezione ambientale è diffusa in tutta la provincia e la regione. I parchi e le riserve naturali (nazionali, regionali, provinciali) in Piemonte sono 60 e coprono una superficie pari all'8%. Aggiungiamo poi un centinaio di Biotopi (aree di ridotte dimensioni, utilissime per conservare rarità ecologiche) e 12 ecomusei e avremo il quadro completo di quanto viene fatto per il patrimonio ambientale.

Gli alberi
Se l'attenzione verso i beni naturali non è più una novità, paragonare un albero ad un'opera d'arte, ad un monumento, appare insolito, ma è l'ultimo ritrovato in fatto di tutela e segna un altro passo in avanti nella scala della sensibilità e della cura verso il verde. Maestosi, rari, impregnati di memorie storiche e culturali, isolati in posizioni solitarie o allineati in caratteristici filari, gli alberi monumentali hanno una spiccata identità: sono uno diverso dall'altro, ma tutti ugualmente importanti.
Un esempio di monumentalità storica? I cipressi in doppio filare che ombreggiano la scalinata centrale del Parco della Rimembranza di Torino, sono "gemelli" di quelli che svettano attorno all'abbazia di Aquilea, piantati nel 1921 in occasione della scelta del Milite Ignoto. Oppure, per rimanere entro i confini cittadini, alcuni olmi di corso Unione Sovietica, ultimi superstiti di quelli che nell'Ottocento formavano il viale di collegamento fra il centro e la Palazzina di caccia di Stupinigi. Restiamo ancora in ambito sabaudo per ricordare i faggi del Re che dominano con possanza trionfale il pianoro di San Giacomo d'Entracque (CN) e sono i custodi indiscussi della palazzina di caccia di Vittorio Emanuele II, costruita nel 1875 (altezza degli alberi: 23 m, circonferenza: 8 m). In Alta Valsesia (VC) invece, quasi all'ombra del ghiacciaio del Monte Rosa, un abete ritto come un obelisco egizio è posto a sentinella dell'ingresso del paese di Rima; mentre possenti castagni ultracentenari s'incontrano salendo verso la vetta della Rocca di Cavour (TO) e presso la cascina Moglioni nella zona appenninica delle Capanne di Marcarolo (AL), dov'è in avanzata fase di realizzazione un ecomuseo incentrato sul castagno.
Una specie botanica presente nella Pianura Padana fin dai tempi più remoti è la farnia, detta anche quercia o rovere, attorno a cui sono nate un'infinità di storie, miti e leggende. Il nome rovere, deriva dal latino robur e significa 'forza': le sue fronde conservano un valore simbolico e insieme a quelle del lauro (che richiamano la gloria e la pace) ancora oggi fanno corona allo stemma di tutti i Comuni d'Italia. Vicino al ponte del Violino nel Parco La Mandria (TO) si può ammirare un'annosa quercia di 300 anni (alta circa 30 m e con diametro superiore ai 4 m).
Ma fra gli alberi più antichi, di cui si conosce con certezza l'anno della messa a dimora, bisogna ricordare il tiglio sul piazzale del Convento del Monte Mesma (NO). Piantato nel 1630 per sancire il ritorno alla normalità, dopo la tragica parentesi della pestilenza che aveva decimato la popolazione, il patriarca verde, ospita nell'incavo del suo enorme tronco un suggestivo presepio, allestito nel periodo natalizio dai frati francescani.
L'agrifoglio invece, a torto considerato un semplice arbusto e conosciuto quasi esclusivamente per le sue bacche vermiglie, è un albero che può raggiungere dimensioni di tutto rispetto, come quello di Pollone (BI), alto 16 m.
Simbolo di vita per la facilità al radicamento, il salice è la pianta medicinale per eccellenza, dalla quale si estrae il famoso acido acetilsalicilico, il principio attivo dell'aspirina. Lungo il viale che dal lago di Crava Morozzo (CN) conduce al torrente Pesio, si trova un possente esemplare di questa specie. Età: 180 anni, circonferenza: 2,5 m!
Gli alberi sono dunque beni unici e preziosi, elementi insostituibili del paesaggio: con l'applicazione di una specifica legge regionale (n.50/95) è attualmente in corso il censimento degli esemplari monumentali. L'operazione coinvolge comuni, enti, associazioni e privati cittadini. Un'apposita commissione di esperti avrà il compito di esaminare le segnalazioni e di riconoscere il diritto di questi "giganti storici" alla loro meritata monumentalità. In seguito la Regione provvederà alla loro cura e tutela, oltre che a documentarne l'esistenza e a farli conoscere a sempre maggiori fasce di pubblico.
Alla periferia di Alessandria, sul bordo della Statale per Genova, fino a poco tempo fa troneggiava un platano colossale, conosciuto come l'albero di Napoleone. Forse era stato piantato in quel luogo per celebrare la vittoria del generalissimo sugli austriaci nella battaglia di Marengo, della quale proprio quest'anno si è celebrato il duecentesimo anniversario. Purtroppo si è ammalato, non è stato curato ma abbattuto: con l'applicazione della nuova normativa un fatto simile non si dovrebbe più ripetere. Oggi tutti possono mettere un albero in cornice: tutti devono partecipare a questa iniziativa di civiltà. Per segnalazioni e informazioni, contattate il Settore Gestione Beni Ambientali della Regione Piemonte, Corso Regina Margherita 304, Torino, o telefonate allo 011.4321378.

Il verde in cifre
. Numero di alberi che ci sono a Torino: 60.000
. Numero di persone addette al verde pubblico: 122
. I parchi e i giardini occupano complessivamente una superficie di 16.500.000 mq
. I parchi più estesi sono la Pellerina e il Parco Colletta
. Ogni torinese ha a propria disposizione 18 mq di verde pubblico

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