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settembre/ottobre 2000

 



 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 
 
 
 
 
 
 

 

GUYANA! SULLE ORME DI PAPILLON
Giovani torinesi tra basi spaziali e foreste amazzoniche.
a cura di Francesca Maria Carena
Prendete due Paesi a migliaia di chilometri di distanza e aggiungete dodici ragazzi torinesi e dieci sudamericani. Mescolate il tutto con l'aiuto dell'Ufficio Scambi Internazionali della Città di Torino, servite in occasione del programma scientifico spaziale Ariane e... buon viaggio!

Questa la ricetta di uno scambio franco-italiano che ha portato alcuni giovani torinesi nella lontana Guyana Francese e, in effetti, la ricca e variegata cucina locale si è dimostrata un'efficace metafora dell'incredibile intreccio di etnie che coesistono nel paese. Non solo la capitale Cayenna, ma tutte le cittadine guyanesi possono essere definite un autentico melting pot.
La Guyana Francese, da non confondersi con le "sorelle" Guyana Olandese, oggi Suriname (la patria di Gullit), e Guyana "e basta" (ex-colonia inglese e attualmente repubblica presidenziale indipendente nell'ambito del Commonwealth), è il primo Paese che si affaccia, a Nord del Brasile, sull'Atlantico. Dal punto di vista politico è un dipartimento d'oltremare della Francia ed è pertanto considerata territorio francese a tutti gli effetti. La popolazione locale, che chiama la madrepatria continentale Metropole, è costituita da un miscuglio di oltre ottanta etnie, in prevalenza meticci e neri di origine africana, e da un'esigua minoranza di amerindi, haitiani, europei e cinesi.
A dimostrazione dell'arricchente e, per noi, quasi inimmaginabile intreccio di culture, i ragazzi degli Scambi Internazionali si sono ritrovati a trascorrere le proprie giornate con un gruppo locale davvero eterogeneo, grazie alla presenza di un haitiano, un brasiliano, un francese-dominicano, due francesi e tre giovani della Martinica. Nel giro di pochissimo tempo le due "delegazioni" si sono però cementate in una sola e, per semplificare l'allegra e novella Babele, sono stati francesizzati i nomi più difficili, in modo che fossero comprensibili a tutti. Così, l'italianissimo Pierluigi è diventato Pierlouis, il brasiliano Cleberson, Cleber ed anche Gaià, Livià e Rubinà hanno ricevuto un tocco di esotismo.

Nell'incredibile melting pot della Guyana, non manca ovviamente una comunità italiana locale, cresciuta attorno alla base spaziale europea. L'Italia è infatti il terzo paese per importanza a contribuire allo sviluppo delle base di Korou. Dalla sua rampa di lancio partono ogni anno diversi razzi con a bordo il loro carico di satelliti, anche commerciali. Nell'arco di pochi decenni i progressi scientifici sono stati davvero rilevanti ed oggi si è arrivati al programma Ariane 5, in grado di portare in orbita due satelliti alla volta. Contribuisce attivamente ai progetti di Arianespace anche FiatAvio, che costruisce dei booster a propellente solido che forniscono oltre il novanta per cento della spinta massima al decollo.
La base spaziale, costituita negli anni Sessanta, rappresenta il motore dell'intera economia guyanese e, al tempo stesso, un suo freno. Essa produce infatti la maggiore fonte di reddito del paese, ma, pur garantendo grandi consumi e ricchezze, li ridistribuisce solo in piccola parte tra la popolazione locale, privilegiando le tasche degli europei che forniscono i materiali o si recano a lavorare per alcuni anni nel paese. I guyanesi svolgono nella base solo le mansioni più semplici ed umili ed inoltre il costo della vita a Kourou è piuttosto elevato. Il centro spaziale da un lato ha il merito di aver fatto decollare l'economia, ma ora sembra impedire l'esplorazione di nuove vie, accentrando su di sé investimenti ed attenzione. Questo è solo uno dei tanti contrasti presenti sul territorio della Guyana Francese che, per diversi motivi, può considerarsi a metà tra un Paese europeo e un Paese tipicamente sudamericano.

La comunità italiana non ha però avuto difficoltà ad adattarsi alla realtà locale ed i nostri "eroi" torinesi e i loro amici guyanesi sono stati ricevuti con tutti gli onori presso l'associazione "Amico in Guyana", dove si ritrovano tutti gli abitanti originari del Bel Paese. Padrone di casa Paolo Sartini, responsabile dell'Ente Spaziale Europeo (ESA) in Guyana. Dall'incontro sono emerse le esperienze di coloro che, in maggioranza uomini, nonché ingegneri, per due, quattro o sei anni, lavorano presso la base spaziale. Tutti dichiarano di trovarsi abbastanza bene, anche se talvolta mancano le famiglie, il clima caldo umido locale non è propriamente lo stesso di Torino o di Roma ed è difficile fare amicizia al di fuori della cerchia di colleghi europei che lavorano all'interno della base.
Oltre alla complessità, una delle caratteristiche della popolazione guyanese è la spesso rigida separazione che permane tra i vari gruppi etnici. I cinesi, ad esempio, conducono una stretta vita di comunità, gestendo ristoranti e pressoché tutti gli spacci commerciali, negozi dove si può comprare dallo spazzolino alle scarpe, per finire con le sigarette, il tutto in pochi metri quadrati. All'interno della comunità nera desta invece curiosità la presenza dei cosiddetti Noirs-Marrons. Sulle orme di Manuel, l'attivissimo e sorprendente animatore francese (sua, una sera, l'esibizione di giocoleria con tre machete al posto dei birilli), alcuni ragazzi si sono lanciati nella visita di un villaggio Saramacas.

I Saramacas, con i Paramacas, i Djukas ed altri gruppi, sono i discendenti degli schiavi fuggiti dalle piantagioni olandesi del Suriname tra il XVII e il XVIII secolo. Queste popolazioni, conosciute con il nome di Noirs-Marrons, ricrearono sulle rive del fiume Maroni (da cui la denominazione Marrons) le strutture tribali africane e si impegnarono in una lunga lotta contro le autorità olandesi e francesi per il riconoscimento dei loro diritti. Gli scontri proseguirono fino al Novecento, con sanguinose azioni di repressione ed addirittura la creazione di corpi speciali chiamati Chasseurs Noirs (Cacciatori Neri), costituiti da schiavi acquistati per l'occasione e liberati solo dopo che avessero catturato un certo numero di loro fratelli. Queste squadre erano ovviamente comandate da ufficiali bianchi e l'Olanda si dimostrò un'acerrima nemica dei Noirs-Marrons, mentre la Francia intrattenne con loro rapporti più amichevoli, soprattutto dopo il 1848, anno di abolizione della schiavitù nelle sue colonie.
Oggi i Noirs-Marrons vivono in maggioranza nel dipartimento di Saint-Laurent du Maroni, sul fiume Maroni, e a Kourou in ex-baraccopoli fatiscenti, risistemate ultimamente dal Comune ed ora un po' più confortevoli. Permangono tuttavia diversi problemi. Il visitatore rimane colpito dalla carnagione di queste popolazioni, particolarmente scura rispetto a quella delle altre comunità africane presenti sul territorio, indizio di una pressoché nulla mescolanza con altre realtà e simbolo dello stato di emarginazione in cui vivono tuttora.

Non mancano, all'interno del variegato quadro della Guyana Francese e con grande gioia dei ragazzi torinesi appassionati di Bob Marley, anche alcuni rastamen. In questo Paese, come in tutto il Sud America, la musica è sentita in profondità, accompagna vari momenti della giornata ed anche il ballo è molto intenso e prevede un rapporto stretto con il partner. Ne sa qualcosa Vania, che una sera, in un locale dove il planteur (rhum con succo di frutta) scorre a fiumi e grandi ventole arrugginite alleviano il caldo dei ballerini, ha cercato in tutti i modi di sfuggire ai pressanti inviti dei ragazzi locali, mentre la guyanese Alice-Odile si lanciava ridendo al centro della pista con un ragazzone molto più alto di lei. La hit parade di Cayenna annovera soprattutto zook, ragga e musiche brasiliane, ma non mancano gli Eiffel 65 a ricordare al gruppo italiano che, al di là delle differenze, hanno anche molto in comune con i giovani locali (oltre al computer e al cellulare!).

La maggiore attrattiva della Guyana Francese non è però costituita dalla musica, ma dalla natura. Il suo territorio è infatti ricoperto per il novanta per cento da foresta amazzonica e, grazie all'ineccepibile organizzazione dell'Ufficio Scambi Internazionali e del Crestig, il corrispettivo guyanese, il gruppo ha l'occasione di trascorrere ben tre giorni nella foresta, dormendo in comode amache, risalendo la crique (il fiume) in piroga e saltando da un lato all'altro dei torrenti attaccati a liane, che in realtà non sono tali, come molti credono (le liane nascono infatti da terra), ma sono radici arboree che possono superare anche i dieci metri di lunghezza. Nonostante la fauna locale sia piuttosto ritrosa, vengono avvistati un caimano, un bradipo (mammifero che vive sugli alberi) e una anaconda di tre metri. Nella foresta, il contatto con la natura è totale, spesso e volentieri si gira scalzi nel fango, ci si lava buttandosi insaponati nella crique e persino quel chiacchierone di Roberto è sembrato ammutolito (o intimorito?) dalla profonda semplicità del luogo. La Guyana Francese offre quindi eccezionali opportunità per chi ama l'eco-turismo, anche se circa un terzo del suo patrimonio forestale è inaccessibile senza un permesso speciale che tutela la presenza sul territorio di popolazioni amerinde primitive.

Una natura più dolce, ma altrettanto incontaminata, è quella delle Iles de Salut, dove chiunque con il proprio coltellaccio (il corrispondente locale dei nostri coltellini svizzeri) può aprire e gustare cocco appena caduto dall'albero od osservare le scimmiette che giocano sulle palme. Queste isole sono inoltre conosciute nel mondo per il carcere che ospitarono fino agli anni Cinquanta. Marcello, responsabile per l'Ufficio Scambi della trasferta in Guyana, alla riunione informativa aveva infatti consigliato la visione del famoso film Papillon, tratto dall'omonimo romanzo scritto da un ex-carcerato. Del carcere rimangono oggi solo edifici in rovina, mentre l'isola, che a quei tempi era priva di vegetazione per evitare che i prigionieri in fuga potessero nascondersi, è oggi una riserva naturale.

Durante la visita al campo di deportazione, che si trova a Saint-Laurent du Maroni, i ragazzi scoprono però che nel suo romanzo autobiografico l'autore di Papillon si attribuisce gesta compiute da altri prigionieri e che non soggiornò mai nelle Iles de Salut, ma fu recluso solamente a Saint-Laurent. Vero è invece il fatto che fu uno dei pochissimi carcerati a fare ritorno in Europa, mentre la maggior parte moriva di stenti o era incapace, una volta rimessa in libertà, di trovare le risorse economiche per andarsene.
La Guyana Francese, paese ancora ignorato dal turismo di massa, è quindi un luogo ricchissimo di tradizioni, bellezze naturali, ma anche di memorie storiche assai controverse. Alla partenza, come d'uopo per ogni scambio internazionale ben riuscito, alcuni trattengono a stento le lacrime, anzi, qualcuno non ci riesce proprio, tutti si separano con la convinzione di avere trascorso dieci giorni irripetibili. E... non è finita qui!

I ragazzi della Guyana hanno infatti soggiornato a Torino nel luglio 2000, mentre altri giovani torinesi di 17-18 anni visiteranno Kourou nella primavera del 2001 grazie ad uno scambio italo-franco-tedesco promosso da Ufficio Scambi Internazionali, Gustav Stresemann Institut di Bonn e di Monaco, Peuple et Culture di Parigi e Centre de Culture Scientifique, Technique et Industrielle de la Guyane Française. Non mancano dunque le opportunità per viaggiare e visitare questo straordinario calderone di culture, con soggiorni a base di natura, scienza, antropologia e... carne di tapiro, un'autentica leccornia per la popolazione locale!

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