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| Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 05/2000 | ||
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GUYANA!
SULLE ORME DI PAPILLON
Giovani torinesi tra basi spaziali e foreste amazzoniche. a cura di Francesca Maria Carena Prendete due Paesi a migliaia di chilometri di distanza e aggiungete dodici ragazzi torinesi e dieci sudamericani. Mescolate il tutto con l'aiuto dell'Ufficio Scambi Internazionali della Città di Torino, servite in occasione del programma scientifico spaziale Ariane e... buon viaggio! Questa la ricetta di uno scambio franco-italiano che ha portato alcuni giovani torinesi nella lontana Guyana Francese e, in effetti, la ricca e variegata cucina locale si è dimostrata un'efficace metafora dell'incredibile intreccio di etnie che coesistono nel paese. Non solo la capitale Cayenna, ma tutte le cittadine guyanesi possono essere definite un autentico melting pot. La Guyana Francese, da non confondersi con le "sorelle" Guyana Olandese, oggi Suriname (la patria di Gullit), e Guyana "e basta" (ex-colonia inglese e attualmente repubblica presidenziale indipendente nell'ambito del Commonwealth), è il primo Paese che si affaccia, a Nord del Brasile, sull'Atlantico. Dal punto di vista politico è un dipartimento d'oltremare della Francia ed è pertanto considerata territorio francese a tutti gli effetti. La popolazione locale, che chiama la madrepatria continentale Metropole, è costituita da un miscuglio di oltre ottanta etnie, in prevalenza meticci e neri di origine africana, e da un'esigua minoranza di amerindi, haitiani, europei e cinesi. A dimostrazione dell'arricchente e, per noi, quasi inimmaginabile intreccio di culture, i ragazzi degli Scambi Internazionali si sono ritrovati a trascorrere le proprie giornate con un gruppo locale davvero eterogeneo, grazie alla presenza di un haitiano, un brasiliano, un francese-dominicano, due francesi e tre giovani della Martinica. Nel giro di pochissimo tempo le due "delegazioni" si sono però cementate in una sola e, per semplificare l'allegra e novella Babele, sono stati francesizzati i nomi più difficili, in modo che fossero comprensibili a tutti. Così, l'italianissimo Pierluigi è diventato Pierlouis, il brasiliano Cleberson, Cleber ed anche Gaià, Livià e Rubinà hanno ricevuto un tocco di esotismo. Nell'incredibile
melting pot della Guyana, non manca ovviamente una comunità italiana
locale, cresciuta attorno alla base spaziale europea. L'Italia è
infatti il terzo paese per importanza a contribuire allo sviluppo delle
base di Korou. Dalla sua rampa di lancio partono ogni anno diversi razzi
con a bordo il loro carico di satelliti, anche commerciali. Nell'arco di
pochi decenni i progressi scientifici sono stati davvero rilevanti ed oggi
si è arrivati al programma Ariane 5, in grado di portare in orbita
due satelliti alla volta. Contribuisce attivamente ai progetti di Arianespace
anche FiatAvio, che costruisce dei booster a propellente solido che forniscono
oltre il novanta per cento della spinta massima al decollo.
La
comunità italiana non ha però avuto difficoltà ad
adattarsi alla realtà locale ed i nostri "eroi" torinesi e i loro
amici guyanesi sono stati ricevuti con tutti gli onori presso l'associazione
"Amico in Guyana", dove si ritrovano tutti gli abitanti originari del Bel
Paese. Padrone di casa Paolo Sartini, responsabile dell'Ente Spaziale
Europeo (ESA) in Guyana. Dall'incontro sono emerse le esperienze di
coloro che, in maggioranza uomini, nonché ingegneri, per due, quattro
o sei anni, lavorano presso la base spaziale. Tutti dichiarano di trovarsi
abbastanza bene, anche se talvolta mancano le famiglie, il clima caldo
umido locale non è propriamente lo stesso di Torino o di Roma ed
è difficile fare amicizia al di fuori della cerchia di colleghi
europei che lavorano all'interno della base.
I Saramacas,
con i Paramacas, i Djukas ed altri gruppi, sono i discendenti degli schiavi
fuggiti dalle piantagioni olandesi del Suriname tra il XVII e il XVIII
secolo. Queste popolazioni, conosciute con il nome di Noirs-Marrons, ricrearono
sulle rive del fiume Maroni (da cui la denominazione Marrons) le strutture
tribali africane e si impegnarono in una lunga lotta contro le autorità
olandesi e francesi per il riconoscimento dei loro diritti. Gli scontri
proseguirono fino al Novecento, con sanguinose azioni di repressione ed
addirittura la creazione di corpi speciali chiamati Chasseurs Noirs (Cacciatori
Neri), costituiti da schiavi acquistati per l'occasione e liberati solo
dopo che avessero catturato un certo numero di loro fratelli. Queste squadre
erano ovviamente comandate da ufficiali bianchi e l'Olanda si dimostrò
un'acerrima nemica dei Noirs-Marrons, mentre la Francia intrattenne con
loro rapporti più amichevoli, soprattutto dopo il 1848, anno di
abolizione della schiavitù nelle sue colonie.
Non mancano, all'interno del variegato quadro della Guyana Francese e con grande gioia dei ragazzi torinesi appassionati di Bob Marley, anche alcuni rastamen. In questo Paese, come in tutto il Sud America, la musica è sentita in profondità, accompagna vari momenti della giornata ed anche il ballo è molto intenso e prevede un rapporto stretto con il partner. Ne sa qualcosa Vania, che una sera, in un locale dove il planteur (rhum con succo di frutta) scorre a fiumi e grandi ventole arrugginite alleviano il caldo dei ballerini, ha cercato in tutti i modi di sfuggire ai pressanti inviti dei ragazzi locali, mentre la guyanese Alice-Odile si lanciava ridendo al centro della pista con un ragazzone molto più alto di lei. La hit parade di Cayenna annovera soprattutto zook, ragga e musiche brasiliane, ma non mancano gli Eiffel 65 a ricordare al gruppo italiano che, al di là delle differenze, hanno anche molto in comune con i giovani locali (oltre al computer e al cellulare!). La maggiore attrattiva della Guyana Francese non è però costituita dalla musica, ma dalla natura. Il suo territorio è infatti ricoperto per il novanta per cento da foresta amazzonica e, grazie all'ineccepibile organizzazione dell'Ufficio Scambi Internazionali e del Crestig, il corrispettivo guyanese, il gruppo ha l'occasione di trascorrere ben tre giorni nella foresta, dormendo in comode amache, risalendo la crique (il fiume) in piroga e saltando da un lato all'altro dei torrenti attaccati a liane, che in realtà non sono tali, come molti credono (le liane nascono infatti da terra), ma sono radici arboree che possono superare anche i dieci metri di lunghezza. Nonostante la fauna locale sia piuttosto ritrosa, vengono avvistati un caimano, un bradipo (mammifero che vive sugli alberi) e una anaconda di tre metri. Nella foresta, il contatto con la natura è totale, spesso e volentieri si gira scalzi nel fango, ci si lava buttandosi insaponati nella crique e persino quel chiacchierone di Roberto è sembrato ammutolito (o intimorito?) dalla profonda semplicità del luogo. La Guyana Francese offre quindi eccezionali opportunità per chi ama l'eco-turismo, anche se circa un terzo del suo patrimonio forestale è inaccessibile senza un permesso speciale che tutela la presenza sul territorio di popolazioni amerinde primitive. Una natura più dolce, ma altrettanto incontaminata, è quella delle Iles de Salut, dove chiunque con il proprio coltellaccio (il corrispondente locale dei nostri coltellini svizzeri) può aprire e gustare cocco appena caduto dall'albero od osservare le scimmiette che giocano sulle palme. Queste isole sono inoltre conosciute nel mondo per il carcere che ospitarono fino agli anni Cinquanta. Marcello, responsabile per l'Ufficio Scambi della trasferta in Guyana, alla riunione informativa aveva infatti consigliato la visione del famoso film Papillon, tratto dall'omonimo romanzo scritto da un ex-carcerato. Del carcere rimangono oggi solo edifici in rovina, mentre l'isola, che a quei tempi era priva di vegetazione per evitare che i prigionieri in fuga potessero nascondersi, è oggi una riserva naturale. Durante
la visita al campo di deportazione, che si trova a Saint-Laurent du Maroni,
i ragazzi scoprono però che nel suo romanzo autobiografico l'autore
di Papillon si attribuisce gesta compiute da altri prigionieri e che non
soggiornò mai nelle Iles de Salut, ma fu recluso solamente a Saint-Laurent.
Vero è invece il fatto che fu uno dei pochissimi carcerati a fare
ritorno in Europa, mentre la maggior parte moriva di stenti o era incapace,
una volta rimessa in libertà, di trovare le risorse economiche per
andarsene.
I ragazzi della Guyana hanno infatti soggiornato a Torino nel luglio 2000, mentre altri giovani torinesi di 17-18 anni visiteranno Kourou nella primavera del 2001 grazie ad uno scambio italo-franco-tedesco promosso da Ufficio Scambi Internazionali, Gustav Stresemann Institut di Bonn e di Monaco, Peuple et Culture di Parigi e Centre de Culture Scientifique, Technique et Industrielle de la Guyane Française. Non mancano dunque le opportunità per viaggiare e visitare questo straordinario calderone di culture, con soggiorni a base di natura, scienza, antropologia e... carne di tapiro, un'autentica leccornia per la popolazione locale! |
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