VACANZE

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settembre/ottobre 2000

 
 
 
 


Saper guardare
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Se sono forse gli ungulati di cui abbiamo parlato in questo breve servizio ad attrarre maggiormente la nostra attenzione, nel corso di un'escursione sulle montagne vicino a Torino possiamo comunque osservare molti altri animali, altrettanto importanti e indispensabili per il mantenimento dell'ecosistema alpino.
Sono le formiche che attraversano il sentiero, le trote che vivono nell'acqua spumeggiante dei torrenti, le salamandre nere e le rane temporarie nei pressi di un laghetto. Le temute vipere dal morso velenoso arginano invece la popolazione dei roditori e sono a loro volta cibo dei rapaci come il gipeto e l'aquila reale.
Ma gli incontri più frequenti che faremo durante un'escursione saranno probabilmente quelli con il gracchio, la marmotta (o meglio, con il suo caratteristico richiamo), o i segni di passaggio del cinghiale, ormai sempre più diffuso sulle montagne di casa nostra.
Quasi impossibile invece vedere i timidi lupi che hanno cominciato a ricomparire: tra loro si raccontano favole terribili sugli uomini.
ALLA RICERCA DI STAMBECCHI E CAMOSCI
In autunno su alcuni sentieri del Piemonte
si possono fare incontri destinati a suscitare una profonda emozione: sono quelli con gli animali della montagna
di Mario Frascione

Chi pratica la montagna con assiduità conosce bene l'emozione di trovarsi inaspettatamente al cospetto di un animale selvatico, magari oltre la svolta di un sentiero. E' una sensazione di profondo stupore reciproco, nostro e dell'animale. Sono pochi istanti in cui il tempo sembra fermarsi, ma destinati a rimanere nella nostra memoria come la fugace rivelazione di quello che fu il nostro rapporto profondo con la dimensione della natura.
Dopo la sorpresa iniziale però l'animale - stambecco o camoscio che sia - si allontana più o meno velocemente, muovendosi con agilità sul terreno scosceso dei pendii, e mettendo tra sé e il mondo degli uomini una distanza sufficientemente sicura.

Zaino e binocolo
E' possibile comunque cercare di rendere meno occasionali gli incontri con gli animali che vivono sulle nostre montagne in un modo altrettanto emozionante, e certamente destinato a turbare meno coloro che intendiamo osservare.
Sarà sufficiente riporre nel nostro zaino un buon binocolo. In commercio esistono ormai molti modelli che uniscono a buone caratteristiche ottiche peso e dimensioni molto contenute, con cui percorrere sentieri in zone in cui è più probabile l'avvistamento.
Attenzione però: è molto importante tenere conto di alcune precauzioni, senza le quali si rischia di arrecare danno a quegli stessi animali che cerchiamo di osservare.
Innanzi tutto sarà utile non indossare abiti dai colori sgargianti o addirittura bianchi, in secondo luogo sarà bene cercare di non oltrepassare quella "distanza critica" che induce l'animale a scappare. Ovvia la necessità di limitare i rumori che li possono allarmare.
Percorrendo uno dei sentieri su cui è più probabile fare l'incontro con loro terremo quindi il binocolo a portata di mano, individuando un posto comodo per poter cominciare l'osservazione.
Col tempo, e magari con l'aiuto di un amico più esperto, impareremo qualche malizia per rendere più piacevole e meno faticosa l'osservazione col binocolo.
Nessuno però si deve sentire deluso se per tutta la giornata non vede nulla: diversamente da quanto molti documentari televisivi ci hanno abituato a pensare, nel proprio ambiente naturale gli animali selvatici non sono lì pronti a farsi vedere o fotografare da noi.
Proprio perché "selvatici" il loro comportamento è spesso elusivo. I momenti migliori per poterli osservare saranno il mattino molto presto o la sera.

Stambecchi, camosci e caprioli
Lo stambecco può essere considerato il sovrano delle nostre montagne. Facilmente riconoscibile (più imponenti e di peso superiore i maschi) per le robuste corna, ha una spiccata predilezione per i terreni rocciosi. Se oggi è ancora presente sulle nostre montagne ciò si deve, come per altri esponenti della fauna alpina, alla protezione che ha consentito di salvarlo dall'estinzione a cui lo avrebbe condannato una caccia indiscriminata già nel secolo scorso. Gli stambecchi che vivono sulle montagne delle Valli di Lanzo hanno colonizzato spontaneamente il territorio provenendo dal Parco nazionale del Gran Paradiso, uno dei più prestigiosi e antichi parchi italiani, il cui territorio è a cavallo tra Piemonte e Valle d'Aosta.
Diversamente dallo stambecco, il camoscio non ama le pareti rocciose, trovandosi a proprio agio più su terreno roccioso alternato a pascoli e boschi. Si riproduce in autunno, periodo nel quale con un po' di fortuna è possibile osservare sulle dorsali della montagna spettacolari inseguimenti tra maschi. Sia i maschi che le femmine sono dotati delle corte corna ricurve; con un po' di esercizio però è possibile notare alcune differenze, comprese quelle della struttura fisica. Nel Vallone della Clarea, in cui qui viene proposta una escursione, vivono circa 500 camosci, a poca distanza in linea d'aria da Susa.
Meno noto è forse il timido capriolo, tanto che pochi sanno che è l'ungulato più diffuso in Italia. Vive nelle aree boscose, uscendo allo scoperto la mattina presto e la sera; maschi e femmine sono abbastanza simili tranne quando il maschio è dotato di corna (da gennaio a novembre). In Valle di Susa e Val Chisone i caprioli furono introdotti circa 40 anni fa nella zona del parco naturale del Gran bosco di Salbertrand. Erano capi provenienti dalla Jugoslavia, e oggi si stima che la popolazione si aggiri intorno ai 10mila esemplari.
 

 Tre proposte per incominciare
1.Lo stambecco: da Pian della Mussa (1750 m ca) al Lago del Ru (2570 m)
Difficoltà: E. Tempo necessario: 3,30 ore. Dislivello: 820 m. Periodo: giugno-settembre. Carta topografica: Igc 1:50.000, Valli di Lanzo e Moncenisio.
Per arrivare da Torino si prende per Lanzo, poi per Ala di Stura, quindi per Balme e Pian della Mussa. Si percorre quest'ultimo per buona parte, fino alle Grange della Mussa. Da qui un sentiero porta all'Alpe della Rossa (2229 m), quindi al Lago del Ru. Gli stambecchi si osservano solitamente a  sinistra salendo, verso la cresta spartiacque che divide la Val d'Ala dal Vallone di Sea.

2. Il camoscio: da Case Pietra Porchera (1161 m) al Col Clapier (2477 m)
Difficoltà: E. Tempo necessario: 4,30 ore. Dislivello: 1316 m. Periodo: luglio-settembre. Carta topografica: Igc 1:50.000, Valli di Lanzo e Moncenisio.
Per arrivare, da Torino a Susa, quindi in direzione del Colle del Moncenisio; dopo Giaglione si prende per il Vallone della Clarea, arrivando fino al fondo. Da Case Pietra Porchera si va per le Grange Bonomern (1666 m), quindi perle Grange Savina (2023 m) e infine al Col Clapier. I camosci si osservano di solito nei canaloni a destra salendo.

3.Il capriolo, il cervo e il camoscio: da Desertes (1530 m) a Pourachet (2027 m)
Difficoltà: E. Tempo necessario: 3,30 ore. Dislivello: 497 m. Periodo: novembre-dicembre, oppure aprile-maggio. Carta topografica: Igc 1:50.000, Val di Susa e Val Chisone.
Per arrivare da Torino, si segue la strada del Colle del Monignevro; prima di Cesana si devia a destra per Desertes.
Si prende il sentiero 536 per il ricovero Rocchette: poco prima di quest'ultimo si svolta a destra raggiungendo una strada sterrata. Oltrepassata Pourachet si imbocca il sentiero per Lozet (1746 m), quindi alle Grange Millaures e nuovamente a Desertes. A patto che ci si muova con la necessaria discrezione e negli orari giusti l'incontro con gli animali è probabile lungo tutto il tragitto.

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