
Saper
guardare
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Se
sono forse gli ungulati di cui abbiamo parlato in questo breve servizio
ad attrarre maggiormente la nostra attenzione, nel corso di un'escursione
sulle montagne vicino a Torino possiamo comunque osservare molti altri
animali, altrettanto importanti e indispensabili per il mantenimento dell'ecosistema
alpino.
Sono le
formiche che attraversano il sentiero, le trote che vivono nell'acqua spumeggiante
dei torrenti, le salamandre nere e le rane temporarie nei pressi di un
laghetto. Le temute vipere dal morso velenoso arginano invece la popolazione
dei roditori e sono a loro volta cibo dei rapaci come il gipeto e l'aquila
reale.
Ma gli
incontri più frequenti che faremo durante un'escursione saranno
probabilmente quelli con il gracchio, la marmotta (o meglio, con il suo
caratteristico richiamo), o i segni di passaggio del cinghiale, ormai sempre
più diffuso sulle montagne di casa nostra.
Quasi impossibile
invece vedere i timidi lupi che hanno cominciato a ricomparire: tra loro
si raccontano favole terribili sugli uomini. |
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ALLA
RICERCA DI STAMBECCHI E CAMOSCI
In autunno su alcuni
sentieri del Piemonte
si possono fare incontri
destinati a suscitare una profonda emozione: sono quelli con gli animali
della montagna
di Mario Frascione
Chi
pratica la montagna con assiduità conosce bene l'emozione di trovarsi
inaspettatamente al cospetto di un animale selvatico, magari oltre la svolta
di un sentiero. E' una sensazione di profondo stupore reciproco, nostro
e dell'animale. Sono pochi istanti in cui il tempo sembra fermarsi, ma
destinati a rimanere nella nostra memoria come la fugace rivelazione di
quello che fu il nostro rapporto profondo con la dimensione della natura.
Dopo la sorpresa iniziale però
l'animale - stambecco o camoscio che sia - si allontana più o meno
velocemente, muovendosi con agilità sul terreno scosceso dei pendii,
e mettendo tra sé e il mondo degli uomini una distanza sufficientemente
sicura.
Zaino e
binocolo
E'
possibile comunque cercare di rendere meno occasionali gli incontri con
gli animali che vivono sulle nostre montagne in un modo altrettanto emozionante,
e certamente destinato a turbare meno coloro che intendiamo osservare.
Sarà sufficiente riporre
nel nostro zaino un buon binocolo. In commercio esistono ormai molti modelli
che uniscono a buone caratteristiche ottiche peso e dimensioni molto contenute,
con cui percorrere sentieri in zone in cui è più probabile
l'avvistamento.
Attenzione però: è
molto importante tenere conto di alcune precauzioni, senza le quali si
rischia di arrecare danno a quegli stessi animali che cerchiamo di osservare.
Innanzi tutto sarà utile
non indossare abiti dai colori sgargianti o addirittura bianchi, in secondo
luogo sarà bene cercare di non oltrepassare quella "distanza critica"
che induce l'animale a scappare. Ovvia la necessità di limitare
i rumori che li possono allarmare.
Percorrendo uno dei sentieri su
cui è più probabile fare l'incontro con loro terremo quindi
il binocolo a portata di mano, individuando un posto comodo per poter cominciare
l'osservazione.
Col tempo, e magari con l'aiuto
di un amico più esperto, impareremo qualche malizia per rendere
più piacevole e meno faticosa l'osservazione col binocolo.
Nessuno però si deve sentire
deluso se per tutta la giornata non vede nulla: diversamente da quanto
molti documentari televisivi ci hanno abituato a pensare, nel proprio ambiente
naturale gli animali selvatici non sono lì pronti a farsi vedere
o fotografare da noi.
Proprio perché "selvatici"
il loro comportamento è spesso elusivo. I momenti migliori per poterli
osservare saranno il mattino molto presto o la sera.
Stambecchi,
camosci e caprioli
Lo
stambecco può essere considerato il sovrano delle nostre montagne.
Facilmente riconoscibile (più imponenti e di peso superiore i maschi)
per le robuste corna, ha una spiccata predilezione per i terreni rocciosi.
Se oggi è ancora presente sulle nostre montagne ciò si deve,
come per altri esponenti della fauna alpina, alla protezione che ha consentito
di salvarlo dall'estinzione a cui lo avrebbe condannato una caccia indiscriminata
già nel secolo scorso. Gli stambecchi che vivono sulle montagne
delle Valli di Lanzo hanno colonizzato spontaneamente il territorio provenendo
dal Parco nazionale del Gran Paradiso, uno dei più prestigiosi e
antichi parchi italiani, il cui territorio è a cavallo tra Piemonte
e Valle d'Aosta.
Diversamente dallo stambecco, il
camoscio non ama le pareti rocciose, trovandosi a proprio agio più
su terreno roccioso alternato a pascoli e boschi. Si riproduce in autunno,
periodo nel quale con un po' di fortuna è possibile osservare sulle
dorsali della montagna spettacolari inseguimenti tra maschi. Sia i maschi
che le femmine sono dotati delle corte corna ricurve; con un po' di esercizio
però è possibile notare alcune differenze, comprese quelle
della struttura fisica. Nel Vallone della Clarea, in cui qui viene proposta
una escursione, vivono circa 500 camosci, a poca distanza in linea d'aria
da Susa.
Meno noto è forse il timido
capriolo, tanto che pochi sanno che è l'ungulato più diffuso
in Italia. Vive nelle aree boscose, uscendo allo scoperto la mattina presto
e la sera; maschi e femmine sono abbastanza simili tranne quando il maschio
è dotato di corna (da gennaio a novembre). In Valle di Susa e Val
Chisone i caprioli furono introdotti circa 40 anni fa nella zona del parco
naturale del Gran bosco di Salbertrand. Erano capi provenienti dalla Jugoslavia,
e oggi si stima che la popolazione si aggiri intorno ai 10mila esemplari.
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